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ALTRI MISTERI - IL CASO CIVITAVECCHIA

Parla il Card. Andrzej Maria Deskur:
«Vere le lacrime della Madonnina di Civitavecchia»

 

di MARCO TOSATTI
(da "La Stampa" del 7/11/2005)

La vicenda

2 FEBBRAIO 1995
La Madonnina di Civitavecchia piange lacrime di sangue nel giardino della famiglia Gregori. In un mese la statuetta piange tredici volte.

15 MARZO 1995
L'ultima lacrimazione della Madonna avviene tra le mani dei vescovo Girolamo Grillo. Con il vescovo ci sono tre testimoni.

6 APRILE 1995
All'interno della statuetta non viene trovato alcun meccanismo artificiale.

23 GENNAIO 2005
La diocesi di Civitavecchia diffonde un dossier con le «prove del miracolo».

CITTA' DEL VATICANO – Il miracolo della Madonna di Civitavecchia è vero e reale: è questa l'opinione del cardinale Andrzej Maria Deskur, presidente della Pontificia Accademia dell'Immacolata e grande amico di Giovanni Paolo II. Il porporato, parlando della vicenda della statuina della Vergine che dal 2 al 5 febbraio 1995 avrebbe lacrimato sangue, ha detto che questo è avvenuto perché «la nostra Madre Maria sente pena di fronte a ogni nostra infedeltà, a ogni mancanza nella vita cristiana. Le lacrime della Madonna ricordano le sue pene. Ogni volta che la offendiamo, la Madonna piange». Il cardinale Deskur lo afferma in un'intervista concessa a Riccardo Caniato del mensile Studi Cattolici, per il suo libro La Madonna si fa strada. Civitavecchia, nel tempo di Maria, di imminente pubblicazione dalle Edizioni Ares.

Non c'è dubbio, secondo il cardinale, che le lacrimazioni di Borgo Pantano, a Civitavecchia, siano qualche cosa di non spiegabile: «Sono stati fatti tutti gli esami scientifici per valutare scientificamente se si poteva dare una spiegazione. Gli scienziati si sono fermati davanti al mistero del pianto della Madonna». Anche se è convinto che si tratti di un evento straordinario, di un miracolo, definisce saggio l'atteggiamento di prudenza ufficialmente fin qui seguito dalla Chiesa; ma vede una ragione particolare nel fatto che la statuina abbia sanguinato di nuovo, dopo le prime volte, mentre era nelle mani del presule di Civitavecchia.

«Ha pianto in mano a monsignor Girplamo Grillo, e questo ha un significato speciale, perché in parecchi luoghi, il pianto della Madonna non è stato riconosciuto dall'autorità della Chiesa. Questa volta la Madonna voleva che un vescovo fosse testimone; e non solo oculare, ma anche tangibile». È opportuno ricordare che la statuina protagonista del fatto è stata comprata a Medjugorje, e che le apparizioni di quella cittadina dell'ex Jugoslavia hanno incontrato l'unanime ostilità dei vescovi della Conferenza Episcopale del luogo, oltre a molta freddezza da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede. «La Madonna ha pianto nelle mani del vescovo perché si sa che, in qualche caso di precedenti lacrimazioni, ci sono stati vescovi che hanno nutrito dubbi. È evidente che qui la Madonna voleva dare sicurezza innanzitutto al vescovo, nella consapevolezza che la Chiesa si sarebbe rivolta in primo luogo a lui per una valutazione».

Secondo Riccardo Caniato, Giovanni Paolo II ha voluto venerare la Madonnina di Civitavecchia in Vaticano. Il cardinale Deskur ha detto: «Non ne ero al corrente, ma conoscendo bene il Santo Padre, non ho nessun dubbio, per il suo amore verso la Madonna, che se la statua si trovò nella sua cappella, l'abbia onorata e che si sia recato a pregare davanti a essa». Il presidente della Pontificia Accademia Immacolata ha rivelato anche che il 10 aprile 1995, in visita a Civitavecchia, regalò alla famiglia Gregori una seconda statuetta della Regina della Pace, proveniente da Medjugorje. «Ho voluto portare quella statuetta dopo il sequestro della Madonnina che ha pianto: un atto in cui si legge, da parte della magistratura, una mancanza di rispetto verso il sacro».


Monsignor Grillo: il caso non è chiuso.
Conosco cose che non posso rivelare.

«Il caso non è chiuso»: così il vescovo di Civitavecchia, monsignor Girolamo Grillo commenta la situazione relativa alla inchiesta che la Chiesa sta conducendo sulle lacrime di sangue della Madonnina di Civitavecchia. «Non posso dire di più per il momento; le cose segrete non le ho dette mai, e non le dirò fino al momento in cui non avrò il "via libera". Molte cose non ho detto, e quelle le potrò dire solo al momento opportuno. Ma il caso, dopo dieci anni, non è chiuso. Il vescovo di Civitevecchia sa delle cose che non è ancora il momento di rivelare».

Ma il presule tiene a sottolineare il percorso compiuto. «Dapprima ho avversato la cosa, la parte mia è stata una parte negativa, di avvocato del diavolo. Poi è venuto il momento in cui le cose cambiano». Il momento più drammatico è stato quello in cui la statuirla pianse nelle sue mani. «Per me è stato sconvolgente. Perché ero l'unico che sapevo, dal momento che l'avevo sequestrata, e avevo fatto tutti gli accertamenti scientifici, e la tenevo chiusa...».

Ma perché la prese in mano? «In seguito a una telefonata di don Gabriele Amorth, mia sorella ne rimase impressionata. Don Amorth mi fece una telefonata di rimproveri: è da sei mesi che una madonnina piange sangue e tu...Insomma mia sorella' che era presente nella stanza, sentì la telefonata. E ne fu impressionata, e probabilmente ci pensò durante la notte. Al mattino, prima di partire per Roma, mi ha chiesto di pregare davanti alla madonnina».

Monsignor Grillo acconsentì alla richiesta. «E così, io che la tenevo chiusa nella stanza delle mie suore, per tenerla protetta, in un armadio, andai a prenderla. E poi è accaduto quello che è accaduto». La statuina era nelle mani del vescovo quando cominciò a lacrimare sangue. «Ne rimasi traumatizzato. Perché avevamo fatto gli esami, sapevo che non c'era imbroglio, e sapevo che aveva pianto lacrime di sangue. Ed era sangue quello che scorreva: come hanno visto i medici, sia il mio cardiologo, che è venuto a soccorrermi, che un altro medico. Non hanno potuto negare...Ed è poi il secondo medico che ha parlato. Io avrei taciuto. Ma lui ha parlato alla televisione, e io non potevo contraddirlo. La verità è la verità. Ma credo che nessuno abbia capito il mio dramma. Come sono rimasto sano, non lo so. Sfiderei chiunque a vivere un avvenimento del genere. Ne sono rimasto traumatizzato».

 

 

CIVITAVECCHIA

 

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