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GIOVANNI PAOLO II

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GIOVANNI PAOLO II

Non temete la verità!

 

Il vuoto dei valori

È opinione corrente degli osservatori che la causa forse maggiore della forza di presa della droga nell'animo giovanile sta nella disaffezione alla vita, nella caduta degli ideali, nella paura del futuro. Senza la prospettiva dei grandi valori, la persona umana, specie se ancora nella sua primavera, quando non ha ragione di vivere e di pensare con suggestione all'avvenire, cerca di fuggire dal presente per rifugiarsi nei surrogati o nel nulla.1

Voi vi sentite minacciati da una società che non avete scelto, una società che non avete costruito voi, ma della quale tuttavia fate parte con responsabilità crescenti. Questa società sembra presa da follia quando mobilita tutte le proprie energie, per spingersi verso ciò che ne costituisce la distruzione. Il progresso scientifico e tecnologico ha reso l'uomo apparentemente padrone del mondo materiale. L'esperienza mostra, purtroppo, che non si tratta di un dominio scientifico neutro, come alcuni hanno pensato. L'uomo moderno, infatti, è tentato di considerare ogni cosa come un oggetto manipolabile ed ha finito spesso per porre tra gli oggetti manipolabili anche se stesso. Questa è la grande minaccia dell'epoca nostra!

Sta a voi con quella attenta ponderazione che può benissimo congiungersi col vostro naturale entusiasmo, offrire un personale contributo al superamento di situazioni insoddisfacenti, traendo ispirazione dalla vostra fede e forza dal vostro dinamismo. Voi lo potete fare mantenendo aperto il dialogo con gli adulti e parlando loro con franchezza, libera.da ogni acrimonia: Noi – direte a loro – riconosciamo e traiamo vantaggio da ciò che ci offrite; noi non vi addebitiamo i frutti e i "confort" del progresso; noi non neghiamo i vostri meriti; ma vi chiediamo di poter essere al vostro fianco nell'eliminare certe storture, nel superare le perduranti ingiustizie. Noi vogliamo che il progresso sia positivo, e non micidiale; che sia di tutti e per tutti, non solo per alcuni; che serva alla causa della pace, e non alla guerra.2

Dicono gli psicologi e i sociologi che la prima causa che spinge giovani ed adulti alla deleteria esperienza della droga è la mancanza di chiare e convincenti motivazioni di vita. Infatti, la mancanza di punti di riferimento, il vuoto dei valori, la convinzione che nulla abbia senso e che pertanto non valga la pena di vivere, il sentimento tragico e desolato di essere dei viandanti ignoti in un universo assurdo, può spingere alcuni alla ricerca di fughe esasperate e disperate. La nota pensatrice francese Raissa Maritain ha narrato le esperienze della sua giovinezza, all'inizio del secolo, quando ancora era studentessa alla Sorbona di Parigi, ed aveva perduto ogni fede. Una esperienza drammatica, sconvolgente: «Tutto diventava assurdo ed inaccettabile... – scriveva – L'assenza di Dio spopolava l'Universo. Se dobbiamo rinunciare a trovare un senso qualunque alla parola "verità", alla distinzione del bene e del male, del giusto e dell'ingiusto, non è più possibile vivere umanamente. Non volevo saperne di tale commedia... Avrei accettato una vita dolorosa, non una vita assurda... O la giustificazione del mondo era possibile, ed essa non poteva farsi senza una coscienza veritiera; o la vita non valeva la pena di un istante di attenzione». «Quest'angoscia metafisica che penetra alle sorgenti stesse del desiderio di vivere – concludeva la pensatrice – è capace di divenire una disperazione totale e di sfociare nel suicidio».

Sono parole che fanno pensare. Gli uomini hanno bisogno della verità; hanno la necessità assoluta di sapere perché vivono, muoiono, soffrono! Ebbene, voi sapete che "la verità" è Gesù Cristo! Lui stesso l'ha affermato... Amate dunque la verità! Portate la verità al mondo! Testimoniate la verità che è Gesù, con tutta la dottrina rivelata da Lui stesso ed insegnata, dalla Chiesa, divinamente assistita ed ispirata. E la verità che salva i nostri giovani: la verità tutta intera, illuminante ed esigente come è! Non abbiate paura della verità ed opponete solo e sempre Gesù Cristo ai tanti maestri dell'assurdo e del sospetto, che possono magari affascinare, ma che poi fatalmente portano alla distruzione.

Stiamo assistendo infatti al diffondersi e al radicarsi in tutti gli Stati di una "morale laica", che prescinde quasi totalmente dalla morale oggettiva, cosiddetta "naturale", e dalla morale rivelata dal Vangelo.3

Noi non vogliamo fare il processo alla società: dobbiamo però constatare che tante carenze nella struttura della società, come la disoccupazione, la mancanza di alloggi, l'ingiustizia sociale, l'arrivismo politico, l'instabilità internazionale, l'impreparazione al matrimonio, la legalizzazione dell'aborto e del divorzio, causano fatalmente un senso di sfiducia e di oppressione che può sfociare talvolta anche in esperienze paurosamente negative.
Se si vuole un umanesimo autentico, pieno e concreto bisogna pervenire ad un'antropologia più profonda e più globale, che consideri l'uomo come un soggetto personale, trascendente la sua esistenza ed operante lui stesso la sintesi di tutte le dimensioni del suo essere, senza isolare le une dalle altre, e senza lasciarle sviluppare a detrimento delle altre.

Non è stato in effetti troppo privilegiato l'avere a spese del valore qualitativo dell'essere, troppo identificato l'uomo col possessore delle cose, e praticamente ridotto l'uomo a sistemarsi lui stesso e a sistemare i suoi simili nel mondo delle cose, con la volontà di potenza, la paura, la lotta delle classi che ne deriva? Anche sul piano della scienza e della storia l'uomo tende a considerarsi come un risultato, il risultato del suo proprio processo evolutivo o dei meccanismi della vita sociale, come spossessato della sua soggettività, mentre invece è creatura di Dio, libera per realizzare l'unità del suo essere, per promuovere i valori umani fondamentali. Si tratta di ricomporre eticamente la personalità di ciascuno e della comunità.4

Quello che più preoccupa, è che, nella crescente e per sé benefica diffusione della cultura, nella cosiddetta "cultura di massa", propugnata appunto dai mass media, si fa sempre più un unico fascio di verità provate e di opinioni discutibili, di valori universali e di interessi particolari egoisticamente individualistici, di autentici principi deontologici e di fatti persino patologici. E tutto ciò sotto l'etichetta del "moderno" (anche se si tratta di errori e mali antichissimi), dietro il paravento del dovere-diritto all'informazione, e nel nome di un non bene inteso pluralismo.15

Si assiste così all'affermarsi di un relativismo di comodo che, assumendo la libertà come valore assoluto, tende a giustificare tutte le scelte teoretiche e i comportamenti pratici, a cui spingono gli impulsi interni o la moda dell'ambiente circostante. Conseguenza di ciò è che, mentre da una parte s'è notevolmente affievolito in molti il senso del peccato, dall'altra s'è in loro offuscata, o addirittura spenta, la percezione di certi valori, insiti nella norma morale.6

 

1 Incontro con la Comunità Terapeutica, Viterbo, 27 maggio 1984
2 Incontro con i Giovani in Piazza San Pietro, 14 aprile 1984
3 Incontro con i membri del Centro Italiano di Solidarietà, 9 agosto 1980
4 Ai partecipanti all'incontro promosso da "Nova Spes", 26 aprile 1982
5 Agli scrittori de "La Civiltà Cattolica", 5 aprile 1982
6 Ai vescovi della Toscana in visita "ad Liminia Apostolorum", 21 dicembre 1981

Non temete la verità!

 

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