|

GIOVANNI PAOLO II





|
GIOVANNI PAOLO II
Non temete la verità!
La società dei consumi
Quando l'uomo, che nelle strutture economico-produttive
è necessariamente "implicato", si lascia dominare
dalla unilaterale accettazione di un loro primato, finisce fatalmente
per essere succube della cosiddetta "società dei consumi",
trovandosi conseguentemente coinvolto in un processo di crescente
strumentalizzazione. E il rischio non è soltanto quello di
essere valutato dagli altri unicamente come strumento di produzione
e di consumo; v'è il rischio ben più sottile che cominci
egli stesso in modo più o meno cosciente, a considerarsi
"uno strumento", e cioè un elemento passivo dei
vari processi, assoggettato alle più disparate "manipolazioni"
(condotte tra l'altro con l'aiuto dei mass media), rinunciando in
tal modo alla responsabilità e alla "fatica" di
proprie scelte autonome e ricorrendo, anche per la soluzione dei
problemi umani più personali e profondi, all'ausilio sbrigativo
di un qualche ritrovato "tecnico".
La mentalità consumistica, per
altro, è strettamente imparentata con una concezione edonistica
della vita, dalla quale non può aver origine che
quel tipo di società che oggi si è soliti indicare
con la qualifica di "permissiva". L'atteggiamento edonistico,
infatti, sollecita un'interpretazione della libertà che ne
spinge le applicazioni verso l'abuso; e, viceversa, l'abuso della
libertà si esprime socialmente nella tendenza ad assicurare
al massimo gli atteggiamenti edonistici.1
L'atteggiamento consumistico non prende in considerazione
tutta la verità sull'uomo – né la verità storica,
né quella sociale, né quella interiore e metafisica.
Piuttosto, è una fuga da questa verità. Non prende
in considerazione tutta la verità sull'uomo. L'uomo è
creato per la felicità. Sì! Ma la felicità
dell'uomo non si identifica affatto con il godere! L'uomo orientato
"consumisticamente" perde, in questo godimento, la dimensione
piena della sua umanità, perde la coscienza del senso più
profondo della vita. Tale orientamento del progresso uccide, quindi,
nell'uomo ciò che è più profondamente e più
essenzialmente umano.
Il progresso che con tanta difficoltà,
con lo spreco di tante energie e con tante spese è stato
costruito dalle generazioni umane, contiene tuttavia nella sua complessità
un potente coefficiente di morte. Nasconde in sé addirittura
un gigantesco potenziale di morte. E necessario comprovare ciò
nella società, che è consapevole di quali possibilità
di distruzione si trovano nei contemporanei arsenali militari e
nucleari?
Quindi, l'uomo contemporaneo ha paura. Hanno
paura le superpotenze, che dispongono di quegli arsenali – ed hanno
paura gli altri: i continenti, le nazioni, le città... Questa
paura è giustificata. Non solo esistono possibilità
di distruzione e di uccisione prima sconosciute, ma già oggi
gli uomini uccidono abbondantemente altri uomini! Uccidono nelle
abitazioni, negli uffici, nelle università. Gli uomini armati
delle moderne armi uccidono uomini indifesi e innocenti. Incidenti
del genere succedevano sempre, ma oggi questo è diventato
un sistema. Se gli uomini affermano che bisogna ammazzare altri
uomini al fine di cambiare e migliorare l'uomo e la società,
allora dobbiamo domandare se, insieme con questo gigantesco progresso
materiale, a cui partecipa la nostra epoca, non siamo arrivati contemporaneamente
a cancellare proprio l'uomo.
Gli Apostoli riuniti nel cenacolo di Gerusalemme
sono stati presi dalla paura: era morto sulla croce il Figlio di
Dio. Il timore, che travaglia gli uomini moderni, non è forse
nato anch'esso, nella sua radice più profonda, dalla morte
di Dio? Ma perché l'uomo ha paura? Forse addirittura perché
in conseguenza di questa sua negazione, in ultima analisi, rimane
solo... interiormente solo. O forse?... forse proprio perché
l'uomo, che fa morire Dio, non troverà neanche un freno decisivo
per non ammazzare l'uomo. Questo freno decisivo è in Dio.
L'ultima ragione perché l'uomo viva, rispetti e protegga
la vita dell'uomo, è in Dio. E l'ultimo fondamento del valore
e della dignità dell'uomo, del senso della sua vita, è
il fatto che egli è immagine e somiglianza di Dio! 2
1 Discorso
al raduno nazionale dell'Azione Cattolica Italiana, 21 giugno 1980
2 Omelia
alla Santa Messa, Torino, 13 aprile 1980 |
Non temete la verità!

|