|  TEOLOGIA






|
LA STORICITÀ DI GESÙ
1. Il problema di Gesù
Un ebreo marginale
Come un masal (parabola) ebraico, come una parola che stuzzica, "marginale" è usato per evocare e connettere un certo numero di aspetti collegati della vita e del ministero di Gesù. A titolo esemplificativo può essere utile elencare almeno sei di questi aspetti.
1. Dal punto di vista della lettera tura giudaica e pagana del secolo successivo a Gesù, il Nazareno fu al massimo un ‘puntino' sullo schermo del radar. […]
2. Qualunque persona dichiarata criminale dalla più alta autorità della sua società e, conseguentemente, messa a morte nel modo più vergognoso e brutale con una esecuzione pubblica è stata ovviamente cacciata ai margini di quella società. […]
3. […] Gesù per primo marginalizzò se stesso. All'età di trent'anni, Gesù era un normale carpentiere in una cittadina collinare della bassa Galilea, godendo almeno il minimo di condizioni economiche e di rispettabilità sociale richieste per una vita decente. Per qualche ragione, egli abbandonò il suo mestiere e la sua città natia, divenne disoccupato e itinerante per intraprendere un ministero profetico e, non sorprendentemente, incontrò incredulità e rifiuto quando tronò nella sua città per insegnare nella sinagoga. […]
4. Alcuni degli insegnamenti e delle pratiche di Gesù (per es. la sua assoluta proibizione del divorzio, il suo rifiuto del digiuno volontario, il suo celibato volontario) erano marginali, nel senso che non coincidevano con le opinioni e le pratiche dei maggiori gruppi religiosi giudaici del suo tempo. […]
5. Di conseguenza, lo stile di insegnamento e di vita di Gesù era offensivo per molti giudei; li allontanava da lui e così lo spingevano ai margini del giudaismo palestinese. Quando morì, si era comportato in modo da apparire odioso, pericoloso o sospetto a chiunque, dai pii farisei, ai sommi sacerdoti, fino a un sempre attento Pilato. Una ragione per cui Gesù incontrò una fine repentina e brutale è semplice: si alienò tante persone e gruppi in Palestina che, quando si verificò lo scontro finale a Gerusalemme nel 30 d.C., aveva pochissima gente, tanto meno gente influente, dalla sua parte.
6. […] Gesù, il povero laico diventato profeta e maestro, la figura religiosa proveniente dalla Galilea rurale senza credenziali, incontrò la morte in Gerusalemme almeno in parte a causa del suo scontro con il ricco sacerdozio aristocratico urbano. Per quest'ultimo, un povero laico proveniente dalla campagna della Galilea con dottrine e pretese sovversive era marginale, sia nel senso di essere pericoloso per l'ordine costituito, sia nel senso di una mancanza di una base di potere nella capitale. Poteva facilmente essere spazzato via nel bidone della morte. […]
(John P. Meier, Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico, vol. 1, Brescia 2001, pp. 15ss)
Alcune domande cruciali
Che cosa sappiamo di Gesù di Nazareth? Chi è stato – o chi è – Gesù di Nazareth? Che cosa ha significato per il suo tempo e nel suo ambiente? E che cosa significa oggi per noi? Perché tanto interesse sulla sua persona nel corso di 20 secoli di storia? E perché tanto contrasto? Si potrebbe dire che la sua figura è molto complessa e che perciò un accordo sulla sua persona è molto difficile. Ma ciò vale anche per altre grandi personalità religiose – come, ad esempio Buddha e Maometto – sulle quali, però, non si è combattuta e non si combatte la battaglia che c'è stata e c'è attorno a Gesù. Perché?
Probabilmente la spiegazione va cercata in una caratteristica esclusiva della figura di Gesù. Infatti, fra tutti i grandi personaggi religiosi della storia, Gesù è l'unico che ha legato il destino eterno degli uomini alla fede nella sua persona, cosicché chi crede in lui e nella sua parola e lo accetta come salvatore è salvo per sempre, mentre chi non crede in lui e lo respinge è perduto per sempre. In altre parole, Gesù – come non ha fatto nessun altro uomo nella storia – non solo ha posto il problema del senso dell'esistenza umana, ma ha anche legato tale senso alla sua persona e al suo messaggio.
Gesù, dunque, con la sua persona e con la sua parola, non solo solleva un problema di ordine storico di grande interesse – chi è stato "storicamente" questo strano e, insieme, affascinante personaggio, chiamato Gesù di Nazareth? –, ma pone domande "vitali": è vero – o non è vero – che Gesù è stato quello che egli ha detto di essere? È vero – o non è vero – che il destino degli uomini dipende dalla fede che si ha in lui e dalla accoglienza del suo messaggio? "Chi è Gesù di Nazareth?". Per rispondere a questa domanda è necessario anzitutto esaminare la figura storica di Gesù. Come è possibile dire qualcosa di "storicamente certo" su di lui?
Alla ricerca del Gesù storico
Il Gesù storico non è il Gesù reale. Il Gesù reale non è il Gesù storico. È importante tenerlo presente per non creare inutili confusioni.
Il Gesù reale
1. La realtà totale di una persona non è ovviamente conoscibile. Di nessuno, infatti, possiamo conoscere tutto quanto ha pensato, sentito, sperimentato, fatto e detto. Neppure di noi stessi!
2. Di molte persone possiamo assemblare un quadro "ragionevolmente completo". Ciò è possibile quanto maggiori sono i dati e gli elementi che abbiamo in nostro possesso.
3. Purtroppo non è così per Gesù di Nazareth. La stragrande maggioranza dei fatti, delle parole e degli avvenimenti a lui connessi è per noi oggi irrimediabilmente perduta, così che non possiamo avere una testimonianza "ragionevolmente completa" del Gesù "reale".
4. Ma tale osservazione è vera per la maggior parte dei personaggi della storia antica! Molti sovrani di Babilonia, di Egitto o di Roma sono per noi oggi solo dei nomi, benché ai loro giorni apparissero come dei giganti.
Il Gesù storico
Se non possiamo conoscere il Gesù "reale", tuttavia possiamo conoscere il "Gesù storico". Per "Gesù storico " o "Gesù della storia" si intende il Gesù che possiamo "recuperare" ed esaminare usando gli strumenti scientifici della moderna ricerca storica. Quello del "Gesù storico" è un problema nato solo con l'illuminismo, nel XVIII secolo. Hermann Reimarus (1694-1768) è il primo famoso esempio di "ricercatore" del "Gesù storico", distinguendolo dal "Cristo della fede".
Rimane ambigua l'espressione "il Gesù terreno" o "Gesù durante la sua vita sulla terra", perché può essere utilizzata con differenti sfumature sia per il Gesù reale che per il Gesù storico: anche queste, infatti, si riferiscono a Gesù sulla terra. Inoltre implica delle riflessioni teologiche (esistenza in cielo prima della incarnazione e dopo la risurrezione) che il lavoro dello storico non può analizzare. Ma quali sono le fonti primarie della nostra conoscenza del Gesù storico?
[ vai avanti ]
|
La storicità di Gesù

|