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LITURGIA

I segni liturgici

 

Moltissimi fedeli non conoscono la ragione della maggior parte dei segni presenti nella liturgia. I segni sono numerosi e con vari significati, per questo è facile dimenticarne il senso. Il segno colpisce, illumina ed eleva nella misura che é fatto nostro, che diventa manifestazione dello spirito. La catechesi dei segni santi e sacri é quanto mai necessaria nella nostra epoca, per il fatto che si é instaurata una cultura dei segni, anche se in verità piuttosto astratta, fatta di numeri, linee, sigle alfabetiche, segnali audiovisivi. I segni liturgici sono desunti dalla natura e servono a destare coscenze e sentimenti dello spirito.

I segni sono i mezzi di cui Dio si serve per trasmettere i suoi doni; tali sono la parola di Dio, i sacramenti, i sacramentali, la stessa preghiera che, pur essendo nostra, é anzitutto grazia sua. Allora il segno non é più solo "sacro", ossia destinato a Dio, ma "santo", portatore del dono divino; segno visibile di una presenza ed azione invisibili. Il segno santo é lo strumento scelto da Dio per santificarci: può essere una persona con la sua parola o una cosa. Allora ecco le "persone sacre" in quanto consacrate a Dio e le "cose sante": l'Eucaristia e la parola di Dio, l'acqua battesimale, i vari olii, l'acqua benedetta, giustamente nominata "acquasanta".


Gesti del corpo

Inginocchiarsi rappresenta un atteggiamento di profondo rispetto e di obbedienza. Si riduce l'altezza, si piegano le ginocchia.
Restare inginocchiati in atteggiamento adorante: all'elevazione ed esposizione del Santissimo; in atteggiamento supplicante, quando il sacerdote rivolge a Dio le preghiere. Il Sacerdote le recita in piedi perché compie una funzione di rappresentanza del popolo. Può sembrare faticoso restare a lungo inginocchiati. A prima vista é così, però, fatta I'abitudine, non pesa più, perché la posizione eretta della schiena é la meno faticosa, mentre le ginocchia sono abituate a portare il peso del corpo.
La posizione eretta. È la più consona quando si tratta di ascoltartela parola di Dio. L'attenzione richiesta esige che il corpo sia vigile, rivolto a Dio che parla, sia pure attraverso il suo ministro. È prescritta durante la lettura del Vangelo.
Lo stare seduti. È una posizione che indica raccoglimento, adatta alla meditazione della parola di Dio, all'incontro con Gesù entrato vivo e vero nella casa che é il nostro corpo per conversare familiarmente con noi.
Salire i gradini della Chiesa o del presbiterio (altare) può diventate qualcosa di espressivo. Il gradino d'ingresso segna un lasciare il mondo, la vita quotidiana; é entrare nella casa di Dio, collocarsi su un piano superiore. La prassi antica prevedeva tre gradini, simbolo delle tre virtù teologali: fede, speranza e carità; le tre forze divine che elevano a Dio. Salire i gradini comporta un distaccarsi dalla terra, liberarsi da ciò che é meschino e superfluo, sentirsi più leggeri, accostarsi a Dio, situarsi più in alto, spiritualizzarsi.
Restare immobili. È un atteggiamento vigile. Denota adorazione, raccoglimento. È chiaro che ad un significativo ed appropriato uso dei gesti liturgici bisogna educare ed educarsi.


Il silenzio

L'azione liturgica prevede spazi di silenzio; alcuni per celebrante e fedeli, altri per soli fedeli. È un silenzio liturgico, sacro, edificante; come tale va osservato. I fedeli stanno in silenzio quando ascoitano il celebrante che prega ad alta voce, o parla, e lo osservano mentre compie gesti accompagnati dalla preghiera a bassa voce. Il silenzio diventa allora indispensabile per ascoltare ed osservare. Silenzio che è più che far tacere la lingua. Si direbbe che tutto deve tacere: il corpo, le mani, gli occhi, per concentrarsi nell'ascolto e nella visione. Vi sono poi momenti in cui il silenzio totale è contemplato per tutta Ilassemblea. Sono quattro: all'atto penitenziale, prima dell'orazione, dopo l'omelia, dopo la Comunione.

 

 

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