Totus Tuus link

PREGHIERA

Preghiere
Combattimento
Parola di Dio
Liturgia
Devozioni

 

COMBATTIMENTO SPIRITUALE

La lotta contro Satana

 

Adamo, Eva e il Serpente
Adamo ed Eva,
Duomo di Modena

CHI È SATANA? – Satana è il nemico di Dio, è per sua invidia che entrò la morte nel mondo (Sap 2,24). Satana è anche nemico dell'uomo: il suo modo di agire è descritto chiaramente in Genesi 3: fa notare all'uomo il suo limite, gli toglie la fiducia in Dio, suggerendogli che invece è suo antagonista e facendogli sembrare bene il male e male il bene. In Mc 4,15 è il ladro della Parola: con la sua menzogna sta all'origine di ogni male, perché l'uomo diventa la parola che ascolta. Se ascolta Dio, diventa come lui, padre della verità e amante della vita (Sap 11,26): se ascolta satana, diventa come lui, "padre della menzogna e omicida fin da principio" (Gv 8,44). Satana è innanzitutto il tentatore proprio in quanto «ruba la Parola» (Mc 4,15), sostituendo nell'uomo la parola di Dio, che lo fa suo figlio, con la menzogna, che lo allontana da lui, sua vita. Satana ha il suo volto visibile nella ricchezza che seduce (Marco 4,19; 10,22-25) e negli esorcismi operati da Gesù è descritto come colui che possiede, depossessa e tortura l'uomo. È chiamato satana (accusatore), diavolo (divisore), maligno, tentatore, principe delle tenebre, padre della menzogna (Gv8,44). È in definitiva il principe di questo mondo (Gv 14,30); ha il suo regno ed è forte (3,23.26-27); anzi, dopo il peccato, tutto è posto nelle sue mani (Lc 4,6).

COME AGISCE SATANA? – È Nel terzo capitolo della Genesi 3 descrive la sua azione come un'abile manipolazione, che porta l'uomo a farsi lui stesso male. Inizia avanzando la possibilità della sfiducia in Dio, suggerendone una falsa immagine; induce poi alla disobbedienza, col mettergli davanti la vertigine del suo limite oggettivo di creatura, per prospettargli la bellezza fallace di un'autonomia senza limiti; gli rivela infine spietatamente la sua nudità e insufficienza, che gli mette paura e lo fa fuggire e nascondere da lui. Abbandonata la sorgente del proprio io, l'uomo cerca la propria identità in ciò che sempre più lo aliena da sé: l'avere, il potere, l'apparire. Di qui la crescente insoddisfazione e disistima di sé, la solitudine, l'angoscia mortale, il desiderio di salvarsi, le brame incolmabili, l'egoismo insaziabile, le ingiustizie, le guerre e tutto ciò che ne consegue. Tutto questo male, una volta compiuto, rimane, si solidifica e organizza in strutture moltiplicatrici di iniquità e in vere e proprie macchine di oppressione, di cui l'uomo, loro artefice, si fa ingranaggio e vi resta imprigionato come un baco nel bozzolo che lui stesso ha creato. Questo male indebito non rappresenta però la nostra situazione definitiva perché Gesù è venuto a restituire la storia nelle nostre mani. Egli ci ha liberato con la sua parola di verità, capace di zittire la menzogna che sta all'origine della nostra schiavitù e mostrandoci la realtà nostra di figli e quella di Dio che è Padre.

LE PRINCIPALI TENTAZIONI – Vediamo quali sono le principali tentazioni.
• La prima è il «protagonismo», che fa confondere il regno di Dio col successo del proprio io. Affiora chiaramente dopo la prima giornata messianica, quando gli dicono: «Tutti ti cercano» (Mc 1,35). Porre il proprio io come fine assoluto, al posto di Dio stesso, è l'egoismo, causa di tutti i mali. Gesù risponderà: «Andiamo altrove».
• La seconda è la ricerca del «potere mondano» per realizzare il regno di Dio. Il fine è giusto, ma il mezzo è sbagliato. Il Regno si realizza non con il potere, ma con l'impotenza di chi dà la propria vita in servizio dei fratelli. Questa tentazione appare subito dopo la moltiplicazione dei pani, quando costringe i discepoli ad andare via (Mc 6,45). Sappiamo da Giovanni che volevano farlo re (Gv 6,15).
• La terza tentazione è l'«idolatria». Consiste nel voler piegare Dio alla propria volontà, invece di piegarsi alla sua. Gesù la subisce nell'orto degli ulivi e il cadervi significa pervertire la fede: invece di obbedire noi a Dio, pretendiamo che lui obbedisca a noi. L'idolatria è espressione di una religiosità deviata e ingannevole: non è raro trovare nel mondo della politica e della cultura la tendenza a trattare Dio come un idolo. Questo snaturamento e deformazione del vero Dio si ha ogni qual volta mobilitamo Dio al servizio dei nostri interessi, ogni volta che lo riduciamo alle nostre misure.

ESSERE TENTATI È BUON SEGNO – Tutte queste tentazioni sono impersonate da Pietro, quando rifiuta la Parola della croce (Mc 8,31 ss). Gesù lo chiama satana, perché pensa secondo gli uomini, il cui modo di valutare è opposto a quello di Dio. Ma la tentazione maggiore di chi ha il fine buono e usa i mezzi adeguati, è quella dello scoraggiamento, che nasce dal costatare che il male riesce bene e con facilità, mentre il bene riesce male e con difficoltà e, alla fine, è sconfitto. Ma questo è lo scandalo della croce che appare a noi come l'inefficacia e il fallimento del bene. Ma non c'è da preoccuparsi. Essere tentati è un buon segno perché significa che si sta lottando. Solo chi è già a terra non cade più. Chi sta in piedi è sempre esposto a cadere (1 Cor 10,12). Sostenere queste prove è «la» prova che siamo figli di Dio. Egli ci tratta come tali purificandoci, diversamente saremmo bastardi (Eb 12,8). Per questo, nonostante la sofferenza, siamo pieni di gioia e di letizia indicibile (Gc 1,2 s; 1 Pt 1,6 ss). Inoltre è da notare che Dio non permetterà che siamo tentati oltre le nostre forze; ma con la tentazione ci darà anche la via di uscita e la forza per sopportarla (1 Cor 10,13).

SATANA È MENZOGNERO E OMICIDA – «Taci», dice Gesù, e con la forza della sua Parola ci libera dal male e ci fa liberi per il bene (Marco 1,28 ss). L'esorcismo è incluso nella duplice menzione dell'autorità della parola di Gesù. Il male infatti ha la sua origine nella menzogna. La verità lo sbugiarda e lo dissolve, come la tenebra quando giunge la luce. Posto all'inizio del Vangelo di Matteo, l'esorcismo ha valore programmatico: tutta l'attività di Gesù che ha come fine quello di liberare l'uomo dallo spirito del male, che lo tiene schiavo. È chiamato «spirito immondo», e secondo la mentalità di Israele "immondo" è definito tutto ciò che ha attinenza con la morte. Si tratta in definitiva del contrario dello Spirito di Dio, amante della vita (Sap 11,26).

GLI ESORCISMI OPERATI DA GESÙ – Per questo gli esorcismi operati da Cristo sono il segno della fine della schiavitù dell'uomo, della venuta del Regno. Non riconoscerlo è mentire all'evidenza: è il peccato contro lo Spirito Santo. Marco narra dettagliatamente tre esorcismi (1,21-28, 5,1-10 e 9,14-29). A differenza dei miracoli, avvengono tra difficoltà e convulsioni sempre crescenti. Nell'ultimo l'esorcizzato resta addirittura privo di vita. La lotta, iniziata dopo il battesimo, dura tutta la vita, e avrà il suo culmine sulla croce. La sua morte da sconfitto per amore di chi lo uccide, sarà l'esorcismo definitivo: rivelando chi è Dio per l'uomo, vincerà definitivamente la menzogna di satana. Il nostro esorcismo fondamentale è il battesimo. Esso, come per Gesù, segna l'inizio di una lotta che continua tutta la vita. Ma questa fatica è già pegno sicuro della vittoria finale. Prima del battesimo c'è solo sudditanza e schiavitù tranquilla, quasi un'identificazione con il proprio male.

 

DIBATTITO: L'ASSENZA DI SATANA NELLA PREDICAZIONE


«Che guaio aver dimenticato che il diavolo c'è!»

Il predicatore del Papa, Padre Raniero Cantalamessa, conferma l'impressione di Padre Livio di Radio Maria: ci troviamo in una fase di silenzio sul demonio.

di MICHELE BRAMBILLA
(dal "Corriere della Sera" del 27/2/2000)

Davvero la Chiesa si è dimenticata del diavolo? Sul Corriere di ieri lo storico Adriano Prosperi ha documentato la scomparsa di Satana dalla predicazione e dalla teologia. Ma, nella stessa pagina, si faceva notare che al vertice della classifica dei libri religiosi c'è, da mesi, un libro intitolato "Il falsario", che il direttore di Radio Maria, padre Livio Fanzaga, ha scritto proprio per ricordare che il diavolo esiste. Sembra insomma di capire che, a fronte della reticenza dei pastori, sta un popolo di credenti che, invece, delle "cose ultime" vuol sentir parlare, eccome. Anche se sono sgradevoli.
Dunque, la predicazione della Chiesa è accusata di tacere un dato essenziale della fede. Ma è proprio vero? Forse nessuno è più indicato, per rispondere, di padre Raniero Cantalamessa, 66 anni, cappuccino. Da vent'anni è il predicatore ufficiale del Papa (il che significa che ogni venerdì, in Quaresima e in Avvento, Giovanni Paolo II ascolta le sue omelie); ed è anche il più popolare "predicatore televisivo": quando, negli anni scorsi, ha condotto la trasmissione del sabato sera su Rai Uno "Le ragioni della speranza" ha toccato i tre milioni di telespettatori.

DOMANDA – Padre Cantalamessa, le giriamo la domanda iniziale: davvero la Chiesa si è dimenticata del diavolo?
CANTALAMESSA – Certamente no, non se ne è dimenticata. C' è una maggiore discrezione nel parlarne, ma non bisogna pensare che sia venuta meno, nella Chiesa, la credenza nel demonio o che ci sia confusione su questo punto. Come ha ribadito Paolo VI, «il male non è più soltanto una deficienza, ma un'efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Una terribile realtà misteriosa e paurosa».
DOMANDA – Ma non pensa che di questa "terribile realtà" oggi non si parli quasi mai?
CANTALAMESSA – Questo è vero, siamo in una fase caratterizzata dal "silenzio sul demonio". Un silenzio che corrisponde alla sua negazione. Il nemico non esiste più , oppure, se esiste, è solo il semplice male che l' uomo porta in sé. Il demonio è diventato un semplice simbolo dell'inconscio collettivo o dell'alienazione collettiva. Una metafora del male, insomma.
DOMANDA – E da cosa derivano questo "silenzio", questa "negazione"?
CANTALAMESSA – Da una posizione intellettualistica, che coinvolge anche certi teologi, i quali trovano impossibile credere nell'esistenza del demonio come entità non solo simbolica ma reale e personale. Il fatto è che gli intellettuali non trovano il diavolo perché lo cercano nel posto sbagliato, cioè nei libri. Ma al demonio non interessano i libri, interessano le anime.
DOMANDA – Quindi...?
CANTALAMESSA – Quindi per rendersi conto dell'esistenza del diavolo non bisogna frequentare gli istituti universitari, le biblioteche e le accademie, ma le anime, specialmente certe anime. E guardi che non parlo dei peccatori e degli ossessi, ma soprattutto dei santi. In tutte le vite dei santi c'è la testimonianza della lotta contro questa oscura realtà. Così come nel Vangelo la prova più evidente dell'esistenza del diavolo non si ha nelle numerose liberazioni di ossessi, ma nell'episodio delle tentazioni di Gesù".
DOMANDA – Dunque, ha ancora senso, nel Duemila, parlare di Satana?
CANTALAMESSA – Certo. Va fatto con prudenza, e non bisogna ripetere le esagerazioni di una certa predicazione del passato, quando si è visto il demonio anche dove non c'era e si sono commessi torti e ingiustizie con il pretesto di combatterlo. Vedere il demonio dappertutto non è meno fuorviante che non vederlo. Ma guai a dimenticare ciò che è scritto nella Bibbia, dove il demonio – una potenza personale, intelligente – è presente fin dalla prima pagina. Certo, è stato sconfitto da Cristo sulla croce. Ma opera ancora, tentando di sedurre gli uomini. L'averlo dimenticato non ci ha resi più sereni, ma al contrario più ottusi e assuefatti di fronte agli orrori del male".

 

Padre Silvano Fausti: «L’importante è smascherare le sue menzogne»
Mons. Alessandro Maggiolini: «C’è una teologia razionalista che demitizza le Scritture»

di MICHELE BRAMBILLA
(dal "Corriere della Sera" del 5/3/2000)

"Sono convinto che satana stia irrompendo con eccezionale violenza nel contesto della nostra vita". Così scrive, nelle prime pagine del suo libro "Cosa fare con questi diavoli?" (Edizioni Ancora), don Raul Salvucci, un sacerdote che, dal 1975, esercita, su mandato del proprio vescovo, il ministero di esorcista. E aggiunge, don Salvucci, di essere molto "irritato con i pastori della Chiesa, perché non vedono questa realtà". Un prete che della lotta al demonio ha fatto la sua missione sembra dunque dare ragione a quanto scritto nei giorni scorsi dallo storico Adriano Prosperi sul Corriere. E cioè che la Chiesa, sull’argomento diavolo, è passata da un estremo all’altro: dalle esagerazioni dei secoli passati al silenzio di oggi. Un silenzio incomprensibile se si pensa che l’esistenza del demonio è una componente essenziale della fede; testimoniata innumerevoli volte sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento, definita come dogma nel Concilio Lateranense IV (1215) e ribadita anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992.
Monsignor Alessandro Maggiolini, vescovo di Como, è l’unico teologo italiano chiamato dal Papa a partecipare alla redazione di questo ultimo "Catechismo". "È vero che la teologia, quella un po' "saputa", ha lasciato da parte questo tema – dice –. In particolare, c’è stata una certa teologia razionalista che ha cercato di demitizzare gran parte della Rivelazione. E così il diavolo è diventato una specie di fabulazione che proiettava nel campo religioso le paure del subconscio". Un errore? "Certo. Qualcuno dice: ma ha ancora senso, nel Duemila, parlare del diavolo? E io rispondo: come si fanno a spiegare fatti come l’Olocausto o i grandi massacri del comunismo, senza pensare a una forza molto più potente dell’uomo?".
"Certo che ha senso parlare ancora del diavolo" – dice padre Piero Gheddo, missionario noto anche come predicatore televisivo, avendo condotto per un paio di anni la rubrica religiosa del sabato sera su Rai Uno. "Ha senso parlare di tutto quello che c’è nelle Scritture. E nel Vangelo la presenza del diavolo è evidente. Ma attenzione a dire che la Chiesa non parla più di questi temi. La verità è che qui da noi, nell’Occidente secolarizzato, si cerca di adattare lo stile della predicazione – non certo i contenuti, sia chiaro – alla mentalità del tempo. Ma in altre parti del mondo, dove i missionari portano il Vangelo a popoli ancora pagani, la predicazione sul demonio è frequentissima".
E che in fondo sia cambiato solo il modo di parlare del diavolo è convinto anche padre Silvano Fausti, teologo gesuita, noto per le sue "letture" della Bibbia al Centro San Fedele e a Villa Pizzone di Milano, nonché autore di libri di successo (l’ultimo è "L’idiozia", Edizioni Ancora). "Non sono d'accordo con Prosperi: la Chiesa parla ancora del diavolo. Solo che lo fa in modo diverso da quello, ad esempio, del Seicento, all’epoca della caccia alle streghe. E per fortuna, aggiungo. Nel 1631 Friedrich von Spee, un gesuita, in un bellissimo libro intitolato Cautio criminalis, disse che la vera opera del demonio era proprio la caccia alle streghe, con quelle confessioni estorte con la tortura e avallate da illustri teologi. Oggi si parla del diavolo con uno stile perfettamente conforme alle Scritture – continua padre Fausti – nelle quali ci si sofferma sulle tentazioni e sui tormenti di chi è tentato, senza indugiare su chi è Satana o, peggio ancora, sul suo aspetto fisico. Così, la Chiesa cerca ora di aiutare tutti gli uomini a discernere su cosa è bene e cosa è male, perché l’astuzia più grande del diavolo è proprio confonderci su questo. Guardi, io penso che uno dei pericoli più gravi, nella nostra epoca, sia "il delitto semantico", cioè l’uccisione del vero significato di una parola. Pensiamo, ad esempio, a quanto vengano usate a sproposito parole come "libertà", "amore", "tolleranza", in nome delle quali si commettono crimini non meno gravi di quelli che imputiamo ai secoli passati. E l’inganno diabolico sta proprio nel farci credere di avere agito in nome dell’amore, della libertà e della tolleranza anche quando, invece, agiamo per il loro contrario. Ecco – conclude padre Fausti – mi sembra che parlare correttamente del diavolo, oggi, sia parlare di queste cose. Avvertire l’uomo di queste menzogne".

 

La debolezza della preghiera per vincere la potenza del demonio: la testimonianza di un esorcista


P. François Dermine

Ecco la trascrizione dell'intervista, trasmessa della "Radio Vaticana" l'8 febbraio 2007, a Padre François Dermine, esorcista, docente di Teologia Morale e membro della giunta esecutiva del GRIS, il Gruppo di Ricerca e Informazione Socioreligiosa. Gli esorcisti svolgono la loro missione nel combattere le "potenze del male" senza ricorrere a gesti plateali o spettacolari, ma ricorrendo semplicemente alla fede e alla preghiera e accertandosi, ovviamente, della inesistenza di eventuali patologie medico-psichiatriche.

PADRE DERMINE – Quando si pensa all'esorcista, si pensa a casi di esorcismo. Ma in realtà l'esorcista ha pochissimi casi relativi a posseduti e questo perché l'insieme delle persone che si rivolgono all'esorcista sono persone che in realtà soffrono di varie forme di persecuzioni che non sono, però, possessioni. Nei casi di possessione veri e propri, abitualmente il demonio si sostituisce alla persona che possiede: non ha ovviamente poteri sulla sua anima, ma ha poteri sul suo corpo. Ed anzi utilizza le sue membra, la sua voce per esprimersi e per parlare. È un essere che odia l'umanità e lo dichiara apertamente. Anche se molto spesso si presenta sotto apparenze molto eleganti, in realtà a mala pena riesce a nascondere il suo odio per l'umanità e soprattutto il suo odio per Dio. Si presenta, quindi, come un essere prepotente, come un essere che vuole sostituirsi a Dio stesso. Questo lo vuole lasciare intendere, anche se il demonio – essendo un essere intelligente – sa benissimo di essere una creatura senz'altro più forte di noi esseri umani, ma infinitamente inferiore a Dio.
DOMANDA – Padre Dermine, a livello sociale quali sono le persone più a rischio?
PADRE DERMINE – Io penso, soprattutto, alle persone che hanno delle curiosità verso l'occulto o che cercano di sfuggire ai limiti della nostra condizione umana, che è legata ad un tempo e ad uno spazio determinati, ricorrendo quindi anche a cartomanti, a maghi per sortire degli effetti o per conseguire delle conoscenze che Dio non ha assolutamente intenzione di concedere all'essere umano. E questo perché – diversamente – Dio, in un certo senso, si troverebbe ad abolire la stessa condizione umana che invece ha voluto che noi vivessimo. Queste persone sono, quindi, tremendamente esposte ad un intervento diabolico, perché l'occulto richiede – quando non si tratta di ciarlataneria – senz'altro un intervento, più o meno celato, del demonio. Dal punto di vista strettamente sociologico io non vedo una categoria particolare di persone, che possa essere traviata dal demonio rispetto ad altre categorie.
DOMANDA – Nemmeno i giovani?
PADRE DERMINE – Di giovani ce ne sono; ci sono giovani che non sono credenti ed altri che lo sono. Abbiamo tutte le categorie di giovani, chi è acculturato e chi non lo è. Non ci sono delle categorie sociali particolarmente bersagliate dal demonio. Abbiamo avuto più donne che uomini, ma non perché le donne sono più colpite dagli uomini, ma semplicemente perché le donne oppongono meno barriere razionali all'eventualità di un intervento preternaturale e cioè diabolico.
DOMANDA – Padre Dermine, lei oppone alla forza del diavolo, la forza della preghiera.
PADRE DERMINE – Non c'è altro, non c'è assolutamente altro. La preghiera ovviamente non soltanto mia, ma la preghiera della Chiesa. Io sono un esorcista incaricato. Solo questo del resto mi consente di farlo e mi dà forza per compiere questo ministero, perché diversamente sarebbe una guerra personale e quindi persa con il demonio. Essendo esorcista ufficiale di una diocesi so che la Chiesa prega con me e attraverso di me e questo mi dà tanta forza ed è l'unica forza, ovviamente, in grado di vincere l'avversario. Insisto anche molto sulla fede delle vittime, perché in ultima analisi sono le vittime stesse che con la loro fede riescono a superare l'ostacolo.

 

Combattimento spirituale

 

eXTReMe Tracker