Radio Maria

BENEDETTO XVI

Il Pontificato
Gli interventi
I viaggi
Le GMG

 

I VIAGGI DI BENEDETTO XVI

Convegno Ecclesiale Italiano di Verona - 2006

La chiesa è chiamata a ripartire

Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo

 

Papa Benedetto XVI a Verona
Papa Benedetto XVI mentre pronuncia il discorso al Convegno di Verona

Ascolta un frammento audio dell'intervento del Papa

Il 4° Convegno Ecclesiale Italiano si è celebrato a Verona nell'ottobre 2006. Davanti a 2700 delegati chiamati a fare il punto sul cammino della Chiesa italiana, il Papa ha pronunciato il suo discorso, interrotto ben 41 volte dagli applausi della folla di fedeli. Egli, rintracciando le redici del Convegno nel Concilio Vaticano II, ha ribadito la centralità di Cristo Risorto che offre quel salto decisivo verso una dimensione di vita profondamente nuova per tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo. Declinando la trasformazione di colui che avuto il dono della fede e la confermazione nel battesimo incardinandosi in Cristo, il Pontefice ha definito questa “novità” cristiana come quella chiamata destinata a trasformare il mondo.

ONDATA DI ILLUMINISMO E LAICISMO – Affrontando i problemi della Chiesa italiana di oggi, ha parlato dei mali dell’Occidente pervaso da una cultura che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, di una nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile. Così Dio – ha ribadito il Papa – rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra.  Dio non compare più direttamente, anzi, sembra divenuto superfluo anzi estraneo, e l'uomo viene considerato come un semplice prodotto della natura e come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale: «Nella medesima linea, l’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Non è difficile vedere come questo tipo di cultura rappresenti un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell’umanità: non sia quindi in grado di instaurare un vero dialogo con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa è fortemente presente, oltre a non poter rispondere alle domande fondamentali sul senso e sulla direzione della nostra vita. Perciò questa cultura è contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza».

RADICI CRISTIANE E ATEI DEVOTI – Il Papa ha poi richiamato alla speranza ed ha parlato della Chiesa italiana, laddove "le tradizioni cristiane sono spesso ancora radicate" e del nuovo “grande sforzo di evangelizzazione e catechesi, rivolto in particolare alle nuove generazioni” e alle famiglie. Quindi ha sottolineato l’insufficienza di una razionalità chiusa in sé stessa e di un’etica troppo individualista: "in concreto, si avverte la gravità del rischio di staccarsi dalle radici cristiane della nostra civiltà. Questa sensazione, che è diffusa nel popolo italiano, viene formulata espressamente e con forza da parte di molti e importanti uomini di cultura, anche tra coloro che non condividono o almeno non praticano la nostra fede". Il cristianesimo "non deve pertanto essere un rinunciatario ripiegamento su noi stessi" perché la fede "deve essere vissuta in rapporto alle sfide del nostro tempo". I cristiani, coloro che dicono «sì» a Cristo, non vivono fuori dal tempo: «I discepoli di Cristo riconoscono pertanto e accolgono volentieri gli autentici valori della cultura del nostro tempo, come la conoscenza scientifica e lo sviluppo tecnologico, i diritti dell’uomo, la libertà religiosa, la democrazia. Non ignorano e non sottovalutano però quella pericolosa fragilità della natura umana che è una minaccia per il cammino dell’uomo in ogni contesto storico; in particolare, non trascurano le tensioni interiori e le contraddizioni della nostra epoca. Perciò l’opera di evangelizzazione non è mai un semplice adattarsi alle culture, ma è sempre anche una purificazione, un taglio coraggioso che diviene maturazione e risanamento, un’apertura che consente di nascere a quella creatura nuova che è il frutto dello Spirito Santo».

VERSO NUOVI ORIZZONTI – Il Papa ha dunque fatto riferimento al ruolo preminente dell’incontro con Cristo quale avvenimento che si manifesta dando vita a nuovi orizzonti, anche nell’attuale contesto umano e culturale, anzitutto in rapporto alla ragione che “ha dato vita alle scienze moderne e alle relative tecnologie”: «Su queste basi diventa anche di nuovo possibile allargare gli spazi della nostra razionalità, riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene, coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella consapevolezza dell’intrinseca unità che le tiene insieme. È questo un compito che sta davanti a noi, un’avventura affascinante nella quale merita spendersi, per dare nuovo slancio alla cultura del nostro tempo e per restituire in essa alla fede cristiana piena cittadinanza. Il progetto culturale della Chiesa in Italia è senza dubbio, a tal fine, un’intuizione felice e un contributo assai importante».

LA PERSONA UMANA: RAGIONE, INTELLIGENZA, AMORE – “La persona umana non è, d’altra parte, soltanto ragione e intelligenza” – ribadisce il Papa – ma porta dentro di sé “il bisogno di amore, di essere amata e di amare a sua volta”. Nella nostra epoca “il male non è affatto vinto, anzi, il suo potere sembra rafforzarsi e vengono presto smascherati tutti i tentativi di nasconderlo”. Da qui emerge “la domanda se nella nostra vita ci possa essere uno spazio sicuro per l’amore autentico e, in ultima analisi, se il mondo sia davvero l’opera della sapienza di Dio”: «Il Creatore del cielo e della terra, l’unico Dio che è la sorgente di ogni essere ama personalmente l’uomo, lo ama appassionatamente e vuole essere a sua volta amato da lui. Dà vita perciò a una storia d’amore con Israele, il suo popolo, e in questa vicenda, di fronte ai tradimenti del popolo, il suo amore si mostra ricco di inesauribile fedeltà e misericordia, è l’amore che perdona al di là di ogni limite».

CHIESA FORZA MITE – Parlando della fede quale chiave per leggere la sofferenza ha poi aggiunto che la croce “fa giustamente paura come ha provocato paura e angoscia in Gesù Cristo” ma che non è la negazione della vita “da cui per essere felici occorra sbarazzarsi” ma è invece il sì della vita, il sì estremo di Dio all’uomo e l’espressione suprema del suo amore. Dobbiamo essere sempre pronti a rispondere a chiunque ci domandi ragione della nostra speranza rispondendo con dolcezza e rispetto, “con quella forza mite che viene dall’unione con Cristo” e ricordando che la strada maestra per l’evangelizzazione è quella che unisce verità e amore: «Dobbiamo farlo a tutto campo, sul piano del pensiero e dell'azione, dei comportamenti personali e della testimonianza pubblica. La forte unità che si è realizzata nella Chiesa dei primi secoli tra una fede amica dell'intelligenza e una prassi di vita caratterizzata dall'amore reciproco e dall'attenzione premurosa ai poveri e ai sofferenti ha reso possibile la prima grande espansione missionaria del cristianesimo nel mondo ellenistico-romano. Così è avvenuto anche in seguito, in diversi contesti culturali e situazioni storiche. Questa rimane la strada maestra per l'evangelizzazione:  il Signore ci guidi a vivere questa unità tra verità e amore nelle condizioni proprie del nostro tempo, per l'evangelizzazione dell'Italia e del mondo di oggi».

L'IMPORTANZA DELL'EDUCAZIONE – Il Papa ha quindi indicato come centrale il campo dell’educazione della persona: "solo in questo modo si potrà contrastare efficacemente quel rischio per le sorti della famiglia umana che è costituito dallo squilibrio tra la crescita tanto rapida del nostro potere tecnico e la crescita ben più faticosa delle nostre risorse morali". Occorre preoccuparsi della formazione della sua intelligenza, senza trascurare quelle della sua libertà e capacità di amare, ed in quest'ambito il Papa rivolge il suo apprezzamento per il lavoro educativo e formativo svolto dalle singole Chiese in Italia e ricorda, con parole inequivocabili, il ruolo della scuola cattolica, nei confronti della quale "sussistono ancora, in qualche misura, antichi pregiudizi, che generano ritardi dannosi, e ormai non più giustificabili, nel riconoscerne la funzione e nel permetterne in concreto l’attività": «Un’educazione vera ha bisogno di risvegliare il coraggio delle decisioni definitive, che oggi vengono considerate un vincolo che mortifica la nostra libertà, ma in realtà sono indispensabili per crescere e raggiungere qualcosa di grande nella vita, in particolare per far maturare l’amore in tutta la sua bellezza: quindi per dare consistenza e significato alla stessa libertà. Da questa sollecitudine per la persona umana e la sua formazione vengono i nostri ‘no’ a forme deboli e deviate di amore e alle contraffazioni della libertà, come anche alla riduzione della ragione soltanto a ciò che è calcolabile e manipolabile. In verità, questi ‘no’ sono piuttosto dei ‘sì’ all’amore autentico, alla realtà dell’uomo come è stato creato da Dio».

LIBERI DA IDEOLOGIE E SIMPATIE PARTITICHE – Il Papa ha quindi parlato del servizio svolto in favore dei poveri, perché l'autenticità dell'adesione a Cristo si compie specialmente "nell'amore e nella sollecitudine concreta per i più deboli e i più poveri, per chi si trova in maggior pericolo e in più grave difficoltà" ricordando la Caritas, il volontariato sociale, l'opera spesso nascosta di tante parrocchie, comunità religiose, associazioni e gruppi e singole persone mosse dall'amore di Cristo e dei fratelli: «È quindi quanto mai importante che tutte queste testimonianze di carità conservino sempre alto e luminoso il loro profilo specifico, nutrendosi di umiltà e di fiducia nel Signore, mantenendosi libere da suggestioni ideologiche e da simpatie partitiche, e soprattutto misurando il proprio sguardo sullo sguardo di Cristo: è importante dunque l’azione pratica ma conta ancora di più la nostra partecipazione personale ai bisogni e alle sofferenze del prossimo. Così, cari fratelli e sorelle, la carità della Chiesa rende visibile l’amore di Dio nel mondo».

LA RESPONSABILITÀ POLITICA DEI LAICI – Passando al tema delle responsabilità civili e politiche dei cattolici ha evidenziato che la Chiesa “non è e non intende essere un agente politico”. Il compito di costruire un giusto ordine nella società non è dunque della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità “illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo". Ecco le sfide nelle quali i cristiani sono chiamati a grandi impegni: contro le guerre, il terrorismo, la fame e la sete e alcune terribili epidemie, sfide che riguardano anche l’arginare “scelte politiche e legislative che contraddicano fondamentali valori radicati nella natura dell’essere umano” come la tutela della vita fin dal concepimento e la promozione della famiglia fondata sul matrimonio, “evitando di introdurre nell’ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale”: «La fede cristiana, infatti, purifica la ragione e l'aiuta ad essere meglio se stessa:  con la sua dottrina sociale pertanto, argomentata a partire da ciò che è conforme alla natura di ogni essere umano, la Chiesa contribuisce a far sì che ciò che è giusto possa essere efficacemente riconosciuto e poi anche realizzato. A tal fine sono chiaramente indispensabili le energie morali e spirituali che consentano di anteporre le esigenze della giustizia agli interessi personali, o di una categoria sociale, o anche di uno Stato: qui di nuovo c'è per la Chiesa uno spazio assai ampio, per radicare queste energie nelle coscienze, alimentarle e irrobustirle»..

CHIESA A RISCHIO SECOLARIZZAZIONE – Infine Benedetto XVI ha rimarcato qual è la vera forza dei cristiani: la parola e il corpo di Cristo, prima di ogni attività e di ogni programma. In questa unione a Cristo, ha concluso il Pontefice, dobbiamo lasciarci guidare da Maria: solo in questo modo è possibile diventare “anime ecclesiali" imparando "a resistere a quella secolarizzazione interna che insidia la Chiesa nel nostro tempo, in conseguenza dei processi di secolarizzazione che hanno profondamente segnato la civiltà europea": «Nell'unione a Cristo ci precede e ci guida la Vergine Maria, tanto amata e venerata in ogni contrada d'Italia. In Lei incontriamo, pura e non deformata, la vera essenza della Chiesa e così, attraverso di Lei, impariamo a conoscere e ad amare il mistero della Chiesa che vive nella storia, ci sentiamo fino in fondo parte di essa, diventiamo a nostra volta "anime ecclesiali", impariamo a resistere a quella "secolarizzazione interna" che insidia la Chiesa nel nostro tempo, in conseguenza dei processi di secolarizzazione che hanno profondamente segnato la civiltà europea».

A. G.

Il testo integrale del discorso del Santo Padre

 

IV Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona
(16 - 20 ottobre 2006)

Convegno di Verona
"Testimoni di Gesù Risorto" è il titolo del 4° Convegno Ecclesiale Italiano

Il lavoro di preparazione è iniziato oltre un anno fa con la consegna della traccia di riflessione. Questo tempo ha visto un coinvolgimento ampio e capillare delle chiese diocesane, che si sono impegnate con passione per fornire il loro contributo al convegno, arricchito anche dell’apporto degli organismi nazionali, delle aggregazioni ecclesiali e di ispirazione cristiana e di altri numerosi elaborati giunti da diverse parti. Questa operosa adesione si motiva con l’esigenza molto avvertita tra i cattolici italiani di interrogarsi sul tempo presente, un tempo segnato da profonde trasformazioni culturali, e caratterizzato “dal rischio e dall’incertezza”, nel quale massificazione ed individualismo vanno di pari passo, mentre la stessa domanda di senso è indebolita nel frastuono di “non-risposte” mondane, cercate con avidità e nel continuo bisogno di una soddisfazione immediata.
Proprio in questo contesto, differenziato e problematico, che mette in crisi elementi costitutivi della visione stessa di uomo, i cristiani sono chiamati a riconoscere i segni dell’opera dello Spirito nel nostro tempo. Da qui la scelta del tema: Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo, nell’obiettivo di “chiamare i cattolici italiani a testimoniare, con uno stile credibile di vita, Cristo Risorto come la novità capace di rispondere alle attese e alle speranze più profonde degli uomini d’oggi”. È questo il cuore della nostra testimonianza che, scaturita dall’incontro con il Risorto, diventa discernimento sulla vita e ricerca di forme significative di presenza, soprattutto dei cristiani laici, nella Chiesa e nel mondo.
Un primo percorso di approfondimento ha avuto come guida la Prima lettera di Pietro. Testo di grande attualità nel quale le prospettive teologiche e spirituali si intrecciano strettamente agli interrogativi culturali ed ecclesiali oggi più vivi. Anche noi, come i fedeli “dispersi” delle comunità dell’Asia Minore, dobbiamo affrontare molti ostacoli, primo fra tutti la difficoltà del cristiano ad andare controcorrente, ma riconosciamo anche le opportunità che si offrono per aprire strade nuove alla speranza e alla salvezza.
Un secondo percorso di riflessione ha riguardato cinque dimensioni costitutive della sfera antropologico-culturale: l’affettività; il lavoro e la festa, come capacità di vivere il tempo; la fragilità dell’esistenza umana; la tradizione, come trasmissione dei valori culturali e di fede; la cittadinanza, nel senso di appartenenza civile e sociale.
Considerare la vita affettiva uno degli ambiti della testimonianza e della speranza cristiana, infatti, significa vedere la persona umana come un valore da custodire e, come tale, posta al centro dell’azione della Chiesa. La riflessione ha evidenziato la necessità di curare le relazioni coltivando il dialogo e l’amicizia, l’esigenza di rinnovare i linguaggi dell’annuncio e i percorsi per l’educazione all’amore e all’affettività e l’urgenza di sostenere un pensiero forte sulla famiglia, fondata sul matrimonio, per riattribuire un senso ai legami affettivi profondi.
Un secondo frutto della nostra riflessione è stato, poi, la riaffermazione dello stretto legame fra il lavoro e la festa, reciprocamente intrecciati per ridare un ritmo umano alla nostra vita e farci recuperare l’autentica concezione del tempo cristiano. Da qui la necessità di sottrarre il tempo libero al dominio del mercato e del denaro, e di ritrovare il valore della domenica come tempo dell’incontro fecondo con Dio e con gli uomini. Un tempo festivo che irradia e pervade tutto il tempo settimanale. Come abbiamo detto – e Lei ci ha esortato - al Congresso Nazionale Eucaristico di Bari: “Sine dominico non possumus” ("Senza domenica non possiamo vivere"). Urge, inoltre, una riscoperta dell’etica sociale che aiuti a formare coscienze adulte che si spendono per la dignità dell’uomo e per il bene comune.
Attraverso il paradigma della fragilità, inoltre, abbiamo guardato all’uomo in tutte le età della vita, attraverso le sue esperienze fondamentali: l’amore e la solitudine, la libertà e la responsabilità, il bisogno di comunicare e gli ostacoli all’espressione di sé, la forza e la debolezza del corpo e della mente, il far parte di una ampia comunità e i rischi dell’esclusione e dell’ingiustizia sociale. In queste situazioni siamo chiamati ad annunciare il paradosso di un Dio che si è fatto uomo, per amore dell’uomo. Nella fragilità, quindi, si svela il legame forte fra la virtù della speranza e la virtù della carità.
La Chiesa è di per sé stessa tradizione, in quel tramandare di generazione in generazione l’Evento che la costituisce e la determina. Ed è per questo che si impone come prioritaria la necessità della formazione, perché noi cattolici sappiamo mostrare, in forme visibili di vita, la salvezza cristiana, facendola percepire come credibile, interessante, appetibile, vera perché risponde alle domande di senso e di verità che albergano nel cuore degli uomini.
Nell’ambito della cittadinanza si è sottolineato il rapido aprirsi della dimensione locale a quella globale. Quest’ultima ha bisogno di essere più profondamente elaborata e non solo subita, senza perciò trascurare l’ambito locale. In questo senso deve essere rafforzata l’identità di cittadini consapevoli della propria responsabilità e del proprio impegno nei confronti del bene comune. Essere “pellegrini” o “stranieri” nel mondo non equivale ad essere estranei ad esso.

(Dalla presentazione del Convegno al Santo Padre, a cura della dott.ssa Giovanna Ghirlanda)

 

BENEDETTO XVI

 

 

eXTReMe Tracker