
BENEDETTO XVI





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IL PONTIFICATO DI BENEDETTO XVI
La seconda enciclica: «Spe salvi» (2007)
Qual è il contenuto della speranza cristiana? La salvezza sorge dallo sguardo alle cose ultime.
La speranza come chiave cristiana per vivere il presente, anche se faticoso, dal momento che i credenti hanno un futuro e sanno che la loro vita non finisce nel vuoto: è questo il cuore di "Spe salvi", la seconda enciclica di Benedetto XVI. Dopo aver riflettutto sull'amore, il papa offre ai credenti un nuovo spunto di riflessione sulla virtù teologale della speranza: un modo per calare nuovamente la verità nella concretezza della vita, nella profondità delle domande dell'uomo, nell'affidabilità dell'annuncio di Cristo. Ma anche per mettere in discussione i progetti di redenzione che non contemplano Dio, dall’illuminismo al marxismo, dalla fede cieca nel progresso all’assolutizzazione della scienza.
Lunga 77 pagine, con una introduzione e suddivisa in paragrafi, la lettera non presenta una divisione in due parti come la "Deus caritas est", ma si presenta come un continuum che prende inizio dal concetto di speranza e fede, per passare in rassegna il tema della vita eterna e del rapporto fede-ragione, fino alla trasformazione della fede-speranza cristiana nel tempo moderno. Sono numerose le citazioni di Benedetto XVI: oltre al Nuovo Testamento (San Paolo ai Romani, Lettere agli Ebrei, Prima Lettera di San Pietro, Prima Lettera ai Corinzi), vengono menzionati santa Giuseppina Bakhita, suora canossiana, nata in Sudan, che il Pontefice definisce "piccola schiava africana", San Tommaso D'Aquino, San Francesco d'Assisi, Sant'Ambrogio, Bernardo di Chiaravalle. Ed ancora, Lutero, Kant, Marx, Adorno, Henry de Lubac, Francesco Baconi.
SPERANZA E SALVEZZA – Parte dalla frase della Lettera ai Romani di San Paolo Benedetto XVI, per spiegare che in quel "Nella speranza siamo stati salvati" è racchiuso il senso di tutto. “La redenzione, la salvezza, secondo la fede cristiana – spiega il pontefice nell’introduzione – non è un semplice dato di fatto. La redenzione ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino". La vita non finisce nel vuoto, insomma, e la "porta oscura del tempo, del futuro è stata spalancata". Del resto, continua Benedetto XVI, il Vangelo è "una comunicazione che produce fatti e cambia la vita" e chi sa accogliere la speranza, può vivere diversamente, perché sa di aver ricevuto in dono "una vita nuova". L'immagine della speranza coincide così con Dio stesso e riceve speranza chi "giunge a conoscere Dio". Il papa cita così Giuseppina Bakhita, santa originaria del Darfur, vissuta nel XIX secolo, venduta come schiava. Dopo prove terribili giunge in Italia dove conosce “la grande speranza” e può dire: “io sono definitivamente amata e qualunque cosa accada – io sono attesa da questo Amore”.
GESÙ NON È UN RIVOLUZIONARIO – In una prospettiva simile, continua Benedetto XVI, il messaggio di Gesù non è "sociale-rivoluzionario” come quello di Spartaco, né aspira ad "una liberazione politica, come quello di Barabba o Bar-Kochba. Cristo dona "l’incontro con il Dio vivente, l’incontro con una speranza che era più forte delle sofferenze della schiavitù e che per questo trasformava dal di dentro la vita e il mondo”, “anche se le strutture esterne rimanevano le stesse”. Una nuova libertà che sottrae l'uomo alle "leggi della materia e dell’evoluzione”, in forza di un "Dio personale che governa le stelle". "Non le leggi della materia e dell’evoluzione sono l’ultima istanza, - scrive il pontefice - ma ragione, volontà, amore – una Persona. E se conosciamo questa Persona e Lei conosce noi, allora veramente l’inesorabile potere degli elementi materiali non è più l’ultima istanza; allora non siamo schiavi dell’universo e delle sue leggi, allora siamo liberi". Siamo liberi perché “il cielo non è vuoto”, spiega, perché il Signore dell’universo è Dio che “in Gesù si è rivelato come Amore”.
Si ha a che fare con un Dio che indica all'uomo cosa "egli deve fare per essere veramente uomo”, ma anche "la via oltre la morte", offrendo in questo modo una speranza che è "attesa e presenza" insieme. "Per la fede - scrive il papa sono già presenti in noi”, ad uno stato iniziale, “le cose che si sperano: il tutto, la vita vera”. Il futuro è attirato “dentro il presente” e noi lo possiamo già percepire e “questa presenza di ciò che verrà crea anche certezza”, “costituisce per noi una ‘prova’ delle cose che ancora non si vedono”. Ed è proprio questa speranza che dà la forza a tanti cristiani per affrontare le persecuzioni e il martirio opponendosi “allo strapotere dell’ideologia e dei suoi organi d’informazione”.
SPERANZA E CRISI DELLE RIVOLUZIONI – La speranza è anche la prospettiva per leggere la crisi attuale della fede, legata al fatto "la vita eterna non sembra una cosa desiderabile". Il papa tratteggia la realtà di un uomo ancorato al presente, capace di assolutizzare "il progresso tecnico-scientifico" e la ragione, come se dal "regno della ragione" potesse scaturire un'umanità "totalmente libera”. “Due tappe essenziali della concretizzazione politica di questa speranza”, dice il papa, sono state la Rivoluzione francese e quella marxista. Di fronte agli sviluppi della Rivoluzione francese, “l’Europa dell’Illuminismo … ha dovuto riflettere in modo nuovo su ragione e libertà”. La rivoluzione proletaria d’altra parte ha lasciato “dietro di sé una distruzione desolante”. “L’errore fondamentale di Marx” è stato questo: “ha dimenticato l’uomo e ha dimenticato la sua libertà… Credeva che una volta messa a posto l’economia tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo”. Esperienze fallite, continua Benedetto XVI, perché "l'uomo non può essere redento da una struttura esterna", ma ha "bisogno di Dio, altrimenti resta privo di speranza”. “Chi promette il mondo migliore che durerebbe irrevocabilmente per sempre fa una promessa falsa”, si legge, così come sbagliano quanti credono che l’uomo possa essere redento mediante la scienza. “La scienza può anche distruggere l’uomo e il mondo” e in ogni caso, "l’uomo può essere redento mediante l’amore”.
COME VIVERE LA SPERANZA – Chiarita la cornice teologica della speranza, il papa indica quattro forme di esercizio di questa virtù. La prima è la preghiera, radicata nella realtà di un Dio che "mi ascolta ancora … se non c’è più nessuno che possa ascoltarmi". E' l'esperienza fatta dal cardinale vietnamita Van Thuan, per 13 anni in carcere, di cui 9 in isolamento, che fece della preghiera "una crescente forza di speranza”. La seconda fase è quella dell'agire, in un'ottica di apertura agli altri, affinché “il mondo diventi un po’ più luminoso e umano". “La nostra speranza è sempre essenzialmente anche speranza per gli altri; solo così essa è veramente speranza anche per me. Da cristiani non dovremmo mai domandarci solamente: come posso salvare me stesso? Dovremmo domandarci anche: che cosa posso fare perché altri vengano salvati …? Allora avrò fatto il massimo anche per la mia salvezza personale". E ancora: se so che “la mia vita personale e la storia nel suo insieme sono custodite nel potere indistruttibile dell’amore”, è il ragionamento di Benedetto XVI, io “posso sempre ancora sperare, anche se non ho più niente da sperare”.
Terzo aspetto è la sofferenza, definta dal papa "luogo di apprendimento della speranza". “Bisogna fare tutto il possibile per diminuirla", dice. Tuttavia, “non è la fuga davanti al dolore che guarisce l’uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa maturare, di trovare senso mediante l’unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore”. E sia chiaro: “Una società che non riesce ad accettare i sofferenti …è una società crudele e disumana”.
L'ultimo luogo di apprendimento è il Giudizio di Dio, “la fede nel Giudizio finale". “Esiste la risurrezione della carne, – spiega Benedetto XVI – Esiste una giustizia. Esiste la ‘revoca’ della sofferenza passata, la riparazione che ristabilisce il diritto”. Il papa si dice “convinto che la questione della giustizia costituisce l’argomento essenziale, in ogni caso l’argomento più forte, in favore della fede nella vita eterna”. E’ impossibile infatti “che l’ingiustizia della storia sia l’ultima parola”. “Dio è giustizia e crea giustizia. E’ questa la nostra consolazione e la nostra speranza. Ma nella sua giustizia è insieme anche grazia”. Benedetto XVI ribadisce la dottrina sull’esistenza del purgatorio e dell’inferno, sebbene il Giudizio di Dio sia anche grazia e questo “consente a noi tutti di sperare e di andare pieni di fiducia incontro al Giudice che conosciamo come nostro ‘avvocato’”.
LA PREGHIERA A MARIA – L'enciclica si chiuda con una preghiera del papa alla Madonna, "stella della speranza”: “Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci a credere, sperare ed amare con te. Indicaci la via verso il suo regno! Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino!”.
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