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PREGHIERE

Antifone della Beata Vergine Maria

 

O santa Madre del Redentore,
porta dei cieli, stella del mare,
soccorri il tuo popolo
che anela a risorgere.
Tu che accogliendo il saluto dell'angelo,
nello stupore di tutto il creato,
hai generato il tuo Creatore,
madre sempre vergine,
pietà di noi peccatori.

Ave, regina dei cieli,
ave, signora degli angeli;
porta e radice di salvezza,
rechi nel mondo la luce.
Godi, vergine gloriosa,
bella fra tutte le donne;
salve, o tutta santa,
prega per noi Cristo Signore.

Salve, Regina, madre di misericordia,
vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
A te ricorriamo, esuli figli di Eva;
a te sospiriamo, gementi e piangenti
in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, avvocata nostra,
rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi.
E mostraci, dopo questo esilio, Gesù,
Il frutto benedetto del tuo seno.
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

Sotto la tua protezione troviamo rifugio,
santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche
di noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo,
o vergine gloriosa e benedetta.

 

Preghiere di Fatima

La Madonna a Fatima (13 Luglio 1917)

Gesù mio, perdona le nostre colpe,
preservaci dal fuoco dell'inferno
e porta in cielo tutte le anime,
specialmente le più bisognose della tua misericordia.

L'angelo della pace ai tre bambini di Fatima (primavera 1916)

Mio Dio! Io credo, adoro, spero e Vi amo.
Vi chiedo perdono per tutti quelli che non credono,
non adorano, non sperano e non Vi amano.

Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo,
vi adoro profondamente e vi offro il preziosissimo
Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo,
presente in tutti i tabernacoli della terra,
in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze
con cui Egli stesso è offeso.
E per i meriti infiniti del suo Santissimo Cuore
e del Cuore Immacolato di Maria,
vi domando la conversione dei poveri peccatori

 

Magnificat (Luca 1,46-56)

Allora Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.


Commento al "Magnificat"

Il Magnificat costituisce un riassunto del pensiero di Maria, la modulazione della sua anima: è un canto meraviglioso per la sua limpida innocenza. Maria utilizza in sé il dono poetico, quasi allo stato puro. Il pittore Corot diceva di una tela che aveva dipinto in fretta: «Quanto vi ho impiegato? Cinque minuti e tutta la vita». Il Magnificat, ugualmente, sarà potuto durate otto o nove respiri, ma racconta tutta una esistenza che Maria sintetizza in questa formula: Dio abbassa i potenti ed esalta gli umili. È la storia di Dio nel mondo, ma è anche la storia di Maria in Dio. Canto di un'anima familiarizzata con i testi biblici, il Magnificat mostra la freschezza di un'improvvisazione: dall'anima di Maria, così silenziosa e contemplativa, erompe un salmo di gioia.

La prima strofa fa cerchio attorno a Maria: «L'anima mia glorifica il Signore, il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore». L'ancella loda il Signore; la grandezza di Dio contrasta con l'indigenza della creatura. La lode di Dio è il respiro dell'anima di Maria. Colui che ha posato lo sguardo su di lei, cioè (secondo una formula biblica) Colui che s'è mostrato benefico con lei, è il Signore, l'Essere supremo; davanti a lui bisogna prostrarsi nell'atto di adorazione. Ma è anche il Salvatore di colei che ha scelto: egli ha manifestato la sua bontà non meno della sua potenza. Vuole soprattutto essere amato. Con un canto di gioiosa riconoscenza, Maria glorifica Dio. «La mia anima, il mio spirito»: Maria in tutto il suo essere esulta lodando Colui che ha chinato il suo sguardo sull'umiltà della sua ancella. Dio è la salvezza: il nome del bimbo sarà Gesù, che vuol dire «Dio Salvatore». Dunque, lo spirito di Maria esulta nel suo Gesù. «Ecco che ormai tutte le generazioni mi chiameranno beata ». Ripeteranno, cioè, il saluto di Elisabetta. Glorificheranno Maria nel Bambino che nascerà da lei per opera dello Spirito Santo. La loderanno per essere stata madre di Dio. L'umile Vergine riferisce la lode unicamente al Signore, di cui si è dichiarata ancella.

Seconda strofa: Maria dilata il cerchio della sua preghiera; dilata lo sguardo verso l'umanità: «E la sua misericordia di generazione in generazione su coloro che lo temono». Anche se chiamati a divenire figli del Padre che è nei cieli, gli uomini rimangono servi di Dio. Egli solo è il Signore. Ma alla riverenza filiale della creatura risponde sempre la misericordia del Creatore; la misericordia previene ogni passo dell'uomo verso Dio. E la misericordia è eterna. «Ha mostrato la forza del suo braccio». Ha compiuto la sua opera da solo, senza l'aiuto di alcuno. Nell'Incarnazione, che è lo spartiacque della storia, lo Spirito Santo sembra far intrawedere a Maria le provvidenziali preparazioni del passato e le trasformazioni che si annunciano nel futuro. L'Onnipotente ha disperso gli orgogliosi; ha sconcertato i piani di coloro che si compiacciono di se stessi e giudicano dal punto di vista umano le opere divine. Il superbo è il vero nemico di Dio. Dio scompiglia la corta sapienza di chi è superbo. Alle potenze usurpatrici del mondo, Dio oppone il regno liberatore del suo Cristo: roveschia i potenti dai loro troni. Il trono di Davide va al figlio della sua umile ancella. Il Magnificat è il canto che esalta i poveri. La povertà è recettiva e dispone l'anima ad aprirsi a Dio. C'è un parallelo tra l'inno di vittoria (nella lettera ai Filippesi) di Cristo, che diventa povero assumendo la condizione di schiavo e si trova glorificato «da ogni lingua», e il Magnificat, in cui la Vergine canta la sua povertà di schiava davanti a Dio e dice che tutte le generazioni la chiameranno beata. «Ha ricolmato di beni gli affamati, e ha rimandato i ricchi a mani vuote». Ha esaudito i primi e deluso i secondi. Ha accolto quelli che si sentivano indigenti, e respinto quelli che si credevano soddisfatti, lasciando loro le ricchezze terrene, di cui pretendevano valersi come di un diritto, ma che non valgono niente davanti a lui. Ha veramente agito con sovrana indipendenza.

Terza strofa: Maria volge lo sguardo a Israele, al popolo di Dio, alla Chiesa: «E si è presa cura di Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, in favore di Abramo e dei suoi discendenti, per sempre». Dio si è mostrato fedele non meno che potente. Ha mantenuto le promesse fatte un tempo ai patriarchi. E compiendo l'opera dell'Incarnazione, ha dato prova della sua misericordia verso Abramo e verso i suoi discendenti (Israele secondo la carne è l'Israele secondo lo spirito, cioè la Chiesa). Abramo ricevette le promesse in ricompensa della sua fede; suoi discendenti sono tutti coloro che, di generazione in generazione, entreranno nella grande famiglia dei credenti.

Il Magnificat è il canto dell'Incarnazione. Il cuore di Maria è un cuore che canta la lode di Dio. La Vergine riesce ad abbozzare, nel suo Cantico, una storia universale. Ella offre, con qualche colpo d'ala, la sua filosofia della storia. È la storia di Dio nel mondo. Ma è anche la storia di Maria in Dio. La sintetizza in questa formula: Dio abbassa i potenti ed esalta gli umili. Il Magnificat contiene una profezia. La Vergine del Magnificat proclama: ecco che tutte le generazioni mi chiameranno beata. Ella, che amava tanto non apparire, annuncia, con la massima tranquillità, che le generazioni future sino alla fine della storia si sarebbero levate, come lo Sposo e i Figli della donna forte, a chiamarla beata. E ciò non a motivo della sua grandezza e delle sue glorie, ma a causa della sua bassezza; non è la pienezza del dono che le viene fatto a giustificare la sua beatitudine, ma il vuoto grazie al quale ha reso possibile questa pienezza. Lo dice con tutta semplicità: il suo trionfo è proporzionale alla sua umiltà. Dice semplicemente che è umile e che Dio ha operato in lei cose grandiose. Tale semplicità nel riconoscere ciò che si è, è rara. Teresa del Bambino Gesù, con quella sua gioiosa libertà di spirito che era una caratteristica di Santa Geltrude nell'ordine benedettino, ebbe delle parole che possono aiutare a comprendere quelle del Magnificat, quando vedeva il suo cielo futuro e parlava con tono di grande fiducia di ciò che vi avrebbe fatto.

 

 

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