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Maria nel dogma e nella vita cristiana

«Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù, e che apre a noi la via che a Lui ci conduce» (Paolo VI)

 

Maria di Nazareth

MARIA E I CRISTIANI – I cattolici, in quanto beneficiari di una tradizione religiosa basata sul Nuovo Testamento, avvertono lo straordinario legame che unisce Maria al Figlio e alla Chiesa, e che rende presente la redenzione di Cristo nel corso dei secoli. Anche gli ortodossi presentano una particolare devozione verso la Theotòkos, la «Madre di Dio», e la aèi Parthénos, la «sempre Vergine». I fratelli protestanti, nonostante il commento al Magnificat scritto da Lutero, rimangono spesso ancora scettici sulla importanza che la la Chiesa Cattolica ha attribuito a Maria nel corso dei secoli, benché anche molti teologi protestanti abbiano dato importanti contributi all'approfondimento di alcuni testi biblici mariani. Ben diverso è invece l'atteggiamento delle sètte dalle chiese protestanti e in particolare i Testimoni di Geova che si rivelano come accaniti e costanti denigratori di Maria.

LA MADONNA NEL DOGMA CATTOLICO – Pur essendo una creatura, la Madonna è al di fuori e al di sopra di tutte le persone sante, perché ha dato al mondo Gesù, l'autore della Vita, e si è inserita così, con un ruolo del tutto unico, nella storia della salvezza. È dunque per volontà divina che Maria si inserisce in quest'opera trinitaria della salvezza come elemento necessario, in quanto il Figlio di Dio si incarna per mezzo di lei. Maria, per dirla con Dante, è il «termine fisso d'eterno consiglio». È da questa singolare predestinazione divina che ha origine l'eccelsa grandezza di Maria; grandezza che si concretizza in grazia divina per lei, e in intercessione potente presso il suo Divin Figlio per noi.

LA COOPERAZIONE DI MARIA ALLA REDENZIONE – Con la sua missione del tutto unica, con i privilegi particolari che l'hanno abilitata a tale missione, cioè i quattro dogmi stabiliti dalla Chiesa, con la sua unione con Cristo nei momenti salienti della vita del suo Figlio, con la sua costante docilità al volere di Dio, Maria ha cooperato in un modo del tutto particolare e unico all'opera redentrice del Salvatore. Come afferma il Concilio Vaticano II «La beata Vergine, insieme con l'incarnazione del Verbo divino predestinata fino dall'eternità quale Madre di Dio, per disposizione divina della Provvidenza fu su questa terra l'alma madre del divino Redentore, compagna generosa del tutto eccezionale, e umile ancella del Signore. Col concepire Cristo, generarlo, nutrirlo, presentarlo al Padre nel tempio, soffrire col Figlio suo morente in croce, cooperò in modo del tutto speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo fu per noi madre nell'ordine della grazia» (Costituzione sulla Chiesa, n. 61). Così la Madonna, «umile ed alta più che creatura», ci si presenta tanto vicina a Cristo quanto vicina a noi, i redenti dal sangue di Cristo, la sua Chiesa nel tempo.

I DOGMI MARIANI – Vediamo ora più dettagliatamente quali sono i 4 dogmi mariani che sono stati formulati nel corso della storia: Madre di Dio, Sempre Vergine, Immacolata, Assunta in cielo.


1. MADRE DI DIO (431)

La dottrina di Maria Madre di Dio è stata definita dalla Chiesa nel Concilio Ecumenico di Efeso del 431. II titolo di «Madre di Dio» – o Theotòkos, genitrice di Dio – è il risultato di due affermazioni: la Madonna è vera Madre di Gesù; a sua volta Gesù è, nello stesso tempo, vero Uomo e vero Dio. Come vero Dio, cioè come seconda persona della Santissima Trinità, o «il Verbo», Gesù esiste da sempre («In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio » (Gv 1,1). Come vero Uomo, Gesù inizia la sua esistenza in un momento ben determinato della storia umana: «E il Verbo si fece carne, e venne ad abitare in mezzo a noi ; e noi vedemmo la sua gloria, come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14). Notiamo che le due nature, quella divina e quella umana, non sono semplicemente giustapposte l'una all'altra, ma sono unite insieme, senza confusione, dalla persona di Gesù, che possiede sia la natura divina che la natura umana. Rileviamo che nell'espressione «Madre di Dio», «Dio» non sta ad indicare Dio Padre, ma Gesù Cristo il Verbo fatto Uomo, e che la Madonna non è la genitrice della divinità, ma della persona dell'Uomo-Dio.


2. SEMPRE VERGINE (649)

La perpetua verginità di Maria è il secondo dogma mariano definito dalla Chiesa. Che Maria abbia concepito Gesù in modo verginale, cioè senza concorso di uomo, è una verità attestata diffusamente sia da Matteo (1,18-25) che da Luca (1,26-38) nei rispettivi dell'infanzia. La perpetua verginità di Maria, attestata già dalla tradizione la più antica e dai simboli di fede, ha ricevuto la sua definizione dogmatica dal Concilio Laterano del 649, un concilio non ecumenico, ma che fu poi approvato dal papa Martino I. La definizione parla della verginità di Maria prima, durante e dopo il parto: «...ha concepito dallo Spirito Santo senza seme, e partorito senza corruzione, permanendo anche dopo il parto la sua indissolubile verginità...». Il testo della definizione non si sofferma su cosa sia consistita la verginità nel parto. Fino al IV secolo la tradizione ha parlato anche di un parto normale e nello stesso tempo verginale (cfr. Sant'Ireneo), in seguito divenne man mano opinione comune, fino ai nostri giorni, che si era trattato di un parto miracoloso. «Che Maria sia rimasta vergine (fisicamente e moralmente) nel parto, è una verità di fede. Che abbia partorito in modo miracoloso e che Gesù sia nato senza aprire il seno materno, è una rappresentazione del parto verginale che non appartiene alla fede e che non è stata imposta da dichiarazioni del magistero» (J. Galot, Nuovo Dizionario di Teologia, 1976). Molti oggi trovano una certa difficoltà di fronte a questo importante dogma, considerandolo inutile. In realtà i testi evangelici danno a tale concepimento un grande valore, non solo mariologico, ma anche cristologico: il Bambino che deve nascere non ha un padre terreno perché è stato generato dall'eternità dal Padre celeste. La concezione verginale non s'accompagna a una disistima per il matrimonio: sia Matteo che Luca infatti presentano la Madonna come fidanzata e la verginità di Maria come l'apertura massima all'azione dello Spirito Santo. La verginità feconda di Maria prefigura quella della Chiesa, che, mediante il Battesimo, genera continuamente nuovi figli; e diventa modello per alcuni figli e figlie della Chiesa che seguono Cristo, con cuore indiviso, nel celibato consacrato.


3. IMMACOLATA CONCEZIONE (1854)

Il dogma dell'Immacolata Concezione è il terzo della serie, definito da Pio IX l'8 dicembre 1854: «La beatissima vergine Maria, nel primo istante del suo concepimento fu preservata incolume da ogni macchia di peccato d'origine, a motivo di uno specialissimo privilegio di grazia dell'Onnipotente Dio, in vista dei meriti di Gesù Cristo, il Salvatore del genere umano». Quindi, anche la Madonna è stata redenta, ma nel modo particolare che le impedì di contrarre il peccato originale; mentre noi, al contrario, prima contraiamo il peccato originale e poi ne veniamo liberati mediante il Battesimo. Il Luca leggiamo «Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine promessa sposa ad un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei disse: "Ti saluto, o piena di grazia (kecharitomène), il Signore è con te"» (Lc 1,26-28). Nel rivolgersi alla Madonna, l'angelo sostituisce il nome proprio di Maria con un nome nuovo, cioè kecharitomène, ossia «piena di grazia». Si tratta di un participio perfetto passivo del verbo charìtòo, e i verbi greci in -òo sono dei «causativi» e indicano un'azione che realizza qualcosa nell'oggetto. Tornando al nostro caso, la radicale di charìtòo è chàrìs, e il verbo charìtòo esprime precisamente il cambiamento operato precisamente dalla chàrìs, cioè dalla grazia. Ora il participio perfetto – come appunto è kecharitomène – indica un'azione passata che è ancora presente nei suoi effetti; quindi Maria è stata mutata dalla grazia divina e lo è ancora attualmente. In altre parole, kecharitomène offre un ottimo fondamento e in positivo (piena di grazia) a ciò che è espresso con «Immacolata Concezione» in forma negativa (concepita senza macchia di peccato originale).

PAPA PIO IX: Costituzione apostolica "Ineffabilis Deus"


4. GLORIOSA ASSUNZIONE (1950)

È l'ultimo dogma mariano, proclamato da Pio XII, l'1 novembre 1950: «Maria, madre di Dio, immacolata e sempre vergine, dopo il termine del corso terreno della sua vita è stata assunta in corpo e anima nella gloria celeste». Nella definizione dogmatica non si precisa se la Madonna sia morta o no, ma solo che è stata assunta in corpo e anima nella gloria celeste. «La Madre di Gesù, come in cielo glorificata ormai nel corpo e nell'anima, è immagine e inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell'età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al pellegrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore» (Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, n. 68).

PAPA PIO XII - Costituzione apostolica "Munificentissimus Deus"

 

 

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