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GLI INTERVENTI DI BENEDETTO XVI

"Senza radici"

Marcello Pera e Joseph Ratzinger dialogano su Europa, relativismo, cristianesimo e islam. Offirmo qui una breve sintesi delle tematiche più significative trattate nel libro.

 

Senza radici

Marcello Pera &
Joseph Ratzinger
SENZA RADICI
Europa, relativismo, Cristianesimo, Islam

Edizioni Mondadori - 2004

PERA – L'Occidente soffre una malattia: si chiama relativismo, ossia non credere si possa attingere alla verità e a qualsiasi valore morale oggettivo. Quanto scritto da Friederich Nietzsche: «Non esistono fatti ma solo interpretazioni» è diventato ormai il dettame della cultura dominante europea: chiunque affermi che una cosa è meglio dell'altra, con pretesa di far valere questo giudizio, è condannato in nome del politicamente corretto. Qual è il risultato di un tale atteggiamento? Se la ragione non può attingere nulla che sia valido in sé, a prescindere dal contesto, ecco che una civiltà vale l'altra. L'idea del relativismo oggi prende vari nomi: pensiero postilluministico, pensiero postmoderno, pensiero debole, decostruttivismo, e asserisce in defnitiva che non esistono fondamenti ai nostri valori e che non si possono addure argomenti solidi per stabilire che qualcosa è migliore o vale più di qualcos'altro.

Questo relativismo non è presente soltanto tra atei e laici, ma vive anche nella Chiesa cattolica in una certa teologia post-conciliare. Ad esempio il teologo Paul Knitter afferma che in definitiva che «tutte le religioni sono o possono essere ugualmente valide» e che «Gesù Cristo sia "uno tra i tanti" nel mondo dei salvatori e dei liberatori». John Hick ed altri hanno invece tentato di rivedere aspetti della cristologia tradizionale come contenuti in affermazioni di Cristo come «Io sono la via, la verità e la vita» o «extra Verbum nulla salus». Come dice Ratzinger, «il ritenere che vi sia realmente una verità, una verità vincolante e valida nella storia stessa, nella figura di gesù Cristo e della fede della Chiesa, viene qualificato come fondamentalismo». Ciò porta anche a seri problemi sul piano del cosiddetto "dialogo interreligioso". «In realtà – scrive Pera – io credo che parlare di un cristiano relativista è un ossimoro, che anziché al dialogo porta all'apostasia». Infatti il dialogo è uno strumento per l'avvicinamento della verità, ma nel contesto cristiano il dialogo non può essere strumento di scoperta della verità, perché in tale funzione è sostituito dalla rivelazione. Pertanto il dialogo dovrebbe essere uno strumento della missione evangelizzatrice e riguarda pertanto la modalità della predicazione in sostituzione della modalità della polemica, dello scontro, della propaganza. Eppure oggi vige il timore, tra i cristiani, che una evangelizzazione possa portare al rischio di uno scontro e pertanto l'esito è l'affievolimento della fede o l'abbassamento della voce piuttosto che rischiare conflitti. «Ma il cristiano debole – conclude Pera – come il pensatore debole, alla fine diventa un cristiano arrendevole».

RATZINGER – L'Europa non è un concetto geografico, ma spirituale: è coincisa con la cultura dell'Impero romano, espandendosi in ogni direzione, fino alla Persia. Poi, in continuità, è stata cristiana. I confini sono stati poi segnati dall'Islam che ha tagliato in due il Mediterraneo. L'Europa ha vissuto il suo momento di crisi radicale con l'Illuminismo, e la contrapposizione tra ragione e fede. Si è creata una spaccatura violenta tra laici e cristiani. La ragione però senza la fede, senza la sua base cristiana, si è sciolta nella assoluta irrazionalità. Il materialismo ateo è ultima espressione di questo processo e con il comunismo, «il capovolgimento dei valori che avevano costruito l'Europa è completo». Ma nonostante il suo crollo l'Europa continua su questa strada di autodistruzione rinunciando a valori morali intangibili della dignità umana e della famiglia.

Stando ad un modello totalitario collegato offerto da una filosofia della storia rigidamente materialistica e ateistica «la storia viene compresa deterministicamente come un processo di progresso che passa attraverso la fase religiosa e quella liberale per giungere alla società assoluta e definitiva, in cui la religione come relitto del passato viene superata e il funzionamento delle condizioni materiali può garantire la felicità di tutti. L'apparente scientificità nasconde un dogmatismo intollerante: lo spirito è prodotto della materia; la morale è prodotto delle circostanze e deve venir definita e praticata a seconda degli scopi della società; tutto ciò che serve a favorire l'avvento dello stato finale felice è morale». Eppure questi diritti fondamentali della persona non vengono creati dal legislatore, né conferiti ai cittadini, «ma piuttosto esistono per diritto proprio, sono da sempre da rispettare da parte del legislatore, sono a lui previamente dati come valori di ordine superiore».

Infine Ratzinger affronta il tema della questione religiosa, denunciando il fatto che oggi in Occidente il sano principio rispetto di ciò che per l'altro è sacro sembra essere valido per tutte le religioni fuorché per il cristianesimo e per la figura di Cristo «dove la libertà di opinione appare come il bene supremo». In questo ravvisa «un odio di sé dell'Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l'Occidente tenta sì in maniera lodevole di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua propria storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. (...) Ma la multiculturalità non può sussistere senza costanti in comune, senza punti di orientamento a partire dai valori propri. Essa sicuramente non può sussistere senza rispetto di ciò che è sacro. Di essa fa parte l'andare incontro con rispetto agli elementi sacri dell'altro, ma questo lo possiamo fare solamente se il sacro, Dio, non è estraneo a noi stessi».

 

PER APPROFONDIRE

Joseph Ratzinger - Europa. I suoi fondamenti spirituali ieri, oggi e domani - Lectio magistralis del Cardinale Ratzinger al Senato della Repubblica
Marcello Pera - Il relativismo, il cristianesimo e l'Occidente - Lezione alla Pontificia Università Lateranense per i 150 anni di fondazione della facoltà di diritto civile. Roma, 12 maggio 2004

 

Le radici cristiane d'Europa

Come è noto, Giovanni Paolo II nell'ultima sua fase di pontificato, ha intrapreso una lunga battaglia perché il processo di unificazione europeo menzionasse formalmente nella sua Costituzione le radici cristiane dell'Europa. In questo modo si sarebbe ricordato come l'Europa non nasce "per caso", ma è il lungo articolarsi di una identità frutto dell'incontro di diverse componenti culturali (greca, romana, germanica) che sono state poi unite e amalgamate dal Cristianesimo. Rimuovere il periodo della cristianità dal punto di vista storico-culturale significa non solo occultare un lungo periodo della storia europea per ragioni ideologiche, ma anche far affondare le radici europee nel nulla. Non è possibile dimenticare la storia per ragioni ideologiche, così come dimostrano di aver fatto i burocrati del processo di unificazione dell'Europa, tanto più che l'Europa non è tanto un continente geografico bensì culturale.

Papa Benedetto XVI ritorna su questo tema in occasione del suo discorso ai partecipanti al Congresso promosso dalla Commissione degli episcopati della Comunità Europea (COMECE) il 24 marzo 2007, ribadendo che «non si può pensare di edificare un’autentica “casa comune” europea trascurando l’identità propria dei popoli di questo nostro Continente. Si tratta infatti di un’identità storica, culturale e morale, prima ancora che geografica, economica o politica; un’identità  costituita da un insieme di valori universali, che il Cristianesimo ha contribuito a forgiare, acquisendo così un ruolo non soltanto storico, ma fondativo nei confronti dell’Europa. Tali valori, che costituiscono l’anima del Continente, devono restare nell’Europa del terzo millennio come “fermento” di civiltà. (...) Questa singolare forma di “apostasia” da se stessa, prima ancora che da Dio, non la induce forse a dubitare della sua stessa identità? (...) Sotto il profilo demografico, si deve purtroppo constatare che l’Europa sembra incamminata su una via che potrebbe portarla al congedo dalla storia. (...) Si potrebbe quasi pensare che il Continente europeo stia di fatto perdendo fiducia nel proprio avvenire».

 

BENEDETTO XVI

 

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