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GIOVANNI PAOLO II

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GIOVANNI PAOLO II

Non temete la verità!

 

Il rifiuto della trascendenza

Il messaggio della Chiesa riguarda Dio e il destino dell'uomo, problemi che hanno caratterizzato al massimo grado la cultura europea. In verità, come potremmo concepire l'Europa privata di questa dimensione trascendentale? Da quando, in terra europea, si sono sviluppate, in epoca moderna, le correnti di pensiero che a poco a poco hanno allontanato Dio dalla comprensione del mondo e dell'uomo, due visioni opposte alimentano una tensione costante fra il punto di vista dei credenti e quello dei fautori di un umanesimo agnostico e a volte anche "ateo".

I primi, ritengono che l'ubbidienza a Dio sia la sorgente della vera libertà, che non è mai libertà arbitraria e senza scopo, ma libertà per la verità e il bene, due grandezze che si situano sempre al di là della capacità degli uomini di appropriarsene completamente. Sul piano etico, questo atteggiamento fondamentale si traduce nell'accettazione di principi e di norme di comportamento che si impongono alla ragione o derivano dall'autorità della Parola di Dio, di cui l'uomo, individualmente o collettivamente, non può disporre a suo piacimento, secondo l'arbitrio delle mode o dei propri mutevoli interessi.

Il secondo atteggiamento è quello che, avendo soppresso ogni subordinazione della creatura a Dio, o a un ordine trascendente della verità e del bene, considera l'uomo in se stesso come il principio e la fine di tutte le cose, e la società, con le sue leggi, le sue norme, le sue realizzazioni, come sua opera assolutamente sovrana. L'etica non ha allora altro fondamento che il consenso sociale, e la libertà individuale altro freno se non quello che la società ritiene di dover imporre per la salvaguardia di quella altrui.

Presso alcuni, la libertà civile e politica, già conquistata attraverso un capovolgimento dell'antico ordine fondato sulla legge religiosa, viene ancora concepita come accompagnata dall'emarginazione, ovvero la soppressione della religione, in cui si tende a vedere un sistema di alienazione. Per alcuni credenti, invece, una vita conforme alla fede non sarebbe possibile se non attraverso un ritorno a questo antico ordine, d'altronde spesso idealizzato. Questi due atteggiamenti antagonisti non portano soluzioni compatibili con il messaggio cristiano e lo spirito dell'Europa. Poiché, quando regna la libertà civile e si trova pienamente garantita la libertà religiosa, la fede non può che guadagnare in vigore raccogliendo la sfida che deriva dalla non credenza, e l'ateismo non può che misurare i suoi limiti di fronte alla sfida che la fede gli pone.

Dinanzi a tale diversità di punti di vista, la funzione più elevata dalla legge è quella di garantire in eguai misura a tutti i cittadini il diritto di vivere in accordo con la loro coscienza e di non contraddire le norme dell'ordine morale naturale riconosciute dalla ragione.

Dire che spetta alla comunità religiosa e non allo Stato di gestire «ciò che è di Dio» significa porre un limite salutare al potere degli uomini e questo limite a quello della sfera della coscienza, dei fini ultimi, del senso ultimo dell'esistenza, dell'apertura verso l'assoluto, della tensione verso un compimento mai raggiunto, che stimola gli sforzi ed ispira le scelte giuste. Tutte le correnti di pensiero del nostro vecchio continente dovrebbero riflettere su quali oscure prospettive potrebbe condurre l'esclusione di Dio dalla vita pubblica, di Dio come ultima istanza dell'etica e garanzia suprema contro tutti gli abusi del potere dell'uomo sull'uomo.

La nostra storia europea mostra abbondantemente quanto spesso la frontiera fra «ciò che è di Cesare» e «ciò che è di Dio» sia stata attraversata nei due sensi. La cristianità latina medioevale - per non menzionare altro - che d'altra parte ha teoricamente elaborato riprendendo la grande tradizione di Aristotele, la concezione naturale dello Stato, non è mai sfuggita alla tentazione integralista di escludere dalla comunità temporale coloro che non professavano la vera fede. L'integralismo religioso, senza distinzione tra la sfera della fede e quella della vita civile, praticato ancora oggi in un'altra realtà, appare incompatibile con lo spirito proprio dell'Europa quale è stato caratterizzato dal messaggio cristiano.

Ma è da un'altra parte che, nei nostri tempi, sono venute le più gravi minacce, quando delle ideologie hanno assolutizzato la stessa società o un gruppo dominante, a detrimento della persona umana e della sua libertà. Laddove l'uomo non si appoggia più su una grandezza che lo trascende, rischia di abbandonarsi al potere senza freno dell'arbitrio e degli pseudo-assolutismi che lo annientano.1

 

1 Visita al Parlamento Europeo, Strasburgo, 11 ottobre 1988

Non temete la verità!

 

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