
BENEDETTO XVI





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XX GMG - COLONIA
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"Corriere della Sera" del 22 agosto 2005
Un Papa vero non un vice
di VITTORIO MESSORI
Le giornate di Colonia sembrano avere smentito alcune delle previsioni della vigilia e averne confermate altre. Aproposito di smentite, non alludiamo alla confutazione dei meteorologi: la pioggia ha risparmiato il «Campo di Maria», malgrado l'annuncio di uragani. Pensiamo a chi – e io, lo confesso, ero tra quelli – temeva che il nuovo Papa avrebbe dato l'impressione di un sostituto un po' impacciato, un vice chiamato a gestire un evento da lui non iniziato e, forse, neanche del tutto desiderato. Conoscevamo l'estraneità di Ratzinger ai raduni di massa, ai climi da stadio, ai clamori di un certo «cattolicesimo alla chitarra». Un intellettuale postmoderno, formato in una cultura come quella di una Germania che ha inventato tutte le ideologie anticristiane, e (la definizione è sua) cultore della ragion teologica e diffidente degli appelli al sentimento emotivo. Come pensarlo a suo agio nella pur allegra confusione di cori, bandiere, musiche, zaini e sacchi a pelo, accaldati viceparroci da oratorio? In realtà, ad un primo bilancio, Benedetto XVI sembra avere vinto, e bene, la sfida.
Merito, ovviamente, di lui, che non ha perso occasione di ricordare il suo «venerato Predecessore», come lo ha sempre chiamato, ma che non ha cercato di adeguarsi a quello stile unico, non si è sforzato di imitarne la forza espressiva, di raggiungerne il fascino istintivo. Ha avuto il coraggio di essere se stesso, con quel suo volto chiaro da fanciullo quasi ottantenne, quella sua serietà diligente, quel sospetto di timidezza, quei suoi gesti trattenuti, quella voce sommessa da docente e da conferenziere, quel suo sorriso leggero, non da showman ma da padre che ama sino in fondo, pur se il pudore gli impone di evitare gesti plateali. Proprio la venerazione per colui di cui è stato, per un quarto di secolo, il principale collaboratore gli ha suggerito di presentarsi con l'umiltà e la sincerità che gli è consueta, senza alcun artificio. I giovani lo hanno capito e, crediamo, apprezzato proprio per questo. Con la loro partecipazione entusiasta ma mai sopra le righe gli hanno fatto capire che volevano bene a Joseph quanto a Karol, che erano lì per guardarselo, acclamarlo, ascoltarlo, promettere di obbedire alle sue esortazioni, tanto convinte quanto pacate.
È stato schivato il pericolo che, come altri, paventavo: lo straordinario fascino di Giovanni Paolo II, la sua santità manifesta non avrebbero portato a un eccesso di «personalizzazione», non avrebbero legato a lui – e a lui soltanto – gli eventi ecclesiali di cui era stato il fiammeggiante protagonista? Colonia ha mostrato che, quale che sia il carisma del singolo Papa, i giovani avvertono che ciò che davvero conta è il Cristo e la Chiesa, dei quali un uomo è, di volta in volta, il vicario e il capo. Diversità ma non discontinuità, dunque, tra Giovanni Paolo e Benedetto: l'immensa massa cosmopolita, testimone degli umori dell'intera Catholica, lo ha colto. Ed è di buon auspicio per l'incipiente papato. Per venire alle previsioni rispettate. Molti commenti dei media ai discorsi a protestanti, ebrei, musulmani hanno estrapolato solo le frasi che il buonismo «politicamente corretto» desidera ed apprezza. Dialogo, mani tese, braccia spalancate, pace, fraternità universale, auspici edificanti. C'è stato anche questo, per carità. E solo chi era vittima della caricatura malevola che ne era fatta poteva pensare che papa Ratzinger non fosse uomodi dialogo e di ecumenismo. Due realtà da lui sempre praticate, e ora più che mai; ma nella consapevolezza che sono illusorie, se non menzognere, se alla fraternità non si associano la verità e la giustizia.
Ai protestanti lo ha detto esplicitamente: «Non può esserci un dialogo a prezzo della verità». Della quale fa parte la sua convinzione che solo «nella Chiesa cattolica sussiste quell'unità che Cristo ha voluto». Agli ebrei, quest'uomo che tante volte ha mostrato l'affetto solidale per la radice giudaica del Cristianesimo, ha reso l'omaggio e i riconoscimenti doverosi, ma non ha presentato nuove scuse a nome della Chiesa, non ha risposto a chi chiedeva ennesime inquisizioni su Pio XII, ha citato la cacciata da Colonia nelXVsecolomaanche «i periodi di buona convivenza», ha precisato che la «folle ideologia nazista» non era cristiana bensì «neopagana», ha ricordato che il dialogo «se vuole essere sincero, non deve passare sotto silenzio le differenze esistenti o minimizzarle», si è rifatto al Concilio ma ha citato pure Paolo, cioè colui che, per la tradizione israelitica, è l'inviso apostata, il vero responsabile di tanti dolori.
Quanto ai musulmani, valgano anche solo le battute iniziali del commento di Magdi Allam su questo giornale: «Finalmente un Papa che, al cospetto di una delegazione di musulmani, condanna il terrorismo di matrice islamica senza se e senza ma». Emanca lo spazio per addentrarsi in altre precisazioni. Qui, insomma, previsione rispettata: il già Prefetto dell'ex Sant'Uffizio, il professore tedesco di teologia, si propone a ciascuno come un Padre accogliente e rispettoso ma, al contempo, consapevole di essere maestro e garante dell'ortodossia della fede. Questo è l'uomo che, ad ogni costo, ha voluto che il catechismo diventasse un best seller: e non solo da vendere, ma da studiare, meglio se a memoria. Precisione, rigore, rifiuto di ogni cedimento al sentimento, al desiderio di piacere, anche a costo della verità. È il segno di un governo mite eppure tenace, che intende far posto a tutti e a tutto, ma non all'errore.

"Il Giornale" del 22 agosto 2005
Il Papa: «La religione fai-da-te è un inganno»
Ieri la messa conclusiva della Gmg di Colonia, davanti a un milione di ragazzi: «Essere liberi non vuol dire godersi la vita»
di ANDREA TORNIELLI
«Avrei voluto percorre tutta Marienfeld con la papamobile per essere vicino a ciascuno di voi ma, vista la situazione logistica, non è stato possibile». Sulla grande città artificiale costruita alle porte di Colonia fa freddo e c'è nebbia, un milione di giovani sono affranti dopo la notte che molti hanno passato all'addiaccio. Al freddo e alla stanchezza si aggiunge la delusione per non aver potuto vedere passare il Papa, dato che quasi tutte le vie all'interno dell'area sono bloccate, a causa della débâcle organizzativa. Benedetto XVI, all'inizio della messa, con quelle parole vuole raggiungerli e abbracciarli tutti. La funzione conclusiva della XX Gmg è suggestiva e ricca di canti delle tradizioni dei diversi continenti: ci sono i ritmi africani, i suoni boliviani, le melodie dell'Oceania.
Ai giovani, Papa Ratzinger fa l'ultima grande catechesi, spiegando loro l'essenza del mistero cristiano: Gesù nell'ultima cena «anticipa la sua morte, l'accetta nel suo intimo e la trasforma in un'azione d'amore». «La violenza si trasforma in amore e quindi la morte in vita» spiega Benedetto XVI, «è questa, per usare un'immagine a noi oggi ben nota, la fissione nucleare portata nel più intimo dell'essere – la vittoria dell'amore sull'odio, la vittoria dell'amore sulla morte. Soltanto questa intima esplosione del bene che vince il male può suscitare poi la catena di trasformazioni che a poco a poco cambieranno il mondo. Tutti gli altri cambiamenti – spiega Ratzinger – rimangono superficiali e non salvano».
Il Papa invita i ragazzi alla missione: «Dio non è più soltanto di fronte a noi, è dentro di noi e noi siamo in Lui. La sua dinamica ci penetra e da noi vuole propagarsi agli altri ed estendersi a tutto il mondo». Chiede che la messa diventi il centro della vita dei giovani: «Non è positivismo o brama di potere, se la Chiesa ci dice che l'eucarestia è parte della domenica». Il «fine settimana libero» rimane vuoto «se in esso non c'è Dio». Poi Benedetto XVI nota come oggi, accanto alla «dimenticanza di Dio» esista anche un «boom del religioso», una religione che «non di rado diventa quasi un prodotto di consumo». «Si sceglie quello che piace, e certuni sanno anche trarne profitto. Ma la religione cercata alla maniera del fai-da-te alla fin fine non ci aiuta». Per questo il Papa chiede ai ragazzi della Gmg di aiutare «gli uomini a scoprire la vera stella che ci indica la strada: Gesù Cristo!» e li invita ad approfondire il Catechismo e a «cercare la comunione nella fede» nelle loro comunità e nei movimenti conservando «la comunione col Papa e con i vescovi». Indica loro che l'incontro con la fede cristiana porta alla condivisione: «Non dobbiamo abbandonare gli anziani, non dobbiamo passare oltre di fronte ai sofferenti, se pensiamo e viviamo» nella comunione con Cristo, «allora non ci adatteremo più a vivacchiare preoccupati solo di noi stessi», perché «è molto più bello essere utili e stare a disposizione degli altri che preoccuparsi solo delle comodità che ci vengono offerte». «La libertà – spiega – non vuol dire godersi la vita, ritenersi assolutamente autonomi».
Al termine della liturgia, l'enorme massa di persone comincia a lentamente a muoversi. «Grazie per queste ore meravigliose che mi donate», aveva detto Ratzinger all'inizio della funzione, quasi sorpreso per l'accoglienza calorosa che gli è stata riservata dai «papaboys». «Joseph come Karol», si legge in uno dei grandi striscioni innalzati dai giovani, sintesi emblematica di un incontro segnato da due Papi. L'entusiasmo esplode quando Benedetto XVI annuncia che la prossima Gmg si terrà nel 2008, a Sidney.
Nel pomeriggio il Papa ha incontrato i vescovi tedeschi ai quali non ha nascosto la sua preoccupazione per la secolarizzazione che avanza, per «l'influsso sempre minore dell'etica e della morale cattolica», per l'emorragia di battezzati che decidono di abbandonare la Chiesa o «accettano solo una parte» del suo insegnamento. Ai vescovi, Ratzinger ha detto che i giovani «non cercano una Chiesa giovanilistica, ma giovane nello Spirito» e «trasparente a Cristo» e dunque vanno educati «alla pazienza» e al «sano realismo», ma «senza compromessi, per non annacquare il Vangelo».
Prima di salire sull'aereo che in serata lo ha riportato a Roma, Benedetto XVI ha salutato il presidente federale Horst Köhler: «Noi tutti – ha detto – siamo consapevoli del male derivato dalla nostra patria nel Novecento, e lo riconosciamo con vergogna e dolore. Ma in questi giorni, grazie a Dio, si è mostrato largamente che esisteva ed esiste anche l'altra Germania...».

"Gente" del 1 settembre 2005
B16 colpisce al cuore i Papa Boys
È stato un successo il primo viaggio all'estero di Papa Benedetto XVI, in occasione del meeting tedesco dei ragazzi cattolici venuti da 193 Paesi. «Chi ha scoperto Cristo deve portare altri verso di Lui. Una grande gioia non si può tenere soltanto per sé», ha detto, infiammando un milione di persone.
di ALESSANDRA BORGHESE
AI ritorno dal primo viaggio all'estero di Papa Benedetto XVI, posso affermare che Joseph Ratzinger è stato adottato con amore dai Papa boys. A loro, prima di ripartire per Roma, ha annunciato il prossimo incontro mondiale a Sydney. In Australia, nel 2008. Impossibile non attribuire un ruolo decisivo alla Provvidenze, che ha voluto tosse proprio lui, un Papa tedesco, a compiere il primo viaggio da Pontefice nella sua terra natale, dove si sarebbe svolta la già programmata XX Giornata mondiale della gioventù.
La scelta di Colonia, voluta da Giovanni Paolo II, non è stata casuale. "Roma del Nord", "Roma tedesca" o "figlia sempre fedele detta Chiesa Romana" sono, infatti, i grandi titoli dell'Arcidioccsi di Colonia. Ricca di una storia millenaria, la città vanta un contatto quasi familiare con la nostra capitale, una storia di romanità e di fedeltà alla cultura e alla Chiesa di Roma. È al primo posto tra le diocesi della Germania, con 2 milioni e 300 mila fedeli. Per le strade, i gruppi di giovani si facevano riconoscere, sventolando con fierezza la bandiera del proprio Paese e cantando.
A Colonia erano presenti un milione di giovani di 193 Paesi. Parlando con alcuni di loro, mi sono resa conto che questo pellegrinaggio ha fatto colpo nel profondo dei loro cuori. Non è vero, quindi, che il popolo di questi grandi raduni sia distratto e superficiale. Al contrario, per una buona parte dì loro l'amore è veramente un ideale da perseguire. Giovanni Paolo lI sapeva bene quanto i giovani motivati potevano fare da lievito; lo stesso vale per Papa Ratzinger, che più volte ha rivolto il pensiero anche ai non credenti.
Joseph Ratzinger ha superato anche la prova mediatica. Il Papa si è smarcato con un semplice ed elegante stile personale, diverso dal suo venerato predecessore Giovanni Paolo, ma non per questo meno incisivo. Ecco alcuni tratti del suo carattere. Appena salito in aereo a Roma, ha salutato i giornalisti: "Sono commosso per questo incontro con i giovani, una forza e una speranza per la pace". Paterno il gesto di porsi l'indice sulla bocca per zittire i giovani troppo rumorosi. Così cordiale, invece, nell'aver voluto presentare personalmente al presidente tedesco. Horst Hohler, alcuni stretti collaboratori, dal capo della vigilanza Cibin al medico Buzzonetti, al portavoce Navarro Valls fino al cameriere personale Gugel. Sempre disponibile, ha posato per i fotografi con uno zainetto del pellegrino in mano. Sorpreso da tanto entusiasmo, tendeva l'orecchio al segretario don George e ad altri del seguito, per eventuali dimenticanze dovute all'emozione. Il tono di voce, dolce e sereno, è meno autoritario e fermo di quello di Giovanni Paolo II, ma non meno persuasivo. Due Papi, due sigle "GP2" e "B16". Inevitabilmente comparate, due fisicità diverse che hanno, però, moltissimo in comune. Spesso i viaggi di Giovanni Paolo II coincidevano con importanti ricorrenze. A tal proposito, ricordo quello In Slovacchia l'11 settembre 2003, a due anni dagli attentati alle Torri Gemelle, come a voler sfidare il terrorismo.
I giorni di Colonia hanno combaciato col ritiro dalla Striscia di Gaza dei coloni israeliani: mentre Israele ha dato una vera prova democratica al mondo. Benedetto XVI ha varcato la soglia della più antica sinagoga tedesca. Come non ritornare col pensiero alle indimenticabili immagini di Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma e al Muro del Pianto a Gerusalemme!
Le coreografie di Colonia sono stale impressionanti. Durante la festa di accoglienza dei giovani sul Reno, Benedetto XVI riconduce all'immagine di San Pietro, solo sulla prua della barca, le braccia spalancate, come a voler abbracciare tutti. La veglia con i giovani nella spianata di Marienteld è stato un momento di intensa preghiera e comunione. Ancora mi rimbomba nelle orecchie quell'esortazione così vera e, allo stesso tempo, cosi diffìcile da accettare: «La rivoluzione vera consiste unicamente nel volgersi senza riserve a Dio, che è la misura di ciò che e giusto e allo stesso tempo è l'amore etemo. E cosa mai potrebbe salvarci se non l'amore?". E poi la messa conclusiva quando il Papa, toccato dall'entusiasmo dei giovani, ha rinnovato loro la fiducia con un'esortazione: «Chi ha scoperto Cristo deve portare altri verso lui. Una grande gioia non si può tenere per sé. Bisogna trasmetterla».
Colonia sarà ricordata anche per gli importanti incontri realizzati su desiderio del Papa, che si è presentato aperto al dialogo con gli ebrei, esplicito nel condannare i crimini terroristici, disponibile verso le altre confessioni cristiane, ma non al prezzo della verità, incoraggiante verso i seminaristi e i vescovi. A ogni incontro, il Papa è stato attento, ha trovato !e parole giuste e stimolato riflessioni, ha parlato con sincerità, non nascondendo le diversità, i problemi e le sfide. Un Pontefice autentico, testimone della speranza per un mondo migliore, e conscio che la Chiesa non è di Papa Ratzinger, ma di Gesù Cristo.
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BENEDETTO XVI

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