
BENEDETTO XVI





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I VIAGGI DI BENEDETTO XVI
Il viaggio apostolico in Turchia - 2006
Annunciare il Vangelo fino ai confini della terra
«La collaborazione tra religioni è indispensabile alla pace»

Benedetto XVI e Bartolomeo I
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UN VIAGGIO PASTORALE – “Lo scopo di questo viaggio – ha detto il Papa, parlando ai giornalisti – è il dialogo, la fraternità, un impegno per la comprensione fra le culture e le religioni, per la riconciliazione. Tutti sentiamo la stessa responsabilità in questo momento difficile della storia”. Il Papa sottolinea con forza che questo non è un viaggio politico ma pastorale, con l’obiettivo del dialogo con l’islam e con gli altri fratelli cristiani, in particolare gli ortodossi, per una migliore comprensione reciproca. “Non dobbiamo aspettarci grandi risultati da questo viaggio. Il suo valore è simbolico e consiste negli stessi incontri di amicizia e di rispetto in un comune impegno per la pace e la fraternità”.
AD EFESO – Il Papa ha portato ad Efeso l’affetto e l’incoraggiamento di tutta la Chiesa per la piccola comunità cattolica della Turchia: circa 30 mila fedeli su oltre 70 milioni di abitanti, al 99 per cento musulmani. Il piccolo Santuario di Meryem Ana Evi, cioè di Maria Madre, sorge in un luogo suggestivo: la cosiddetta “Collina dell’usignolo”, sul Mar Egeo, , dove, secondo un’antica tradizione, Maria ha vissuto gli ultimi anni della sua vita con San Giovanni Apostolo. “Con questa visita ho voluto far sentire l’amore e la vicinanza spirituale, non solo miei, ma della Chiesa universale alla comunità cristiana, che qui in Turchia è davvero una piccola minoranza ed affronta ogni giorno non poche sfide e difficoltà”. Nell’omelia il Papa ricorda che qui ad Efeso si svolse nel 431 un celebre Concilio, che proclamò solennemente la maternità divina di Maria. Maria, dunque, Madre di Dio, affidata all’umanità da Gesù dall’alto della croce, come Madre dell’unità del genere umano, una fraternità di cui oggi, più che mai, c’è bisogno nel mondo. Il Papa eleva al Signore una speciale preghiera per la pace tra i popoli: “Da questo lembo della Penisola anatolica, ponte naturale tra continenti, invochiamo pace e riconciliazione anzitutto per coloro che abitano nella Terra che chiamiamo “santa”, e che tale è ritenuta sia dai cristiani, che dagli ebrei e dai musulmani: è la terra di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, destinata ad ospitare un popolo che diventasse benedizione per tutte le genti. Pace per l’intera umanità! Possa presto realizzarsi la profezia di Isaia: «Forgeranno le loro spade in vomeri, / le loro lance in falci; / un popolo non alzerà più la spada contro una altro popolo, / non si eserciteranno più nell’arte della guerra». Maria ci insegna che fonte della nostra gioia ed unico nostro saldo sostegno è Cristo, e ci ripete le sue parole: «Non temete», «Io sono con voi». Al suo braccio potente noi ci affidiamo. E tu, Madre della Chiesa, accompagna sempre il nostro cammino! Santa Maria Madre di Dio prega per noi!".
LA CELEBRAZIONE DEL PATRIARCA BARTOLOMEO I – Il Patriarca Bartolomeo I, che aveva atteso il Papa fin dall’aeroporto di Istanbul, ha accompagnato Benedetto XVI nella chiesa patriarcale di San Giorgio, dove il Papa ha venerato le reliquie di San Gregorio di Nazianzo e di San Giovanni Crisostomo, consegnate nel 2004 da Papa Wojtyla al Patriarcato Ecumenico. La bellezza e la solennità della liturgia ortodossa presieduta da Bartolomeo I fanno intravedere i bagliori del mistero divino attraverso la ricchezza dei segni, delle immagini, delle luci, dei canti. Tutto converge verso la santità e verso l’incontro tra l’uomo e lo spirito: “Noi ci inchiniamo con umiltà e pentimento – ha detto il Patriarca Bartolomeo I – davanti a Nostro Signore Gesù Cristo, la cui tunica tessuta tutta d’un pezzo noi abbiamo diviso”. È l’amore fraterno – spiega poi Benedetto XVI nel suo discorso – che porta il Successore di Pietro nella Chiesa fondata dal fratello Andrea, l’apostolo che venne chiamato per primo da Gesù: "Le divisioni esistenti tra i cristiani sono uno scandalo per il mondo ed un ostacolo per la proclamazione del Vangelo. Alla vigilia della propria passione e morte il Signore, attorniato dai discepoli, pregò con fervore che essi fossero uno, cosicché il mondo possa credere. E’ solo attraverso la comunione fraterna tra i cristiani e attraverso il reciproco amore che il messaggio dell’amore di Dio per ogni uomo e donna diverrà credibile”. La missione evangelizzatrice, continua il Pontefice, è ancora oggi più urgente visto che anche terre cristiane come l’Europa stanno smarrendo le loro radici se addirittura non le rifiutano. Al termine della Divina liturgia, il Papa e il Patriarca Ecumenico hanno raggiunto il balcone del palazzo patriarcale, benedicendo in latino e in greco i fedeli presenti. Tanti gli applausi, cui hanno risposto salutando con le mani unite, levate in alto. Poi si è svolta la cerimonia della firma della Dichiarazione congiunta in cui Benedetto XVI e Bartolomeo I esprimono la gioia di sentirsi fratelli e rinnovano l’impegno in vista della piena comunione.
LA VISITA ALLA MOSCHEA – Resterà come uno dei momenti più significativi di questo viaggio apostolico in Turchia, il Gran Muftì di Istanbul con il Papa accanto, in un lungo momento di raccoglimento nella Moschea di Sultan Ahmet Camii, conosciuta come la Moschea Blu. Un simbolismo di pace che suggella un pomeriggio svoltosi all’insegna di un grande rispetto e di un’accoglienza al Papa tutt’altro che formale, rendendo visibile quanto Benedetto XVI aveva detto: “Dobbiamo andare avanti nell’impegno per la fratellanza e per l’unità. Il dialogo non è contro la fedeltà alla propria fede, ma apre il cuore all’altro”. Stessi sentimenti hanno animato l’altro momento forte del pomeriggio, all’insegna del dialogo interreligioso, quando il Papa si è recato al museo di Santa Sofia, antica basilica bizantina dedicata alla Divina sapienza, poi trasformata in moschea e oggi museo. Nell’apporre la sua firma nel libro d’oro del museo, Benedetto XVI ha lasciato scritto: “Nelle nostre diversità, ci troviamo davanti alla fede del Dio unico. Che Dio ci illumini e ci faccia trovare la strada dell’amore e della pace”.
LA VISITA ALLA COMUNITÀ ARMENA – Non poteva mancare qui in Turchia la visita del Papa alla comunità armena apostolica che ha accolto Benedetto XVI con grande gioia. Si tratta di una delle comunità cristiane più antiche distinta dagli ortodossi, in senso stretto, che si separarono da Roma nel 1054. Gli armeni apostolici si distaccarono nel 451 non accettando il Concilio di Calcedonia, che condannava l’eresia monofisita, cioè la tesi secondo la quale Cristo è solo Dio e non anche vero uomo. Nel dibattito conciliare, gli armeni apostolici, pur non negando l’umanità di Gesù, tendevano ad accentuarne la divinità. Una pura questione terminologica nel consueto irrigidimento delle parti provocò lo scisma. Dopo oltre 15 secoli, durante il Pontificato di Giovanni Paolo II, la Chiesa cattolica e la Chiesa armena apostolica hanno sottoscritto nel 1996 una dichiarazione congiunta in cui si ritengono superati gli equivoci del Concilio di Calcedonia e si afferma la fede in Cristo, vero Dio e vero uomo. Benedetto XVI nel suo discorso nella cattedrale armena apostolica ha sottolineato la necessità di curare le ferite della separazione, perché le tragiche divisioni che sono sorte lungo il tempo fra i seguaci di Cristo, contraddicono apertamente alla volontà del Signore che vuole l’unità. All’insegna dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, il Papa ha incontrato, nella serata di ieri, anche il metropolita siro-ortodosso, il Gran Rabbino della Turchia.
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PER CAPIRE
Cristianesimo, islam e ebraismo:
tre religioni monoteistiche?
Si parla di cristianesimo, ebraismo e islam come di tre religioni monoteistiche. Si tratta di una espressione che però può essere fraintesa dando adito ad errori. La interpretazione corretta la si ha quando si riconosce che sia i cristiani, sia gli ebrei e sia i musulmani riconoscono l'esistenza di un unico Dio creatore. Questo distingue queste tre fedi dalle religioni teiste, come l'induismo, che ritiene l'esistenza di un dio a fondamento dell'universo (Brahman) ma che non è creatore in quanto la materia è considerata eterna. Anche la filosofia greca, con Platone ed Aristotele, affermava l'esistenza di un unico dio ma che non è creatore ma plasmatore (demiurgo) del mondo. La creazione dal nulla (ex nihilo) è una rivelazione biblica esplicitata in formule molto chiare nel libro dei Maccabei.
La differenza di queste tre religioni monoteistiche sta nella rivelazione di Dio che ciascuna religione ha. Sia gli ebrei che i musulmani escludono il mistero della Santissima Trinità e di conseguenza il mistero stesso dell'incarnazione, che per il cristianesimo rappresenta il cuore stesso della fede. I cristiani non possono rivolgersi a Dio se non per mezzo di Gesù Cristo: «Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14, 6). Questa è la differenza radicale della preghiera dei cristiani: la preghiera degli ebrei e musulmani è rivolta al dio unico creatore mentre i cristiani nella preghiera si rivolgono al Padre per mezzo di Gesù Cristo sotto l'influsso dello Spirito Santo. In tal senso la preghiera cristiana è sempre cristologica e trinitaria. Proprio per questo non è possibile una preghiera comune alle tre religioni, che causerebbe un sincretismo religioso inaccettabile.
Ovviamente Dio accetta la preghiera a lui rivolta con cuore sincero da parte di tutti, e possiamo dire – come afferma il documento "Dominus Iesus" – che lo Spirito Santo suscita la preghiera in tutti i cuori perché lo Spirito Santo opera ovunque anche al di fuori della Chiesa illuminando i cuori "per vie a lui note", che poi sono le vie della illuminazione interiore. Pertanto è un grave errore sostenere che tutte le tre religioni adorano il medesimo dio e sono uguali tra loro con differenze esclusivamente di culto. Tale impostazione finisce di fatto per vanificare l'incarnazione di Dio in Gesù Cristo. Il fatto cristiano è proprio quello per cui Dio si è fatto uomo per cui l'accesso a Dio Padre avviene sempre ed unicamente per mezzo di Gesù Cristo fatto uomo e risorto.
Maria vista dai musulmani
Come viene considerata Maria dai musulmani? Ce lo spiega il mariologo Stefano De Fiores, intervistato dalla Radio Vaticana (29/11/2006)
«Mentre, da una parte, i musulmani hanno grosse difficoltà ad accettare la figura di Gesù Cristo, vero Dio e uomo, perchè per il senso della trascendenza Dio non potrebbe, secondo loro, incarnarsi. Per Maria invece non hanno difficoltà, perchè Maria è una creatura, una serva del Signore e quindi vedono in Maria un esempio dell’islam, cioè dell’abbandono fiducioso a Dio. Maria, quindi, è una delle quattro donne che vengono tenute in grande considerazione da parte dell’islam e, in particolare, la Vergine Maria è vista, assieme a Gesù, come Colei che non ha avuto mai nessun peccato e quindi è molto gradita a Dio. Una delle sure più belle del Corano è appunto la 19, dove si narra della doppia annunciazione di Maria. Quindi, Maria è senz’altro benedetta da loro ed è un motivo di fiducia verso questa figura che è venerata sia dal popolo cristiano, sia dal popolo musulmano». |
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BENEDETTO XVI

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