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TEOLOGIA






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I FALSI PROFETI
Il dissenso teologico
Ciò che conta è l'adesione al magistero (Vescovi e Santo Padre), non a gruppi di teologi d'avanguardia. Il diffondersi di un magistero parallelo a quello del Papa, oltre ad essere abusivo, è di per sé ridicolo.
TEOLOGI "PROSTITUTI" PAROLA DI DIO – «Parlare per trovare applausi, parlare orientandosi a quanto gli uomini vogliono sentire, parlare in obbedienza alla dittatura delle opinione comuni, è considerato come una specie di prostituzione della parola e dell'anima». Non ha usato mezzi termini Papa Benedetto XVI nell'omelia tenuta nel corso della celebrazione eucaristica con i membri della commissione teologica internazionale il 6 ottobre 2006. La virtù principale del telologo deve essere infatti la verità. Oggi invece non è raro imbattersi in affermazioni di teologi non in linea né con la Sacra Scrittura, né tantomeno con la Tradizione della Chiesa, che non esitano ad affermare che gli angeli e il demonio non esistono, che l’inferno è vuoto, che Gesù non è risorto fisicamente ma solo spiritualmente, che Gesù non ha mai saputo di essere Dio ma l'ha scoperto solo più tardi; oppure che il peccato originale va rivisto in chiave psicanalitica, che la S. Messa non è il sacrificio della Croce ma soltanto un banchetto, che bisogna riconsiderare la presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, che la Chiesa e i sacerdoti non erano nel pensiero di Gesù storico, ma sono una invenzione dei secoli successivi; oppure che il Magistero della Chiesa e gli insegnamento del Papa non sono da considerarsi come punti fissi ma semplici indicazioni, che la Tradizione della Chiesa è un elemento ingombrante perché ciò che conta è solo la moderna esegesi biblica, che la visione tomista di San Tommaso d'Aquino è superata; oppure che il Concilio Vaticano II è stata una rottura rispetto a tutta la Tradizione della Chiesa, che gli insegnamenti morali del Magistero della Chiesa sono solo orientativi, e vanno rivisti, (soprattutto su temi relativi a omosessualità, anticoncezionali, rapporti prematrimoniali, fecondazione artificiale, ecc.); oppure che l’ascetica e il combattimento spirituale era adatta solo agli uomini medievali ma oggi sarebbe superata. Taluni arrivano poi ad affermare che chi si attiene all’insegnamento ufficiale della Chiesa avrebbe una "fede infantile", mentre oggi pullulano "cattolici adulti". Peccato però che Gesù Cristo abbia detto che coloro che non diventano piccoli ed umili come i i bambini non potranno entrere nel Regno dei cieli... (cf. Mt 18, 3)
LA "DICHIARAZIONE DI COLONIA" – Non sono dunque pochi i teologi che sembrano voler sbarazzarsi di ogni indicazione del Magistero della Chiesa. Uno dei momenti in cui questo atteggiamento si rese pubblico fu verso la fine del 1988, quando il redentorista Bernhard Häring si espresse con toni fortemente critici verso il pontificato di Giovanni Paolo II a causa del suo appoggio alla benemerita opera di Mons. Carlo Caffarra in materia di etica sessuale. Padre Bernhard Häring aveva già manifestato dissenso su questi temi in seguito alla promulgazione dell'enciclica Humanae Vitae, datata fine anni sessanta, che tra le altre cose condannava la contraccezione. In seguito a questo pronunciamento, numerosi ed influenti teologi tedeschi, olandesi, svizzeri ed austriaci firmarono congiuntamente la cosiddetta Dichiarazione di Colonia, che venne poi sostenuta dalle Comunità di base (notoriamente di ispirazione marxista) ed altri teologi ed intellettuali di formazione progressista. Alla Dichiarazione di Colonia seguirono da molte parti nuovi appelli per un maggiore “dialogo nella Chiesa”, dove per "dialogo" si intendeva una revisione di posizioni che la Chiesa considera invece punti fermi.
IL DOCUMENTO DEI 63 TEOLOGI ITALIANI – Il 15 maggio 1989 ben 63 teologi italiani sottoscrissero il cosiddetto Documento dei sessantatre. Si tratta del primo manifesto pubblico di dissenso verso il Papa, per di più sottoscritto da docenti ed esponenti di punta della teologia e della cultura, la maggior parte dei quali occupanti posizioni di rilievo in seminari ed istituzioni educative ecclesiastiche. I punti su cui i contestatori fanno leva per ignorare o ridimensionare l’autorità del Pontefice sono così sintetizzabili:
1. il Concilio Vaticano II costituirebbe una “svolta”, radicale e irreversibile, nella “comprensione della fede ecclesiale” (tesi ermeneutica poi rigettata da Papa Benedetto XVI nel suo discorso alla Curia di Roma del dicembre 2005);
2. il Deposito della Fede custodito dalla Sede Apostolica non avrebbe un valore assoluto;
3. la Santa Sede si farebbe “condizionare dalla logica mondana” e da una “mentalità di privilegio” trascurando lo “stile di Cristo”;
4. la natura gerarchica della Chiesa Visibile dovrebbe lasciare il posto a una “concezione della chiesa come comunione di chiese”;
5. la funzione magisteriale del primato petrino non escluderebbe la “varietà dei modi di intendere e di vivere la fede che lo Spirito suscita nelle diverse comunità”;
6. la funzione del Magistero Pontificio “nella chiesa delle origini” non era “riducibile alla funzione di guida della comunità” e, pertanto, occorrerebbe ripensare tale funzione;
7. non si dovrebbe parlare di infallibilità del Magistero, anche di quello ordinario universale, ma della sua funzione “pastorale”;
8. la liceità dei pronunciamenti del Magistero in materia di etica andrebbe maggiormente approfondito;
9. il compito dei teologi non si svolgerebbe solo “divulgando l’insegnamento del magistero e approfondendo le ragioni che ne giustificano le prese di posizione” ma, piuttosto, “quando raccolgono e propongono le domande nuove [...] o quando percorrono [...] sentieri inesplorati”.
LA REAZIONE CONTRO I "DISSIDENTI" – Il 24 maggio 1990, circa un anno dopo la presa di posizione di questi teologi italiani, la Congregazione per la Dottrina della Fede emana l’istruzione Donum veritatis sulla vocazione ecclesiale del teologo, che viene ovviamente accolta con viva ostilità da parte dei teologi contestatori. Detto ciò, è bene costatare come ad oggi nessuno dei teologi firmatari del documento abbia mai ritrattato né dichiarato di aver mutato le proprie posizioni. Viene dunque spontaneo domandarsi fino a che punto le dottrine insegnate e diffuse da costoro nelle scuole, nei seminari e tra il Popolo di Dio siano in linea con quella magisteriale. Eppure è bene ricordare come i teologi presi singolarmente e senza che esprimano una posizione in comunione con il Papa e con i Vescovi a lui riuniti non costituiscono un magistero e qualsiasi teologo che pretenda di porsi come un “magistero parallelo” non solo è abusivo, ma è anche di per sé ridicolo. Come si deve comportare il singolo fedele che si imbatte in libri o riviste che contengono affermazioni quantomeno "ardite" in campo di fede e morale? Ogni cosa che ci viene proposta deve essere attentamente vagliata e confrontata con quanto scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica (e nel suo Compendio) e con i documenti ufficiali della Chiesa (encicliche, lettere apostoliche, ecc.).
APPROFONDIMENTO
Tutti i teologi del "dissenso"cattolico
A partire dal 1965, anno in cui il Sant'Uffizio si è trasformato in Congregazione per la dottrina della fede in seguito alla riforma del Concilio Vaticano II, sono state in tutto 11 le notificazioni della Congregazione della dottrina della fede verso le opere di teologi che per diverse ragioni non seguivano il magistero della Chiesa o ne tradivano i contenuti. Ecco i nomi di questi teologi:
Hans Küng nel 1975 e nel 1980;
Jacques Pohier nel 1979;
Edward Schillebeeckx nel 1980, nel 1984 e nel 1986;
Leonardo Boff nel 1985;
Charles Curran nel 1986;
Tissa Balasuriya nel 1997;
Anthony de Mello nel 1998;
Reinhard Messner nel 2000;
Jacques Dupuis e Marciano Vidal nel 2001;
Roger Haight nel 2004;
Jon Sobrino nel 2007.
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I falsi profeti 
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