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BENEDETTO XVI

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I VIAGGI DI BENEDETTO XVI

Viaggio apostolico a Monaco - 2006

L'uomo di oggi non sente più Dio

«L’uomo di oggi non riesce più a sentire Dio: che si dice di Dio ci sembra pre-scientifico. Sente l’urgenza del progresso, dello sviluppo ma non quella della fede e rischia di cadere nel cinismo e nel disprezzo di Dio».

 

Papa Benedetto XVI a Monaco
Papa Benedetto XVI a Monaco

METTERE DIO AL CENTRO DELLA VITA – Il Papa, nell’omelia della Messa presieduta sulla spianata della Nuova Fiera di Monaco il 10 settembre 2006 nella seconda giornata del suo viaggio in Baviera, ha tracciato alcune delle principali inqietudini della Chiesa di oggi che riguardano la pace nel mondo, l'Occidente e il rapporto con le altre religioni, invitando a mettere Dio al centro della propria vita: solo così la vita cambia davvero, perché l’amore di Dio include l’amore per il prossimo. Allora “la giustizia e l’amore” diventano “le forze decisive nell’ordine del mondo”. Sul palco è stato posizionato il più antico crocifisso del mondo, risalente al IX secolo e ritrovato in Baviera, a testimonianza delle radici cristiane dell’Europa.

LA DIMENSIONE SOCIALE E IL VANGELO – “Il sociale e il Vangelo sono inscindibili tra loro. Dove portiamo agli uomini soltanto conoscenze, abilità, capacità tecniche e strumenti, là portiamo troppo poco. La chiesa cattolica in Germania è grandiosa nelle attività sociali” – ha detto il Santo Padre – ma “esiste in alcuni l’idea che i progetti sociali siano da promuovere con la massima urgenza, mentre le cose che riguardano Dio o addirittura la fede cattolica siano cose di minore importanza”. Tuttavia è l’evangelizzazione che “deve avere la precedenza” – ha proseguito Benedetto XVI citando l’esperienza dei presuli africani ricevuti recentemente in visita ad Limina in Vaticano. “Ogni tanto – ha raccontato il Papa – qualche vescovo africano dice: «Se presento in Germania progetti sociali, trovo subito le porte aperte. Ma se vengo con un progetto di evangelizzazione, incontro piuttosto riserve». Ma solo la conversione del cuore derivata dall’amore e la conoscenza del Dio di Gesù Cristo può portare ad un vero progresso del sociale, ad una vera lotta, ad esempio, all’Aids, combattuta “affrontando veramente le sue cause profonde e curando i malati con la dovuta attenzione e con amore”. Laddove manca Cristo invece, sopravvengono i meccanismi della violenza e "la capacità di distruggere e di uccidere diventa la capacità prevalente per raggiungere il potere e i criteri secondo i quali la tecnica entra a servizio del diritto e dell’amore si smarriscono”.

OGGI L'OCCIDENTE ESCLUDE LE PORTE A DIO – “Le popolazioni dell'Africa e dell'Asia – ha proseguito il Papa – ammirano le nostre prestazioni tecniche e la nostra scienza, ma al contempo si spaventano di fronte ad un tipo di ragione che esclude totalmente Dio dalla visione dell'uomo, ritenendo questa la forma più sublime della ragione, da insegnare anche alle loro culture. La vera minaccia per la loro identità non la vedono nella fede cristiana, ma invece nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l'utilità a supremo criterio morale per i futuri successi della ricerca. Cari amici, questo cinismo non è il tipo di tolleranza e di apertura culturale che i popoli aspettano e che tutti noi desideriamo! La tolleranza di cui abbiamo urgente bisogno comprende il timor di Dio – il rispetto di ciò che per altri è cosa sacra. Questo senso di rispetto  può essere rigenerato nel mondo occidentale soltanto se cresce di nuovo la fede in Dio".

LA FEDE NON SI PUO' IMPORRE MA DEVE ESSERE CERCATA – Ma la fede non è qualcosa che si può imporre. “Un simile genere di proselitismo è contrario al cristianesimo. La fede può svilupparsi solo nella libertà”.  Da qui un appello alla libertà degli uomini di aprirsi a Dio, di cercarlo, riprestargli ascolto. Solo nella libertà avviene la guarigione dalla “sordità nei confronti di Dio di cui soffriamo specialmente in questo nostro tempo”. “Non riusciamo più a sentirlo sono troppe le frequenze diverse che occupano le nostre orecchie. Quello che si dice di Dio ci sembra pre-scientifico, non più adatto al nostro tempo. Con la debolezza d’udito nei confronti di Dio, l’orizzonte della nostra vita si riduce in modo preoccupante”. Anche oggi – ha aggiunto il Papa – così come nel brano evangelico del sordomuto guarito, Gesù vuole curare la nostra sordità, toccandoci, dicendo “Effatà,  apriti!”, per renderci capaci di “sentire ancora Dio” e donarci “uno sguardo “diverso sull’uomo e sulla creazione”.

IL NO ALL'ODIO – Il profeta Isaia rivolto a un popolo oppresso diceva “La vendetta di Dio verrà”. Ma cos’è questa vendetta? “La Croce – ha spiegato Benedetto XVI – il “No” alla violenza, l’amore fino alla fine. E’ questo il Dio di cui abbiamo bisogno. Non veniamo meno al rispetto di altre religioni e culture, al profondo rispetto per la loro fede, se confessiamo ad alta voce e senza mezzi termini quel Dio che alla violenza oppone la sua sofferenza; che di fronte al male e al suo potere innalza, come limite e superamento, la sua misericordia”.

L'ESEMPIO CI VIENE DA MARIA, DONNA DELL'ASCOLTO – La necessità, per la convivenza serena e pacifica tra gli uomini, di porre Dio al centro della realtà e della vita è stata ribadita dal Papa anche all’Angelus. “L'esempio di un tale atteggiamento – ha detto è Maria, donna dell’ascolto, Vergine col cuore aperto verso Dio e verso gli uomini”.  A lei si sono rivolti i fedeli di ogni tempo nella tribolazione invocando il suo aiuto”. Ne sono testimonianza le innumerevoli chiese e santuari nella Baviera. Il Pontefice ha ricordato il santuario di Altötting, dove domani si recherà in pellegrinaggio, e la Colonna di Maria, Mariensäule, ai piedi della quale ieri ha vissuto momenti intensi di “festa della fede”, salutato da 150 mila persone accorse per le strade di Monaco.

L'IMPORTANZA DELL'ESEMPIO DELLA FAMIGLIA – Papa Benedetto XVI durante la Messa vespertina nella Cattedrale di Monaco di Baviera lancia un appello a chi ha bambini: "Cari genitori! Vorrei invitarvi vivamente ad aiutare i vostri bambini a credere, invitarvi ad accompagnarli nel loro cammino verso la Comunione, nel loro cammino verso Gesù e con Gesù. Vi prego, andate insieme con i vostri bambini in chiesa per partecipare alla Celebrazione eucaristica della domenica! Voi vedrete che questo non è tempo perso; è invece ciò che tiene la famiglia veramente unita, dandole il suo centro. La domenica diventa più bella, tutta la settimana diventa più bella, se insieme partecipate alla Liturgia domenicale. E, per favore, pregate anche a casa insieme: a tavola e prima di andare a dormire. La preghiera ci porta non solo verso Dio, ma anche l’uno verso l’altro. È una forza di pace e di gioia. La vita nella famiglia diventa più festosa e acquista un più ampio respiro, se Dio vi è presente e si sperimenta questa sua vicinanza nella preghiera".

Il testo integrale dell'omelia

 

Il discorso all’Università di Regensburg

Fede, ragione e università

«Il metodo empirico come tale esclude il problema Dio, facendolo apparire come ascientifico o pre-scientifico»

 

Benedetto XVI

Fede, ragione e dialogo con l'Islam sono stati al centro del discorso del Papa al mondo accademico dell’Università di Ratisbona. Qui Joseph Ratzinger fu titolare della cattedra di dogmatica e storia del dogma, ricoprendo anche l’incarico di vicerettore. Nel mondo occidentale – ha detto Benedetto XVI – domina largamente l’opinione che “soltanto il tipo di certezza derivante da matematica ed empiria ci permette di parlare di scientificità”. Ma, ha sottolineato, “un tale metodo esclude il problema Dio, facendolo apparire come ascientifico o pre-scientifico”.

“È l’uomo stesso che con ciò subisce una riduzione. Poiché, allora gli interrogativi propriamente umani, della religione e dell’etica, non possono trovare posto nello spazio della comune ragione descritta dalla ‘scienza’ e devono essere spostati nell’ambito del soggettivo. In questo modo l‘ethos e la religione perdono la loro forza di creare una comunità e scadono nell’ambito della discrezionalità personale”. Agli accademici di Ratisbona il Papa ha detto ancora: “Una ragione che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell’ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture. Ma la moderna ragione, propria delle scienze naturali, porta in sé un interrogativo che la trascende: essa deve accettare la struttura razionale della materia come un dato di fatto”.

La domanda sul perché di questo dato di fatto – ha proseguito il Papa – esiste e deve essere affidata alla filosofia e alla teologia: “L’Occidente è minacciato da questa avversione contro gli interrogativi fondamentali della sua ragione, e così può subire solo un grande danno. Questo tentativo di critica della ragione moderna non include assolutamente l’opinione che ora si debba tornare indietro, a prima dell’illuminismo: tutti siamo grati per le grandiose possibilità che lo spirito moderno ha aperto all’uomo”. È dunque importante allargare la ragione perché con tutta la gioia di fronte alle possibilità dell’uomo, vediamo anche le minacce che emergono da queste possibilità e ci chiediamo come possiamo dominarle: “Ci riusciamo solo se fede e ragione si ritrovano unite in modo nuovo”. Si tratta di “un incontro che ha creato l’Europa e rimane il suo fondamento. Solo nell’incontro tra fede e ragione è possibile un vero dialogo delle culture e delle religioni, di cui abbiamo urgente bisogno”.

In questo dialogo possono emergere diversità profonde. Benedetto XVI ne ha citato un esempio all’inizio della sua lezione, parlando di un colloquio nel XIV secolo tra l’imperatore bizantino e un colto persiano musulmano. Il loro confronto si focalizza sul rapporto tra religione e violenza, e sul significato della trascendenza di Dio e la diffusione pacifica della fede. Ma nonostante le differenze che ne emergono, il Papa ha invitato il mondo occidentale ad “ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell'umanità, specialmente quella della fede cristiana”, che costituiscono una fonte di conoscenza. Rifiutare questa fonte significherebbe una riduzione inaccettabile del nostro ascoltare e rispondere.

 

Il DISCORSO DI RATISBONA

Il testo integrale del discorso

Il cuore del discorso è molto semplice, nonostante il discorso sia stato oggetto di travisamenti e polemiche. Oggi ci troviamo in una società in cui la gente proviene da diverse esperienze religiose o filosofie di vita. In reazione a questa situazione si verificano due tendenze: una è il razzismo, l'altro è il ritenere che non esiste una verità oggettiva e che pertanto ogni opinione è legittima se considerata in relazione a ciascuna religione, cultura o filosofia a cui appartiene.

Benedetto XVI invece sostiene che c'è una verità che precede la religione e la filosofia a cui si appartiene: è quel desiderio di verità, giustizia, amore e bellezza che ognuno porta con sé nel suo cuore, e che permette così di giudicare il credo di ogni religione o filosofia. Se rispetta questi principi si tratta di un credo giusto, altrimenti è violenza contro l'uomo. Oggi la possibilità di convivenza tra gente diversa è possibile solo se si parte solo da questo fondamentale presupposto.

I commenti pubblicati su "Il Foglio"
(Ferrara, Agnoli, Cesana, Israel, Cardia, Albacete)

 

 

 

BENEDETTO XVI

 

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