|  TEOLOGIA






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I SEGNI DEI TEMPI
Il nichilismo
Il proclama della morte di Dio è oggi divantato il fondamento ontologico della perdita di ogni punto di riferimento, sia esso valore o verità oggettiva, con la conseguente svalutazione di tutta la realtà.
Nichilismo: manca il fine; manca
la risposta al «perché».
Che cosa significa nichilismo? - che i valori supremi si svalutano.
(Nietzsche, Frammenti, VIII, II, 12)
Il Nichilismo è quell'orientamento filosofico che, partendo dalla negazione di Dio, arriva alla conclusione che la vita non ha alcun significato, venendo a mancare in modo definitivo e radicale l'esistenza di qualsiasi valore e di qualsiasi verità. In altre parole, si tratta di una svalutazione della realtà che si manifesta in quel senso di alienazione e di abbandono tipica degli individui del XX secolo. Fintanto che le passioni sono forti (la fame di mondo, la fama di gloria, la fama di potere, la fame di piaceri) si giustifica la vita con il soddisfacimento delle proprie passioni.
Nel caso in cui le passioni non si riescono
a soddisfare ci si illude che soddisfandole in un prossimo
futuro si potrà trovare la felicità, ed in un tal
senso anche la procreazione e l'esigenza di avere dei figli non
è altro che un modo per cui ciò che non si è
ancora ottenuto ora si spera potranno ottenerlo un giorno i discendenti.
Oggi però viviamo in un mondo in cui si ha tutto, tutte le
passioni si possono soddisfare, e la legittima conclusione che si
trae è che a forza di mangiare il mondo si rimane infelici.
La conclusione che se ne trae è la medesima di ciò
che affermavano atei come A. Camus o J. P. Sartre: la vita è
una passione inutile.
L'insegnamento della cultura dominante
è quello che la vita serve per godersela (e questo vale per
le masse che vivono in funzione del divertimento), dove però
si verifica un grande vuoto affettivo, relazionale e di verità
che solo Dio è in grado di colmare. A questo si cerca di
sopperire con forme di fuga come la droga, l'alcool o di rave
party. Per quelle persone che invece non riescono a godersi
la vita perché la vita risulta troppo pesante o dura da portare
avanti, si fa avanti l'ipotesi del suicidio, talvolta collettivo
ed organizzato, che oggi nella opulenta civiltà occidentale
rappresenta un fenomeno di dimensioni macroscopiche, e talvolta
clamorose. In Europa, infatti, il suicidio è la seconda causa
di morte fra i giovani e supera il numero di morti per incidenti
stradali.
Se dunque non esiste il Dio dell'amore
che illumina la vita, o la sua presenza è per l'uomo
indifferente, e non si può raggiungere la felicità
con il soddisfacimento delle passioni, la vita non ha ragione di
esistere e dunque la vita non vale niente. Se la vita non ha valore,
perché dunque non abortire, non praticare l'eutanasia? Questa
mentalità di morte è il vero pericolo che corre il
mondo. La negazione nichilista di Dio porta al disprezzo dell'uomo,
per cui l'uomo non è più un assoluto, dal valore unico,
irripetibile ed eterno, ma una esperienza effimera.
Il filosofo Ernst Bloch descrive tale
atteggiamento in questi termini: «Troppi vivono nel
deserto e nel grigiore. Oppressi dalla cura esterna, senza avere
o potere esperire vitalmente qualcosa. L'amore è sparito
o finito male, l'esserci non ha neppure avuto inizio o è
diventato rapidamente un mucchio di cenere da cui non si leva più
nessuna scintilla. L'intimo contegno, il fine più lontano
per il quale vale la pena di vivere è scomparso. La stolta
tristezza degli animali, delle creature senza prospettiva si è
cosi diffusa in moltissimi uomini; mai gravò una quotidianità
altrettanto priva di luce».
Col nichilismo viene dunque decretata
la fine del tempo dei valori e delle certezze, sostituite
dall'assenza di senso, da una crisi dell'idea di verità,
dall'oblio dell'essere e dunque dalla negazione dell'umanità
dell'uomo. L'uomo contemporaneo vive dunque immerso in una situazione
di disorientamento che subentra una volta che è venuto meno
il riferimento a Dio («Dio è morto») e ad una
dimensione trascendente dell'esistenza. A questo ne consegue il
venir meno dei riferimenti e dei valori tradizionali che rappresentavano
la risposta al perché e che come tali illuminavano l'agire
dell'uomo.
L'uomo moderno crede sperimentalmente ora a questo,
ora a quel valore, per poi lasciarlo cadere; il circolo dei valori
superali e lasciati cadere è sempre più vasto; si
avverte sempre più il vuoto e la povertà di valori;
il movimento è inarrestabile - sebbene si sia tentato in
grande stile di rallentarlo. Alla fine l'uomo osa una critica dei
valori in generale; ne riconosce l'origine; conosce abbastanza per
non credere più in nessun valore; ecco il pathos, il nuovo
brivido... Quella che racconto è la storia dei prossimi due
secoli... (Nietzsche, Frammenti, VIII, II, 266)
Giovanni Paolo II ha evidenziato alcune
delle cause di questa condizione esistenziale nella enciclica
Fides
et Ratio: la crisi del razionalismo (che esclude
la possibilità di pervenire ad una verità) e l'insorgere
di una mentalità consumista: «l'esistenza è
solo un'opportunità per sensazioni ed esperienze in cui l'effimero
ha il primato. Il nichilismo è all'origine di quella diffusa
mentalità secondo cui non si deve assumere più nessun
impegno definitivo, perché tutto è fugace e provvisorio».
In questa filosofia si scorge «il rifiuto di ogni fondamento
e la negazione di ogni verità oggettiva. Il nichilismo, prima
ancora di essere in contrasto con le esigenze e i contenuti propri
della parola di Dio, è negazione dell'umanità dell'uomo
e della sua stessa identità» (n. 46).
A.G.
I LIBRI PER APPROFONDIRE
Franco Volpi: Il nichilismo
Crisi della ragione, pensiero debole,
perdita del centro, dissoluzione dell'etica: dal XIX
secolo a oggi il nichilismo si è venuto presentando
nella storia del pensiero a volte con il proprio nome,
a volte sotto altre etichette e altre forme. Ma che
cos'è propriamente il nichilismo? Da dove viene
quest'«ospite inquietante» che si aggira
ormai ovunque per la casa e con il quale da tempo conviviamo?
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Franco Volpi
IL NICHILISMO
p224 - € 18
Laterza |
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Segni dei tempi

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