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GIOVANNI PAOLO II





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GIOVANNI PAOLO II
Non temete la verità!
Un regresso senza precedenti
Sistemi sedicenti scientifici di rinnovamento
sociale, cioè di autoredenzione dell'uomo, miti di realizzazione
rivoluzionaria dell'uomo si sono rivelati agli occhi del mondo intero
per quello che erano: tragiche utopie che hanno causato un regresso
senza precedenti nella storia tormentata dell'umanità. In
mezzo ai loro fratelli, la resistenza eroica delle comunità
cristiane contro il totalitarismo disumano ha suscitato l'ammirazione.
Il mondo riscopre che, lungi dall'essere l'oppio dei popoli, la
fede in Cristo è la migliore garanzia e il migliore stimolo
della loro libertà.
Muri sono crollati, frontiere si sono aperte.
Ma barriere enormi si ergono ancora tra le speranze di giustizia
e le loro realizzazioni, tra l'opulenza e la miseria, mentre rinascono
le rivalità al tempo stesso che la lotta per l'avere prevarica
sul rispetto dell'essere. Un messianismo terrestre è crollato
e la sete di una nuova giustizia sgorga nel mondo. Una grande speranza
è sorta, di libertà, di responsabilità, di
solidarietà, di spiritualità. Tutti fanno appello
ad una civiltà umana, in quest'ora privilegiata che viviamo.
Quest'immensa speranza dell'umanità non deve essere delusa.1
Gli eventi che stiamo vivendo confermano quanto
siano insoddisfacenti certi modi di pensare e di concepire la cultura
umana e il suo rapporto con la religione e la fede. Sorgono nuove
domande che vanno oltre l'orizzonte della cultura puramente tecnicistica
e si spingono verso il mondo dello spirito. Oggi si pongono con
insistenza crescente interrogativi sul significato ultimo dell'uomo
e sugli elementi costitutivi di un vero umanesimo. Si cerca un modo
di vivere che risponda pienamente alla dignità dell'uomo
tanto come singolo quanto come soggetto sociale.
Scienza e cultura sentono di doversi
mettere insieme a servizio dell'uomo; in questo servizio
incontrano la Chiesa che è depositaria della parola di Cristo
e della sua Legge. Un nuovo grande confronto si delinea, quello
del sapere e della scienza con la morale e con i fini ultimi e veri
dell'uomo.2
Nella storia della Salvezza, il matrimonio cristiano
è un mistero di fede. La famiglia è un mistero di
amore, poiché collabora direttamente all'opera creatrice
di Dio. Una gran parte della società non accetta gli insegnamenti
di Cristo e, quindi, prende altre direzioni: l'edonismo, il divorzio,
l'aborto, il controllo delle nascite e i contraccettivi. Questi
modi di intendere la vita sono in chiaro contrasto con la Legge
di Dio e gli insegnamenti della Chiesa. Seguire fedelmente Cristo
significa mettere in pratica il messaggio evangelico, che implica
anche la castità, la difesa della vita, così come
l'indissolubilità del vincolo matrimoniale, che non è
un semplice contratto che si possa rompere arbitrariamente. Vivendo
nel "permissivismo" del mondo moderno, che nega o minimizza
l'autenticità dei principi cristiani, è facile e piacevole
respirare questa mentalità corrotta e soccombere al desiderio
passeggero.3
Il nostro secolo ha sperimentato guerre terribili
e terribili tensioni politiche, offese contro la vita e la libertà,
inconcepibili sorgenti di sofferenza - comprese le attuali tragedie
del commercio internazionale di droga e della crescente diffusione
dell'AIDS - per cui alcune persone possono esitare ad esprimere
speranza o ad essere eccessivamente ottimisti circa il futuro. Tuttavia
molti saranno d'accordo che il mondo vive un momento di straordinario
risveglio. I vecchi problemi restano e nuovi ne compaiono; ma c'è
anche una crescente consapevolezza dell'opportunità offertaci
per creare un'era nuova e migliore.4
Non è difficile, ad un osservatore che
si muove anche solo sulla linea della psicologia e dell'esperienza,
scoprire che il degrado, nel campo del piacere e dell'amore, è
proporzionale al vuoto lasciato nell'uomo dalle fallaci e deludenti
gioie cercate in quelle che san Paolo chiamava le «opere della
carne»: «Fornicazione, impurità, libertinaggio...
ubriachezze, orge e cose del genere». A queste false gioie
si possono aggiungere - e vi sono spesso collegate - quelle cercate
nel possesso e nell'uso smodato della ricchezza, nel lusso, nell'ambizione
del potere, insomma in quella passione e frenesia dei beni terreni
che facilmente produce cecità di mente. Il
peccato è fonte di tristezza, perché è
una deviazione e quasi una distorsione dell'animo dal giusto ordine
di Dio, che da consistenza alla vita.5
Perdurano tuttavia anche nel mondo d'oggi conflittualità
profonde, che sono all'origine di molte contese etniche e culturali,
oltre che economiche e politiche. A essere realisti e leali, non
si può non riconoscere la difficoltà, anzi l'impossibilità,
di conservare la pace, senza un principio più alto che agisca
profondamente negli animi con la forza divina. Secondo la dottrina
rivelata, questo principio è lo Spirito Santo che comunica
agli uomini la pace spirituale, la pace intima, la quale si espande
come pace nella società.6
Si avverte oggi tra i giovani un senso di sfiducia
e di sconforto. Ne è segno, ad esempio, la grande esitazione
di fronte alla natalità e alla vita: non poche famiglie accettano
un figlio più per appagare un loro bisogno affettivo che
per esprimere un'autentica speranza nel futuro. Un altro segno di
sconforto è la visione riduttiva e negativa della sessualità,
che porta ad escluderne o ad ignorarne l'intrinseco ed inalienabile
collegamento con l'amore e con la vita.
L'innaturale frattura nei messaggi della cultura
moderna, ossia: frattura tra sessualità e persona e frattura
tra sessualità e progetto di vita, porta i giovani alla "cultura
del piacere".
Fortunatamente non è sempre così:
molti giovani non dimostrano alcuna acquiescenza ad una simile e
mortificante impostazione. Consci della vastità dei cambiamenti
in atto, essi vogliono sentirsi protagonisti nell'instaurare con
gli altri rapporti più ricchi di umanità.7
Tutti possiamo sperimentare nella vita la potenza
e la bontà di Dio, quando abbiamo fiducia in Lui e ci sforziamo
seriamente di compiere la sua volontà. Ma questo richiede
da noi umiltà e la consapevolezza che l'uomo non possiede
la misura di tutte le cose. Non possiamo considerarci come metro
di ogni pensiero, di ogni morale e di ogni diritto. Cediamo troppo
facilmente alla convinzione che tutto possa essere fatto, il cielo
come la terra, anzi l'uomo stesso, sempre secondo la nostra propria
immagine e somiglianza. Ciò che manca all'uomo oggi è
invece un atteggiamento di umiltà, perché in nessun'altra
epoca l'uomo era sceso così in basso nella disumanità
come in questa.
Come può egli, per esempio, disprezzare
la vita proprio quando avrebbe maggiormente bisogno di proteggerla?
L'umanità diventa inevitabilmente una tragedia quando l'uomo
insiste nel cercare d'innalzarsi con le proprie forze al di sopra
di se stesso per portarsi al livello di Dio. Ne consegue necessariamente
la sua caduta nel più profondo. Dio stesso deve venire a
noi e redimerci. Ed è venuto in colui che era stato indicato
da Giovanni: Ecco l'Agnello di Dio che prende su di sé i
peccati del mondo. Cristo solo può far volare in alto l'uomo
ed esaltarlo, perché è lui che lo porta all'altezza
di Dio. Egli solo può dare la vera grandezza, e la da volentieri
al piccolo, a colui che rinuncia a se stesso e si mette alla sua
sequela. Non contro Dio, ma in Dio, la grandezza dell'uomo può
essere valida ed eterna.8
La conquista della libertà autentica è
radicalmente messa in pericolo quando la verità, diligentemente
acquisita attraverso la ragione e meravigliosamente approfondita
attraverso l'apertura alla parola di Dio, viene disgregata. Senza
riferimento alla verità, gli esseri umani non potranno mai
liberarsi dalla irresponsabilità e dalla paura. Gesù
Cristo ha affermato molto chiaramente: «la verità vi
renderà liberi» (cfr. Giovanni 8,32). Ciò
che si applica agli individui si applica anche alle nazioni. È
nell'accettare l'intera verità della nostra condizione umana
- che corrisponde al disegno di Dio per gli esseri umani, rivelato
in Cristo, la via, la verità e la vita (cfr. Giovanni
14,6) - che i nostri contemporanei raggiungeranno la loro piena
dimensione di uomini e donne liberati dalla paura e dalle vane illusioni.9
I sistemi costruiti sulle menzogne riguardo alla
natura spirituale dell'uomo e delle relazioni umane, non possono
durare. La dignità della persona umana è l'unica solida
base di un sistema sociale capace di dare la giusta direzione alle
relazioni umane. È necessario un cambiamento delle priorità
nell'ordine economico mondiale se si vuole che la realtà
del lavoro sia veramente al servizio delle persone e non le opprima
con nuove forme di schiavitù.
Il mondo del lavoro non deve essere visto come
una parte di realtà in qualche modo opposta alla fede e alla
religione, come se fosse in conflitto con Dio e la sua Chiesa. Il
lavoro può essere fonte di soddisfazione e di sviluppo, così
come di crescita spirituale e culturale, soltanto se la società
lo intende come cooperazione all'intenzione creatrice di Dio e se
rispetta la dignità unica e le aspirazioni più alte
di ogni persona, compresi i diritti della coscienza, come doni inalienabili
del Creatore.10
In effetti, una secolarizzazione sempre più
penetrante cerca di allontanare dalla coscienza degli uomini il
riferimento al loro destino trascendente. L'agnosticismo presente
in molti porta a cercare infruttuosamente ogni tipo di surrogato.
Allo stesso tempo la diminuzione dei presenti alle celebrazioni
dei misteri cristiani e l'insufficiente attenzione alle manifestazioni
della sincera pietà popolare, riducono la necessaria ed attiva
partecipazione dei credenti alla vita comunitaria. In tal senso,
siamo di fronte alla diffusione di un modo intimista di concepire
la fede, che dimentica o trascura la proiezione sociale dell'uomo
cristiano, alla mancanza di una maggiore solidarietà con
quelli che soffrono e di un impegno più determinato - non
ideologico bensì evangelico -con i più poveri, senza
escludere nessuno; ad un consumismo che allarga sempre più
la sua presenza in molte case e famiglie, ponendo l'ansia di possedere
innanzi a tutto.11
1 Udienza all'Assemblea Plenaria del
Pontificio Consiglio per la Cultura, 12 gennaio 1990
2 Santa Messa per gli Universitari di Roma nella Basilica
Vaticana, 14 dicembre 1989
3 Incontri con i giovani, Santiago de Compostela, 19
agosto 1989
4 Discorso al Corpo diplomatico, Copenhaghen, 7 giugno
1989
5 Udienza generale, 19 giugno 1991
6 Udienza
generale, 29 maggio 1991
7 Ai Vescovi del Piemonte e della Valle d'Aosta in visita
"ad Limina Apostolorum", 16 febbraio 1991
8 Visita all'Istituto Teutonico di S. Maria dell'Anima,
24 giugno 1990
9 Sliema (Malta), 27 maggio 1990
10 Cospicua (Malta), 26 maggio 1990
11 Incontro con Clero e Laici, Città del Messico,
12 maggio 1990 |
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