
MEDJUGORJE





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MEDJUGORJE – RASSEGNA STAMPA
Che cosa pensare delle apparizioni di Medjugorje?
La domanda è stata rivolta a padre Stefano de Fiores, uno tra i più noti e autorevoli mariologi italiani.
(dal"Corriere
Canadese online " del 20/11/2004)
In generale e brevemente posso dire questo: quando si seguono delle apparizioni su cui la Chiesa si è già pronunciata, si percorre certamente un cammino sicuro. Dopo un discernimento, sono stati spesso i Papi stessi a dare esempio di devozione, come è accaduto con Paolo VI pellegrino a Fatima nel 1967 e soprattutto con Giovanni Paolo II che si è recato in pellegrinaggio nei principali santuari mariani del mondo.
Una volta infatti che le apparizioni sono state accettate dalla Chiesa, noi le accogliamo come un segno di Dio nel nostro tempo. Però devono essere sempre ricondotte al Vangelo di Gesù, che è la Rivelazione fondamentale e normativa per tutte le altre manifestazioni. Le apparizioni comunque ci aiutano. Aiutano non tanto ad illuminare il passato, ma a preparare la Chiesa ai tempi futuri, affinché l'avvenire non la trovi impreparata.
Dobbiamo essere più coscienti delle difficoltà della Chiesa in cammino nel tempo e sempre coinvolta nella lotta tra il bene e il male. Essa non può essere lasciata senza aiuto dall'alto, perché più andiamo avanti più progrediscono i figli delle tenebre, che affinano le loro astuzie e strategie fino alla venuta dell'anticristo. Come ha previsto san Luigi Maria di Montfort, ed ha innalzato un grido a Dio nella Preghiera infocata, gli ultimi tempi vedranno come una nuova Pentecoste, un'effusione abbondante dello Spirito Santo sui sacerdoti e sui laici, che produrrà due effetti: una più elevata santità, ispirata alla santa Montagna che è Maria, e uno zelo apostolico che porterà all'evangelizzazione del mondo.
A questi scopi mirano le apparizioni della Madonna nei tempi recenti: a provocare la conversione a Cristo mediante la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Possiamo dunque vedere le apparizioni come dei segni profetici che giungono dall'alto per prepararci al futuro.
Però, prima che la Chiesa si pronunci, che cosa dobbiamo fare? Che cosa pensare delle migliaia di apparizioni a Medjugorje?
Penso che la passività sia sempre da condannare: non è bene disinteressarsi delle apparizioni, non fare niente. Paolo invita i cristiani a fare il di-scernimento, a ritenere ciò che è buono e a respingere ciò che è male. La gente deve farsi un'idea a maturare una convinzione secondo l'esperienza fatta sul luogo o contatto con i veggenti. Certo nessuno può negare che a Medjugorje si fa una profonda esperienza di preghiera, di povertà, di semplicità, e che tanti cristiani lontani o distratti vi hanno sentito un appello alla conversione e ad un'autentica vita cristiana. Per tanti Medjugorje rappresenta una pre-evangelizzazione e un modo per ritrovare la giusta via. Quando si tratta di esperienze, queste non possono essere negate. Rimane da compiere la valutazione dei veggenti e dei messaggi: i primi risultano persone normali, che anzi hanno formato famiglia, mentre i contenuti appaiono generalmente in linea con la dottrina della Chiesa e insistono sulla preghiera, sul digiuno e sulla pace.
Forse alcuni troveranno qualche difficoltà circa l'enorme numero di apparizioni o i rapporti dei frati con i vescovo... Ma ognuno può giudicarle e risolverle in un modo o in un altro, ma sempre inserendole in un contesto globale. Dalla storia di Lourdes e di Fatima appare che i fedeli hanno partecipato attivamente, con la loro esperienza, con i miracoli ottenuti e con la fede nelle apparizioni, al maturare del giudizio della Chiesa. Dunque non è valida la passività, ma la partecipazione. Su Medjugorje la Chiesa non si è ancora pronunciata. E si sa che occorre tempo per esaminare ogni cosa. Rimane dunque la libertà di credere o non credere, secondo gli elementi che si hanno a disposizione. Se essi sono positivi, si vada avanti in questa direzione. Se invece alcuni non riescono a convincersi, continuino a vivere il Vangelo e a preparare ugualmente un futuro migliore per la Chiesa e per il mondo.
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