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LA SANTITÀ

Madre Teresa di Calcutta

Breve profilo della santa dei poveri

 

Madre Teresa
Madre Teresa di Calcutta

Il confessore di Madre Teresa, il gesuita Padre Celeste Van Exem ha detto di lei: «il senso della sua vita è una persona: Gesù». Il postulatore generale della sua causa di beatificazione, Padre Brian, dopo avere per anni studiato la sua vita e gli scritti, conclude: «se devo dire in sintesi perché viene elevata agli onori degli altari Madre Teresa rispondo per il suo amore personale a Gesù che lei ha vissuto in maniera così forte da considerarsi come la sua sposa».

La testimonianza più significativa a questo riguardo è la lettera che Madre Teresa scrisse a tutta la famiglia delle Missionarie della Carità da Varanasi durante la Settimana Santa del 1993. Una lettera così personale – diceva lei all'inizio – che ho voluto scriverla di mia propria mano e quello che non è di mia propria mano certamente è del mio proprio cuore. In essa scrive: «Mi preoccupa il pensiero che alcune di voi possano non avere ancora incontrato Gesù a tu per tu da solo a sola. Potete passare del tempo anche in cappella, ma avete mai visto con gli occhi dell'anima l'amore con cui Egli vi guarda? Conoscete davvero Gesù vivo, non dai libri, ma stando con lui nel vostro cuore? Avete mai udito le parole d'amore che Egli vi rivolge? Non abbandonate mai questo contatto quotidiano con Gesù non come come una idea ma come una persona viva e vera».

Qui si vede come Gesù non fosse per Madre Teresa un'astrazione, un insieme di dottrine o di dogmi o il ricordo di una persona vissuta tanti anni fa, ma un Gesù vivo in carne ed ossa, reale, quancluno da guardare nel proprio cuore e da cui lasciarsi guardare. Alla domanda «Chi è Gesù per me?» Madre Teresa rispondeva con una ispirata litania di titoli: «Gesù è la parola da pronunciare, è la vita da vivere, è l'amore da amare, è la gioia da condividere, è il sacrificio da offrire, è la pace da portare, è il pane di vita da mangiare».

L'amore per Gesù assume in Madre Teresa, come in tanti altri santi e mistici, la forma di un amore sponsale. E se si può dire di tutti i mistici che quest'amore sponsale non è una proiezione o un surrogato di un amore umano, questo vale ancora di più per Madre Teresa: bastava guardarla per rendersi conto che non era una donna facile ai surrogati e alle sublimazioni. Lei stessa racconta: «Una volta un professore negli Stati Uniti mi domandò se io fossi sposata. Gli risposi: certo che sono sposata! E a volte devo dire che mi riesce difficile sorridere al mio sposo Gesù perché quando vuole sa essere molto esigente».

La maggioranza degli alberi di alto fusto hanno la radice madre, il fittone, che scende perpendicolarmente nel terreno ed è come la prosecuzione sotto terra del tronco dell'albero, e dà a certi alberi – come ad esempio le querce – quel senso quasi visibile di irremovibilità. Anche l'uomo ha questo fittone: nell'uomo che vive secondo la carne ed il proprio io è l'amore disordinato di sé e l'egoismo, nell'uomo spirituale è Cristo. Tutto il cammino verso la santità consiste nel cambiare nome e natura a quella radice: non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me. Grazie anche alla lunga purificazione della sua notte oscura Madre Teresa ha portato a compimento questo processo nel quale tutti noi siamo impegnati.

Uno dei detti più noti di Madre Teresa dice: "il frutto dell'amore è il servizio e il frutto del servizio è la pace". Le due cose, ossia amore per Gesù e servizio per i poveri, sono nati insieme come una sola colata lavica nell'anima di Madre Teresa nel momento della sua seconda chiamata il 10 settembre 1946. Diceva alle sue figlie: «Ho sete e lo avete fatto a me, ricordate di unire sempre queste due cose: il mezzo con il fine; che nessuno separi ciò che Dio ha congiunto; il nostro carisma è di saziare da sete d'amore e di anime di Gesù operando la salvezza e la santificazione dei più poveri dei poveri».

"LO AVETE FATTO A ME": Madre Teresa scandiva queste parole sulle cinque dita di una mano è diceva che era il vangelo delle 5 dita. Per lei Gesù che è presente nella Eucaristia è presente in modo diverso ma ugualmente reale nello sconcertante travestimento del povero. «Gesù è l'affamato da saziare, l'assetato da dissetare, il nudo da vestire, il senza tetto da accogliere, l'ammalato da curare e la persona sola da amare».

Sappiamo tutti a quali livelli si è spinto il suo servizio ai più poveri dei poveri, il mondo stesso ne è rimasto impressionato. In un incontro una religiosa le fece notare che lei viziava i poveri e che in fondo offendeva la loro dignità dando ad essi tutto gratuitamente senza chiedere nulla in cambio. Madre Teresa rispose: «Ci sono tante congregazioni che viziano i ricchi, che non è male che ce ne sia una che vizi i poveri».

Il capo dei servizi sociali di Calcutta aveva capito meglio di ogni altro, secondo Madre Teresa, lo spirito del suo servizio ai poveri. Un giorno le disse: «Madre, lei e noi facciamo lo stesso lavoro sociale ma c'è una differenza: noi lo facciamo per qualcosa, lo fa per Qualcuno». C'è stato chi ha visto in ciò un limite e non un pregio dell'amore cristiano per il prossimo. Amare il prossimo per Gesù non finisce per strumentalizzare il prossimo, riducendolo ad un mezzo in vista di un altro fine che può essere anche quello di guadagnarsi meriti per il Paradiso? Questa obiezione è vera in ogni altro caso ma non quando si tratta di Gesù perché, come ci ricorda San Tommaso D'Aquino, è contrario alla dignità della persona umana essere subordinata ad un'altra creatura ma non essere subordianta al creatore stesso. Nel cristiano c'è poi una ragione ancora più forte: Cristo si è identificato con il povero, amare il povero per amore di Cristo non significa dunque amarlo per interposta persona, ma di persona. Questo è il mistero del realismo di Cristo nel povero che si è impresso a fuoco nella vita di Madre Teresa e che lei profeticamente è stata chiamata a ricordare al mondo.

L'amore per Gesù ha spinto Madre Teresa, come altri santi prima di lei, a fare cose che nessun altro motivo al mondo (politico, economico o umanitario) sarebbero stati capaci di indurre a fare. Una volta qualcuno, osservando quello che Madre Teresa sta facendo ad un malato, uscì con una esclamazione quasi inorridita: «Io non lo farei neppure per tutto l'oro del mondo!». Madre Teresa alzò lo sguardo e disse: «Io neppure». Voleva dire: per tutto l'oro del mono no, ma per Gesù sì.

Madre ha saputo dare ai poveri non solo pane, medicine, vestiti, ma quello di cui hanno ancor più bisogno: amore, calore umano e dignità. Ella ricordava con commozione l'episodio dell'uomo trovato mezzo mangiato dai vermi in una discarica, che fu portato a casa dalle sorelle e curato. Disse: «Sorella, ho vissuto sulla strada come un animale, ma ora morirò come un angelo». E difatti morì appena ripulito dicendo con un sorriso: «Sorella, vado a casa, da Dio!».

Cosa dice a noi questo aspetto della vita di Madre Teresa? Madre Teresa ci ha ricordato che la vera grandezza tra gli uomini non si misura dal potere che uno esercita ma dal servizio che presta. «Colui che vorrà divenire grandefra voi dovrà divenire vostro servo». Nessuno è dispensato dall'impegnarsi in qualche modo dal servizio ai poveri, ma il servizio può assumere forme diverse come molteplici e diversi sono i bisogni dell'uomo, non necessariamente dando il pane ai più poveri. Quello che Madre Teresa ricorda è che ogni servizio cristiano per essere genuino deve essere motivato dall'amore per Gesù.

 

LE PAROLE DI MADRE TERESA


Povertà materiale e povertà spirituale

Certe volte, i giornalisti mi hanno domandato: «Dal momento che in India esiste una povertà così grande, come le viene in mente, Madre Teresa, di inviare le sue Sorelle in paesi meno bisognosi?» Per questa domanda tengo sempre pronta a fior di labbra una risposta, che è la seguente: «La povertà dell'Occidente è molto peggio della povertà materiale dell'India. Per quale ragione dovremmo limitare la nostra opera di apostolato a un paese soltanto, quando anche altri ci chiamano?»

Ripeto: esistono due tipi di povertà. In India vi sono persone che vivono e muoiono in mezzo alla fame. Lì, anche un pugno di riso è prezioso. Nei paesi dell'Occidente non esiste la povertà materiale nel senso che diamo a questa espressione. Non vi è nessuno in quei paesi che muoia di fame. Nessuno arriva a patire una fame del tenore di quella che molti patiscono in India. Ma in Occidente esiste un altro genere di povertà: la povertà spirituale. Questa è molto peggiore. La gente non crede in Dio, non prega. Ci si volta le spalle gli uni agli altri. In Occidente esiste la povertà di persone che non sono soddisfatte di quello che hanno, che non sanno soffrire, che si abbandonano alla disperazione. Questa povertà del cuore è spesso più difficile da soccorrere e da sanare. In Occidente sono più numerosi i focolari domestici infranti, i bambini abbandonati, e il divorzio raggiunge livelli molto più elevati.

Mi trovavo in Giappone, e mentre camminavo per una strada di Tokyo, mi avvidi di un uomo ubriaco che giaceva lungo il bordo di quella stessa strada. Parlando a un gruppo di Collaboratori, dissi loro: «Voi siete un paese ricco, ma in una delle vostre strade ho visto un uomo che giaceva per terra ubriaco senza che nessuno si preoccupasse di raccoglierlo, senza che nessuno mostrasse il minimo interesse per lui, senza che nessuno cercasse di riconoscere la sua dignità umana, senza che nessuno cercasse di fargli prendere coscienza della sua condizione di fratello, di figlio di Dio».

 

Silenzio e generosità

L'uomo ha bisogno di silenzio. È lì che riusciamo ad accumulare quella potenza interiore che quindi riversiamo nell'azione, che poniamo nelle nostre più piccole occupazioni e che utilizziamo negli impegni più difficili che possono pioverci addosso. Il silenzio precedette la Creazione. I cieli si sparsero nel firmamento immenso senza che dovesse esser pronunciata neanche una parola. Cristo nacque al cader della notte. E non vi è, né mai è potuto esistere, un potere simile al suo: «Non combattè né gridò, né fece udire la sua voce nelle strade».

Una volta, qualcuno mi chiese quale credo che sia la cosa più importante nella formazione delle Sorelle. Risposi: «Il silenzio è essenziale in una casa religiosa». Il silenzio dell'umiltà, della carità; il silenzio degli occhi, il silenzio degli orecchi, il silenzio della lingua. Non esiste vita di preghiera senza vita di silenzio.

In India abbiamo un teologo molto famoso, il quale è anche un sacerdote assai esemplare. Lo conosco. Una volta gli dissi: «Padre, lei parla e scrive continuamente a proposito di Dio. Lei deve essergli per forza molto vicino». Sapete cosa mi rispose? Mi disse questo: «È possibile che io parli molto di Dio e che parli molto poco con Lui». E aggiunse: «Può darsi che mi stia dedicando a moltiplicar parole e a riempire pagine di cose molto belle, quando poi non ho tempo per ascoltare le profondità della mia anima. Perché è nella profondità del silenzio che si percepisce la voce di Dio».

Silenzio. Quindi, bontà e carità. Il silenzio porta alla carità. La carità, all'umiltà. Carità degli uni verso gli altri, nell'acccttazione reciproca, malgrado le nostre differenze. La carità, come vincolo di unione in una comunità. La carità porta all'umiltà. Dobbiamo essere umili. Mi colpisce l'umiltà di Dio. Dio umiliò se stesso. Egli, che possedeva la pienezza della divinità, assunse la forma di schiavo. Oggi stesso, Dio continua a mostrare la sua umiltà, servendosi di strumenti tanto poveri come noi: degli strumenti così deboli, così imperfetti, così inadeguati... Con il silenzio, la letizia del cuore. La letizia di servire Dio e di compiere il suo lavoro. Questa letizia non ha motivo di essere incompatibile con l'umiltà.

Santa Teresina, il «Piccolo Fiore», fornì una spiegazione molto semplice della sua dedizione a Gesù: «Sono come una piccola palla tra le sue mani, con la quale Egli si diverte a giocare: la getta lontano o se la dimentica in un cantuccio. Poi, come un bambino che vuoi sapere cosa c'è dentro, la rompe». Questo deve essere ogni Missionaria della Carità: come una piccola palla nelle mani di Gesù, a cui concede il permesso di fare di lei quello che voglia, come voglia e quando voglia.

 

Fede e amore

Che siate santi: non chiedo altro per ognuno di voi. La via per la santità è la preghiera. Dobbiamo credere, e rendere la nostra fede reale e viva per mezzo dell'amore. Iniziate ognuno dalla vostra stessa casa. E più difficile amare in casa propria che amare quelli che vivono fuori e lontani. Amate. Amate Gesù nel prossimo. Servitelo negli altri. Amate fino a provar dolore. L'amore vero è sempre doloroso. Ma proprio per questo, è anche reale e puro.

La preghiera è semplicemente un parlare con Dio. Egli ci parla e noi l'ascoltiamo. Noi parliamo a Lui ed Egli ci ascolta. Un duplice processo di parola e di ascolto. Recitate spesso questa preghiera: «Gesù, dal profondo del cuore, credo nel tuo tenero amore per me e ti amo». Quanto più preghiamo, tanto più ci sarà facile farlo. Quanto più facile diviene per noi la preghiera, tanto più pregheremo.

Chiedete ai sacerdoti della vostra parrocchia che vi insegnino a pregare. Chiedeteglielo: vi insegneranno volentieri. Recitate il Padre Nostro lentamente. Pregate nelle vostre case tutti i giorni, fosse anche solo per non più di cinque minuti.


IN LIBRERIA

Madre Teresa di Calcutta
Il cammino semplice

Renzo Bonetti - Famiglia, sorgente di comunione

Madre Teresa
IL CAMMINO SEMPLICE
Oscar Mondadori – 2004

«Il frutto del silenzio è la preghiera. Il frutto della prechiera è la fede. Il frutto della fede è l'amore. Il frutto dell'amore è il servizio. Il frutto del servizio è la pace». Sono queste, stampate su «biglietti da visita» che lei stessa distribuiva alla gente, le cinque fasi del «cammino semplice» che rappresenta la direzione e lo scopo del lavoro di Madre Teresa di Calcutta. Un percorso interno teso a insegnarci a pregare, ad amare con più facilità e a offrire migliori servizi agli altri. Se mediteremo sui concetti e metteremo in pratica i suggerimenti di questo libro, anche noi potremo scoprire gli aspetti benefìci del «cammino semplice». E, abbandonandoci al naturale avvicendarsi delle fasi che lo compongono, la vita scorrerà in modo più semplice, più ricca di gioia e di pace. La fragile figura di Madre Teresa si rivela come il testimone più significativo della resistenza e della comprensione di fronte al male nel mondo.

 

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