
APPARIZIONI MARIANE






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ALTRI MISTERI
Il volto santo di Manoppello
La reliquia di Manoppello è il «velo della Veronica»?

Papa Benedetto XVI in visita a Manoppello (01/09/2006) |
IL VOLTO MISTERIOSO – Da 400 anni, nel santuario di Manoppello (Pescara) è esposto un velo sul quale è visibile un volto d'uomo che mostra chiari segni di tumefazioni e di sangue. Durante gli ultimi anni, le ricerche degli studiosi d'arte cristiana, di scienziati e di esperti dei tessuti hanno messo in luce la perfetta sovrapponibilità con il volto della Sindone e la inspiegabilità della formazione di questa immagine. Si tratta forse del velo "della Veronica" trafugato dal Vaticano fra il 1500 e il 1600?
IL VELO – Il Volto Santo di Manoppello é un velo tenue di 17 x 24 cm in cui è raffigurata l'immagine di un viso maschile con i capelli lunghi e la barba divisa a bande. Si tratta del caso unico al mondo in cui l'immagine è visibile identicamente da ambedue le parti. Su di esso non sono riscontrabili residui o pigmenti di colore. Le tonalità del colore sono sul marrone, le labbra sono di colore leggermente rosse, che sembrano annullare ogni aspetto materiale. Gli occhi guardano molto intensamente da una parte e verso l'alto. Perciò si vede il bianco del globo oculare sotto l'iride. Le pupille sono completamente aperte, ma in modo irregolare. Nel mezzo, sopra la fronte si trova un ciuffo di capelli, corti e mossi a mo' di vortice.
IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO
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L'EPISODIO DELLA VERONICA – Il racconto dei Vangeli canonici sul cammino di Gesù Cristo lungo la strada verso il Calvario è descritto sommariamente e tra i pochi dettagli offerti c'è quello dell'episodio di Simone di Cirene, personaggio che aiutò Cristo a portare la croce. Più dettagliate sono invece le narrazioni degli apocrifi e di alcune mistiche, ed in particolare Anna Caterina Emmerich e Maria Valtorta, che descrissero l'episodio della Veronica, una donna che secondo la tradizione asciugò il volto di Gesù e si ritrovò prodigiosamente impressa sul velo la sua immagine. I biblisti non danno credito storico a questo evento, ma la tradizione ecclesiastica lo commemora nella sesta stazione della Via crucis, che si celebra in tutte le chiese cattoliche del mondo durante i riti del Venerdì santo e che viene ripetuta ogni anno anche dal papa nella scenografica cornice del Colosseo romano.

Sovrapposizione 1:1 tra il viso della Sindone e il Volto Santo |
L'INCREDIBILE ANALOGIA CON LA SINDONE – Sulla Sindone sono stati eseguiti numerosi studi per cercare una spiegazione sull'origine dell'impronta sindonica, che interessa soltanto le fibre superficiali del lino e non è visibile sul lato opposto del telo (solo le macchie di sangue oltrepassano lo spessore del lenzuolo e sono visibili su ambedue i lati). L'ipotesi oggi più accreditata è che, al momento della risurrezione corporea di Cristo, un'energia luminosa soprannaturale si sia irradiata sulla Sindone, impregnata di aloe e di mirra (sostanze sensibili alla luce), lasciandovi l'impronta che tuttora possiamo vedere. Suor Blandina Paschalis Schlòmer, trappista nell'abbazia Maria Frieden a Dahlem in Germania, aveva notato come ci fossero precisi criteri come denominatore comune delle antiche icone che raffiguravano il volto di Gesù: il viso asimmetrico, la barba rada che finisce a doppia punta scoprendo il mento, i radi baffi della barba, le alette asimmetriche del naso, l'orbita oculare così bianca da essere visibile anche sotto l'iride, la ciocca di capelli al centro della scriminatura. Padre Pfeiffer ebbe la medesima convinzione in seguito ai suoi studi sul rapporto fra la Sindone e le rappresentazioni iconografiche di Cristo. Suor Blandina, dopo essere venuta a conoscenza del velo di Manoppello, cominciò a cercare su ambedue i tessuti i «punti di congruenza» che permettessero una perfetta sovrapposizione tra i volti della Sindone e quello conservato a Manoppello, e dopo un accurato lavoro ne riscontrò dieci che consentivano di rendere come un'unica immagine il volto sindonico e il Volto Santo. Successivamente Padre Andreas Resch, utlizzando un computer raffinò ancor più la sovrapposizione cosicché oggi si è così giunti a un perfetto livello di sovrapposizione, che mostra - in formato 1 a 1 — una vera e propria fusione tra i due volti (vedi la foto).
UN VOLTO "MISTERIOSO" – Le nuove tecnologie, che hanno avuto un ruolo importante per approfondire i molteplici aspetti della Sacra Sindone, sono state impiegate anche per studiare il velo di Manoppello. Ciò che è emerso con sufficiente chiarezza è l'attuale impossibilità di spiegare come si sia formata l'immagine e da dove derivino i colori che rendono così affascinante e vivo il Volto Santo. Il primo ad approfondire la natura del velo dal punto di vista fotografico è stato il prof. Donato Vittore, ortopedico dell'Università di Bari, che ha utilizzato uno scanner digitale ad altissima risoluzione. Così ha dichiarato in un suo studio: «Ho potuto osservare l'immagine ottenuta con il monitor che consente un ingrandimento straordinario senza sfocare le immagini e ho constatato che nell'interspazio tra il filo dell'ordito e il filo della trama non si evidenziano residui di colore. Se io penso a un dipinto a olio, immagino che ci sia almeno tra un filo e l'altro un po' di deposito di colore: devo dunque escludere il ricorso a questa tecnica per la reliquia di Manoppello. Bisogna escludere anche l'idea dell'acquerello perché i contorni dell'immagine sono così netti nell'occhio e nella bocca. L'acquerello avrebbe sicuramente intriso in maniera non precisa il filo e quindi avrebbe determinato sbavature nei dettagli. Pensare a una stampa significa non considerare che sul velo l'immagine è perfettamente visibile su entrambi i lati. Stiamo parlando di un'opera che data come minimo 1500, un periodo in cui le tecniche utilizzate non erano poi così sofisticate».

Ingrandimento del velo di Manoppello: un fatto enigmatico è l'assenza di colore negli spazi tra i fili. |
GLI STUDI SCIENTIFICI – Nell'aprile 2001 vennero svolte alcune indagini scientifiche sul tessuto a cura del prof. Giulio Fanti dell'Università di Padova: «Il fazzoletto di stoffa finissima, probabilmente lino, è composto di fili di dimensione media pari a 120 μm, ma le dimensioni possono variare anche più del 50% da zona a zona. La tessitura, assai irregolare e rudimentale, è di tipo tradizionale: il fazzoletto è stato costruito su un telaio a un liccio e la trama è disposta ortogonalmente all'ordito; lungo la direzione orizzontale si possono contare da 25 a 29 fili per ogni centimetro di tessuto. L'interasse dei fili è mediamente di 370 μm, quindi esiste uno spazio vuoto tra filo e filo che va da 150 a 350 μm e che rende il fazzoletto singolare; per questo motivo è semitrasparente e viene nominato "velo"». Nelle fotografie realizzate in quest'ultima circostanza si può osservare l'assenza di pigmenti o di qualsiasi altro tipo di pigmento che possa essere ritenuto responsabile della colorazione del filo. Solo in alcune piccole aree nella zona delle pupille sono rintracciabili alcune tracce di pigmenti: potrebbe trattarsi di un ritocco compiuto da qualcuno nel Medioevo per rafforzare l'intensità dello sguardo (come confermerebbero le fotografie all'infrarosso, che hanno evidenziato qualche discontinuità nell'uniformità del tessuto). Per quanto riguarda la natura del filato, secondo la prof. Chiara Vigo, potrebbe trattarsi di bisso marino, uno speciale filamento prodotto dal mollusco pinna nobilis e lavorato sin dalle epoche più antiche. Ma un tessuto di bisso può essere tinto, non dipinto, e questo particolare pone grossi interrogativi, che rimangono insoluti: nessuno può aver creato artificialmente un ritratto così minuzioso sul bisso perché se si applicasse su di esso una pittura, questa finirebbe per essere aggredita da muffe provocate dal mantenimento del suo sale assorbito sotto l'acqua del mare.
Sito web ufficiale: www.voltosanto.it
L'intervista a Mons. Bruno Forte sulla visita di Benedetto XVI
Mons. Bruno Forte: Il Volto Santo di Manoppello e la plausibilità teologica delle immagini acheropite
Il discorso di Benedetto XVI (dal sito vaticano)
IL LIBRO PER APPROFONDIRE
Saverio Gaeta:
Il Volto del Risorto

Saverio Gaeta
L'ALTRA SINDONE
La vera storia del volto di Gesù
Mondadori – 2005 |
Da almeno quattro secoli nel santuario di Manoppello (Pescara) è pubblicamente esposto un velo sul quale si vede il volto di un uomo, che ha tratti somatici mediorientali e che mostra chiari segni di ematomi e di ferite insanguinate. Sovrapponendo l'immagine, in formato reale, alla Sindone di Torino, ne emerge una perfetta compatibilità; ma anche moltissimi affreschi, icone e mosaici del primo millennio risultano indiscutibilmente ispirati a questi due misteriosi "prototipi". L'appassionante ricostruzione di queste pagine traccia la straordinaria storia della reliquia, che la tradizione cristiana ha sempre definito come il "velo della Veronica", miracolosamente impresso da Gesù Cristo poco prima della crocifissione o nel momento della risurrezione.
Si tratta di un tessuto trasparente, visibile da ambedue i lati, sulle cui fibre sono praticamente assenti tracce di colore. Intorno all'anno Mille il telo era certamente in Vaticano, da dove venne trafugato durante il Sacco di Roma del 1527. Per dissimulare l'accaduto, che avrebbe avuto conseguenze nefaste sui pellegrinaggi verso Roma (e sulle connesse donazioni), papa Paolo V fece realizzare un dipinto sostitutivo e papa Urbano VIII decretò la distruzione di qualsiasi riproduzione dell'immagine originale. Nel Seicento il Volto Santo ricomparve misteriosamente a Manoppello, e anche nel periodo abruzzese non sono mancati avvincenti colpi di scena, che si prolungano sino ai giorni nostri. |
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