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I FALSI PROFETI

Teologia e secolarizzazione
a 40 anni dal Concilio Vaticano II

«Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri». (2Giov 1,19)

 

FALSI MAESTRI NELLA CHIESA – Si tratta di una accusa pesante quella mossa dai vescovi spagnoli e contenuta in un documento concordato con il Vaticano e proposto come modello di intervento anche per i vescovi di altre nazioni. Secondo tale documento la causa principale del secolarismo, e la conseguente conseguente crisi di fede e vocazioni, sarebbe una crisi di carattere dottrinale, causata dal proliferare dei cattivi maestri all'interno della Chiesa stessa, soprattutto tra i cosiddetti "teologi progressisti", i cui insegnamenti erronei vengono spesso dati in pasto a seminari o facoltà di teologia con gravissimi danni per la formazione del clero. Tale documento avrebbe dunque ha un duplice obiettivo: da una parte offrire una parola di orientamento di fronte a interpretazioni dottrinali che hanno turbato la vita ecclesiale e la fede dei semplici, dall'altra si vorrebbero identificare le cause principali di tale «secolarizzazione interna».

LA SECOLARIZZAZIONE – L'essenza della secolarizzazione è quella visione della realtà che elimina la dimensione soprannaturale. Il mondo e la vita vengono così interpretati solo alla luce di ciò che è sperimentalmente verificabile e in una tale prospettiva la religione e la fede sarebbero fenomeni da spiegarsi nell'ambito naturale e destinati a scomparire con l'emancipazione dell'uomo. Tale mentalità è insidiosissima se penetra all'interno della Chiesa in quanto colpisce al cuore il credo cristiano. Infatti la pretesa di eliminare il soprannaturale comporta inevitabilmente la perdita della fede e la sua riduzione a "mito".

ERRORI CRISTOLOGICI – Fra tutte le eresie sorte in seno alla Chiesa da parte di teologi, biblisti e studiosi non in linea con il magistero della Chiesa, spicca la preoccupazione dei vescovi per la «presentazione deformata del Mistero di Cristo», come se Gesù non fosse veramente Figlio di Dio, ma soltanto un semplice uomo che altri avrebbero poi elevato al rango di Dio per il carattere particolarmente elevato della sua dottrina. Il misconoscimento della dimensione divina della figura di Gesù Cristo e dell'origine divina della Sacra Scrittura arriva a compromettere il valore salvifico universale della salvezza portata dal cristianesimo. In tal modo si finisce per mettere sullo stesso piano tutte le esperienze religiose, come se tutte fossero rivelate e quindi tutte ugualmente vere e salvifiche. Da qui è arrivato lo slogan secondo cui tutte le religioni sarebbero uguali.

ERRORI SULLA DIVINA RIVELAZIONE – Questa prospettiva razionalistica che pretende di sottoporre all'analisi della ragione le verità rivelate selezionandone alcuni aspetti e negandone altri si arroga il diritto di giudicare il magistero della Chiesa, anteponendo l'autorità di alcuni studiosi a quella dei legittimi pastori. Allo stesso modo ci si pone dinnanzi agli scritti biblici come se ci si trovasse dinnanzi a semplici testi dell'antichità, applicando alla loro interpretazione dei metodi che escludono sistematicamente la possibilità della divina rivelazione, del miracolo e dell'intervento di Dio nella storia. In tal modo la Bibbia viene letta come un libro storico da sottoporre alla esegesi scientifica e non come la Parola di Dio che giunge a noi incarnandosi nella parola umana.

ROTTURA TRA GESU DELLA STORIA E DELLA FEDE – Una tale esegesi porta a considerare come "miti" tutte quelle azioni compiute da Cristo e descritte nella Sacra Scrittura, come la possibilità di compiere miracoli o di scacciare i demoni. Tali azioni vengono così interpretate non più come azioni dal carattere divino, ma come "simboli". Allo stesso modo non solo si è arrivati a ritenere mitici l'incarnazione o la risurrezione, ma anche la stessa missione di Cristo, che in alcuni casi è stata interpretata in un modo meramente terreno, se non politico-rivoluzionario, negando così la sua volontà di morire sulla croce per la salvezza degli uomini. Alla radice di queste teorie si trova spesso una rottura fra la storicità di Gesù e la professione di fede della Chiesa. Il libro di Papa Benedetto XVI, Gesù di Nazareth, è appunto un tentativo di dimostrare che il Gesù della storia è esattamente quello descritto nei Vangeli.

ERRORI EECCLESIOLOGICI – Secondo una tale prospettiva di rottura, oltre alla cristologia si viene ad intaccare anche la dimensione ecclesiologica. Molti infatti sostengono che Gesù Cristo non avesse voluto fondare la sua Chiesa e che le ragioni all'origine della costituzione gerarchica di quest'ultima siano esclusivamente umane. Alcuni voglioni poi presentare una divisione fra la «Chiesa delle origini» e quella «istituzionale e gerarchica» e, come conseguenza di una tale impostazione, nascono gruppi che si dicono cristiani e cattolici che divulgano sistematicamente insegnamenti contrari al magistero della Chiesa in questioni di fede e morale e parlano attraverso manifestazioni, comunicati collettivi e interventi personali in aperto dissenso con l'insegnamento del Papa e dei vescovi prendendo posizione a favore delle assoluzioni collettive, del sacerdozio femminile, delle unioni fra persone omosessuali, provocando «divisioni» e disorientando i fedeli. Ma soprattutto preoccupa la concezione deformata della Chiesa» che propongono quei gruppi, convinti dell'esistenza di una frattura fra «gerarchia» (fonte di «imposizioni» e «condanne») e «popolo» («libero» e «plurale»): una lettura che causa sofferenza nella Chiesa.

 

Istruzione pastorale "Teologia e secolarizzazione in Spagna"

Dell’istruzione presentiamo qui di seguito un’antologia parziale e limitata agli errori teologici principali. Per capire a fondo l’istruzione è necessario leggerne il testo integrale, reperibile in lingua originale sul sito della conferenza episcopale spagnola (e pubblicata in italiano dalla rivista Il Regno del luglio 2006) oppure scaricando la versione integrale che presentiamo qui a fianco.

IL DOCUMENTO INTEGRALE

Teologia e secolarizzazione in Spagna. A 40 anni dalla chiusura del concilio Vaticano II
Istruzione pastorale dell’86° assemblea plenaria della Conferenza Episcopale Spagnola (Madrid - 30 marzo 2006)

L’istruzione si articola in quattro grandi capitoli ciascuno dei quali dà le coordinate della retta dottrina cristologica e poi denuncia le teologie che la deformano:
I. errori biblici («concezione razionalista della fede e della Rivelazione»);
II. errori cristologici (l'«umanesimo immanentista applicato a Gesù»);
III. errori ecclesiologici («l'interpretazione puramente sociologica della Chiesa»);
IV. relativismo morale («soggettivismo - relativismo secolare nella morale cattolica»).

 

UN CONCILIO INESISTENTE
2. Non sono pochi coloro che all’ombra di un Concilio inesistente, tanto nella lettera quanto nello spirito, hanno seminato agitazione e inquietudine nel cuore di molti fedeli.

LA NEGAZIONE DEL DOGMA CRISTOLOGICO
5. La questione principale con cui deve confrontarsi la Chiesa in Spagna è la sua secolarizzazione interna. All’origine della secolarizzazione vi è la perdita della fede e dell’intelligenza della fede. In questo giocano, senza dubbio, un ruolo importante alcune proposte teologiche non sufficientemente fondate relative alla confessione di fede cristologica. Si tratta di interpretazioni riduttive che non accolgono il mistero rivelato nella sua integrità. Gli aspetti della crisi possono riassumersi in quattro punti: concezione razionalista della fede e della rivelazione; umanesimo immanentista applicato a Gesù Cristo; interpretazione meramente sociologica della Chiesa e soggettivismo-relativismo secolarizzato nella morale cattolica. Ciò che unisce tutte queste argomentazioni non sufficientemente fondate è l’abbandono e il non riconoscimento dell’essenza specifica del cristianesimo, in special modo del valore definitivo e universale di Cristo nella sua rivelazione, nella sua condizione di Figlio del Dio vivente, nella sua presenza reale nella Chiesa e nella sua vita offerta e promessa come paradigma della condotta morale. La presente istruzione pastorale si articola intorno a questi quattro punti, segnalando, a partire dalla confessione di fede di Pietro, alcuni insegnamenti che mettono in pericolo la professione di fede e la comunione ecclesiale, che causano confusione tra i fedeli e sono d’ostacolo allo sviluppo dell’evangelizzazione.

LE RELIGIONI NON SONO TUTTE UGUALI
9. Risulta incompatibile con la fede della Chiesa considerare la Rivelazione, secondo quanto sostengono alcuni autori, come una mera percezione soggettiva per la quale “ci si rende conto” del Dio che ci abita e che tenta di manifestarsi a noi. [...] È sbagliato intendere la Rivelazione come lo sviluppo immanente della religiosità dei popoli e considerare che tutte le religioni sono “rivelate”, in conformità al grado di progresso raggiunto nella loro storia e, in questo senso, vere e salvifiche.
10. Pretendere che le “rivelazioni” di altre religioni siano equivalenti o complementari alla rivelazione di Gesù Cristo significa negare la verità stessa dell’incarnazione e della redenzione.

LA FEDE VA ABBRACCIATA TUTTA INTERA
13. Dalla negazione di un aspetto della professione di fede si passa alla perdita totale della fede stessa, in quanto selezionando alcuni aspetti e rifiutandone altri non si rispetta la testimonianza di Dio ma le ragioni umane. Quando si altera la professione di fede tutta la vita del cristiano ne risulta compromessa.

DUBBI NEI CONFRONTI DEL MAGISTERO
17. Suscitare dubbi e diffidenze nei confronti del magistero della Chiesa, anteporre l’autorità di determinati autori a quella del magistero o considerare le indicazioni e i documenti magisteriali semplicemente come un “limite” che ostacola il progresso della teologia e che si deve “rispettare” per motivi esterni alla teologia stessa, è all’opposto della dinamica della fede cristiana.

INTERPRETAZIONI BIBLICHE PARZIALI
19. In alcune occasioni i testi biblici si studiano e si interpretano come se si trattasse di semplici testi dell’antichità. Si applicano, inoltre, metodi che escludono sistematicamente la possibilità della rivelazione, del miracolo e dell’intervento di Dio. Invece di integrare i contributi della storia, della filologia e di altri strumenti scientifici con la fede e la tradizione della Chiesa, frequentemente si presenta come problematica proprio l’interpretazione ecclesiale e la si considera estranea, quando non opposta, all’”esegesi scientifica”.
25. Si è abusato del metodo storico-critico senza percepirne i limiti e si è giunti a ritenere che la preesistenza della persona divina di Cristo sia una mera deformazione filosofica del dato biblico. [...] La missione di Cristo è stata intesa come un evento meramente terreno, quando non politico-rivoluzionario, negando così la sua volontà di morire sulla croce per gli uomini.
27. In alcune opere cristologiche si avvertono le seguenti mancanze: 1. una metodologia teologica errata, in quanto si pretende di leggere la Sacra Scrittura a margine della tradizione ecclesiale e con criteri unicamente storico-critici, senza spiegare i presupposti di tali criteri né indicarne i limiti; 2. il sospetto che l’umanità di Gesù Cristo sia minacciata se si afferma la sua divinità; 3. la rottura tra il “Gesù storico” e il “Cristo della fede”, come se quest’ultimo fosse il risultato di differenti esperienze della figura di Gesù, dagli apostoli fino ai nostri giorni; 4. la negazione del carattere reale, storico e trascendente della risurrezione di Cristo, ridotta a una mera esperienza soggettiva degli apostoli; 5. l’oscuramento di nozioni fondamentali della professione di fede nel mistero di Cristo quali, tra le altre, la sua preesistenza, la filiazione divina, la coscienza di sé, della sua morte e della sua missione redentrice, della risurrezione, dell’ascensione e della glorificazione.
28. Alla radice di queste teorie si trova spesso una rottura tra la storicità di Gesù e la professione di fede della Chiesa: si considerano scarsi i dati storici degli evangelisti su Gesù Cristo. Da questa prospettiva, i Vangeli sono studiati esclusivamente come testimonianza di fede in Gesù, che non direbbero nulla o molto poco su Gesù stesso e che necessitano pertanto di essere reinterpretati. Inoltre, questa impostazione prescinde dalla tradizione della Chiesa e la emargina. Questo modo di procedere porta a conseguenze difficilmente compatibili con la fede, quali: 1. svuotare di contenuto ontologico la filiazione divina di Gesù; 2. negare che nei Vangeli si affermi la preesistenza del Figlio; 3. considerare che Gesù non ha vissuto la sua passione e morte come missione redentrice, ma come fallimento. Questi errori sono fonte di grave confusione, perché inducono non pochi cristiani a concludere, equivocando, che gli insegnamenti della Chiesa su Gesù Cristo non si fondano sulla Sacra Scrittura, oppure che devono essere radicalmente reinterpretati.

ERRORI MARIOLOGICI
29. La comprensione errata dell’umanità di Cristo, accompagnata da una metodologia teologica discutibile, procede in parallelo con gli errori sulla vergine Maria. [...] Alcune pubblicazioni negano l’insegnamento della Chiesa sul concepimento verginale di Gesù.

IL COSIDDETTO PLURALISMO RELIGIOSO
31. Il dibattito cristologico contemporaneo si è incentrato sulle cosiddette teologie del pluralismo religioso, che presentano la figura di Gesù Cristo a partire da presupposti relativisti, sulla base sia della convinzione che la verità divina sia inaccessibile alla ragione, sia di una mentalità simbolica di origine orientale. La conseguenza di tali presupposti è stata il rifiuto sostanziale dell’identificazione della figura storica individuale di Gesù Cristo con la realtà stessa del Figlio di Dio. L’assoluto – si afferma – non può rivelarsi nella storia in forma piena e definitiva. Tutt’al più nella storia si trovano modelli, figure ideali che starebbero a indicare il totalmente altro. Alcune ipotesi teologiche affermano che Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo, ma ritengono che, a causa del limite della natura umana di Gesù, la rivelazione di Dio in lui non possa essere considerata completa e definitiva. Si dovrà, pertanto, considerarla in relazione ad altre possibili “rivelazioni” di Dio espresse mediante le guide religiose dell’umanità e i fondatori delle religioni nel mondo. Quando si afferma, erroneamente, che Gesù Cristo non costituisce la pienezza della rivelazione di Dio lo si mette alla pari degli altri grandi esponenti religiosi. Ne consegue l’idea, ugualmente erronea, e che semina insicurezza e dubbio, che le religioni mondiali, in quanto tali, sono vie di salvezza complementari al cristianesimo.

VIENE NEGATA LA DIVINITÁ DI GESÙ
34. Determinate teorie erronee sul mistero di Cristo, che sono passate dagli ambiti accademici ad altri più popolari, alla catechesi e all’insegnamento scolastico, sono motivo di tristezza. In tali teorie non si fa riferimento alla divinità di Gesù Cristo o la si considera espressione di un linguaggio poetico privo di contenuto reale, negando, di conseguenza, la sua preesistenza e la sua filiazione divina. La morte di Gesù viene così spogliata della sua valenza redentrice e considerata come il risultato dello scontro con la religione del suo tempo. Cristo è considerato prevalentemente dal punto di vista dell’etica e della dinamica di trasformazione della società: secondo questa prospettiva egli sarebbe semplicemente l’uomo del popolo che si schiera dalla parte degli oppressi e degli emarginati al servizio della libertà.

IMPROPRIA SEPARAZIONE TRA CRISTIANESIMO E CHIESA
35. La conseguenza di tali ipotesi, contrarie alla fede della Chiesa, è la dissoluzione del soggetto cristiano. La riflessione, che dovrebbe contribuire a rendere ragione della speranza (cf. 1 Pietro 3, 15), si allontana dalla fede ricevuta e celebrata. L’insegnamento della Chiesa e la vita sacramentale si considerano distanti dalla volontà di Cristo, quando non opposte a essa. Il cristianesimo e la Chiesa appaiono come separabili. Secondo gli scritti di alcuni autori, non era intenzione di Gesù Cristo fondare né la Chiesa né tantomeno una religione, bensì liberare l’uomo dalla religione e dai poteri costituiti.

SILENZIO SULL'ALDILÁ
41. Quando si seminano dubbi ed errori rispetto alla fede della Chiesa nella venuta del Signore nella gloria alla fine dei tempi (parusia), rispetto alla risurrezione della carne, al giudizio particolare e finale, al purgatorio, alla possibilità reale di condanna eterna (inferno) o di eterna beatitudine (paradiso), si incide negativamente sulla vita cristiana di tutti coloro che sono ancora pellegrini su questa terra, perché si resta allora “nell’ignoranza circa quelli che sono morti” e si cade nella tristezza di quanti non hanno speranza (cf. 1Tessalonicesi 4, 13). Il silenzio su queste verità della nostra fede, nell’ambito della predicazione e della catechesi, è causa di disorientamento tra i fedeli che sperimentano nella propria esistenza le conseguenze della scissione tra quello in cui si crede e quello che si celebra.

DUBBI SULLA VITA CONSACRATA
42. Alcuni autori hanno difeso e diffondono concezioni erronee sul ministero ordinato nella Chiesa. Tramite l’applicazione di un metodo esegetico scorretto, hanno separato Cristo dalla Chiesa, come se non fosse nella volontà di Gesù Cristo fondare la sua Chiesa. Una volta rotto il vincolo tra la volontà di Cristo e la Chiesa, si cerca l’origine della costituzione gerarchica della Chiesa in ragioni puramente umane, frutto di mere congiunture storiche. S’interpreta così la testimonianza biblica sulla base di presupposti ideologici, selezionando alcuni testi ed elementi e dimenticandone altri. Si parla di “modelli di Chiesa” che sarebbero presenti nel Nuovo Testamento: di fronte alla Chiesa delle origini, “caratterizzata dal discepolato e dal carisma”, libera da vincoli, sarebbe nata poi la Chiesa “istituzionale e gerarchica”. Il modello di Chiesa “gerarchica, legale e piramidale”, sorto successivamente, sarebbe distante dalle affermazioni neotestamentarie, che pongono l’accento sulla comunità e sulla pluralità dei carismi e ministeri, così come sulla fraternità cristiana, intesa nel suo complesso come sacerdotale e consacrata. Questo modo di presentare la Chiesa non ha fondamento reale nella Sacra Scrittura né nella tradizione ecclesiale e deforma gravemente il disegno di Dio sul Corpo di Cristo che è la Chiesa, portando i fedeli su posizioni di scontro dialettico.
44. In modo analogo, alcuni negano la distinzione tra il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale. Chi ragiona in questo modo parte dal presupposto che nel Nuovo Testamento i ministri non sono considerati come “persone sacre”, per concludere che questa “sacralizzazione“ del ministero, o di un gruppo all’interno della Chiesa, sarebbe una sovrapposizione storica posteriore.
45. La mancanza di chiarezza rispetto al ministero ordinato nella Chiesa non è estranea alla crisi vocazionale degli ultimi anni. In alcuni casi sembra addirittura che si voglia provocare un “deserto vocazionale”, così da produrre dei cambiamenti nella struttura interna della Chiesa.

RIDUZIONISMO ECCLESIOLOGICO
47. Concepire la vita consacrata come un’”istanza critica” all’interno della Chiesa presuppone un riduzionismo ecclesiologico. Quando si vive dialetticamente la comunione gerarchica, opponendo la “Chiesa ufficiale o gerarchica“ alla “Chiesa popolo di Dio“, dal sentire con la Chiesa si passa, nella pratica, all’agire contro la Chiesa. S’invoca allora “il tempo dei profeti”, e gli atteggiamenti di dissenso, che tanto incrinano la comunione ecclesiale, si fanno passare per “denunce profetiche”. Le conseguenze di queste argomentazioni sono disastrose per tutto il popolo cristiano e, in particolare, per i consacrati.

GRUPPI DEL DISSENSO
48. Gli errori ecclesiologici segnalati si esprimono anche attraverso l’esistenza di gruppi che propagano e divulgano sistematicamente insegnamenti contrari al magistero della Chiesa su questioni di fede e di morale. Approfittano della facilità con cui determinati mezzi di comunicazione sociale prestano loro attenzione e moltiplicano le apparizioni in pubblico, le manifestazioni, i comunicati collettivi e gli interventi personali che dissentono apertamente dall’insegnamento del papa e dei vescovi. Allo stesso tempo reclamano per sé la condizione di cristiani e cattolici, mentre non rappresentano che associazioni prettamente civili. Non si tratta di associazioni molto numerose, ma la loro ripercussione sui mezzi di comunicazione è tale che le loro opinioni si diffondono ampiamente e seminano dubbi e confusione tra le persone semplici. Questo modo di agire rende manifesta la carenza degli elementi essenziali della fede cristiana, così come li trasmette la tradizione apostolica.
49. Questi gruppi, la cui nota comune è il dissenso, si sono espressi in interventi pubblici a favore delle assoluzioni collettive e del sacerdozio femminile e hanno travisato il senso vero del matrimonio proponendo e praticando la “benedizione” delle unioni tra persone omosessuali. L’esistenza di questi gruppi semina divisioni e disorienta gravemente il popolo dei fedeli, è causa di sofferenza per molti cristiani (sacerdoti, religiosi e laici) ed è motivo di scandalo e di ulteriore allontanamento per i non credenti.

GERARCHIA CONTRAPPOSTA A POPOLO
50. Attraverso queste manifestazioni si offre una concezione deformata della Chiesa, secondo la quale esisterebbe un confronto continuo e inconciliabile tra la “gerarchia” e il “popolo”. La gerarchia, identificata con i vescovi, è presentata con tratti alquanto negativi: fonte di “imposizioni”, di “condanne” e di “esclusioni”. Di fronte a essa, il “popolo” con cui s’identificano questi gruppi è presentato con tratti opposti: “liberato”, “plurale” e “aperto”. Questo modo di presentare la Chiesa implica l’invito esplicito a rompere con la gerarchia e a costruire, in pratica, una “Chiesa parallela”. Per questi gruppi, l’attività della Chiesa non consiste principalmente nell’annuncio della persona di Gesù Cristo e nella comunione degli uomini con Dio, che si realizza mediante la conversione di vita e la fede nel Redentore, bensì nella liberazione da strutture oppressive e nella lotta per l’integrazione di gruppi emarginati, secondo una prospettiva prevalentemente immanentista.

DISSENSO SILENZIOSO DEI «CATTOLICI ADULTI»
51. Esiste inoltre un dissenso silenzioso che promuove e difende la disaffezione verso la Chiesa, considerando questo un legittimo atteggiamento critico rispetto alla gerarchia e al suo magistero, giustificando il dissenso all’interno della Chiesa stessa, come se un cristiano non potesse essere adulto senza prendere una certa distanza dagli insegnamenti magisteriali. Dietro a questo atteggiamento si cela frequentemente l’idea che la Chiesa attuale non obbedisca al Vangelo e che occorra lottare “dal di dentro” per arrivare a una Chiesa futura autenticamente evangelica. In realtà, non si cerca la vera conversione dei suoi membri, la sua purificazione costante, la penitenza e il rinnovamento, bensì la trasformazione della stessa costituzione della Chiesa, per adattarla alle opinioni e alle prospettive del mondo. Questa posizione trova appoggio in membri di centri accademici della Chiesa e in alcune case editrici e librerie gestite da istituzioni cattoliche. Grande è il disorientamento che tale modo di procedere causa tra i fedeli.

RELATIVISMO ETICO
53. Il risultato è un radicale relativismo, secondo il quale qualunque opinione sui temi della morale sarebbe ugualmente valida. Ognuno possiede “le sue verità” e tutt’al più, nell’ambito dell’etica, si può aspirare a dei “minimi condivisi”, la cui validità non potrà andare oltre il presente e nel quadro di determinate circostanze. La radice più profonda della crisi morale che colpisce gravemente molti cristiani è la frattura esistente tra fede e vita: un fenomeno annoverato dal concilio Vaticano II “tra i più gravi errori del nostro tempo”.
55. Se si porta avanti l’idea che nella rivelazione troviamo soltanto princìpi generici sull’agire umano, senza tener conto che la Sacra Scrittura e la tradizione dimostrano il contrario, l’insegnamento morale ne risente gravemente.

SILENZIO SUL PECCATO ORIGINALE
59. Quando si presenta in maniera ambigua la dottrina della Chiesa sul peccato originale, o si tace e si nega la gravità del peccato, le conseguenze per la formazione della coscienza sono molto negative, mentre appare confuso il cammino che porta alla felicità autentica.

CONTESTAZIONI IN MATERIA DI MORALE SESSUALE
61. In un contesto contrassegnato da un esasperato pansessualismo, il vero significato della sessualità umana risulta molte volte distorto, controverso e contestato, quando non pervertito.
62. La dignità della vita umana esige che la sua trasmissione avvenga nell’ambito dell’amore coniugale. Pertanto, quei metodi che pretendono di sostituire, e non semplicemente di aiutare l’azione dei coniugi nella procreazione, non sono ammissibili. Se si separa la finalità unitiva da quella procreativa, si falsa l’immagine dell’essere umano, dotato di anima e corpo, e si degradano gli atti del vero amore, capace di esprimere la carità coniugale che unisce gli sposi. La conseguenza è che una regolazione moralmente corretta della natalità non può ricorrere a metodi contraccettivi.
63. L’insegnamento cristiano sulla sessualità non consente di banalizzare tali questioni né di considerare i rapporti sessuali un semplice gioco di piacere. La banalizzazione della sessualità comporta la banalizzazione della persona.
64. Non possiamo mettere in dubbio che, fin dal momento della fecondazione, esista vera e autentica vita umana, distinta da quella dei genitori; per cui interrompere lo sviluppo naturale costituisce un gravissimo attentato contro la vita stessa. [...] È contrario all’insegnamento della Chiesa sostenere che fino all’annidamento dell’ovulo fecondato non si possa parlare di “vita umana”, stabilendo così una rottura nell’ordine della dignità umana tra l’embrione e quello che si definisce, erroneamente, “pre-embrione”. In modo analogo, nessuno ha la potestà di eliminare una vita innocente, neppure quando si trova allo stadio terminale.
65. Coloro che rivendicano la loro condizione di cristiani operando nell’ordine politico e sociale con proposte che contraddicono espressamente l’insegnamento evangelico, custodito e trasmesso dalla Chiesa, sono causa grave di scandalo e si collocano fuori dalla comunione ecclesiale.
68. Le opinioni erronee, che abbiamo esaminato, hanno avuto serie e gravi conseguenze nella vita della Chiesa. Dobbiamo constatare che in molte delle nostre famiglie si è interrotta la trasmissione della fede. Le convinzioni di fede di genitori, educatori e catechisti sono state scosse da proposte teologiche equivoche, ambigue e dannose che hanno indebolito la loro fede e hanno così precluso la trasmissione gioiosa del Vangelo.

 

 

 

I falsi profeti

 

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