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GIOVANNI PAOLO II





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GIOVANNI PAOLO II
Non temete la verità!
Il bisogno di valori religiosi
La ricerca sociologica e culturale ha svelato
che una insospettata, talora compressa e sofferta domanda di valori
religiosi e di senso della vita sale dal cuore di molti nostri contemporanei
anelanti a trovare risposte più valide e più soddisfacenti
di quelle offerte dai consunti modelli di pensiero e di vita finora
imperanti. E questo un aspetto positivo che fortemente ci interpella.
Il crepuscolo delle ideologie, la erosione della fiducia nella capacità
delle strutture di rispondere ai più gravi problemi e alle
ansiose attese dell'uomo, l'insoddisfazione di una esistenza basata
sull'effimero, la solitudine delle grandi metropoli massificate,
la gioventù abbandonata a se stessa, e lo stesso nichilismo
hanno scavato un vuoto profondo, che attende annunciatori credibili
di nuove proposte di valori capaci di edificare una nuova civiltà
degna della vocazione dell'uomo.1
Oggi l'uomo è percorso da un'inquietudine
esistenziale che manifesta, in forme e tonalità diverse,
il suo bisogno di salvezza, di liberazione, di pace. Egli, attraverso
gli incontri significativi della sua vita, impara a conoscere il
valore delle dimensioni costitutive del proprio essere, prime fra
tutte quelle della religione, della famiglia e del popolo a cui
appartiene. Di tali incontri, tuttavia, prima o poi, egli si accorge,
in termini drammatici, di non possedere ancora il significato ultimo,
capace di renderli definitivamente buoni, veri, belli. E sperimenta
allora la strutturale incapacità di placare la sua esigenza
di infinito.
Egli è posto così di fronte ad
un tremendo aut-aut: domandare a un altro che s'affacci all'orizzonte
della sua esistenza per svelarne e renderne possibile il pieno avveramento,
o ritirarsi in sé, in una solitudine esistenziale in cui
è negata la positività stessa dell'essere. Il grido
di domanda, o la bestemmia: ecco ciò che gli resta!
Ed ecco perché fin dall'inizio del mio
pontificato ho levato l'appello: «Aprite le porte a Cristo».
Il Verbo del Padre s'è unito in certo modo ad ogni uomo,
penetrando in maniera unica nel mistero del suo cuore. Cristo è
divenuto così la via per ciascun uomo. Su questa via che
conduce da Cristo all'uomo, la Chiesa non può essere fermata
da nessuno. E, in realtà, mai come nel periodo post-conciliare
la Chiesa è andata prendendo sempre più chiara coscienza
della propria missione evangelizza-trice: s'è scoperta per
natura sua "missionaria".
La situazione concreta in cui l'uomo contemporaneo
si trova a vivere immerso com'è in un mondo segnato, da una
parte, dal pluralismo ideologico e, dall'altra, dal fenomeno dell'ateismo
di massa, esige innanzitutto l'adozione coraggiosa e leale della
metodologia del dialogo. Quanti portano il Nome di Cristo devono
sentirsi, oggi, impegnati in un dialogo salvifico con tutti coloro
che, in un modo o nell'altro, sono sensibili al richiamo della coscienza
religiosa e, tra questi, soprattutto - come il Concilio già
ha raccomandato - con i seguaci della religione ebraica e quelli
della religione islamica. Questo impegno deve indurre i cristiani
a prendere coscienza della loro identità, a convergere generosamente
verso l'unità.2
L'uomo ha un bisogno estremo di sapere se merita
nascere, vivere, lottare, soffrire e morire, se ha valore impegnarsi
per qualche ideale superiore agli interessi materiali e contingenti,
se, in una parola, c'è un "perché" che giustifichi
la sua esistenza terrena. Questa dunque resta la questione essenziale:
dare un senso all'uomo, alle sue scelte, alla sua vita, alla sua
storia. Gesù possiede la risposta a questi nostri interrogativi;
Lui può risolvere la 'questione del senso" della vita
e della storia dell'uomo. Dio si è incarnato per illuminare,
anzi per essere il significato della vita dell'uomo. Questo bisogna
credere con profonda e gioiosa convinzione; questo bisogna vivere
con costanza e coerenza; questo bisogna annunziare e testimoniare,
nonostante le tribolazioni dei tempi e le avverse ideologie, quasi
sempre così insinuanti e sconvolgenti.3
L'"uomo tecnologico", che pone ogni
sua fiducia ed ogni interesse nella scienza e nella tecnica per
ottenere il massimo del benessere, si trova poi deluso ed amareggiato
di fronte allo scacco fatale della malattia, della sofferenza morale,
della morte inesorabile. L'"uomo tecnologico" diventa
perciò l"'uomo solo", perché affranto, minacciato,
sconfitto. Il dolore fisico, unito a quello morale diventa un "dolore
esistenziale", e apertamente o nascostamente si fa "dolore
religioso", suscitando i supremi interrogativi e la domanda
di significato.4
Una delle tendenze che si è andata intrecciando
con l'incremento del benessere materiale nei nostri giorni, è
l'indifferenza religiosa. Questo fenomeno si accompagna all'abbassamento
del livello di moralità e al senso del vuoto. Ne portano
il peso maggiore le vite giovanili, spogliate spesso del loro slancio
e avviate ad effimeri e negativi surrogati della felicità.
Occorre tornare continuamente, con disponibilità, alle ragioni
profonde della fede. Allora si comprende che esse coincidono pienamente
con le ragioni dell'uomo, poiché vi è nell'uomo «un
abisso infinito, che non può esere colmato che da un oggetto
infinito e immutabile, cioè da Dio stesso» (Pascal,
Pensées). Allora si ricollocano in onore i grandi valori:
la vita, innanzi tutto, dal suo primo sbocciare nel grembo materno
fino all'ultimo respiro; l'amore umano, riflesso di Dio-Amore; la
dignità del matrimonio: la santità e la stabilità
del vincolo coniugale.
La promozione di questi valori incontra ostacoli
nella mentalità contemporanea e talvolta nella stessa organizzazione
della società. Lungi dal lasciarsi abbattere, occorre impegnarsi
con cristiana coerenza, con coraggio e con fiducia nella grazia
di Dio, che accompagna gli operai della Buona Novella e ne feconda
le fatiche.5
1 Discorso
al VI Simposio dei Vescovi Europei, 11 ottobre 1985
2 Udienza
ai partecipanti al Congresso Internazionale sul tema "Portare
Cristo all'uomo", 22 febbraio 1985
3 Santa Messa per i volontari del Centro Italiano di
Solidarietà, 5 agosto 1979
4 Udienza al Convegno Europeo dei Camilliani e dei Fatebenefratelli,
7 maggio 1987
5 Santa Messa, Imola, 9 maggio 1986 |
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