
BENEDETTO XVI





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IL PONTIFICATO DI BENEDETTO XVI
Il pensiero di Papa Benedetto XVI
«Se si arriverà ad uno scontro delle culture, non sarà per lo scontro delle grandi religioni, ma sarà per lo scontro tra questa radicale emancipazione dell'uomo e le grandi culture storiche»

Papa Benedetto XVI saluta la folla di fedeli |
IL RIFIUTO DI DIO – Per il cardinale Joseph Ratzinger non ci sono mai stati dubbi: «Se si arriverà ad uno scontro delle culture, non sarà per lo scontro delle grandi religioni – da sempre in lotta le une contro le altre ma che, alla fine, hanno anche sempre saputo vivere le une con le altre –, ma sarà per lo scontro tra questa radicale emancipazione dell'uomo e le grandi culture storiche. Così, anche il rifiuto del riferimento a Dio è espressione di una coscienza che vorrebbe vedere Dio cancellato definitivamente dalla vita pubblica dell'umanità e accantonato nell'ambito soggettivo di residue culture del passato. Il relativismo, che costituisce il punto di partenza di tutto questo, diventa così un dogmatismo che si crede in possesso della definitiva conoscenza della ragione» (cf. Conferenza tenuta a Subiaco).
UN OCCIDENTE STANCO DELLA PROPRIA CULTURA – Secondo Ratzinger il mondo occidentale è «un mondo stanco della sua propria cultura, un mondo arrivato al momento nel quale non c'è più evidenza della necessità di Dio, tantomeno di Cristo, e nel quale quindi sembra che l'uomo stesso potrebbe costruirsi da sé stesso. In questo clima di un razionalismo che si chiude in sé, che considera il modello delle scienze l'unico modello di conoscenza, tutto il resto è soggettivo. Anche, naturalmente, la vita cristiana diventa una scelta soggettiva, quindi arbitraria e non più la strada della vita. E perciò, naturalmente, diventa difficile credere e se è difficile credere tanto più è difficile offrire la vita al Signore per essere suo servo».
COLLABORATORE DELLA VERITÀ – «Sono giunto perciò alla conclusione che in un’epoca di crisi, in cui siamo sommersi dal flusso delle verità scientifiche e in cui però le questioni umane fondamentali sono ricacciate nel soggettivo, abbiamo nuovamente bisogno di metterci alla ricerca della verità, abbiamo nuovamente bisogno del coraggio della verità. Da questo punto di vista queste parole antiche, che mi sono scelto come motto, definiscono aspetti della funzione di un sacerdote e teologo che deve cercare, in tutta umiltà, con piena coscienza della propria fallibilità, di diventare collaboratore della verità».
LA DENUNCIA DEL RELATIVISMO – Il 18 aprile 2005, a poche ore dall'inizio del Conclave che lo avrebbe eletto, denuncia apertamente il relativismo come quel morbo che ha intaccato il pensiero cristiano. «Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare "qua e là da qualsiasi vento di dottrina", appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie». (cf. Omelia della Messa Pro Eligendo Pontifice)
IL MONDO SUGGERISCE L'AGNOSTICISMO E RELATIVISMO ETICO – Relativismo e agnosticismo, infatti, sono nella visione del teologo Joseph Ratzinger i "nemici" più subdoli della verità e del bene: «Il mondo ci consiglia l'agnosticismo. Il problema centrale è la nostra sordità alla voce di Dio; è l'agnosticismo che diventa quotidianità, scelta della vita». Oggi infatti proclamere una qualsiasi verità sull'esistenza umana è considerato dal mondo un atto politicamente scorretto. In una cultura che rinuncia a pervenire alla verità e considera legittima solo la formulazione di opinioni, viene anche a cadere il signignificato di concetti quali "bene" e "male" essendo questi stessi relativi all'opinione di ogni persona. Il conseguente obnubilamento dei valori morali, favorisce l'insorgere di comportamenti lesivi della dignità della persona, e ciò si traduce in un serio ostacolo allo sviluppo umanistico nei vari ambiti dell'esistenza. Assolutizzare il relativismo significa infatti il non volere nessuna risposta definitiva.
IL RELATIVISMO RELIGIOSO – Si cade nel relativismo anche quando si riduce la fede ad un ambito strettamente privato per non "offendere" le altre religioni e le altre opinioni. Eppure, come ribadisce Benedetto XVI: «oggi in un mondo multiculturale e multireligioso, molti sono tentati di dire: “Meglio per la pace nel mondo tra le religioni, le culture, non parlare troppo delle specificità del cristianesimo, cioè di Gesù, della Chiesa, dei sacramenti. Accontentiamoci delle cose che possono essere più o meno comuni...”. Ma non è vero. Proprio in questo momento – nel momento di un grande abuso del nome di Dio – abbiamo bisogno del Dio che vince sulla croce, che vince non con la violenza, ma con il suo amore. Proprio in questo momento abbiamo bisogno del volto di Cristo, per conoscere il vero volto di Dio e per portare così riconciliazione e luce a questo mondo. Perciò insieme con l’amore, con il messaggio dell’amore, con tutto quanto possiamo fare per i sofferenti in questo mondo, dobbiamo portare anche la testimonianza di questo Dio, della vittoria di Dio proprio mediante la non violenza della sua croce». (cf. Riflessione di domenica 23 luglio)
LA FEDE IN CRISTO COME RISPOSTA A QUESTA CRISI – Come soluzione a questo problema, che altro non è che un problema legato alla crisi di fede dei nostri tempi, non c'è altro modo che proclamare apertamente la fede in Gesù Cristo che non è solo Via e Vita, ma anche Verità. «Adulta non è una fede che segue le onde della moda e l'ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell'amicizia con Cristo. È quest'amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo». (cf. Omelia della Messa Pro Eligendo Pontifice)
A. G.
L'INTERVISTA
In occasione di un intervista per il quotidiano Avvenire Lazio/Sette (17 aprile 2004), l'allora Card. Joseph Ratzinger ha risposto ad alcune domande che rivelano già i tratti portanti del futuro pontificato: la minaccia del relativismo, il cristocentrismo e importanza del culto mariano. Traspare inoltre anche l'affettuoso legame con il suo venerato predecessore: Giovanni Paolo II.
DOMANDA – Eminenza, quali sono, secondo Lei, le insidie che incontra la Fede, in particolar modo per i giovani?
RATZINGER – "L'insidia primaria è il materialismo. Si vive di apparenze, Dio appare così lontano, si sente che la scienza non potrebbe trovare Dio, forte è l'agnosticismo. Una vita di cose materiali, secondo i modelli presentati dalla televisione. Più profondamente, direi una delle insidie per la Fede è il relativismo. Pensare che tutte le religioni sono uguali, noi cristiani ne abbiamo una, gli altri hanno la propria. Così si perde il senso della Verità, non bisogna considerare tutto come una tradizione. Superficialità nel modo di vivere, e più profondamente pensare che la Verità non la possiamo vedere, son tutte tradizioni e qualche volta può anche esser bello avere delle tradizioni, ma non può essere determinante per la mia vita."
DOMANDA – In questi momenti così tristi, per le vicende internazionali, il Santo Padre nel messaggio "Urbi et Orbi" pasquale ha invitato le religioni ad essere unite contro il terrorismo. Lei Eminenza come vede questo dialogo interreligioso ed in particolare con l'Islam?
RATZINGER – "La nostra posizione è contro il relativismo, come se tutto fosse uguale. Dall'altra parte implica il rispetto per l'altro e il comune impegno per la pace. Questo è importante, Dio non può dividere. Dio non può leggittimare l'opposizione e l'odio. Dio è il Creatore di tutti e seppur con le differenze delle religioni, tutti dobbiamo rispettare Dio, nel senso di comune impegno e responsabilità per la dignità umana, per il rispetto della vita, e per l'impegno contro la violenza e l'odio. Il dialogo interreligioso ha soprattutto questo scopo: favorire il rispetto reciproco, una maggiore conoscenza di Dio per capire. Il Dio vero non può essere la realtà che ci separa. Il Dio vero non può essere promotore di odio, il Dio vero deve essere di pace. Siamo nella strada verso Dio soltanto se ci impegniamo per la pace, per il rispetto reciproco."
DOMANDA – Eminenza, Lei conosce da vicino il Santo Padre Giovanni Paolo II. Cosa ha donato al mondo questo lungo pontificato?
RATZINGER – "Ha donato il senso di Dio. Dio è vicino e vincente. Non posso dimenticare mai il primo suo discorso in piazza San Pietro. "Aprite le porte a Cristo, non abbiate paura del Signore. Cristo non toglie niente, Cristo è pienezza della vita". Ma il Santo Padre ha donato al mondo anche la speranza a tutti che la vita non è vuota, impegnarsi per i valori grandi dell'umanità, una cosa non solo necessaria, ma da pienezza alla nostra vita. L'apertura a Dio, questa sua vicinanza al Signore lo ha aiutato a cercare la pace. Certo questa situazione terribile nel mondo, lascia molto perplessi, ma ci sono venti di pace, hanno sempre avuto un grande approccio nel messaggio del Santo Padre. È importante sapere che egli è un uomo di profonda fede, un uomo di preghiera, chi ha partecipato alle sue Sante Messe, ha visto come egli è immerso in Dio. Un uomo che conosce Cristo di vicino, di prima mano, ama moltissimo la Madre del Signore, e cosi vede la tenerezza di Dio negli occhi della Madre. Un uomo fedelissimo ai Sacramenti, ai grandi doni della nostra Fede. Con questa profonda fedeltà, è così aperto, perchè chi è vicino a Gesù non è contrario agli altri, ma trova l'apertura con tutti e l'amore."
DOMANDA – Eminenza, nei suoi ultimi testi, ed in particolare "In cammino verso Gesù Cristo", non era da dare per scontato la centralità di Cristo nella Fede, anzì Lei invita tutti a riscoprire Gesù Cristo.
RATZINGER – "Penso che è importante ritrovare la centralità di Cristo. Quanto siamo più vicini a Cristo, quanto più siamo vicini all'amore di Dio e capaci di essere pacificatori nella Terra. Questa fobia di Cristo che esiste un pò perchè così si pensa di poterci separarci dai musulmani, dai budisti e dagli altri, è un grande errore. Perdere il centro della nostra Fede, perdere questa faccia di Dio nel cuore trafitto di Cristo ci allontana da Dio, ci allontana dai fondamenti della nostra Speranza e non ci aiuta nell'impegno per l'umanità e la pacificazione."
DOMANDA – Eminenza, quale è il ruolo di Maria nella fede dei cristiani oggi?
RATZINGER – "Sì, adesso che anche i nostri fratelli protestanti nel mondo hanno riscoperto il ruolo e l'importanza della donna, sarebbe veramente una lacuna incomprensibile se nella fede cristiana la donna non avesse un posto molto importante nella società. La realtà è che Dio ha scelto una Donna per farsi Uomo, una donna come la sua dimora vivente, come il suo tempio vivente, come l'espressione della sua tenerezza. Maria sta nel cuore della nostra fede. Possiamo così rispondere anche ai femminismi sbagliati soltanto se vediamo la vera figura della donna nella sua grande altezza, nella sua vicinanza a noi tutti. In questo tempo di violenza, materialismo, tecnocrazia, è in pericolo perdere il cuore. Tecnocrazia è un mascolismo triste, in questo contesto è molto importante vedere la figura di Maria, come Madre di Dio, Madre del Signore, che è totalmente Uomo, ma Maria è anche portatrice della presenza di Dio nel Mondo. In quest'ora mariana, ne abbiamo tanto bisogno." |
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BENEDETTO XVI

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