
BENEDETTO XVI





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LE CATECHESI DI BENEDETTO XVI
La liturgia penitenziale
Con i giovani della diocesi di Roma in preparazione alla XXII GMG
(29 marzo 2007)
Per la prima volta nel suo pontificato, Benedetto XVI ha confessato alcuni giovani, rinnovando quella tradizione che era stata instaurata da Giovanni Paolo II. A differenza di quanto faceva papa Wojtyla, che scendeva nella Basilica di San Pietro il Venerdì santo e amministrava il sacramento come un qualunque confessore, Benedetto XVI l’ha voluto fare nell’ambito di una celebrazione penitenziale in vista della Giornata della Gioventù in modo da evidenziare la corretta celebrazione di tale rito, con la parte comunitaria seguita poi dalla confessione individuale.
IL SALUTO INIZIALE – All'inizio della celebrazione, il papa ha ricevuto il saluto di Costanza d’Ardia, una 26enne impegnata nella pastorale giovanile diocesana:
«Santità, sono Costanza d’Ardia, ho 26 anni, sono laureata e da due anni lavoro come assistente sociale. Sono inoltre impegnata nella pastorale giovanile diocesana. A nome di tutti gli amici qui presenti desidero ringraziarla per aver accolto la nostra richiesta di incontrarci anche quest'anno in prossimità della Giornata Mondiale della Gioventù, la 22a che ha per tema: "Come io vio ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri". La ringraziamo per il messaggio che per questa occasione ha indirizzato a tutti i giovani del mondo e che ci è servito per prepararci all'incontro odierno e alla celebrazione della prossima domenica delle palme. Quest'anno, però, il motivo della nostra gratitudine è ancora più grande: oggi, infatti, non ci inocontriamo soltanto con lei, con il Papa che amiamo per la sua gentilezza e che appreziamo per gli interventi così penetranti e illuminanti per il cammino della nostra vita, ma soprattutto tramite lei e di tanti sacerdoti qui presenti ci incontriamo con la misericordia di Dio attraverso il sacramento della confessione al quale durante questa liturgia penitenziale ci accosteremo. Per noi è bello e importante che lei ci faccia incontrare con Dio in questo modo. Per noi sarà esperienza di perdono e di grazia da cui ripartiremo nel cammino della vita impegnandoci ad amare il prossimo come Dio in Cristo ci ama.
«Ogni persona, Santità, per amare ha bisogno di essere amata, noi giovani soprattutto. Se non sappiamo sempre amare è perché spesso non abbiamo ricevuto amore vero. È infatti amore quello di chi, dicendo di interessarci a noi, in realtà ci sfrutta? È amore per noi quello di chi ci impone di andare vestiti in un determinato modo, di divertirci senza rispettare la dignità del nostro io, di vivere la sessualità non come manifestazione di un amore all'interno del matrimonio ma come semplice uso del nostro corpo? È amore per noi quello di chi non rischia di proporci mete alte, accompagnandoci nel cammino della vita per educarci a valori più veri o ci lascia in condizioni precarie di lavoro o ci mette in competizione con gli altri per ottenere il massimo del profitto per sé stesso. È amore per noi quello di chi ci propone lo sballo e offre ai giovani sostanze che stordiscono e tolgono il controllo di noi stessi? È amore per noi quello di un superaffetto che viene offerto per impedirci di uscire dal caldo nido familiare per compiere scelte di vita importanti e definitive. Tra noi poi, santità, quanti sono gli assetati di amore perché in famiglia il rapporto dei genitori in famiglia si è incrinato e ha provocato depressione e dolore nel cuore dei figli. E tra noi anche chi ha una vita più serena e spesso è alla ricerca di un qualcosa di più che sappia appagare il suo desiderio infinito di bene, di giusto, di vero, il suo diesiderio di amore. Come l'apostolo Pietro anche noi, desiderosi di amore e verità, questa sera ci domandiamo: "Signore da chi andremo?" e nel sacramento della confessione insieme il ministro della Chiesa che ci farà incontrare la misericordia di Dio come Pietro vogliamo pronunciare l'unica risposta necessria per la vita: "tu solo hai parole di vita eterna"».
LE PAROLE DEL PAPA: «OSARE» L'AMORE – Ai giovani il Papa ha proposto una riflessione affermando che nel cuore di ogni uomo “mendicante di amore, c’e sete di amore” ed ha ricordato che già Giovanni Paolo II nella sua prima enciclica, la Redemptor Hominis scriveva che “l’uomo non può vivere senza amore. La sua vita è priva di senso se non gli viene rivelato l’amore, se non lo sperimenta, lo incontra e lo fa proprio, non vi partecipa”. “Tanto più ciò vale per il cristiano, anzi, se non incontra l’amore vero non può dirsi nemmeno cristiano”. Nella “Deus Caritas est”, poi, lo stesso Benedetto XVI ha ricordato di aver scritto che il cristianesimo all’inizio è “un incontro con una persona che dà la vita” è l’incontro con l’amore di Dio per noi, che “iniziato con la creazione, s’è fatto visibile nel mistero della croce”, che “rivela la pienezza dell’amore di Dio per noi”. Ma di fronte all’amore ablativo di Dio, che “attende il si delle sue creature come un giovane sposo quello della sua sposa”, fin dalla sua origine l’umanità sedotta dal maligno si è chiusa all’amore di Dio nell’illusione della sua autosufficienza. Ma “questa sera accostandovi al sacramento della confessione potrete fare l’esperienza del dono gratuito che Dio ci fa della sua vita”, affinché “diveniamo creature nuove”. E dopo “siate preparati ad usare l’amore con le vostre famiglie, i vostri amici ed anche con chi vi ha offeso (...) siate preparati ad offrire testimonianza di autentico amore cristiano negli ambienti di studio, di lavoro, nelle comunità parrocchiali, gruppi, movimenti, associazioni, in ogni ambito della società”. Ai giovani fidanzati, infine, ha chiesto di vivere il finanziamento “nell’amore vero che chiama il reciproco rispetto casto e responsabile” e se infine “qualcuno di voi si sente chiamato ad una speciale consacrazione siate pronti a rispondere con un sì generoso e senza compromessi. (...) Il mondo aspetta questo vostro contributo per l’edificazione della civiltà dell’amore”: “l’orizzonte è il mondo intero”. Con la grazia di Dio riuscirete ad essere all’altezza dell’arduo compito. Non perdete fiducia, il Signore vi è vicino”. (→ Il testo integrale dell'omelia)
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IL MOMENTO DEL PERDONO - Dopo la liturgia della Parola e prima della confessione individuale, è stata fatta una richiesta comune di perdono, simboleggiata da sette giovani che hanno chiesto perdono sulla base dei sette vizi capitali, ognuno per un vizio capitale. Non si è trattato di discorsi fumosi o ideali, ma esperienze molto concreti che appartengono alla vita di tutti i giorni. Altri sette giovani hanno acceso una lampada vicino alla croce di Cristo, a significare come le braccia di Cristo accolgano i nostri peccati per distruggerli e per donare in cambio il suo amore.
1. Superbia. Perdona, Signore, i nostri peccati di superbia: le azioni che cercano solo la lode e l'approvazione della gente, l'ambizione, la ricerca di potere e di notorietà. Perdonaci per quando parliamo, diamo consigli, studiamo, lavoriamo, facciamo bene solo in funzione di ciò che ne pensaranno gli altri e per catturare la stima altrui. Perdonaci per quando esibiamo per vanità la bellezza fisica e le qualità dateci da Dio. Perdonaci per l'arroganza che nasce dalla superbia, per il desiderio di non dipendere da nessuno e nemmeno da Dio, per il vittimismo con cui sappiamo darci sempre una giustificazione. Rendici umili: l'umiltà è la virtù che elimina tutte le passioni perché in essa noi ci rendiamo disponibili a essere aiutati da Dio.
2. Invidia. Perdona, Signore, i nostri peccati di invidia: l'ostilità, l'odio, l'idea che il male altrui possa essere bene per noi. Perdona l'egocentrismo che ci impedisce di desiderare il bene per gli altri e ci rende incapaci di amare, il malcontento e i contrasti generati dall'invidia, liberaci dal rancore, dal tormento interiore, dall'insoddisfazione. Perdonaci quando vediamo tutto in funzione di noi stessi, quando non sappiamo mettere un freno ai desideri, quando chiamiamo l'invidia sana competitività. Perdona i cedimenti alla società che alimenta continuamente l'ambizione, l'avidità e la vuota curiosità. Perdonaci quando desideriamo la roba d'altri e ci condanniamo all'infelicità. Aiutaci a contrastare l'invidia con il dono continuo di noi stessi per i fratelli.
3. Ira. Perdona, Signore, i nostri peccati di ira: i turbamenti del cuore, i sentimenti di avversione verso i fratelli quando sentiamo colpito il nostro io, l'animosità eccitata, l'aggressività del corpo, la sete di vendetta. Perdonaci quando l'ira soffoca la libertà, ci rende schiavi di noi stessi, toglie la pace interiore ed esteriore. Perdonaci la tentazione di farla pagare a chi ci ha umiliato, il piacere perverso del fare del male a qualcuno, i giudizi taglienti e la gratuita durezza verso gli altri, le mille giustificazioni dell'ira. Aiutaci a seguire la via suggerita dai padri, il silenzio delle labbra pur nel turbamento del cuore, dato che la medicina perfetta sarà quella di essere prima di tutto ben persuasi che non ci è consentito adirarci mai e in nessun modo.
4. Accidia. Perdona, Signore, i nostri peccati di accidia: il torpore, la pigrizia, l'abbattimento, la tristezza, la dipendenza e le crisi di astinenza da stimoli e piaceri esteriori che ci lasciano sempre tristi e vuoti. Perdonaci per la noia che a volte proviamo nel pregare e che ci spinge a cercare distrazioni o ci lascia soli a parlare con noi stessi. Perdonaci quando l'accidia genera disgusto e noia per ogni attività sana e spirituale, per quando questa la stessa vita quotidiana si tinge di tristezza, svogliatezza, vittimismo e lagnanza. Perdonaci per la vita senza scopo, il tempo perso e la fuga dall'impegno quotidiano. Donaci il desiderio di reagire, facci trovare una guida spirituale e fà che accettiamo la disciplina dell'obbedienza, unica via per non essere sballottati come un corpo inerte in balìa delle passioni.
5. Avarizia. Perdona, Signore, i nostri peccati di avarizia: l'avidità, la brama di possedere, la fiducia smodata riposta nel denaro. Perdonaci se per avarizia lavoriamo di domenica, siamo disonesti, non diamo in elemosina, ci circondiamo di cose superflue. Perdona le conseguenze terribili della fame di soldi, liti familiari, ansie e falsi timori, tradimenti, frodi, inganni, spergiuri, violenza e indurimento del cuore. Perdonaci l'abitudine a essere insoddisfatti per ciò che abbiamo e bramosi di ciò che non ci è dato. Liberaci da lussi inutili, comodità e abitudini dispendiose. Perdona le ingiustizie della sociatà, le drammatiche disuguaglianze tra paesi ricchi e poveri, le guerre, i disumani sfruttamenti e l'inganno delle coscienze prodotto da un sistema di accumolo e consumo che fa di tutto per eccitare la brama di possesso. Aiutaci a sottrarci all'influenza dei media e a fidarci di te che rivesti i gigli del campo e che non abbandoni gli uccelli del cielo.
6. Gola. Perdona, Signore, i nostri peccati di gola: il rapporto irrazionale con il cibo, i vizi del fumo, dell'alcool, delle droghe, la dipendenza che ci fa schiavi. Perdonaci se scambiamo per libera scelta ciò che è solo condizionamento dell'abitudine, delle mode, della pubblicità. Perdonaci per la mente ottenebrata che si allontana anche dalla preghiera e dalle sane letture, per gli eccessi che ci rendono meno padroni di noi stessi e affievoliscono la capacità di autocontrollo. Insegnaci la capacità dell'astinenza che disintossica il corpo e la mente. Aiutaci a scoprire i piaceri sani della vita per essere capaci di amare i fratelli con la libertà e la gioia con cui tu hai amato noi.
7. Lussuria. Perdonaci, Signore, i peccati di lussuria che ci fanno schiavi del sesso e per il disordine morale che mette a rischio persone, famiglie e società. Perdona il cedimento a immagini proposte ad arte, a voci allusive, alla pornografia in video e in rete. Perdonaci la debolezza di fronte a piaceri tanto intensi quanto effimeri. Perdona la mentalità diffusa che spaccia il disordine sessuale per conquista e fa credere che ogni istinto debba trovare immediata soddisfazione. Facci comprendere che non è libero chi non ha il controllo di sé stesso, chi si riduce al doppio gioco e alla menzogna, chi perde l'integrità morale e la pace, chi si chiude in sé stesso. Perdona i danni gravi nella società: per il sesso si litiga, si minaccia, si uccide. La libidine alimenta uno stile di vita fatuo, degenera spesso nella prostituzione, nel ricatto, nella pedofilia. Aiutaci a custodire la castità nel cuore e nella mente, a non avere rapporti sessuali prima o fuori del matrimonio, a evitare deviazioni e stravaganze. Insegnaci modiestia e dignità nel vestire, custodisci sguardi e fantasie. Aiutaci a riscoprire la meraviglia della sessualità secondo Dio nella cornice dell'amore coniugale, nell'atmostera di famiglia e di tenerezza dove il sesso non è profanato e svenduto ma è sacra compartecipazione al dono della vita.
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BENEDETTO XVI

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