
TEOLOGIA






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MARIOLOGIA
Vittorio Messori: "Ipotesi su Maria"
Messori, dopo aver indagato su Gesù, si interroga sulla figura di Maria
«Ipotesi» e conferme su Maria
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Vittorio Messori
IPOTESI SU MARIA
Fatti, indizi, enigmi
Edizioni Ares – 2005
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Dopo Ipotesi su Gesù e i successivi libri dedicati alla passione e alla resurrezione di Cristo, Vittorio Messori torna in libreria con un volume interamente dedicato alla figura della Madonna. S'intitola Ipotesi su Maria (Edizioni Ares, pagg. 536, euro 18), sarà in distribuzione nei primi giorni di novembre e raccoglie, con rivisitazioni e aggiunte, il «taccuino mariano» che lo scrittore ha tenuto dal 1995 al 2000 sul mensile dei paolini Jesus. Molte delle oltre cinquecento pagine del libro di Messori sono dedicate alle apparizioni di Lourdes e alle guarigioni miracolose di malati che si sono recati presso la grotta di Massabielle. Un caso tra questi, peraltro già ben noto, colpisce particolarmente e si lega in qualche modo a un'altra indagine dello scrittore divenuta un libro di successo. È la storia di un giardiniere belga, Peter van Rudder, il quale il 16 febbraio 1867, a causa della caduta di un albero ebbe la gamba sinistra spezzata sotto il ginocchio. Entrambe le ossa, tibia e perone, risultarono fratturate e i due tronconi erano separati tra loro da ben tre centimetri di vuoto. In totale, dunque, mancavano sei centimetri di osso, che si erano frammentati e provocavano sofferenze indicibili. Molti medici, tra i quali l'illustre Thiriart, chirurgo della casa reale belga, visitarono il giardiniere e non potendo in alcun modo risolvere la sua situazione proposero di amputare la gamba. Van Rudder però, ostinatamente, rifiutava l'operazione, nonostante le sofferenze che la frattura insanabile gli procurava.
La sua pervicacia era determinata dall'incrollabile fede: era infatti convinto che ci avrebbe pensato la Madonna, l'Immacolata apparsa a Lourdes alla piccola Bernadette Soubirous. Il 7 aprile 1875, otto anni dopo il grave incidente che lo aveva lasciato storpio, con le ossa rotte che spuntavano tra la carne ormai incancrenita, il giardiniere riesce finalmente a partire per la cittadina di Oostaker, dove nel frattempo era stata realizzata una copia esatta della grotta di Lourdes. La sua situazione è diventata drammatica e i testimoni raccontano che dalla piaga usciva pus maleodorante.
Davanti alla statua della Vergine, che ricalca quella della grotta di Massabielle, l'uomo si sente pervadere da «una specie di rivoluzione». Getta le stampelle e riprende a camminare, improvvisamente guarito. La relazione, stilata dai medici curanti di van Rudder, afferma che «la gamba e il piede, assai gonfi, hanno ripreso di colpo il volume normale» e che «le piaghe in cancrena appaiono cicatrizzate». E soprattutto che «la tibia e il perone fratturati si sono ricongiunti, malgrado la distanza che li separava»: la saldatura risulta completa e le gambe sono di nuovo di lunghezza uguale. Il giardiniere sarebbe vissuto in perfetta salute per altri 23 anni. Sei centimetri d'osso, dunque, ricresciuti improvvisamente. Un episodio che richiama un altro miracolo mariano, quello di Calanda, indagato da Messori nel libro Il miracolo: una gamba amputata che viene riattaccata. Ipotesi su Maria, quasi un taccuino di viaggio per approfondire la figura della Madre di Dio e il suo manifestarsi in modo così misterioso e inspiegabile nelle vicende umane, ha lo stile inconfondibile di Vittorio Messori. «I motivi di fondo di questa opera – ha detto lo scrittore – sono due: innanzitutto, dimostrare che si può essere devoti della Madonna senza cadere in atteggiamenti sdolcinati, in secondo luogo, sottolineare che, come diceva un'antifona purtroppo abolita dalla riforma liturgica, Maria è nemica di tutte le eresie. E siccome oggi il vero problema continua a essere quello di una fede cattolica sempre in bilico, riscoprire la mariologia equivale a riscoprire l'ortodossia, perché nei dogmi mariani, a saperli leggere, c'è la difesa e la base del vero cattolicesimo».
ANDREA TORNIELLI
(tratto da "Il Giornale" del 19/10/05)
Una sfida ai moralisti, nemici di Maria
Lo scrittore cattolico propone una lettura «virile» della devozione alla Madonna
Vittorio Messori lo dichiara fin da subito: «Questo non è un centone casuale ma, quale che sia il suo valore, l'esito di un progetto consapevole e meditato». Il libro in cui lo scrittore cattolico più venduto e tradotto nel mondo ha raccolto gli scritti di sei anni dedicati alla Vergine sul mensile Jesus – Ipotesi su Maria, in libreria per le edizioni Ares – è un libro militante. E il progetto è di sottrarre i temi mariani alla «melassa dolciastra del devozionalismo». È l'autore stesso a dirlo: «Chi di noi, anche credente, riuscirebbe a sopportare certi ambienti "madonnari", con quelle voci impostate, i cori di bimbi, i fioretti, le mamme? Credo ci voglia anche quello, nella varietà della Catholica, che – non seguendo la logica dell'aut-aut, bensì quella della et-et – ha uno spazio per tutti. Ma, proprio per questo, la devozione mariana può, deve essere anche virile. Tenera, ma al contempo non sentimentale, allergica a ogni retorica. Ricordiamoci che san Bernardo, dottore della Chiesa per le sue opere sulla Madonna, è anche il predicatore delle crociate e l'estensore della regola dei Templari».
Una «devozione virile» ha anche obiettivi polemici. Il primo dei quali è il pregiudizio anticattolico che Messori addita nelle polemiche culturali di questa e di altre epoche. Uno dei nodi centrali del libro sono le apparizioni mariane. L'autore le affronta da credente ma anche da laico critico, senza rinunciare allo scetticismo di chi ritiene che da Lourdes e Fatima possano venire al più conferme, non certo prove di una fede che basta a se stessa. Questo non gli impedisce – anzi, gli consente – di polemizzare con quello che considera un filone negazionista pronto ora a occultare, ora a falsificare prove per far vacillare la memoria e l'autenticità del mistero delle apparizioni. Un'attenzione particolare è dedicata a Lourdes e ai suoi nemici: dal polemista anticattolico Jean de Bonnefon, che nel saggio Lourdes et ses tenanciers (basato su documenti di cui Messori dimostra la falsità) arriva ad accostare il santuario a una casa di tolleranza con i sacerdoti come tenutari, al romanziere Emile Zola.
Di Zola l'autore fa un personaggio esemplare, quasi il simbolo del bersaglio polemico del libro, indicato con un linguaggio vigoroso al limite dell'invettiva: «Un "progressista" che, con l'irruzione clamorosa a favore del capitano condannato per spionaggio Alfred Dreyfus (il celebre articolo J'accuse , che gli costò la condanna a un anno, cui si sottrasse con una non gloriosa fuga all'estero...) e che con altre iniziative analoghe è all'origine della moderna, inquietante figura dell'"intellettuale impegnato", del letterato che cerca il protagonismo nella vita politica; insomma lo scrittore come sostituto del sacerdote, i pamphlets sociopolitici come nuove encicliche o pastorali, i nuovi dogmi della laica Cultura (con la maiuscola!) al posto di quelli della Chiesa». Un'attitudine che nel 1978 il giovane redattore culturale Messori aveva già rintracciato nelle pagine del suo giornale, La Stampa, che come spiega ora nella prefazione di Ipotesi su Maria si decise ad abbandonare in quanto «non mi era più sopportabile tralasciare lo studio di un libro di esegesi biblica o lo scambio di idee con un buon teologo per ascoltare, nell'ennesima intervista, le banalità di un Alberto Moravia o dei suoi sodali; o impiegare ore in redazione a impaginare materiale di e su una "cultura" insipiente che si presentava per giunta, e con intolleranza, come la sola vera. Mentre a me ricordava sempre più la drastica definizione evangelica: ciechi che guidano altri ciechi».
Naturalmente la polemica culturale è una nota costante ma non il centro del libro. Che è rappresentato dalla figura di Maria e dalle sue manifestazioni nella storia. Nelle 544 pagine del suo «taccuino mariano», Messori ricostruisce le vicende di Fatima – inquadrandole nel contesto non solo del papato di Wojtyla ma anche di quello pacelliano – gli scritti mistici di suor Maria di Gesù di Agreda messi all'indice dall'Inquisizione romana, la misteriosa conversione del giovane ebreo Alphonse Ratisbonne nella Roma papalina del 1842, la rimozione della Vergine a opera dei protestanti. Pagine che si possono sintetizzare in un monito: infelici i cristiani che hanno perso la Madonna.
L'altra sfida di Messori, infatti, è presentare la mariologia come un'estensione necessaria, una garanzia della cristologia: far posto alla madre gli sembra il modo migliore per rinsaldare il figlio. Nei luoghi e nelle dottrine – come il mondo protestante – in cui non c'è più stata Maria a tutelare l'integrità del cristianesimo, sostiene Messori, «il cristianesimo è divenuto moralismo, solidarismo massonico, impegno cattocomunista, spiritualismo impotente, ideologismo pericoloso. Non a caso la liturgia cattolica definisce la Madonna come la nemica di ogni eresia, perché i dogmi mariani garantiscono quelli cristologici». E proprio per segnare la continuità – della dottrina e della propria ricerca storico-culturale – Messori ha scelto per il libro sulla Vergine un titolo che evoca quello del suo primo longseller: Ipotesi su Gesù.
di ALDO CAZZULLO
(tratto dal "Corriere della Sera" del 28/11/2005)
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