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LA SANTITÀ

Piccola biblioteca di opere di mistica e spiritualità

 

San Luigi Maria
Grignion de Montfort
(1673 -1716)

San Luigi Maria Grignion de Montfort

Trattato della Vera Devozione a Maria
Il Segreto di Maria

«Ci fu un momento in cui misi in qualche modo in discussione il mio culto per Maria ritenendo che esso, dilatandosi eccessivamente, finisse per compromettere la supremazia del culto dovuto a Cristo. Mi venne allora in aiuto il libro di San Luigi Maria Grignion de Montfort che porta il titolo di Trattato della vera devozione a Maria. In esso trovai la risposta alle mie perplessità. Sì, Maria ci avvicina a Cristo, ci conduce a Lui, a condizione che si viva il suo mistero in Cristo. Il trattato di San Luigi Maria Grignion de Montfort può disturbare con il suo stile un po' enfatico e barocco, ma l'essenza delle verità teologiche in esso contenute è incontestabile. L'autore è un teologo di classe». (Giovanni Paolo II)

Il Segreto di Maria presenta in forma semplice e succinta la stessa dottrina che è esposta nel Trattato della vera devozione. La prima parte del libro tratta della "necessità" di una autentica devozione a Maria, Madre di Dio, per giungere alla vera conoscenza di Cristo e all'unione con lui. Nella seconda parte del libro S. Luigi Maria considera brevemente diverse forme di autentica devozione a Maria prima di presentare "la pratica" perfetta di devozione a Maria, pratica "sconosciuta da molti e praticata da pochissime persone". Questa perfetta devozione, che chiama "consacrazione, consiste "nel darsi interamente, in qualità di schiavo, a Maria e a Gesù per mezzo di lei e poi nel fare ogni cosa con Maria, in Maria, per mezzo di Maria e per Maria". Alla fine del libro, a mo' di aggiunta, si trovano due bellissime preghiere: una Preghiera a Gesù e una Preghiera a Maria, cui segue un simbolo di questa forma di devozione, dal titolo "L'Albero di Vita".

 

San Francesco di Sales
(1567-1622)

San Francesco di Sales

Filotea, introduzione alla vita devota

San Francesco di Sales, apprezzato direttore di spirito, aveva elaborato una sua via per attrarre le anime a Dio, mediante una benignità e una dolcezza, che giungeva anche all'ascetismo, fidando nelle forze della volontà umana sorretta dalla grazia divina. Dichiarato santo nel 1665, fu proclamato dottore della Chiesa nel 1877 e patrono dei giornalisti cattolici nel 1923.

 

San Giovanni della Croce (1542-1591)

San Giovanni della Croce

Salita al monte Carmelo

In Salita al monte Carmelo viene spiegato come si può raggiungere la cima del monte, cioè quell'alto stato di perfezione, ch'egli chiama "unione dell'anima con Dio". Si tratta di una salita impervia ed essenziale che impone sacrificio estremo: un lavoro di spoliazione totale che l'anima deve compiere.

In questo scritto, come nella Notte oscura che commenta i medesimi versi, egli distingue la notte passiva dei sensi, in cui l'anima si libera dagli appetiti legati alla forma corporea, dalla notte attiva dello spirito, in cui si opera una purificazione dell'intelletto, ovverosia di memoria e volontà. "Amare Dio è spogliarsi per Dio di tutto ciò che non è Dio", ferma restando la consapevolezza che è Dio stesso ad operare la purificazione nell'anima che a lui si dona senza riserve.

 

Santa Teresa d'Avila
(1515-1582)

Santa Teresa d'Avila

Il Castello Interiore

Nel Castello interiore Santa Teresa d'Avila delinea le sette mansioni o livelli in cui l'anima progressivamente dimora durante il percorso di graduale purificazione che la conduce all'unione con Dio. I suoi insegnamenti finiscono per diventare opere assai preziose, anche dal punto di vista dottrinale, tanto da meritarle il titolo di "Dottore della Chiesa". Metodo "forte", il suo, scevro da intellettualismi e ideologie, basato invece su un'attenta e costante riflessione a partire dall'esperienza nonchè su un valore tipicamente femminile: l'amore.

 

Sant'Ignazio di Loyola
(1491-1556)

Sant'Ignazio di Loyola

Esercizi spirituali

Ignazio nacque da una famiglia di piccola nobiltà, frequentò la corte e partecipò a campagne militari. Nel 1521, costretto a stare a letto per una ferita riportata in battaglia, trasorse il tempo leggendo una vita di Cristo e dei santi. Queste letture lo colpirono al punto da desiderare di seguire le orme di Gesù. A Manresa, vicino Barcellona, visse un'intensa esperienza spirituale che si prolungò lungo tutto l'arco della sua vita.

Il libro degli Esercizi Spirituali è il condensato di questa esperienza del santo. A Parigi pose le prime basi per la fondazione della Compagnia di Gesù: qui infatti si costituì attorno a lui un gruppetto di una decina di studenti, che Ignazio stesso denominò "amici nel Signore", animati dallo stesso ideale di aiutare gli altri. Ignazio fu ordinato sacerdote a Venezia nel 1537 e nello stesso anno si recò a Roma assiele al gruppo di amici per mettersi a disposizione del Papa per essere inviato in missione ovunque. La Compagnia di Gesù venne approvata da Papa Paolo III nel 1540 e Ignazio nel 1541 venne eletto primo Generale dei gesuiti. Fu dichiarato santo da Gregrorio XV nel 1622.

 

Santa Caterina da Siena (1347-1380)

Santa Caterina da Siena

Dialogo della Divina Provvidenza

Vergine, dottore della Chiesa e patrona d'Italia. Caterina all'età di 6 anni ha la sua prima visione di Cristo in abiti pontificali, l'anno dopo nel suo cuore emette già il voto di verginità. Dopo aver superato eroicamente molti ostacoli frapposti dalla famiglia alla sua vocazione, a 16 anni ottiene di indossare l'abito del Terz'Ordine Domenicano.

Fino ai vent'anni vive una vita molto ritirata caratterizzata dalla continua preghiera e da una intensa penitenza. Gesù la favorisce di molte visioni e di ammaestramenti, ponendo le basi della sua ascesa spirituale, che si concentra nella conoscenza di sé, "colei che non è", per umiliarsi, e di Dio, "colui che è", per crescere nel suo amore. Il demonio invece la tormenta con numerose tentazioni. Questo periodo culmina con le nozze mistiche, ma anche con l'invito divino ad unire alla carità verso Dio un attivo amore del prossimo. Da allora Caterina inizia a soccorrere i poveri, ad assistere gli ammalati, soprattutto i più abbandonati, ingrati e ripugnanti, a consolare gli afflitti, a liberare gli ossessi, a rappacificare i contendenti, a convertire dei condannati a morte. Non si contano le grazie di carattere materiale e spirituale dovute alla sua caritatevole intercessione.

Attorno a lei si riunisce a poco a poco un gruppo sempre più vasto di persone di ogni età, ceto e condizione, i suoi "figli" spirituali, che saranno poi detti "caterinati". Inizia anche ad inviare le famose lettere, con cui si rivolgerà a re, papi, principi, capi di governo, frati, suore, ma anche a laici di ogni ceto e condizione.

La Chiesa costantemente la invoca e la onora: Pio IX la nomina compatrona di Roma con i santi Pietro e Paolo, Pio X la elegge a patrona delle donne di Azione Cattolica, Pio XII la sceglie quale compatrona d'Italia con S. Francesco d'Assisi e la dona alle donne di Azione Cattolica quale loro patrona, Paolo VI la conferisce il titolo di Dottore della Chiesa ed infine Giovanni Paolo II la nomina compatrona d'Europa con S. Brigida di Svezia e S. Benedetta della Croce, additandola come esempio per le nuove generazioni del terzo millennio.

 

Anonimo (XIII-XIV sec.)

Gesù Cristo

L'imitazione di Cristo

L’Imitazione di Cristo è un piccolo libro che ha costituito per secoli un preciso punto di riferimento per la spiritualità cristiana, tanto da essere definito un tempo il “Quinto Vangelo”: l’autore resta sconosciuto, anche se può essere collocato in ambiente monastico, forse benedettino o agostiniano, tra il 1200 e il 1300.  E’ un semplice e concreto tracciato di vita ascetica meditato tanto nei monasteri, quanto dai laici, come manuale di formazione cristiana  per una profonda spiritualità personale. Esorta con forza a meditare la vita di Gesù e a imitarla. “Che ti serve – dice in modo provocatorio – saper discutere profondamente della Trinità, se non sei umile, e perciò alla Trinità tu dispiaci”? “Tutto è vanità – esclama con il Qoelet – fuorché amare Dio”.

L’autore dell’Imitazione di Cristo ricorda tuttavia che “di innamorati del suo regno celeste, Gesù ne trova molti; pochi invece ne trova di pronti a portare la sua croce … Molti seguono Gesù fino alla distribuzione del pane, pochi invece fino al momento di bere il calice della passione”. Chi ama davvero invece “in Dio confida e spera sempre, anche quando non lo sente vicino, perché non si vive nell'amore senza dolore. Colui che non è pronto a soffrire ogni cosa e ad ubbidire al suo Diletto – afferma l’autore medievale – non è degno di essere chiamato uomo d'amore”. Poi aggiunge: “l’amore è sollecito, sincero e devoto; lieto e sereno; forte e paziente; fedele e prudente; longanime; virile e sempre dimentico di sé: perché, se uno cerca se stesso, esce fuori dall'amore”. E poi ancora: “spesso l’amore non conosce misura, in un fervore che oltrepassa ogni confine”.

 

Sant'Agostino d'Ippona
(354-430 d.C.)

Sant'Agostino

Le Confessioni

Nato a Tagaste (situata nell'odierna Algeria) nel 354, Agostino era figlio di Patrizio, un piccolo proprietario terriero, e di Monica, fervente cristiana. Compì gli studi presso Madaura, Tagaste e Cartagine, come autodidatta si interessò alla lettura di Cicerone e dei classici (fu la lettura dell'Ortensio di Cicerone che fece sgorgare in lui l'amore per la filosofia).

Dopo la morte del padre aprì una scuola di retorica a Tagaste (373), poi insegnò a Cartagine (374-383), quindi, insoddisfatto, decise di trasferirsi a Roma. A Milano, dove infine si stabilì, ottenne la cattedra di retorica. Agostino, pur avendo ricevuto un'educazione cristiana dalla madre, non aderì da subito alla religione cattolica, nutriva infatti molti dubbi sulla sua validità (in particolare lo ripugnava lo stile della Bibbia e aveva una concezione tendenzialmente materialista della realtà).

A Milano Agostino incontrò Sant'Ambrogio: negli anni che vanno dal 384 al 387 maturò la sua conversione al Cristianesimo. Gli ostacoli che più si frapposero sulla via della piena maturazione cristiana furono l'abbandono della donna con la quale aveva vissuto per quattordici anni e che gli aveva dato un figlio, Adeodato, e la decisione di convivere con un'altra donna. Solo nel 386, colpito dalla vita monastica, decise la piena conversione. Nel 387 decise di farsi battezzare, di abbandonare la donna con la quale conviveva e dare una svolta alla sua vita di "bagordi e di lussuria", infine lasciò anche l'insegnamento. Sant'Ambrogio lo battezzò a Milano, dopo un periodo di ritiro a Cassiciacum, in Brianza.

Deciso il ritorno in Africa, fu sorpreso dall'improvvisa morte della madre, ad Ostia, mentre due anni dopo morì anche suo figlio. Nel 391 venne ordinato sacerdote della Chiesa cristiana, nel 396 divenne vescovo di Ippona (l'attuale Bona). Da questo momento in poi si dedicherà agli scritti di natura religiosa e alla lotta contro le eresie, tra le quali il Donatesimo, il Pelagianesimo e il Manicheismo, diventanto uno dei padri fondatori del Cristianesimo.

La vita di Sant'Agostino fu caratterizzata da un percorso religioso irto di difficoltà e ripensamenti, di indecisioni e di periodi nei quali Agostino stesso, nelle Confessioni, si definisce "caduto nel peccato". Tale percorso lo portò a incarnare la figura, per molti tratti emblematica, dell'uomo che approda con sofferenza e a tappe forzate di maturazione alla religione cristiana, vista come suprema conquista della verità e del bene.

 

 

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