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COMBATTIMENTO SPIRITUALE

Vivere la riconciliazione

 

1. Riconciliarsi con sé stessi

Ci sono cristiani che vanno continuamente a confessarsi, ma non riescono a riconciliarsi con sé stessi. Il compito più importante del nostro essere cristiani, però, consiste nel dire 'sì' a noi stessi. A questo si arriva partendo da una riconciliazione con la nostra storia personale: molte persone lottano, per tutta la loro vita, con la loro infanzia, durante la quale non si sono sentite capite e, spesso, si sono sentite ferite. Ma si servono di questa storia della loro vita, così danneggiata, come di un pretesto per non vivere in prima persona o per rinfacciare continuamente ai loro genitori di essere i responsabili della loro infelicità. A chi continua a mantenere un atteggiamento di non conciliazione con la storia della propria vita, i diversi sentieri spirituali non possono essere di alcun aiuto per andare avanti.

Riconciliarsi con se stessi significa, inoltre, riconciliarsi con il proprio corpo: molti raccontano in confessionale di nutrire un profondo odio per se stessi, perché non riescono ad accettarsi così come sono. Molto spesso è il loro corpo che essi rifiutano, perché ritengono che non corrisponda all'immagine ideale che si sono costruiti di un bell'uomo o di una donna affascinante. Se la prendono con il loro corpo e con le reazioni che esso ha quando si sentono insicuri e che causano loro rossori e sudori: combattono contro di esso, ma questo non fa che peggiorare le cose. Per questo, riconciliarsi con il proprio corpo e volersi bene nel proprio corpo diventa un impegno, lungo tutta una vita.

Molte persone si irritano quando vengono messe di fronte ai loro lati oscuri, perché preferirebbero di gran lunga essere senza difetti e senza macchie e, in questo confronto, esse avvertono i propri punti deboli. Talvolta affiora un odio profondo verso gli altri: esse diventano furiose quando incontrano determinate persone; inoltre non riescono ad accettare di essere continuamente preda di stati d'animo depressi. Quando sentono affiorare in loro sentimenti di gelosia, sono pronte a condannarsi; quando sono prese dalla paura, si fanno subito dei rimproveri perché, come cristiani, non sarebbe loro consentito averne. Ma più combattono con violenza i loro lati oscuri, più si rafforzano. Da loro si dovrebbe pretendere la via della modestia.

La modestia è il coraggio di scendere nella propria oscurità e nelle regioni in ombra dei meccanismi che l'io attiva verso l'esterno. Riconciliarsi con queste zone oscure non significa ancora viverle fino in fondo, ma io devo sapere che non ho alcuna garanzia di trovare sempre un punto fermo sul mio cammino spirituale. Molti si servono del loro percorso spirituale per evitare le proprie zone d'ombra: vorrebbero non aver nulla a che fare con le loro fantasie sessuali e i loro sentimenti di collera e credono di aver trovato nella spiritualità una via per vivere armoniosamente anche con se stessi. Ma, in questo modo, essi hanno soltanto rimosso molti pericoli. Modestia significa fare sempre i conti con i bisogni e le passioni che affiorano in noi e che credevamo di avere superato da lungo tempo. Questo tipo di modestia non vuole svalutarmi, ma donarmi, invece, la tranquillità interiore per percorrere il mio cammino con attenzione e fiducia e per considerare tutto quello che incontro su questo cammino come un'indicazione, da parte di Dio, a riconciliarmi con ciò che è presente in me.

 

2. Confessione, scrupoli e sensi di colpa

IL PECCATO MORTALE – Perché vi sia peccato mortale occorrono 3 condizioni:

  • materia grave
  • piena avvertenza
  • deliberato consenso

C'e invece solo peccato veniale se la materia non è grave, o la consapevolezza non è piena, o non è del tutto libero il consenso. Non c'è nemmeno peccato veniale se anche uno solo di questi tre elementi manca del tutto. Una delle ragioni per cui Gesù ci ordina di "non giudicare" (Mt 7, 1) è che noi, pur vedendo l'azione sbagliata di una persona (cioè la materia), non possiamo soppesare esattamente la sua consapevolezza e meno ancora possiamo conoscere il suo livello di consenso.

IL PECCATO VENIALE – Per quanto riguarda la gravità, va precisato che c'è un "peccato che conduce alla morte" e un "peccato che non conduce alla morte" (Gv 5, 16-17). È partendo da queste parole che la Chiesa ha coniato le due formule: "peccato mortale" e "peccato veniale". Il primo stronca il rapporto con Dio e, se non c'è il perdono, prepara l'inferno. Il secondo ferisce quello stesso rapporto e, se non è tolto di mezzo per tempo e riparato, prepara il Purgatorio.

LA CONFESSIONE – Nel caso del peccato mortale, prima di fare la comunione, è obbligatoria la confessione anche se ci si è confessati poco tempo prima. Occorre però considerare il fatto che non è così facile trovarsi in stato di peccato mortale perché occorre che si verifichino contemporaneamente queste tre condizioni. Esistono anche alcune indicazioni pratiche al riguardo: se c'è il dubbio di aver già confessato o meno un peccato mortale non si è tenuti a confessarlo; se si dubita che un peccato sia mortale o non mortale, non si è tenuti a confessarlo.

GLI SCRUPOLI – Per non cedere dunque il passo ad un eccessivo legalismo, allo scrupolo, all'ansietà e alla angoscia è dunque buona cosa attenersi al consiglio del proprio confessore che è in grado di valutare la situazione di un'anima e di consigliare come comportarsi. Lo scrupolo infatti rappresenta un eccesso di sensibilità di coscienza che può portare anche a gravi disagi nella vita spirituale perché lo scrupolo ci fa vedere il peccato laddove non c'è e finisce per togliere gioia e serenità alla nostra vita.

I SENSI DI COLPA – Occorre anche operare un serio discernimento sui propri sensi di colpa: il senso di colpa è infatti salutare se viene dalla coscienza che ci avverte che abbiamo fatto il male (e che quindi in tal caso il rimorso della coscienza rappresenta la voce di Dio in noi). In quest'ottica il senso di colpa rappresenta una grazia perché, facendo percepire il male commesso, conduce al pentimento e alla redenzione dell'anima attraverso la confessione. Invece il tentativo di liberarsi dai sensi di colpa autogiustificando le proprie azioni – come indicato da taluni psicoterapeuti e psicologi di formazione non cristiana – possono fare danni molto seri alle coscienze perché porta a quel soffocamento della coscienza che a lungo andare impedisce alla persona di distinguere ciò che è bene da ciò che è male. I sensi di colpa che permangono dopo una confessione vanno pertanto combattuti con atti di fiducia a Dio, sapendo che Egli – infinitamente buono – ci ha definitivamente perdonato. Satana lavora proprio su questi sensi di colpa che rimangono dopo il pentimento per insinuarci che non ci siamo confessati bene o che non ci siamo pentiti a sufficienza, ma questo porta inevitabilmente a scrupoli autodistruttivi che non hanno nulla a che fare con la gioia del sacramento della Riconciliazione e che finiscono invece per rovinare la vita.

 

3. La direzione spirituale

Imparare a prestare attenzione al disegno di Dio, che si fa strada attraverso gli avvenimenti, è farsi accorti e "saper riconoscere la sua voce" (cf. Sal 94, 8). Noi siamo facilmente distratti o incantati dalle apparenze a tal punto che dobbiamo continuamente ritrovare l'essenziale e prendere coscienza dell'azione di Dio, in noi e negli altri. Aiutare a comprendere la nostra esperienza per capire in che modo il Signore ci conduce e verso dove è compito della direzione spirituale. Sia che camminiamo nella notte, o nella penombra, o nella luce, tutti abbiamo bisogno di essere rassicurati. Attraverso una guida, a cui dare fiducia, mantenendo una "docilità attiva" saprai scendere nella parte più profonda di te stesso, là dove si sviluppa la tua vera immagine e dove ti ritrovi più perfettamente, con quel progetto d'uomo che Dio ha preparato proprio per te. Nessuno è arbitro di se stesso: tutti abbiamo bisogno di essere confermati da una guida che, in nome della Chiesa, assicuri la fedeltà del nostro cammino e l'autenticità delle nostre scelte. Noi, poi, viviamo continue evoluzioni, a causa delle situazioni differenti che incontriamo e degli avvenimenti che succedono attorno a noi. Eccoci perciò costretti nuovamente ad aderire alla volontà di Dio, che ci si presenta in modo inatteso, attraverso forme che personalmente non avevamo previsto ne desiderato. La tentazione di reagire al piano di Dio o di scegliere uno stile antievangelico è alle porte! La guida spirituale è necessaria per imparare a leggere con obiettività la nuova situazione e verificare se la risposta e l'impegno sono frutto di una fedeltà alla volontà di Dio, o piuttosto decisione che scaturisce dalla nostra caparbietà.

Va considerata come una vera grazia di Dio se riesci a trovare una persona disponibile a verificare con te la crescita di una personalità cristiana matura, un sacerdote che ti possa capire e a cui tu possa aprire il cuore. È necessario che tu chieda esplicitamente a questo uomo di Dio se si sente di assumere la responsabilità della tua crescita. Oltre ad avere il tempo a disposizione per ascoltarti con regolarità, egli deve possedere una certa maturità spirituale ed avere esperienza dei diversi cammini di fede attraverso cui il Signore fa risplendere la grazia del Battesimo. Tuttavia non credere che la tua guida spirituale possa "leggerti" immediatamente, né tanto meno sostituirsi a te, al tuo impegno e alle tue decisioni. Tu solo ne sei responsabile! Egli potrà solamente aiutarti a capire, spesso dentro uno spazio abbastanza lungo di tempo, qualcosa del tuo mistero, decifrare le tue "costanti", sottolineare le caratteristiche emergenti della tua vita di fede, per poi indurti ad un impegno più preciso e ad una fedeltà più generosa.

 

 

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