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GIOVANNI PAOLO II

Non temete la verità!

 

Il secolarismo

Ciò che salta all'occhio è, anzitutto, la grave frattura, creatasi nel nostro tempo, tra la Chiesa e la società. Si tratta di una divisione tra la proposta della fede e lo stile della vita, che è divenuta costume, fatto politico e culturale. Noi chiamiamo "secolarismo" tale divergenza, che, connessa con molteplici fattori di diversa indole, ha come generato un nuovo volto della società moderna, segnato soprattutto da disinteresse e disattenzione verso il messaggio cristiano. La società secolarizzata, accanto ad altre connotazioni, ha quella di esaltare le realtà terrene fino ad affermare la assoluta autonomia rispetto ai valori religiosi ed alle istanze della trascendenza. Il secolarismo riduce qualsiasi programma comunitario o personale a prospettive di benessere terreno e sviluppa la suggestione di una libertà disimpegnata da norme etiche. Nascono così modelli di vita, che escludono ogni attenzione alla proposta di fede. Emerge a volte persino una sorta di censura, manifestata con pressioni di diversa natura che vieta di considerare importante per la vita la dimensione religiosa.

La nuova società secolarizzata sta oggi tentando un sistematico impoverimento dei valori spirituali specialmente nella coscienza dei giovani, che vengono indotti ad abbandonare le pratiche della fede o a dare ad essa scarso rilievo, per privilegiare ogni scelta consumistica. Questi sono i nuovi problemi, nel cui contesto voi notate con amarezza l'avanzare di un nuovo paganesimo, che s'afferma con la progressiva emarginazione della presenza cristiana.

In realtà, dall'abbandono dei valori della trascendenza scaturisce anche un vistoso impoverimento dei valori umani. Fuggendo dalla fede, l'uomo ancora una volta si dimostra incapace di provvedere a se stesso anche negli interessi terreni. Si nota, così, una sorta di amaro disprezzo per la vita, nel contesto di un preoccupante scadimento dei valori della vita sia familiare che sociale. Le statistiche parlano del progressivo espandersi delle piaghe dell'interruzione della vita umana nel suo sorgere o nel suo volgere al tramonto, delle tossicodi-pendenze, dell'emarginazione degli anziani.

A queste povertà del mondo secolarizzato occorre reagire. La nostra missione ecclesiale è una missione di salvezza verso ogni uomo e verso tutto l'uomo, a cui occorre far conoscere Cristo e nel Cristo il vero volto di Dio.1

La situazione nella quale vive l'uomo contemporaneo, è caratterizzata da una vasta e complessa situazione di schiavitù in campo morale. Il peccato dispone oggi di mezzi di asservimento delle coscienze ben più potenti ed insidiosi che nel passato. La forza contagiosa delle proposte e degli esempi cattivi può avvalersi dei canali di persuasione offerti dalla multiforme gamma dei mezzi di comunicazione di massa. Avviene così che modelli di comportamento aberranti vengano progressivamente imposti alla pubblica opinione non solo come legittimi, ma anche come indicativi di una coscienza aperta e matura. Si instaura così una rete sottile di condizionamenti psicologici, che ben possono assimilarsi a vincoli inibi-tori di una vera libertà di scelta. Il Vangelo di Cristo deve essere oggi annunciato dalla Chiesa come fonte di liberazione e di salvezza anche nei confronti di queste moderne catene che inceppano la nativa libertà dell'uomo.2

Mutamenti in atto incidono negativamente sullo stile di vita dei singoli e delle famiglie, mentre l'etica del benessere e del consumo propone modelli di comportamento ben poco consoni col senso cristiano dell'esistenza. Una secolarizzazione insidiosa è all'origine di modifiche vistose nella pratica religiosa dei giovani, ed anche l'unità ecclesiale sembra talvolta compromessa dal cedimento a proposte e sperimentazioni non opportune. Ciò che alimenta la fede deve rimanere sempre al centro di ogni iniziativa... La vostra adesione a Cristo Redentore sia matura, sia convinta, non si perda su sentieri incerti, al seguito di maestri discutibili.3

Al secolarismo ed al relativismo vanno ricondotti i molteplici fenomeni di disgregazione e di malessere sociale, l'appiattimento della persona e dei modelli sociali su forme di vita puramente consumistiche, i diversi attentati alla vita umana e alla legalità, il concreto disprezzo del valore incomparabile della persona e della doverosa ricerca della giustizia e della solidarietà.

Nella cultura contemporanea parrebbe prevalere il convincimento che la condizione dell'adulto si identifichi con quella di una totale autonomia. Adulto, per molti uomini e donne del nostro tempo, è colui che è autonomo dagli altri, che non soggiace a nessuno e che di nessuno necessita nel suo fare e produrre. Adulta sarebbe la ragione che si è svincolata da ogni legame di tradizione e di rivelazione. Adulta sarebbe la volontà di chi prescinde da ogni norma e si determina secondo un arbitrio che non ha riferimenti se non in se stessi.

Ma non così pensa il Vangelo, per il quale essere "adulto" ovvero essere "grande" non si misura sul potere autonomo di cui si gode e sulla produttività di cui si è capaci ma, al contrario, sul farsi "piccolo" e considerarsi "servo" di tutti.4

 

1 Incontro con religiosi e religiose, Ferrara, 23 settembre 1990
2 Ritiro mondiale di sacerdoti, Basilica Vaticana, 18 settembre 1990
3 Pellegrinaggio di Vicenza, 12 settembre 1990
4 Ai vescovi della CEI, XXXV Assemblea Generale, 14 maggio 1992

Non temete la verità!

 

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