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GIOVANNI PAOLO II





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IL PONTIFICATO DI GIOVANNI PAOLO II
Giovanni Paolo II "il Grande"
La storia di un papa che ha cambiato la Chiesa e la storia.

Giovanni Paolo II il Grande |
Il viaggio sulla Terra di Giovanni Paolo II si è concluso ma i cambiamenti che ha portato nella Chiesa e nel mondo dureranno nella storia. É stato indubbiamente uno dei papi più grandi di tutti i tempi e ha influenzato il nostro periodo storico come pochissimi altri hanno fatto, e ciò grazie alla forza della sua volontà e del suo carisma personale. Non è pertanto fuori luogo definirlo "il grande", proprio perché questo termine lo si applica a quei papi che esercitano il pontificato durante epoche di transizioni storiche sconvolgenti. Ed è esattamente quello che è avvenuto durante il suo lungo pontificato.

Il giovane Karol Wojtyla |
I PRIMI ANNI – Karol Józef Wojtyla nasce il 18 maggio 1920 a Wadovice, nella Polonia meridionale. Suo padre è un ufficiale dell'esercito e sua madre, una donna fragile, lavora come cucitrice. Suo fratello maggiore è laureato in medicina. Come molti giovani polacchi Karol fa il chiericetto ma lavora come fattorino per una piccola compagnia teatrale: proprio in seguito a questa esperienza nasce in lui l'amore per il teatro, una passione che durerà per tutta la vita. All'età di 9 anni muore sua madre: si tratta di un evento che lo segnerà profondamente. A 15 anni interpreta i ruoli principali nelle recite scolastiche, poi si cimenta anche come regista ed eccelle negli studi, ottenendo il voto di diploma più alto della sua scuola. Gli viene quindi proposto di entrare in seminario, ma egli rifiuta perché dentro di sé aspira a diventare un attore. Quando raggiunge l'età di 19 anni la Germania attacca la Polonia e assume in maniera brutale il controllo del paese: è l'inizio della Seconda Guerra Mondiale. Il giovane Karol ricorderà sempre con terrore gli amici e i vicini di casa trascinati via dalle loro case e mai più tornati. Per un po' di tempo Karol recita in una compagnia teatrale, poi scopre la sua vera vocazione e frequenta un seminario clandestino in modo da poter intraprendere la via del sacerdozio. Lavora anche in una cava, come impongono i nazisti: è qui che inizia la lettura del piccolo libro del grande santo Luigi Maria Grignion de Montfort, Il trattato della vera devozione a Maria, libro che lo porterà gradualmente a scoprire il ruolo materno di Maria tanto da affidare a lei la sua intera vita secondo il motto "Totus Tuus". Nel 1945 le truppe societiche cacciano le truppe tedesche dalla Polonia e poco dopo i sovietici impongono ai polacchi la propria tirannia. Karol viene ordinato sacerdote l'anno successivo, ma l'ombra dell'oppressivo dominio imposto alla sua terra graverà sempre su di lui. Il contesto in cui vive l'infanzia non prevede alcuno spazio per il dissenso: infatti non è consentito né opporsi né manifestare pubblicamente il proprio disaccordo. Egli non sopporta tutto questo e appena diventa Papa non perde l'occasione di esprimere a chiare lette questo insopprimibile anelito alla libertà. A 38 anni diventa vescovo ausiliario, uno dei più giovani del mondo, a 43 anni viene nominato arcivescovo di Cracovia e a 47 anni viene nominato cardinale da Papa Paolo VI.

Il momento della elezione |
L'ELEZIONE – Il 1978 è l'anno dei tre papi. Papa Paolo VI muore in agosto dopo 15 anni di pontificato, quindi gli succede un cardinale italiano che prende il nome di Giovanni Paolo ma che muore soltanto 33 giorni più tardi. Il 16 ottobre 1978 viene eletto Karol Wojtyla e dopo oltre 4 secoli diventa papa un non italiano. I cambiamenti cominciano il giorno stesso del suo insediamento: durante la sua prima omelia in Piazza San Pietro, davanti ad una folla di oltre 250 mila persone, con voce forte ed energica il Pontefice fa appello alla libertà religiosa chiedendo ai governi di tutto il mondo di aprire i propri sistemi economici e politici a Cristo per consentirgli di servire il genere umano. Il discorso è in italiano, ma come simbolo di apertura verso il blocco sovietico parla anche in russo, ceco, ucraino, lituano e polacco. Al termine della messa Giovanni Paolo II scende i gradini della basilica per benedire una donna in carrozzina ed altri pellegrini che premevano per avvicinarlo: si tratta di una cerimonia senza precendenti, costellata di emozioni e di sorprese, che decine di migliaia di persone si rifiutano di lasciare. Poco dopo la conclusione del rito, durato oltre tre ore, il Papa si affaccia alla finestra del suo appartamento lanciando un messaggio speciale per i giovani raccolti nella piazza: «Voi siete il futuro del mondo, la speranza della Chiesa e la mia speranza!». La folla risponde applaudendo con entusiasmo finché Giovanni Paolo II decide di concludere l'evento dicendo: «Dobbiamo finire: è ora di pranzo anche per il Papa!».

Il Papa bacchetta gli americani sui temi etici nel cosro dell'omelia tenuta nella sua visita agli Stati Uniti nel 1995 |
NUOVE DIREZIONI – Il Papa eredita una Chiesa che ha cominciato a cambiare oltre un decennio prima. Le nuove direttive furono stabilite nel Concilio Vaticano II, concilio che rappresenta la più grande rivoluzione dell'intera storia della Chiesa. Nel 1962 oltre 2000 vescovi provenienti da tutto il mondo e convocati da Giovanni XXIII si riunirono nello Stato del Vaticano e nel corso di 4 anni riscrissero una nuova carta per l'intera Chiesa. Tra i nuovi cambiamenti ci fu il rinnovamento della liturgia che comprendeva la possibilità di celebrare la messa nelle proprie lingue anziché in latino, e il desiderio di cambiare il modo di presentare il Vangelo, da una Chiesa delle leggi ad una chiesa dell'amore, con una apertura verso le altre religioni. Ciò però non sempre avvenne senza problemi ed abusi sicché per molti cattolici si insinuò il dubbio che la Chiesa fosse stata corrotta dalla troppa libertà. Giovanni Paolo II si trova d'accordo con chi ritiene che la Chiesa si sia spinta un po' troppo in là e di conseguenza cerca di dare un giro di vite, ma la Chiesa non sempre lo seguì in questo suo arduo compito di indirizzare la pastorale nei giusti binari. Egli sottoscrive l'invito del Concilio in favore dell'ecumenismo e dell'armonia tra cristiani e non cristiani, ma non concede alcuna flessibilità alla dottrina: a costo di alienarsi le simpatie di alcuni praticanti adotta una linea dura contro quella che definsce la "cultura della morte" e che comprende l'uso degli anticoncezionali, la pratica dell'eutanasia, la pena di morte e soprattutto l'aborto. Su questo tema è molto critico nei confronti degli Stati Uniti tanto che nel 1995, durante una omelia tenuta nel Giants Stadium, rimprovera aspramente gli americani: «Quando ad un bambino non nato, ad un estraneo nell'utero, la società nega qualsiasi forma di protezione, significa non solo che le più antiche tradizioni americane sono radicalmente minate e in pericolo ma che quella società è ormai moralmente degradata. Mi riferisco anche alle minacce nei confronti degli anziani, degli handicappati gravi, e di tutti coloro che sembrano non avere una utilità sociale. Quando degli esseri umani innocenti vengono dichiarati importuni o considerati un peso, quindi ritenuti indegni di una protezione legale e sociale, viene compiuto un grave danno alle fondamenta morali della società e della comunità democratiche. Il diritto alla vita è il primo di tutti i diritti. È il fondamento delle libertà democratiche, la chiave di volta dell'edificio della società civile. Come americani e come seguaci di Cristo, i cattolici americani devono impegnarsi a difendere la vita in tutte le sue fasi ed a qualsiasi condizione». Giovanni Paolo II non viene mai turbato dalle critiche della destra e della sinistra ed esorta gli ecclesiastici a guardare la realtà attraverso una lente teologica piuttosto che politica: egli traccia una linea di demarcazione netta tra la religione e la politica faziosa. È vero che la religione, la moralità e l'etica rivestono un ruolo importantissimo in politica, ma Wojtyla è in grado di tracciare comunque una linea retta tra queste due cose. Fare le leggi rappresenta un impegno che suscita divisioni, per questo ordina ai sacerdoti di lasciare la politica.

Il Papa davanti alla numerosa folla di feleli riunita a Danzica nel corso della sua terza visita in Polonia |
IL COMUNISMO – Nel frattempo il Papa prosegue la sua politica, tanto potente da mandare in frantumi le fondamenta del potere mondiale. Meno di un anno dopo il suo insediamento, Giovanni Paolo II ritorna in Polonia per il primo viaggio papale della storia in un paese comunista. Il governo polacco non può impedire un fatto del genere perché nel caso contrario il popolo polacco avrebbe scatenato una rivoluzione se non avesse visto il "suo" papa nella "sua" terra. Per il comunismo polacco questo fatto rappresenta l'inizio della fine, infatti secondo Gorbaciov il più grande errore che fece il comunismo fu quello di permettere a Giovanni Paolo II di andare in Polonia, perché una volta giunto in Polonia il Papa finisce per compattare il popolo polacco. Giovanni Paolo, nella predica che tiene durante la Messa a Piazza della Vittoria, si esprime audacemente contro quel governo che promuove l'ateismo e che discrimina la Chiesa: Cristo non può essere escluso dalla storia della razza umana in nessun luogo e in nessun momento. La folla a questo appello risponde gridando "noi vogliamo Dio nei nostri libri polacchi!" La visita del papa del Papa spinge dunque i polacchi a riunirsi contro il regime comunista e l'anno seguente i lavoratori danno vita ad un movimento sindacale indipendente nominato Solidarność: ben presto l'intera nazione viene scossa da ondate di scioperi e di rivolte. Nel dicembre 1981 il governo polacco dichiara illegale questo movimento ed impone la legge marziale. Giovanni Paolo II non perde però occasione di sostenere questo movimento sindacale ed in occasione del discorso di capodanno denuncia apertamente la falsa pace dei regimi totalitari tanto che i fedeli in Piazza San Pietro applaudono entusiasti a questo suo grido in favore della libertà. Il Papa torna in Polonia nel 1983 quando il paese è ancora occupato dall'esercito: in quel momento le speranze del popolo sembrano molto flebili ma la sua seconda visita rinnova la fiducia dei polacchi: è solo una questione di tempo. Nel suo terzo viaggio a Danzica, in cui il governo cerca di mantenere la situazione sotto controllo limitando l'accesso delle persone ed isolando la città, si riuniscono più di tutti i cittadini di quella città messi assieme. Nel corso della Messa, sembra ormai evidente che il potere del popolo è in netto contrasto con l'inconsistenza dello Stato polacco. L'altare ha la forma di una gigantesca prua di nave e ovunque abbondano i riferimenti ai cantieri navali; lo stesso papa, pur non facendo diretto riferimento al movimento sindacale, quando fa riferimento alla tutela e al sostegno dei lavoratori usa ripetutamente il termine "solidarietà".

Il Papa con Fidel Castro, durante il suo viaggio apostolico a Cuba |
Una nuova ondata di scioperi conduce i polacchi direttamente alle urne e nel 1989 si tengono per la prima volta in Polonia le prime elezioni libere dalla Seconda Guerra Mondiale e Solidarność ottiene una vittoria schiacciante, per la quale il Papa però rivendicherà un ruolo solo modesto: «Il comunismo sarebbe imploso spontaneamente, l'albero era marcio ed io gli ho solo dato una scrollata». Questa scrollata data dal Papa al regime riecheggia in tutti i paesi della cortina di ferro tanto che non passa molto tempo che cade anche l'albero più grande di tutti: Mosca. Nel 1998 il Papa cerca di dare una scrollata anche ai regimi comunisti dell'emisfero occidentale, compiendo un viaggio senza precedenti a Cuba, dove al contrario della fredda accoglienza riservategli dalle autorità polacche viene ricevuto calorosamente da Fidel Castro. L'ateo governo castrista gli permette la celebrazione della Messa all'aperto, ottenendo che il Papa denunci l'embargo statunitense contro Cuba, ma il Papa critica aspramente anche lo stesso leader comunista invitandolo a concedere più diritti umani e ad allentare le redini nei confronti della Chiesa cubana.

Il Papa visita il Brasile |
ILCAPITALISMO E I POVERI – Oltre ad essere acerrimo nemico del comunismo il Papa riscontra gravi colpe anche nel capitalismo, criticando i paesi ricchi che – paragonandoli al ricco Epulone della parabola evangelica – ignoravano i bisogni del mendicante Lazzaro. Il ricco è ritenuto disprezzabile non per le sue ricchezze ma per i suoi comportamenti: «Da nessuna parte troverete scritto che Cristo condanni il possesso dei beni terreni in quanto tali. Però Egli pronuncia delle parole molto dure contro coloro che usano in maniera egoistica i beni che possiedono e che non prestano attenzione ai bisogni altrui. Non possiamo stare in ozio e godere delle nostre ricchezze e della nostra libertà se, in qualche parte del mondo, il Lazzaro del ventesimo secolo sta bussando alla nostra porta». È l'America Latina il continente che Giovanni Paolo II visita di più dopo l'Europa: qui vive la metà dei cattolici del mondo. In Brasile il divario del reddito tra ricchi e poveri è enorme e ogni volta che il Papa vi si reca non esita a visitare una delle sconvolgenti baraccopoli del Paese, bacchettando il governo per come tratta i suoi cittadini più bisognosi. Nel 1980 lascia addirittura in una baraccolpoli il suo anello cardinalizio come simbolo del suo amore per i poveri. Durante il suo primo viaggio in America Latina sbalordisce i leader ecclesiastici denunciando il movimento della Teologia della Liberazione: questa dottrina, che mescola il cattolicesimo all'attivismo marxista, viene da molti considerano come un modo per far uscire le persone dalla povertà e dall'impotenza. Giovanni Paolo però la ritiene in contrasto con i veri valori spirituali della Chiesa e rimuove sistematicamente i leader che continuano ad aderirvi. Lo scontro più diretto avviene però durante il suo viaggio in Nicaragua nel 1983 quando, durante una celebrazione, l'altare per la Messa è piena di immagini rivoluzionarie ma manca un simbolo fondamentale: la croce. Alcuni disturbatori, appoggiati dal governo, gridano «Vogliamo la pace!» ma il Papa si spazientisce e grida: «La prima a volere la pace è la Chiesa!».
IL DISSENSO – Il carisma di Giovanni Paolo II è irresistibile, i suoi modi sono sempre gentili, ma il suo messaggio è duro e ferma la dottrina. Per questo è considerato da più parti come un come conservatore, ma per lui guidare la Chiesa Cattolica non significa ricercare la popolarità ma aderire a ciò che ritiene giusto e vero, anche se questo dovesse significare perdere tutti i cattolici del mondo. Spesso si trova ad affrontare il dissenso dei cattolici, ma anche degli ecclesiastici stessi. Durante il suo primo viaggio americano una suora fa un sorprendente appello a favore dell'ordinazione femminile, ma il Papa non si scompone e le risponde ricordandole che che la Beata Vergine non era un membro della gerarchia. Nel 1987 a San Francisco, alcuni attivisti chiedono pari diritti per gli omosessuali e per i malati di AIDS criticando il comportamento tenuto dalla Chiesa. Con un solo gesto il Papa affronta queste paure. In Chiesa c'era un bambino che aveva contratto l'AIDS in seguito alla trasfusione, il papa lo abbracciò e mandò anche un masseggio ai critici: «Non importa come avete contratto questa malattia, noi vogliamo essere ugualmente compassionevoli». Era solo un uomo, ma ovunque Papa Giovanni Paolo II andasse attirava a sé centinaia di migliaia di persone: molti riuscivano a vederlo solo di sfuggita, ma poi ne restavano toccati per sempre.

Giovanni Paolo II davanti al Muro del Pianto in Terra Santa |
I GIOVANI E LE ALTRE RELIGIONI – Giovanni Paolo ha sempre avuto un rapporto privilegiato con i giovani, sfruttando la gestualità che aveva appreso da giovane quando faceva l'attore. Una sua idea è quella di istituire le Giornate Mondiali della Gioventù che si tengono periodicamente in tutto il mondo e che riscuotono in incredibile successo. A Denver, nel 1983, gli organizzatori si aspettavano 50.000 persone mentre ne arrivano quasi 400.000. Giovanni Paolo diventa quasi un 'superstar' per i giovani, con la differenza che si tratta di una guida religiosa che cerca i giovani per comunicar loro la verità e il senso della vita. Se con la malattia e la vecchiaia lo indeboliscono, la sua forza invece diventa sempre più impressionante. Una delle eredità del suo papato è il suo continuo sforzo di unire la gente: riteneva che i sacerdoti, la religione e la Chiesa dovessero unire la gente, fare da ponte tra i popoli, e molti dei suoi viaggi hanno lo scopo di mettere in pratica tale principio. Incontra e prega assieme all'arcivescovo anglicano di Canterbury, è il primo papa che incontra la Chiesa Ortodossa in Grecia dopo oltre 13 secoli, è il primo papa ad entrare in una moschea in Siria e a visitare la sinagoga di Roma per dare nuovo slancio al documento del Concilio Vaticano II in cui si deplora l'odio, le persecuzioni e l'antisemitismo manifestato contro gli ebrei da chiunque. Il 12 marzo 2000 fece un gesto rivoluzionario: in questo giorno del perdono il Papa chiede perdono per i peccati compiuti dalla Chiesa: si tratta della prima volta nella storia della Chiesa che un Papa chiede pubblicamente perdono per degli atti di violenza commessi in nome della fede. Questo gesto è il preludio dello storico viaggio in Terra Santa che ha luogo qualche giorno dopo, quando si reca al Muro del Pianto infilando nel muro un foglio con scritto una preghiera. La grande tentazione del XX secolo è stata quella di aver dimenticato Dio: in questo secolo si sono verificati i maggiori massacri e delle più gravi tirannie che l'umanità abbia mai conosciuto. Secondo il Papa il motivo è quello che l'uomo ha dimenticato la sua dimensione etica e religiosa e per questo ha fatto di tutto per recuperarla, unendo in tal senso la dimensione trascendente di tutte le religioni.
L'EREDITÀ – Questo Papa ha attraversato due millenni e l'apice è stato toccato durante l'anno del Giubileno nell'anno 2000. Se aveva trovato una Chiesa, ne lascia un'altra completamente trasformata, facendo sì che tutta quella gente che da tempo non si poneva più le domende fondamentali sull'uomo affrontasse di nuovo e in modo deciso la questione di Dio e della convinzione religiosa. Ha viaggiato senza tregua in tutto il mondo incontrando e incoraggiando non solo le più alte cariche istituzionali nel costruire un mondo di pace, ma ha anche incoraggiato la gente comune a fare lo stesso, ciascuno nel proprio piccolo, perché ciascuno possa collaborare affinché si realizzi un mondo migliore.
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IL PONTIFICATO

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