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IL FENOMENO RADIO MARIA

Come ti trasmetto la fede in diretta

Sei rosari al giorno, lezioni di catechesi, nessuna pubblicità, pochissima musica. E tanta ironia da parte dei “colleghi laici”. Eppure la stazione cattolica vanta ascolti da boom. Motivo? «In questo frangente storico la gente ha fame di Dio», spiega padre Livio. Che da oltre vent’anni porta avanti le sue battaglie culturali in difesa della fede.

di PAOLA BERGAMINI
(da "Tracce" dell'aprile 2008)

Lo scorso anno è stata una delle realtà più premiate dalle scelte del 5 per mille, con oltre 60mila preferenze e 1.500.000 euro. In Italia con 850 ripetitori – come la Rai, per intenderci – copre tutto il territorio nazionale; all’estero è presente in 50 nazioni. È l’unica emittente radio che non ha pubblicità e vive solo grazie alle donazioni dei suoi ascoltatori. Ha 70 studi mobili per la Santa Messa in diretta, nella sede di Erba oltre 60 persone si alternano al mixer e al telefono, tutti volontari. Trasmette 24 ore su 24 e ha solo il 5% di musica; per il resto è tutta parlata. Questi i numeri più significativi, poi ci sono i dati audiradio che parlano chiaro: pubblico fedele, picchi d’ascolto importanti… «Radio Maria è una radio cattolica. Sempre, in ogni momento. Questo è il dato fondamentale. In qualunque istante un ascoltatore si sintonizzi sulle nostre frequenze, capisce la nostra identità. La sua definizione può essere questa: cattolica, ecclesiale e mariana», spiega in modo deciso padre Livio Fanzaga, direttore da oltre vent’anni e voce storica di Radio Maria.

Padre Livio ai microfoni di Radio Maria
Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria


Da Arcellasco al mondo

Ricostruiamo la storia di questa emittente, per tanti versi anomala nel panorama dei media. Tutto nasce nella parrocchia di Arcellasco d’Erba, nel 1982, dove i Padri Passionisti installano una radio mobile per far seguire la messa ai malati. Il parroco, don Mario Galbiati, ne trae lo spunto per dare vita a una radio parrocchiale, che da subito prende il nome di Radio Maria. Nell’84 don Mario, al ritorno da Medjugorje, decide di diffondere i messaggi della Madonna ai veggenti proprio attraverso le frequenze dell’emittente radiofonica. Ogni giovedì sera sono molte le persone che giungono dai paesi limitrofi, dove la radio non si sente, per ascoltare le parole della Madonna e per recitare il Rosario. È un legame, quello tra Medjugorje e Radio Maria, che negli anni si consoliderà sempre di più e proprio a Medjugorje don Livio conosce don Mario. Nell’87 viene fondata l’Associazione Radio Maria, per far uscire la radio dagli stretti confini di Erba, e la direzione viene affidata a don Livio, dell’ordine degli Scolopi, per alleggerire don Mario da un impegno che stava diventando troppo gravoso, ma soprattutto perché la Curia desiderava che la radio fosse autonoma dalla parrocchia. «Era necessaria una distinzione istituzionale – spiega don Livio – : da quando ho preso in mano la direzione dei programmi ho voluto fare un palinsesto, diciamo, rivoluzionario. Le altre radio cattoliche – esclusa, ovviamente, Radio Vaticana –, oltre alla recita del rosario e alla messa, hanno programmi di intrattenimento e di cultura non molto impegnati dal punto di vista della catechesi. Noi, invece, abbiamo voluto da subito che fosse una radio di insegnamento, cioè che proponesse la dottrina cattolica». Un obiettivo difficile. «Certo. Ma il dato strabiliante è stato che questo palinsesto piaceva. I dati di ascolto andavano via via alzandosi. La gente aveva e ha fame di Dio. Si può fare teologia anche attraverso una radio, spiegando che la fede cristiana illumina l’esistenza dell’uomo e risponde agli interrogativi sul senso della vita. È necessario farlo in modo semplice, perché ti può capitare il camionista che in diretta telefona per avere spiegazioni: non è possibile rispondere in modo intellettuale. Questa è la vera forza di Radio Maria».

Studio


Mistici, non sentimentali

Preghiera, catechesi, ma anche battaglie culturali, che padre Livio porta avanti nella sua rassegna stampa mattutina, il programma più seguito dopo la Santa Messa. Il suo commento ai dolorosi fatti del Papa alla Sapienza di qualche mese fa è rimbalzato sui giornali ed è apparso persino su You Tube. Non è stato un po’ esagerato parlare di «professori cornuti con tanto di tridente e coda»? «Le nostre sono battaglie di fede – spiega don Livio –. Siamo in un momento storico drammatico. Il mondo è a rischio di autodistruzione morale e interiore, come ha scritto il Papa nella Spe salvi, per questo Maria deve aiutare la Chiesa. L’anticristo è l’impostura in cui viviamo, per cui è possibile il regno dell’uomo senza Dio. Negando l’esistenza di Dio, si nega la possibilità del pentimento, è una crisi di fede per cui il male non è più male, tutti possono autogiustificarsi. Non a caso, dopo la lezione di catechesi che faccio al mattino la maggior parte delle telefonate che arrivano sono proprio sulla fede». Eppure c’è chi vi accusa di essere troppo mistici, sentimentali… «Sentimentali, no! L’accusa di misticismo l’accetto volentieri, perché senza mistica non si può vivere. È l’unica cosa che non mi annoia mai. Abbiamo dato la versione radiofonica della vita di grandi santi mistici. E il pubblico ha apprezzato».


Servizio ecclesiale

Ai microfoni di Radio Maria in questi anni hanno portato e portano il loro contributo dottrinale e catechistico vari personaggi del mondo ecclesiale, ma anche giornalisti cattolici ed esponenti di movimenti. «Noi siamo un servizio ecclesiale – continua padre Livio –, chi viene a parlare ai nostri microfoni porta con sé tutta la ricchezza della propria esperienza, ma non rappresenta solo il movimento a cui appartiene. Per me, che ho conosciuto l’esperienza di Gs nel ’68 a Milano, c’è una certa affinità dottrinale con Cl. La fede come incontro con Cristo vivo oggi, è il cuore del cristianesimo. Don Giussani ha proposto questo e ha fatto un passo in più: ha mostrato la necessità di una comunità per vivere questo incontro. Ho letto i suoi libri e ho voluto che don Primo Soldi li presentasse ai nostri ascoltatori».

Negli anni Radio Maria ha varcato non solo i confini italiani, ma anche europei. Per questo nel 1998 è stata costituita la World Family of Radio Maria, un’associazione civile con lo scopo di dare una forma e un collegamento all’inaspettato sorgere di tante Radio Maria nel mondo. «In questo modo – conclude padre Livio – abbiamo potuto fornire uno statuto a cui tutte le radio devono attenersi. Da qui l’obbligo di seguire la linea pastorale della Santa Sede, la necessità che il direttore sia un prete – perché in questo modo è salva la presenza della Chiesa –, l’idea che la programmazione segua alcune direttive comuni. Con al primo posto, ovviamente, la preghiera. E tutto è stato possibile solo con le donazioni dei nostri ascoltatori e di tutti i volontari che regalano il loro tempo… a Maria». Prossimo obiettivo? «“Settecento ripetitori per l’Africa”: è la campagna che abbiamo lanciato anche attraverso il nostro giornalino».

 

L'ESPERTO DI MASS MEDIA

«La carta vincente? Più che una radio è una comunità»

La natura tematica, la struttura istituzionale, i contenuti. E soprattutto il rapporto con gli ascoltatori. Tutti elementi che pongono Radio Maria fuori dai soliti schemi. Ne abbiamo parlato con Guido Gili, docente di Sociologia dei processi comunicativi dell'Università del Molise.

Nel panorama mediatico Radio Maria è un fenomeno che esce dagli schemi. Niente pubblicità, pochissima musica, tanto parlato... «Se voghamo fare una "radiografia" comunicativa dell'emittente, possiamo vedere che emergono tre aspetti importanti – spiega Guido Gili, docente di Sociologia dei processi comunicativi dell'Università del Molise –. Il primo: Radio Maria è una radio tematica. Non nel senso di un medium che si occupa di un unico genere (informazione, musica eccetera), ma perché tutta la programmazione ruota attorno a un nucleo centrale esplicitamente affermato: è una radio cattolica. Questa insistenza è espressa nella sottolineatura dell'ortodossia dal punto di vista dottrinale. Il secondo: la struttura istituzionale. Le figure che guidano la radio non esprimono solo una responsabilità personale, ma vogliono mantenere anche una stretta relazione con la struttura ecclesiale. Un esempio: la norma che il direttore deve essere un prete. Il terzo: i contenuti. La radio accompagna l'ascoltatore durante la giornata con i momenti liturgici e di preghiera. Poi vi sono momenti di catechesi sotto varie forme: dalle rubriche, alle discussioni, alle tavole rotonde. Infine emerge un giudizio chiaramente orientato sulla realtà e gh avenimenti, cioè c'è la preoccupazione che in ogni momento in cui uno si sintonizza questa identità cattolica sia evidente».

Per quanto concerne il pubblico? «Questa chiara identificazione del contenuto e degli indirizzi circoscrive nettamente il pubblico. Da una parte l'audience è composta da credenti che aderiscono alla Chiesa cattolica e trovano in Radio Maria un accompagnamento alla propria esperienza; dall'altra la radio si presenta come un mezzo di evangelizzazione, nel senso che permette a persone che hanno una conoscenza limitata del cristianesimo, o un'esperienza tiepida, la possibilità di avvicinamento alla proposta cristiana. Un altro dato importante, per quanto concerne il pubblico, è il finanziamento che avviene solo tramite donazioni. Questo aspetto illustra la natura comunitaria della radio. Le persone che ascoltano si sentono parte di una comunità, altrimenti non si capisce il perché delle donazioni. Il rapporto tra chi la ascolta e il mezzo è differente da un normale medium di massa. Tutti i media cercano di instaurare un rapporto più personalizzante con il proprio pubblico. Ma è una pseudo-personalizzazione, un modo per fidelizzare lo spettatore. Invece in questo caso non è l'oggetto di una finzione, ma qualcosa di sentito. Si instaura un rapporto di fiducia. Mi fido perché questa radio esprime una chiara visione cattolica, ma anche perché il direttore e gh altri collaboratori diventano figure credibili, familiari e amichevoli».

 

RADIO MARIA

 

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