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I SEGNI DEI TEMPI

La crisi dei valori morali della società moderna

Sintesi della lezione di Don Michele Aramini (Radio Maria, 13/11/2006)

 

I TRATTI UMANISTICI – L'uomo deve essere il valore principale per poter impostare correttamente una vita morale. Se l'uomo non è al centro del cammino morale, in base a quali parametri possiamo misurare il bene e il male? Solo tenendo l'uomo al centro possiamo ritenere come il bene sia tutto ciò che fa crescere l'uomo mentre il male lo danneggia. Nella società di oggi esistono numerosi aspetti positivi per quanto riguarda dimensione umana, aspetti che nelle società di tempo non erano presenti. Ad esempio oggi ci troviamo dinnanzi ad una notevole espansione della soggettività, nella quale ogni individuo cresce col diritto di scegliere da sé il proprio progetto di vita in modo da accresce anche nel proprio benessere soggettivo. Il soggetto umano non è più schiavo del lavoro come nelle società dei secoli scorsi, e anzi può lavorare impegando con esso la propria creatività con uno stile più collegiale che valorizza la singola persona e sempre meno alle dipendenze di un padrone autoritario. La vita di oggi è anche più facile grazie all'avvento delle nuove tecnologie, e permette una maggiore cura del proprio fisico, dell'abbigliamento, dell'alimentazione, ecc. In questo la libertà gioca un ruolo fondamentale: la vita morale può esistere soltanto quando una persona è libera di scegliere e se è libera di scegliere per il bene. Se il soggetto è obbligato a comportarsi in un certo modo solo perché costretto non si ha una vita morale perché sta fortemente in agguato l'ipocrisia. Facciamo un esempio: se una persona non divorzia soltanto perché si trova a vivere in una società che costringe due persone a stare insieme senza che però questa condizione corrisponda al loro progetto di vita, allora il valore del matrimonio verrà vissuto con ipocrisia come una facciata mentre le persone avranno comportamenti difformi all'unione matrimoniale con l'unica differenza che questi comportamenti verranno tenuti nascosti. Oggi se una persona ha un buon progetto matrimoniale lo vive con convinzione e secondo la propria autenticità. Il fatto che nelle nostre società ci sia questa libertà ci permette di poter lavorare nell'ambito dell'educazione per fare in modo che i cattivi comportamenti possano essere eliminati con il convincimento e non soltanto con gli obblighi sociali.

I TRATTI ANTI-UMANISTICI – Nella società moderna però sono presenti anche preoccupanti tratti anti-umanistici e anti-cristiani. Ci troviamo dinnanzi ad uno stato di avanzamento dei processi che scompaginano una giusta e buona concezione dell'uomo tipica della proposta cristiana e che è essenziale perché si realizzi una umanità autentica. La concezione cristiana dell'uomo è oggi fortemente messa in discussione da questi processi culturali che finiscono per intaccare l'idea che l'uomo è un centro di vita spirituale. La concezione cristiana della vita ci ha sempre insegnato che l'uomo si distingue dagli animali per l'esercizio della libertà che cerca la verità, per il fatto che vuole impegnare sé stesso nel dono di sé, che vuole sentirsi responsabile della vita degli altri e che la persona umana è un valore assoluto che deve essere pienamente rispettato. Ora accade invece che viene fortemente messa in discussione l'idea per cui l'uomo sia il valore supremo della creazione.

LA PERSONA NON È PIÚ UN VALORE ASSOLUTO – La nascita di un bambino da sempre è stato un elemento di gioia e di benedizione per i suoi genitori. La vita nuova che arriva ha sempre avuto uno straordinario significato rigenerante nei confronti della vita stessa perché portatore di speranza. Le coppie delle nuove generazioni, invece, non vedono più la nascita di un figlio come un dono o un modo di esprimere il proprio progetto di vita, ma lo considerano in termini quantitativi ragionando in questi termini: "mi conviene fare un figlio?". Quando sorge questa domanda significa che si è dimenticati che la nascita di un nuovo individuo è collegata ad un ideale di vita che è inteso come un fatto positivo e ci si riduce piuttosto a ragionare in termini commerciali di convenienza, valutando se la nascita di un figlio darà soddisfazioni a sufficienza, se i sacrifici che questo comporta saranno più o meno compensati, ecc. Dunque il valore della persona non è più considerato come valore assoluto, ma in base al fatto se conviene che ci sia oppure no. Non è un caso che oggi la maggior parte delle preoccupazioni di due genitori sia infatti quello di verificare se il proprio figlio sia sano prima che venga alla luce, in maniera tale da decidere di ricorrere o meno all'aborto terapeutico nel caso ci fossero dei problemi. La stessa cosa accade per la morte: la persona, quando è debole e senza possibilità di guarigione, è considerata come inutile per la società e quindi viene legittimato il ricorso all'eutanasia. Questo declino della valorialità della persona umana finisce per ridurre tutte le espressioni della vita umana al rango della pratica e della utilità, dimenticando che tutto ciò dovrebbe invece servire a far vivere meglio l'uomo essendo l'uomo stesso il valore assoluto di tutte le cose. Oggi invece tutto viene portato avanti come se l'uomo fosse un perfetto sconosciuto e con l'idea di raggiungere di obiettivi sempre più alienanti e fini a sé stessi, tanto è vero che siamo sempre affannati e oppressi quando invece ciò che facciamo dovrebbe portarci a vivere meglio.

IL DECLINO DELLA VALORIALITÀ – Questo discorso può essere fatto per quanto riguarda l'amore interpersonale, che oggi è appiattito in maniera tragica sul sesso dimenticando così che la comunione interpersonale e che il rapporto uomo-donna ha il suo centro la donazione di sé in cui il sesso è soltanto una forma di espressione che comporta anche la tenerezza, il pudore, la castità, la fedeltà. Tutti questi ideali, che facevano parte della persona umana come valore assoluto, oggi non vengono affatto considerati quasi non esistessero affatto, preferendo piuttosto il venire al sodo. Se però manca l'intersambio personale allora ci si riduce al rango di oggetti. Lo stesso discorso può essere fatto per il lavoro, al quale oggi la maggior parte delle persone guardano come una possibilità di carriera e non come vocazione. Basterebbe chiedere agli studenti di medicina perché hanno scelto questi studi: per la maggior parte di costoro l'idealità del servizio all'uomo sofferente non esiste neppure, mentre si mira soprattutto ad avere una posizione di prestigio. Questa perdita del legame dell'attività al valore della persona umana riguarda anche il sapere stesso, basti pensare a quante persone intendono la conoscenza non come cultura personale e quindi come coltivazione dell'animo, bensì piuttosto ad un qualcosa che utilitaristicamente fa diventare esperti nel svolgere determinate funzioni. In questo modo la scuola e le università vengono snaturate della loro formazione spirituale e morale perdendo così il ruolo di incontro delle persone e di discepolato in cui il maestro non ha da dire solo un qualcosa di tecnico o di filosofico ma anche di umano. Per questo non è raro incontrare persone che sanno tutto di come funziona un computer ma che sono asolutamente incapaci di formulare un giudizio morale o di capire quali sono i veri bisogni della società, le ingiustizie e le grandi questioni politiche.

IL REGRESSO DELLE FACOLTÀ MENTALI – Anche dal punto di vista delle capacità di espressione mentale dell'uomo si sta verificando un preoccupante degrado, in particolare nell'uso del linguaggio. Il linguaggio adoperato oggi, invece di essere una espressione di una ricerca di senso, spesso è molto povero e banale. Non è raro imbattersi in persone che dinnanzi a forme di espressione artistica altro non sanno dire che "mi piace" o "non mi piace", senza riuscire a formulare sentimenti o altre forme di giudizio di valore. Questo accade anche in persone che dovrebbero avere una buona cultura ma che si esprimono con povertà di vocabolario ed in maniera rozza perché hanno completamente perso la la capacità di usare l'elemento linguistico adatto ad esprimere pensieri di qualità. Un tale fatto è l'inevitabile riflesso di una forma di ottundimento del pensiero in cui si ragiona poco e male. Oggi c'è anche un regresso della volontà: quali sono oggi le persone che hanno la forza di volontà di raggiungere degli ideali? Le uniche cose che si è capaci di raggiungere sono gli obiettivi di carattere pratico. Magari verrà curato un bel fisico in palestra, ma ben pochi sono coloro che hanno la buona volontà di coltivare la propria coscienza morale. In questo senso la volontà di essere un uomo vero, sincero e che si esprime con verità è una voltontà sempre più debole. Si verifica dunque il fatto che le personalità che possiedono la capacità di un giudizio e di scelte autonome sono sempre di meno mentre si diffondono i comportamenti gregari e di massa. Sono pochi coloro che hanno una forte volontà che permette loro di avere dei cammini personali e di andare controcorrente per perseguire dei valori che si è compreso essere importanti.

LA CRISI DELL'AMORE – L'affettività dovrebbe invece essere al servizio dell'amore, come una energia che spinge verso la realizzazione di buoni progetti e non come un semplice sentimento che si consuma nel momento. Se consideriamo il caso del rapporto tra uomo e donna, il sentimento di attrazione che nasce spontaneamente è una energia straordinaria che illumina le persone e che le porta a riflettere se tra loro può nascere un buon progetto di comunione e di incontro. Oggi invece si constata che i sentimenti vengono vissuti nel momento, che devono essere seguiti per forza fino a quando questo sentimento si spegne e non rimane più nulla. Così quella possibilità di unione che quel sentimento poteva far nascere spesso non viene considerata, ed un possibile progetto di vita che poteva essere coltivato con la ragione, con l'impegno e con la volontà viene accantonato e si finisce così nella continua attesa che nascano sempre nuovi sentimenti, vivendo una vita amorfa in attesa che succeda qualcosa. Con una tale impostazione dell'affettività, tipica di un pensiero debole e senza ideali, si finisce però per non concludere nulla.

LA VITA MORALE – La vita morale presuppone che la persona abbia una testa per ragionare, che formuli un suo pensiero, che cerchi la verità e che quando questa verità si è raggiunta si abbia la volontà di seguirla investendo le proprie energie affettive alla sequela dei valori che si ha scoperto in modo da custodirli e farli diventare parte di un progetto ragionato e desiderato. Se però viviamo in un contesto in cui tutte le qualità umane tendono a sparire, è evidente che anche il soggetto risulta debole e anche quando si accorge di trovarsi davanti a dei valori interessanti non ha la forza né per comprenderne fino in fondo la bellezza, né per alzarsi dalla sedia su cui è seduto per inseguirli e realizzarli nella propria vita indipendentemente da quello che fanno gli altri ritagliando uno spazio autonomia personale. Perché ci sia una vera libertà, una personalità matura e una originalità ci vogliono dunque queste capacità e che queste vengano adeguatamente coltivate. Se ciò non accade, la vita morale della persona ne risulta gravemente danneggiata.

 

IL VUOTO DEI TALK-SHOW

Il linguaggio usato in televisione, e in particolare nei talk-show, non è semplice ma banale. Si tratta di due cose ben diverse: la semplicità è infatti una qualità importante dal momento che dobbiamo essere in grado di comunicare con tutti, inoltre la cultura, se non viene usata per sfoggio, può essere utile per arricchire le altre persone. Spesso parlare in maniera semplice non è affatto facile perché presuppone che una persona padroneggi le difficoltà di una questione dopo averle studiate ad approfondite, e solo così riesce a dire in maniera adeguata al pubblico che lo ascolta gli aspetti essenziali di un problema.

Ciò però è ben diverso dalla semplicità di chi invece non esprime nulla e perché non sa nulla dei problemi. In questo caso domina la banalità di chi non sa esprimere un pensiero o un ragionamento. I talk show televisivi riflettono esattamente questa cosa: non si vuole arrivare da nessuna parte perché l'idea di fondo è quella che non esiste nessuna verità, non esiste nessun bene, ognuno dice la sua opinione, e il risultato che si ottiene e che il giudizio oscilla continuamente a seconda di ciò che uno dice e a seconda delle lacrime che versa. Se invece ci fosse un vero ragionamento si vedrebbe chiaramente che ci sono delle ragioni e dei torti, e si rivelerebbe con chiarezza come ognuno dovrebbe fare un cammino di rinnovamento della sua coscienza.

In queste trasmissioni, invece, anche se uno ha sbagliato, ci si finisce per riabbraciarsi senza rendersi conto di dove stia lo sbaglio e senza promettere ciò che una persona seria dovrebbe promettere, cioé la decisione morale di impegnarsi a non commettere più lo stesso sbaglio. Si finisce invece nel convincere l'altro dicendo che lo si vuole ancora bene senza però che ci sia l'impegno a cambiare. Si tratta di un modo banale, avaloriale e amorale di vivere per cui una persona, in base ai bisogni affettivi che ha cerca di ottenerli magari con la lacrimuccia e facendo compassione all'altro, senza però ci sia un serio impegno.

 

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