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GIOVANNI PAOLO II

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Non temete la verità!
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GIOVANNI PAOLO II

Non temete la verità!

 

Criminalità, violenza, terrorismo

I valori fondamentali umani e cristiani sono messi in discussione dalla criminalità, dalla violenza e dal terrorismo. L'onestà e la giustizia nella vita di lavoro e in quella pubblica sono spesso violate. In tutto il mondo vengono spese ingenti somme per armamenti, mentre milioni di poveri lottano per le elementari necessità della vita. L'alcolismo e la droga impongono un pesante tributo ai singoli e alla società. Lo sfruttamento commerciale del sesso attraverso la pornografia offende la dignità umana e mette in pericolo l'avvenire dei giovani. La vita familiare è sottoposta a forti pressioni dal momento che la fornicazione, l'adulterio, il divorzio e la contraccezione sono erroneamente considerati accettabili da molti. I nascituri vengono crudelmente soppressi e la vita degli anziani è messa in grave pericolo da una mentalità che vorrebbe spalancare la porta all'eutanasia.

Di fronte a tutto questo, i cristiani fedeli non devono lasciarsi scoraggiare, né devono conformarsi allo spirito del mondo. Al contrario, essi sono chiamati a riconoscere la supremazia di Dio e della sua legge, a far sentire la loro voce e unire i loro sforzi in nome dei valori morali, ad offrire alla società l'esempio della loro condotta retta, ad aiutare i bisognosi. I cristiani sono chiamati ad agire nella serena convinzione che la grazia è più potente del peccato a causa della vittoria della Croce di Cristo.1

Nella grande città segnata dall'anonimato, in un mondo nel quale il tecnicismo conserva solo ciò che è sufficiente e qualificabile, il cristiano darà importanza a tutto ciò che mette in valore la persona umana, che ristabilisce relazioni autentiche e calorose, che tesse una vita comunitaria.

In una società insaziabile di esperienze e di prodezze tecniche, anche a livello genetico, il cristiano rifletterà e inviterà a riflettere sui gravi problemi etici in gioco, perché l'uomo sia rispettato e resti padrone del suo destino. In un mondo in cui il male morale è scusato e giustificato con il pretesto che serve a certe cause, il cristiano continuerà a chiamare male ciò che è male, senza mai accettare che il fine giustifica i mezzi immorali, terroristici.

In una società la quale, traumatizzata dalla paura, recupera riflessi di aggressività e di razzismo, il cristiano eviterà di pronunciare giudizi globali e parziali, pur collaborando fermamente alla difesa degli innocenti. In un ambiente in cui l'uomo è costretto a lottare per strappare ciò che è conforme alla giustizia sociale e necessario alla sua vita e sopravvivenza, il cristiano condurrà un'azione ferma, ma senza mai cedere alle violenze, all'odio e alla menzogna.2

Pietro Claver brilla con speciale fulgore nel firmamento della carità cristiana di tutti i tempi. La schiavitù, che fu occasione per l'esercizo eroico delle sue virtù, è stata abolita in tutto il mondo. Ma, allo stesso tempo, sorgono nuove e più sottili forme di schiavitù perché il mistero dell'iniquità non cessa di agire nell'uomo e nel mondo. Oggi l'ambizione del denaro si impadronisce del cuore di molte persone e le trasforma, col commercio della droga, in trafficanti della libertà dei loro fratelli, che rendono schiavi in una schiavitù a volte più terribile di quella degli schiavi negri. I negrieri impedivano alle loro vittime l'esercizio della libertà. I trafficanti di droga portano le proprie vittime alla distruzione stessa della personalità. Come uomini liberi che Cristo ha chiamato a vivere in libertà dobbiamo batterci contro questa nuova forma di schiavitù che tanti soggioga in tante parti del mondo, specialmente fra la gioventù, che bisogna preservare ad ogni costo.3

Gli squilibri, i malesseri che affliggono il mondo intero, sono in relazione con uno squilibrio intimo che si radica nel cuore degli uomini (cfr. Cost. Gaudium et Spes, 10). Alla luce della fede, questo squilibrio si chiama peccato, abuso della propria libertà, a partire dal peccato originale. Sul piano delle relazioni interperso-nali il peccato, che è rottura con Dio, secondo la Sacra Scrittura, coincide sempre con atteggiamenti di egoismo, orgoglio, ambizione, invidia e odio; questi generano, a loro volta, la corruzione, l'edonismo e la superficialità nelle relazioni reciproche; e da queste derivano le ingiustizie, le dominazioni, e le violenze a tutti i livelli e le situazioni conflittuali tra le persone, i gruppi sociali e i popoli (cfr. Galati 14,21).4

 

1 Santa Messa, Miami (Stati Uniti), 11 settembre 1987
2 Incontro con i Consigli Presbiterale e Pastorale, Lione, 8 ottobre 1986
3 Incontro con il Clero e i Laici, Cartagena (Colombia), 6 luglio 1986
4 Omelia alla Santa Messa, Maputo (Mozambico), 18 settembre 1988

Non temete la verità!

 

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