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GIOVANNI PAOLO II





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GIOVANNI PAOLO II
Non temete la verità!
I nuovi poveri
Anche nella società contemporanea esistono
purtroppo ancora situazioni di autentica povertà fisica e
psicologica: gruppi di persone o singoli individui conducono una
vita non certamente adeguata alla loro dignità umana; soffrono
atrocemente la solitudine, l'abbandono, l'emarginazione, la discriminazione.
Si assiste al fenomeno dell'emergenza dei nuovi poveri: gli handicappati,
per i quali le moderne leggi hanno sì approntato provvedimenti
adatti alle loro menomazioni, ma che hanno urgente bisogno dell'affetto
e della disponibilità di tutti, di una vera conversione di
mentalità nei loro confronti; gruppi di giovani – e il fenomeno
è ormai salito a preoccupanti livelli di guardia – i quali,
disillusi, cercano nella droga l'appagamento dei loro sogni spezzati;
gli anziani, molti dei quali vivono in situazioni veramente drammatiche.
È qui, nel mondo di tanti e tanti nostri
fratelli bisognosi del nostro aiuto, del nostro affetto, delle nostre
cure, che si inserisce l'opera permanente, indispensabile, continua,
metodica della "Caritas", la quale deve anzitutto formare
le coscienze dei fedeli all'imprescindibile esigenza dell'apertura,
della disponibilità, della dedizione verso gli altri, con
la convinzione che ogni contributo che si da alla comunità
ecclesiale nella sua capacità di donarsi, costituisce un
aiuto per la sua crescita nella maturità cristiana e per
la incisività della sua testimonianza nel mondo.
Quando una società, lasciandosi guidare
unicamente dai criteri del consumismo e dall'efficienza, divide
gli uomini in attivi ed inattivi, e considera i secondi come cittadini
di seconda categoria, abbandonandoli alla loro solitudine, non si
può chiamare veramente civile. Quando una famiglia non vuole
in casa le persone del proprio sangue, della prima e della terza
età, i bambini e gli anziani, e gli uni e gli altri trascura
in qualche modo o forma, non merita certo il titolo di comunità
di amore.
L'uomo è la base di ogni cosa. Esso deve
essere rispettato nella sua personale e trascendente dignità.
La sua dimensione sociale deve essere rispettata: la personalità
umana e cristiana non può realizzare se stessa, in effetti,
se non nella misura in cui l'egoismo esclusivista viene respinto,
poiché la sua chiamata è insieme personale e sociale.
I valori umani, i valori morali sono alla base di tutto. La legge
non può prescinderne, né nei suoi obiettivi, né
nei suoi mezzi. La sua autonomia rettamente ordinata è intrinseca
alla legge morale, nella quale, del resto essa non incontra un freno
o una restrizione, ma il terreno fertile del suo dinamico e programmato
sviluppo.
Tutta la storia del diritto dimostra che la legge
perde la sua stabilità e la sua autorità morale, che
essa è tentata di far crescente ricorso alla forza fisica
o finisce per abdicare alle sue responsabilità – in favore
dei nascituri o della stabilità del matrimonio o sul piano
internazionale in favore di intere popolazioni abbandonate all'oppressione
– quando cessa di ricercare la verità riguardante l'uomo
o permette di venir tacitata con dannose forme di relativismo. Si
tratta di una ricerca difficile, brancolante nel buio, ma necessaria
e tale che il giurista più di ogni altro non può farne
a meno.1
1 Udienza
ai partecipanti al IX Convegno nazionale della Caritas, 14 settembre
1982 |
Non temete la verità!

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