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MEDJUGORJE – RASSEGNA STAMPA

No del Vaticano a Medjugorje

Proibiti i pellegrinaggi ufficiali per i fedeli cattolici: «non è certo che si tratti di apparizioni».

(dal "Corriere della Sera" del 17/06/1996)

CITTÀ DEL VATICANO. Il Vaticano riafferma il "no" ai "pellegrinaggi ufficiali" a Medjugorje: la località della Bosnia Erzegovina famosa per le presunte apparizioni della Madonna, che vi avverrebbero quotidianamente da quindici anni e delle quali sarebbero destinatari sette ragazzi – due maschi e cinque femmine – che intanto sono diventati adulti. Ne dà notizia il quotidiano cattolico francese "La Croix", che pubblica stralci di una lettera dell' arcivescovo Tarcisio Bertone, segretario della Congregazione per la dottrina della fede (cioé il vice del cardinale Ratzinger), a un vescovo francese – Le' on Taverdet, di Langres – che aveva chiesto "se sia lecito ai fedeli cattolici andare in pellegrinaggio a Medjugorje". La proibizione dei pellegrinaggi "ufficiali" a Medjugorje era stata più volte affermata dal vescovo di Mostar e dalla Conferenza episcopale dell'ex Jugoslavia. E più volte era stata confermata anche da Roma, in appoggio alle affermazioni dei vescovi. Anche stavolta la formula è questa: l'arcivescovo Bertone cita una "nota" dei vescovi della ex Jugoslavia pubblicata il 10 aprile 1991, la quale concludeva che "non è possibile affermare che si tratti di apparizioni e rivelazioni soprannaturali" e su quell'affermazione basa la sua proibizione. Proibizione che suona così: "Pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje, inteso come luogo di autentiche apparizioni mariane, non devono essere organizzati, perché sarebbero in contraddizione con quanto è stato affermato dai vescovi della ex Jugoslavia".

Fin qui la lettera di Bertone. Ma su Medjugorje c'è un grande dibattito ed occorre sentire più d'una campana. Ecco come ha riassunto ultimamente la questione il più autorevole tra i sostenitori dell'"autenticità " delle apparizioni, il teologo francese René Laurentin: "Il carattere sovrannaturale (nel senso di miracoloso) non è stabilito, ma non è escluso. La Commissione episcopale continua i suoi lavori, in vista d'arrivare a una conclusione, su cui i vescovi non vogliono dare un giudizio prematuro". Intanto i pellegrinaggi continuano. Anzi ultimamente hanno avuto una ripresa, dopo la crisi provocata dalla guerra e dalla dispersione dei sette "veggenti". Ma una di loro, Vicka, la più amata dai "pellegrini", non ha mai abbandonato la "collina delle apparizioni", neanche nel periodo peggiore. Prima della guerra si calcolava che a Medjugorje arrivasse più di un milione di persone all'anno. Il primo segnale vaticano contrario ai pellegrinaggi risale al giugno 1985: una lettera dell' arcivescovo Bovone (predecessore di Bertone) alla presidenza della Cei (i pellegrinaggi più numerosi sono sempre stati quelli dall'Italia) invitava a "scoraggiare pubblicamente l' organizzazione dei pellegrinaggi a Medjugorje".

LA SCHEDA

Venti milioni di visitatori

Medjugorje è un villaggio della Bosnia Erzegovina dove quindici anni fa ci fu la prima apparizione della Madonna. Era il 25 giugno 1981 quando sette ragazzi raccontarono di aver visto la Vergine Maria. Da allora le apparizioni sarebbero quotidiane. I visitatori hanno superato i venti milioni, con un ritmo di duemila arrivi al giorno, che non e' calato nemmeno durante i bombardamenti della vicina Mostar.

 

Messori: «Soluzione pilatesca. La Chiesa dovrebbe decidere»

Intervista a Vittorio Messori

ROMA. "Proibiscono i pellegrinaggi ufficiali e incoraggiano quelli ufficiosi: è una soluzione pilatesca e un poco ipocrita, ma forse anche saggia. All'inizio ero seccato per questa posizione attendista. Oggi la trovo funzionale". Vittorio Messori – pellegrino della prima ora e difensore dei "veggenti" – riassume così la sua posizione.

• Quale sarebbe il pellegrinaggio ufficiale?
«Credo che intendano il pellegrinaggio guidato da un vescovo, o promosso da un organismo ufficiale della Chiesa. Ma è una questione più formale che reale: i pellegrini si organizzano in proprio, non chiedono il permesso a nessuno».

• E lei che pellegrino è stato?
«Vi andai privatamente, i primissimi tempi. Mi sembrò ovvio farlo, occupandomi di informazione religiosa. Il fenomeno era nella sua fase nascente e le autorità comuniste non avevano ancora scoperto il possibile vantaggio economico dei pellegrinaggi. Ricordo che mi sequestrarono una Bibbia alla dogana. E in quella piana sassosa di Medjugorje non c'era neanche acqua potabile».

• Che idea si è fatto dell'autenticità delle apparizioni?
«Sospesi il giudizio e anche oggi lo sospendo. Ma allora ero in attesa di una parola definitiva da parte della Chiesa e per alcuni anni ho continuato a pensare che tardasse troppo, oggi invece tendo a pensare che è poco probabile che quella parola arrivi. Un pronunciamento definitivo, come su Lourdes, forse non l'avremo mai».

• Perché? Che cosa lo impedisce?
«La sterminata quantità dei messaggi. A differenza di tutte le altre apparizioni, ristrette in un arco di tempo piuttosto limitato e accompagnate da poche parole essenziali, qui abbiamo una sequela interminata di fenomeni e di parole. Questi veggenti continuano a ricevere messaggi anche quando sono lontani da Medjugorje, in ogni parte del mondo. Abbiamo a che fare con una Madonna chiacchierona, se è lecito parlare così. Nessuno può ormai controllare e studiare tutto questo materiale».

• E dunque che dovremmo aspettarci?
«Delle due l' una: o davvero avremo quel "grande segno" che i veggenti hanno annunciato e che dovrebbe essere dato sulla "collina delle apparizioni", e allora ovviamente si arriverà al riconoscimento dell' autenticità del fenomeno; oppure non ci si arriverà mai e tutto resterà com'è oggi. Che poi non è una cattiva soluzione: ecco perché dico che c'é una parte di saggezza nell'attendismo ecclesiastico. La gente continuerà ad andare e Medjugorje continuerà a dare i suoi frutti senza coinvolgere l'autorità della Chiesa».

• Sospende il giudizio ma considera positivo il fenomeno...
«Applico il solo criterio di giudizio che viene indicato dal Vangelo: quello di giudicare l'albero dai frutti che dà. I frutti di Medjugorje mi sembrano buoni. Tra chi va là ci sono alcuni che si convertono, molti ricevono come una scossa che gli fa ritrovare il fervore, nessuno – che io sappia – è tornato peggiore di come era partito. Quando vi andai apprezzai anche un altro aspetto del fenomeno: quella gente semplice, ingenua, curiosa che pregava e aspettava un segno mi sembrava che confutasse – con quel suo raccogliersi in quel luogo inospitale – la boria razionalistica di tanta teologia contemporanea. Era come se i piedi di quei pellegrini votassero a ogni passo contro un certo andazzo teologico».

 

 

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