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GIOVANNI PAOLO II





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GIOVANNI PAOLO II
Non temete la verità!
L'edonismo come regola di vita
Se le ideologie sorte dalle lotte sociali e dalle
utopie atee del XIX secolo manifestano ancora del vigore in certe
regioni del mondo, tendono tuttavia a ristagnare o ad affievolirsi,
anche là dove godono di una posizione ufficiale. Invece un'ondata
di secolarizzazione si va estendendo nel mondo. Si manifesta nella
società dei consumi attraverso l'edonismo, il prammatismo
e la ricerca dell'efficienza, senza riguardo per le norme etiche,
e disconoscendo il carattere sacro della vita. Tutto ciò
conduce troppo spesso al relativismo morale e all'indifferenza religiosa.
In sostanza si può dire che vi sono meno atei dichiarati,
ma molti non credenti, molte persone che vivono come se Dio non
esistesse e che si pongono al di là della problematica "fede
non credenza", essendo Dio scomparso dal loro orizzonte esistenziale.
D'altro canto un nuovo tipo di mentalità
neo-scientista si va tacendo strada, che tende a restringere il
ruolo della ragione alla sola razionalità scientifica. In
questa prospettiva riduttrice. il resto dell'attività umana
non andrebbe al di là del sentimento. Così l'atto
di fede non sarebbe che un'opzione gratuita, non fondata sulla ragione...
Questa visione che è stata molto generalizzata negli ambienti
scientifici, ed impegna largamente la mentalità popolare
influenzata dai mass media, tende tuttavia a perdere la sua sicurezza,
mentre d'altro canto sono sempre più numerosi quelli che
sono ormai disincantati davanti al progresso tecnologico.1
All'Est come all'Ovest il diritto dei popoli
a disporre del proprio destino e a cooperare liberamente con gli
altri al bene comune internazionale non può che favorire
la pace, nella misura in cui ciascuno si sentirà più
rispettato e dunque partner a pieno titolo nel dialogo delle nazioni.
Lo stesso principio vale per le relazioni Nord-Sud. La diseguaglianza
nell'accesso al progresso economico e sociale ha pure cause profonde
che richiedono di essere esaminate con cura. Gli squilibri attuali
tra l'abbondanza e la povertà possono essere germi di futuri
conflitti. Un gran numero di paesi, una sessantina, si trovano oggi
in una situazione critica che si va aggravando. Tutta l'umanità
deve in coscienza riconoscere le proprie responsabilità davanti
al grave problema della fame che non è riuscita a risolvere.
Questa è l'urgenza delle urgenze.2
Oggi non siamo forse testimoni del fatto che
spesso nelle società ricche, in cui c'è abbondanza
di benessere, il permissivismo e il relativismo morale trovano una
facile accettazione? E laddove l'ordine morale viene minato, Dio
è dimenticato e i problemi di fondamentale responsabilità
vengono messi da parte. Un vero e proprio ateismo pervade il vivere
pubblico e privato.
Oggi, c'è la tentazione a costruire un mondo per se stessi,
dimenticando il Creatore, il suo disegno e la sua amorevole provvidenza.
Ma presto o tardi noi dovremo arrivare a capire questo: che dimenticare
Dio. rimanere indifferenti alla morte di Dio, vuoi dire affrettare
la morte dell'uomo e di tutta la civiltà.3
Il vero destino umano non può esser racchiuso
entro gli angusti confini dell'esistenza nel tempo: l'uomo, in quanto
persona, è un valore più grande di tutti gli altri
valori della terra. Ecco perché i beni terreni, per quanto
affluenti, non possono appagarlo. Sta qui la radice di quel senso
di inquietudine profonda, di quel vuoto intcriore, che travaglia
tanti uomini di oggi, specialmente giovani. E il risultato della
povertà di valori superiori, della schiavitù della
materia.4
1 Udienza al Segretariato per i non-credenti,
5 marzo 1988
2 Discorso al corpo diplomatico, 9 gennaio 1988
3 Santa Messa, Monterey (Stati Uniti), 17 settembre 1987
4 Incontro con la cittadinanza, Fidenza, 4 giugno 1988 |
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