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I SEGNI DEI TEMPI

L'apostasia silenziosa

«La cultura europea dà l'impressione di una "apostasia silenziosa" da parte dell'uomo sazio che vive come se Dio non esistesse»

 

L'APOSTASIA SILENZIOSA – Nella Chiesa antica il peccato di apostasia era considerato il più grave, prima ancora dell'omicidio e dell'adulterio. Per i cristiani che, per timore della persecuzione, avevano abiurato la fede, ma che poi, passati i pericoli, volevano rientrare nella Chiesa, era previsto un cammino di penitenza lungo ed esigente. Eppure oggi, senza bisogno di persecuzioni, interi popoli cristiani si allontanano dalla vera fede per abbracciare altre religioni o sincretismi religiosi o finendo nell'ateismo. Il fatto che un documento ufficiale della Chiesa, la Ecclesia in Europa del 2003, fa esplicitamente accenno a questo grave fenomeno di "apostasia silenziosa" è indubbiamente un segno dei tempi nei quali viviamo e sta a indicare l'estrema serietà della situazione, soprattutto se pensiamo che l'Europa è stata per interi secoli la culla della civiltà cristiana. Forse è bene ricordare che cosa è il peccato di apostasia: si tratta di un peccato contro la nostra fede che il primo comandamento ci comanda di trire e custodire con prudenza e vigilanza, respingendo tutto ciò che le è contrario: l'apostasia è infatti il ripudio della fede cristiana, che oggi non è causata da agenti esterni, come avveniva in passato, ma per un ripudio che nasce dal cuore stesso dell'uomo per abbracciare altre forme illusorie di salvezza e di falsi messianismi secolarizzati.

LA RELIGIONE UMANITARIA – La religione umanitaria, oggi molto diffusa, è quella preresa dell'uomo di salvare sé stesso con le sue sole forze. In ultima analisi si tratta dell'orgogliosa presunzione dell'uomo di sostituirsi a Dio. Secondo questa prospettiva l'umanità, uscita dalla fase dell'infanzia, ha compreso che lei stessa è Dio e glorifica sé stessa prendendo il suo posto. Ora è giunto il momento in cui l'uomo deve prendere coscienza che non c'è nulla al di sopra della sua testa. In questa prospettiva non è Dio che ha creato l'uomo dal nulla, ma è l'uomo che ha inventato Dio. L'uomo è la misura di tutte le cose e il vero e il falso, così come il bene e il male, dipendono esclusivamente dai suoi pensieri e dalle sue scelte. La fede non è più religiosa ma diventa umanitaria, in cui la divinizzazione del singolo (come nel paganesimo), dello Stato (fascismo), del partito (comunismo) o della scienza (scientismo) diviene così un processo inarrestabile che porta l'uomo del nostro tempo a sentirsi il padrone del mondo. In un tale contesto di assenza di valori morali e di verità, anche la democrazia assume i caratteri di un vero e proprio totalitarismo della maggioranza.

IL SECOLARISMO – Nella attuale prospettiva della vita di molti uomini è completamente assente ogni dimensione di trascendenza, di eternità, e di riferimento a di Dio. L'uomo di oggi, orgoglioso delle proprie conquiste di carattere tecnico-scientifico, non è solito far aperta professione di ateismo e materialismo come avveniva in passato, ma più semplicemente sembra non porsi più il problema di Dio. Vista l'insufficienza della ragione alimentata dal cosiddetto pensiero debole di pervenire ad una qualunque soluzione del problema, Dio può anche esistere, ma ciò tocca più l'uomo nella sua vita quotidiana, che di fatto vive come se Dio non esistesse. Dio non è più percepito come luce e gioia della propria vita, ma al massimo è visto come un qualcosa che intralcia la propria libertà, il progresso e il dialogo con i diversi popoli, e per questo viene tenuto nascosto nella vita pubbliva e relegato solo ad una dimensione privata e sentimentale delle persone.

IL SINCRETISMO RELIGIOSO – Se l'ateismo viene professato da un numero minoritario di persone, la maggioranza cade in quella che è una versione aggiornata del «deismo». Si tratta della riduzione del cristianesimo alla fede in un unico Dio, in modo tale da accomunarlo alle altre religioni storiche come proposta religiosa universale che accomuni tutti gli uomini secondo quella mentalità per cui in definitiva tutte le religioni sono uguali. Partendo da questo presupposto si ritiene infatti che non esista una religione vera, ma che tutte offrano ognuna a proprio modo delle vie di salvezza. Se una tale mentalità si impossessa dei cristiani ci troviamo di fronte ad una insidia pericolosissima che corrode il Cristianesimo alla base: infatti il Cristianesimo non professa la semplice esistenza di un unico Dio, ma professa che Dio si è fatto uomo in Gesù Cristo e che Gesù Cristo stesso è Dio e unico Salvatore del genere umano. Questo, che è lo "scandalo cristiano", è il fondamento stesso del Cristianesimo, come è stato solennemente ribadito nel corso del Giubileo del 2000 da una importante dichiarazione vaticana: la Dominus Jesus (→ leggi il documento)

 

IL DOCUMENTO

L'Ecclesia in Europa

Ecco alcuni estratti dalla Esortazione Apostolica "Ecclesia in Europa", che mirabilmente traccia i più pericolosi segni dei tempi della nostra generazione.

L'OFFUSCAMENTO DELLA SPERANZA – Questa parola è rivolta oggi anche alle Chiese in Europa, spesso tentate da un offuscamento della speranza. Il tempo che stiamo vivendo, infatti, con le sfide che gli sono proprie, appare come una stagione di smarrimento. Tanti uomini e donne sembrano disorientati, incerti, senza speranza e non pochi cristiani condividono questi stati d'animo. Numerosi sono i segnali preoccupanti che, all'inizio del terzo millennio, agitano l'orizzonte del Continente europeo, il quale, «pur nel pieno possesso di immensi segni di fede e testimonianza e nel quadro di una convivenza indubbiamente più libera e più unita, sente tutto il logoramento che la storia antica e recente ha prodotto nelle fibre più profonde dei suoi popoli, generando spesso delusione».

LO SMARRIMENTO DELLE RADICI CRISTIANE – Tra i tanti aspetti, ampiamente richiamati anche in occasione del Sinodo, vorrei ricordare lo smarrimento della memoria e dell'eredità cristiane, accompagnato da una sorta di agnosticismo pratico e di indifferentismo religioso, per cui molti europei danno l'impressione di vivere senza retroterra spirituale e come degli eredi che hanno dilapidato il patrimonio loro consegnato dalla storia. Non meravigliano più di tanto, perciò, i tentativi di dare un volto all'Europa escludendone la eredità religiosa e, in particolare, la profonda anima cristiana, fondando i diritti dei popoli che la compongono senza innestarli nel tronco irrorato dalla linfa vitale del cristianesimo.

IL SECOLARISMO – Nel Continente europeo non mancano certo i prestigiosi simboli della presenza cristiana, ma con l'affermarsi lento e progressivo del secolarismo, essi rischiano di diventare puro vestigio del passato. Molti non riescono più ad integrare il messaggio evangelico nell'esperienza quotidiana; cresce la difficoltà di vivere la propria fede in Gesù in un contesto sociale e culturale in cui il progetto di vita cristiano viene continuamente sfidato e minacciato; in non pochi ambiti pubblici è più facile dirsi agnostici che credenti; si ha l'impressione che il non credere vada da sé mentre il credere abbia bisogno di una legittimazione sociale né ovvia né scontata.

LA PAURA DEL FUTURO – A questo smarrimento della memoria cristiana si accompagna una sorta di paura nell'affrontare il futuro. L'immagine del domani coltivata risulta spesso sbiadita e incerta. Del futuro si ha più paura che desiderio. Ne sono segni preoccupanti, tra gli altri, il vuoto interiore che attanaglia molte persone, e la perdita del significato della vita. Tra le espressioni e i frutti di questa angoscia esistenziale vanno annoverati, in particolare, la drammatica diminuzione della natalità, il calo delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, la fatica, se non il rifiuto, di operare scelte definitive di vita anche nel matrimonio.

IL MOLTIPLICARSI DI DIVISIONI – Si assiste a una diffusa frammentazione dell'esistenza; prevale una sensazione di solitudine; si moltiplicano le divisioni e le contrapposizioni. Tra gli altri sintomi di questo stato di cose, l'odierna situazione europea conosce il grave fenomeno delle crisi familiari e del venir meno della stessa concezione di famiglia, il perdurare o il riproporsi di conflitti etnici, il rinascere di alcuni atteggiamenti razzisti, le stesse tensioni interreligiose, l'egocentrismo che chiude su di sé singoli e gruppi, il crescere di una generale indifferenza etica e di una cura spasmodica per i propri interessi e privilegi. Agli occhi di molti, la globalizzazione in corso, invece di indirizzare verso una più grande unità del genere umano, rischia di seguire una logica che emargina i più deboli e accresce il numero dei poveri della terra.

UN ESASPERATO INDIVIDUALISMO – Connesso con il diffondersi dell'individualismo, si nota un crescente affievolirsi della solidarietà inter-personale: mentre le istituzioni di assistenza svolgono un lavoro lodevole, si osserva un venir meno del senso della solidarietà, di modo che, anche se non mancano del necessario materiale, molte persone si sentono più sole, lasciate in balia di se stesse, senza reti di sostegno affettivo.

UNA ANTROPOLOGIA SENZA DIO – Alla radice dello smarrimento della speranza sta il tentativo di far prevalere un'antropologia senza Dio e senza Cristo. Questo tipo di pensiero ha portato a considerare l'uomo come «il centro assoluto della realtà, facendogli così artificiosamente occupare il posto di Dio e dimenticando che non è l'uomo che fa Dio ma Dio che fa l'uomo. L'aver dimenticato Dio ha portato ad abbandonare l'uomo», per cui «non c'è da stupirsi se in questo contesto si è aperto un vastissimo spazio per il libero sviluppo del nichilismo in campo filosofico, del relativismo in campo gnoseologico e morale, del pragmatismo e finanche dell'edonismo cinico nella configurazione della vita quotidiana». La cultura europea dà l'impressione di una «apostasia silenziosa» da parte dell'uomo sazio che vive come se Dio non esistesse.

IL PREVALERE DI UNA CULTURA DI MORTE – In tale orizzonte, prendono corpo i tentativi, anche ultimamente ricorrenti, di presentare la cultura europea a prescindere dall'apporto del cristianesimo che ha segnato il suo sviluppo storico e la sua diffusione universale. Siamo di fronte all'emergere di una nuova cultura, in larga parte influenzata dai mass media, dalle caratteristiche e dai contenuti spesso in contrasto con il Vangelo e con la dignità della persona umana. Di tale cultura fa parte anche un sempre più diffuso agnosticismo religioso, connesso con un più profondo relativismo morale e giuridico, che affonda le sue radici nello smarrimento della verità dell'uomo come fondamento dei diritti inalienabili di ciascuno. I segni del venir meno della speranza talvolta si manifestano attraverso forme preoccupanti di ciò che si può chiamare una «cultura di morte».

 

La trasmissione della fede è a rischio

Dalla prolusione del Cardinal Ruini alla 51 assemblea Generale della CEI (Roma, 19-23 maggio 2003)

SCARSI ESITI DELLA CATECHESI – I risultati sono stati però piuttosto scarsi, almeno sul piano quantitativo, dato che è continuato a diminuire il numero dei ragazzi, e poi degli adolescenti e dei giovani, che riescono a stabilire con la fede e con la Chiesa un rapporto duraturo e profondo. Si è diffusa così una consapevolezza critica, che sottolinea tra l'altro come l'insistenza sulla catechesi non debba andare a scapito di altri aspetti essenziali dell'iniziazione cristiana, come quello liturgico e misterico, e mette in causa più ampiamente le comunità cristiane concretamente esistenti, ritenute spesso poco idonee ad accogliere e coinvolgere veramente i ragazzi e i giovani, e più in generale coloro che iniziano o ricominciano un cammino di accostamento alla fede.

IL PROCESSO DI SCRISTIANIZZAZIONE – Sarebbe comunque parziale ed ingiusto far carico delle difficoltà soltanto al versante ecclesiale e alle più o meno vere e significative carenze del suo impegno pastorale ed educativo. In realtà le spinte e le tendenze verso la secolarizzazione e anche la scristianizzazione operano a tutto campo e sono la causa principale che rende difficile la conservazione e la trasmissione della fede e della pratica di vita cristiana: siamo in presenza infatti di un agnosticismo diffuso, che fa leva sulla riduzione dell'intelligenza umana a semplice ragione calcolatrice e funzionale, non idonea a porsi le domande ultime, mentre una sorta di progressivo "alleggerimento" corrode i legami più sacri e gli affetti più degni dell'uomo, con risultati di sradicamento e di instabilità che compromettono – già a livello umano – il formarsi di solide personalità e di relazioni serie e profonde, e a maggior ragione contraddicono l'invito a farsi discepoli di Gesù Cristo.

IL DISSOLVIMENTO DELLA TRADIZIONE CRISTIANA – Più in concreto, sono spesso difficilmente praticabili quei percorsi di trasmissione della fede che fino a qualche decennio fa erano consueti e socialmente radicati: anzitutto all'interno delle famiglie, ma anche nelle scuole e in vari altri ambienti e occasioni di socializzazione. Non sono certo la maggioranza gli educatori, compresi gli stessi genitori, per i quali la fede è un bene prezioso, da far crescere con cura nelle nuove generazioni. Le conseguenze sono purtroppo chiare: soprattutto in rapporto agli adolescenti la tradizione cristiana, anche riguardo al suo centro che è Gesù Cristo, nella più ampia società sembra svanire e dissolversi, rimanendo rilevante e vitale soltanto all'interno dei contesti ecclesiali. Lo conferma un'indagine sugli adolescenti e i giovani di Roma appena pubblicata con il titolo Il volto giovane della ricerca di Dio.

 

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