|  TEOLOGIA






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LA STORICITÀ DI GESÙ
5. L'insegnamento di Gesù
Lo sfondo
CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE – La cornice temporale e la trama narrativa di ciascun evangelista costituiscono creazioni loro proprie: tra il battesimo di Gesù e le ultime settimane della sua vita non è possibile stabilire un prima e un dopo. Di conseguenza i principali fatti e detti di Gesù durante il suo ministero vanno affrontati per argomenti. La questione allora è questa: quale è il primo argomento? L'annuncio del "regno di Dio" sembra essere una componente fondamentale del messaggio di Gesù. Ciò risulta chiaro già dalla molteplice attestazione delle fonti (13 in Mc, 13 in Q, 25 in M, 6 in L, 2 in Gv) e delle forme (parabole, preghiere, beatitudini, miracoli) in cui ricorre l'espressione. Inoltre tale affermazione è avvalorata dal criterio della discontinuità: la singolare espressione "regno di Dio" non ricorre, come tale, nell'Antico Testamento ed è rara anche nelle altre fonti, così come nelle altre parti del Nuovo Testamento (lettere di Paolo, Atti, scritti apostolici e giovannei).
"Il regno di Dio" è la traduzione letterale di hê basiléia tû theû). Tuttavia è espressione fuorviante per chi non conosce il retroterra biblico: ci dà subito l'idea di un territorio o reame delimitato sul quale Dio governa. In realtà, nella Scrittura, "regno di Dio" evoca la nozione dinamica di Dio che regge con potenza la sua creazione, il suo popolo e le vicende di entrambi; in questo senso si può parlare più propriamente di "signoria" o "dominio" (relazionalità).
IL REGNO DI DIO NELL'ANTICO TESTAMENTO – Assistiamo a un paradosso: l'Antico Testamento contiene un solo esempio dell'espressione precisa "regno di Dio" – in Sap 10,10 – e tuttavia è decisamente importante come sfondo dell'uso di Gesù. La "simbolica" del regno di Dio è evocata in ogni pagina della Scrittura, fin dai suoi inizi: la creazione da parte di Dio di un universo buono e ordinato, la corruzione della creazione a causa della ribellione dell'uomo, la gratuita scelta di Dio del popolo di Israele perché fosse suo, il suo liberarlo dalla schiavitù dell'Egitto, l'entrata nella terra promessa; la storia del molto-umano e in-seguito-idealizzato re Davide, la scelta da parte di Dio di Gerusalemme e del monte Sion come suo luogo di dimora a fianco del re, la caduta di Israele nella idolatria, la distruzione di Gerusalemme e l'esilio babilonese, la promessa di una restaurazione futura, con la riedificazione di Gerusalemme e del tempio e anche l'assoggettamento dei pagani ostili, il compimento della signoria di Dio.
Gesù annuncia un regno futuro
Gesù non poteva ignorare le attese future che erano inscritte nella simbologia del "regno di Dio" e in alcuni suoi detti richiama espressamente questa dimensione futura del regno.
"Venga il tuo regno" (Mt 6,10 // Lc 11,2)
È la formula contenuta nella preghiera del "Padre nostro", l'unica insegnata da Gesù ai suoi discepoli. È una richiesta strettamente legata alla precedente e nel nostro linguaggio attuale, potremmo esprimerle così: "Padre, rivelati in tutta la tua potenza e gloria [sia santificato il tuo nome] venendo a governare come re [venga il tuo regno]".
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Bere vino nel regno di Dio (Mc 14,25 e par.)
Anche durante l'ultima cena Gesù fa riferimento ad un avvento futuro del regno. Comprende che la sua morte è vicina, e tuttavia è convinto che la sua causa è la causa di Dio e che quindi, nonostante il suo fallimento e la morte, Dio alla fine gli renderà giustizia.
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Sedere a tavola con Abramo nel Regno (Mt 8,11-12 // Lc 13,28-29)
In questo caso abbiamo un oracolo profetico che promette la salvezza escatologica nel regno di dio e minaccia l'esclusione definitiva dal Regno. Gesù attendeva veramente un avvento futuro del regno di Dio e quel regno doveva essere trascendente, poiché avrebbe superato le barriere di tempo e di spazio di questo mondo, le ostilità tra ebrei e pagani, la morte stessa.
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La conferma delle beatitudini (Mt 5,3-12 // Lc 6,20-23) Nelle "beatitudini" Gesù fa riferimento a una rivoluzione, ma si tratta di una rivoluzione compiuta solo da Dio, quando questo mondo presente finirà. L'attesa di un "regno" futuro è esplicita.
Il Regno già presente
La risposta inviata al Battista (Mt 11,2-19 // Lc 7,18-23;16,6)
Gesù considerava questo avvento finale del regno di Dio solo come futuro o affermò che, in qualche modo, il regno di Dio era già arrivato nelle sue parole e nelle sue azioni? Nella risposta inviata al Battista e nelle considerazioni sulla sua persona, Gesù lascia tre chiare indicazioni: 1) con le sue azioni porta a compimento le promesse di Isaia e il suo vangelo introduce al tempo finale; 2) la sua presenza instaura il regno di Dio, al punto che "il più piccolo nel Regno" è più grande dello stesso Battista; 3) dopo il Battista – punto di arrivo della Legge e dei Profeti – il Regno è arrivato in lui.
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Scacciare i demoni col dito di Dio (Lc 11,20 // Mt 12,28; Mc 3,24-27 e par.)
In questo detto così come nelle parabole che riguardano gli esorcismi, Gesù annuncia l'attuale presenza del regno nella sua vittoria su Satana: "è dunque giunto a voi il regno di Dio".
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"Il regno di Dio è in mezzo a voi" (Lc 17,20-21) In una discussione con i farisei, Gesù invita a non andare alla ricerca di segni per riconoscere l'avvento del regno di Dio e dei tempi ultimi, perché nella sua persona e nelle sue azioni "il regno di Dio è in mezzo a voi".
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"Il regno di Dio è vicino" (Mc 1,15)
Marco presenta Gesù che introduce il suo ministero proclamando: "Il regno di Dio è vicino", meglio ancora: "si è avvicinato ed è qui". Viene usato, infatti, il verbo greco énghiken, nel tempo perfetto, ad indicare una azione compiuta nel passato ma il cui effetto perdura nel presente.
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La beatitudine dei testimoni (Mt 13,16s // Lc 10,23s) e il rifiuto del digiuno (Mc 2,18ss e par.)
Gesù chiama beati i suoi uditori perché sperimentano ciò che si sperava. L'uditorio di Gesù vive dunque nel tempo del compimento, visibile nella sua persona, e sperimenta l'avvento del regno. Gesù è "lo sposo" e la sua presenza non permette ai discepoli di "digiunare". Solo quando verrà la sua morte, "allora", "in quel giorno", i discepoli di Gesù digiuneranno.
Conclusione: il Regno presente nella persona e nell'azione di Gesù
L'esatto rapporto tra il Regno futuro e il Regno presente resta non specificato. Parlare di una tensione tra "già" e "non ancora" sembra la migliore definizione di quanto è stato esposto, ma non è una spiegazione. La ragione per cui Gesù non abbia necessità di spiegare quello che ci colpisce come un paradosso non è semplicemente la sua mancanza di interesse – tipicamente semitica – per il principio di non contraddizione – propriamente greco – ma la natura stessa del regno di Dio. Se esso, infatti, non è primariamente una condizione o un luogo, ma piuttosto l'evento dinamico complessivo di Dio che viene in potenza per regnare sul suo popolo Israele nel tempo finale. Allora il "regno di Dio" è una realtà pluriforme e dinamica, e per questo Gesù ne parla come qualcosa di imminente e tuttavia di presente.
Di fatto, poi, molti detti di Gesù sembrano dimostrare che egli a volte parlava del Regno in qualche modo o in qualche misura già presente nel suo ministero e collegava tutto ciò alle azioni da lui compiute. Per questo sarà importante prenderle in considerazione.
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