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IL FENOMENO RADIO MARIA

A lezione di ebraismo su Radio Maria,
emittente con direttore "teopop"

L'alternativa popolare al progressismo di Famiglia Cristiana, da non confondere con la polacca Radio Maryja.

di EMANUELE BOFFI
(da "Il Foglio" del 30/5/2006)

Padre Livio
Padre Livio, direttore "teopop" della prima emittente radiofonica privata italiana per numero di ripetitori

MILANO – "Che la Madonna ve ne renda merito". Anche quando conclude l'appello a qualche giovane affinché presti la sua opera gratuita come "tecnico addetto al mixer", padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, non scorda mai di promettere la giusta mercede. Garante, come sempre, è lei, la "Regina della Pace", vero editore di riferimento dell'emittente di Erba. Ed al proprio editore, Padre Livio, la voce più eterodossa dell'ortodossia cattolica, ha voluto dedicare anche il suo ultimo libro, una raccolta commentata dell'ottantina di messaggi in cui la madre di Cristo fa esplicito riferimento "all'avversario, all'accusatore, al menzognero" ("Satana nei messaggi di Medjugorje", Sugarco edizioni). Lo studio, la promozione, la diffusione delle parole della Vergine, pronunciate nelle apparizioni di Medjugorje, sono uno dei cavalli di battaglia della stazione e uno dei temi preferiti trattati dal sacerdote. Naturalmente, il piglio del volume è quello del suo autore, uomo poco propenso a fuorvianti fisime linguistiche e deciso sostenitore della necessità – sono parole di Maria – "di fare novene di digiuno e di rinunce affinché satana sia lontano da voi e la grazia sia intorno a voi". Perché "satana – cui padre Livio non concede mai l'onore della maiuscola – è forte", benché la sua esistenza "faccia sorridere di compassione 'gli intelligenti' di questo mondo" e renda fin troppo timorosi nell'affrontarlo a viso aperto "i credenti che hanno responsabilità in ordine all'insegnamento della fede". Ma lui nelle schiere del tiepidume cattolico non ci vuol affogare nemmeno per sbaglio, convinto d'avere il rosario dalla parte del manico e d'aver al proprio fianco l'alleata più decisa "a rivelarci il male perché noi lo possiamo vincere".

L'opera è solo l'ultima di una lunga – e fortunata – serie, specchio del successo di quelle onde radiofoniche settimanalmente seguite da circa quattro milioni e mezzo di ascoltatori. Avvalendosi di una dozzina di collaboratori e di centinaia di volontari, Radio Maria è la prima stazione privata in Italia per numero di ripetitori (ben 850, contro i 350 delle maggiori concorrenti) con una struttura paragonabile a quella della Rai. "Andiamo a mettere ripetitori anche nei piccoli paesi di montagna - spiegò una volta - ovunque ci sia un cristiano". Finanziata esclusivamente tramite donazioni, non trasmette un secondo di pubblicità, ricevendo – secondo un'indagine Telecom di qualche anno fa – ben 30 mila tentativi di chiamata ogni giorno. Padre Livio la dirige ormai da qualche lustro e, se è pur vero che, per stare alle sue parole, i numeri sono frutto "dell'amore della Madonna", è altrettanto incontestabile che Dio ha avuto bisogno di uomini che trasformassero la minuscola emittente parrocchiale di Arcellasco d'Erba nella "più importante radio cattolica del mondo", come comunemente si dice, e "nell'alternativa popolare via etere al settimanale progressista Famiglia Cristiana", come ha scritto il vaticanista dell'Espresso Sandro Magister.


"Squallore antisemita"

Al suo animatore le etichette non garbano, nemmeno quelle affibbiategli dalla stampa nazionale, spesso propensa a tratteggiarne la figura secondo categorie che lui, cattolico per cromosoma, respinge anche quando – lo fece Klaus Davi prima del voto del 9 aprile – si tenda a presentarlo come "prete di destra". Né neocon né teocon, questo scanzonato padre scolopio dell'alta Brianza è – a volerlo proprio definire – teopop. Dove il "pop" sta a indicare la briosità del linguaggio e il carattere teologicamente "popolare" del suo messaggio. "Radio Maria è una grande università popolare di  teologia" ama ripetere con certosina costanza ai suoi ascoltatori.

"Ed è per questa sua eminente finalità catechetica che Radio Maria si distingue dalla sua omonima polacca" spiega al Foglio Paolo Sorbi, sociologo e collaboratore dell'emittente. "Anzi, non c'entrano proprio nulla". Che Radio Maria non sia Radio Maryja, Sorbi lo deduce dal fatto che l'originale italiano è parte integrante di un network di associazioni di cui la versione polacca "non fa parte né giuridicamente né culturalmente". Al sociologo la distinzione preme particolarmente alla luce dei recenti fatti di cronaca. Da Torun, nella Polonia del nord, diretta da padre Tadeus Rydzyk, Radio Maryja ha lanciato messaggi "di un evidente squallore antisemita con cui noi non abbiamo nulla a che fare. Anzi, proprio su spinta di padre Livio, io stesso tengo da tre anni una trasmissione sull'ebraismo contemporaneo". Dai microfoni polacchi si sono udite reprimende contro i "gruppi di pressione ebraici, una vera Olocausto Spa" e le accuse agli ebrei che "hanno tratto vantaggi economici dall'Olocausto". Spiega Sorbi che il network di Radio Maria "ha un suo preciso statuto che lega le emittenti – oggi presenti in una trentina di paesi – alle conferenze episcopali locali. Rydzyk non l'ha mai firmato. Sebbene la programmazione sia al 90 per cento di carattere religioso, tuttavia ha scelto la strada di una forte politicizzazione".

Radio Maryja è accusata di essere vicina alle istanze del governo nazionalconservatore dei gemelli Lech e Jaroslaw Kaczynski e al loro partito, il Pis (Legge e Giustizia). Il nunzio apostolico monsignor Josef Kowalczyk l'ha richiamata all'ordine con una lettera aperta alla Conferenza episcopale polacca e il direttore s'è scusato ufficialmente. Ma il fatto non intenerisce troppo Sorbi: "I richiami sono stati molti, anche prima delle frasi antisemite".

 

 

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