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TEOLOGIA






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ESCATOLOGIA
I NOVISSIMI – Il Paradiso
«Il cielo è il fine ultimo dell'uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva» (dal CCC)
IL PARADISO ESISTE DAVVERO? – Il Paradiso come luogo della felicità dopo la morte è una rivelazione che ci giunge dal Vangelo. Gesù infatti rispose al buon ladrone: «In verità ti dico: oggi sarai con me nel paradiso» (Lc 23, 43). Nelle Scritture per indicare lo stato di felicità dell'aldilà la parola paradiso è affiancata anche da espressioni come vita eterna, beatitudine eterna o cielo. Nella liturgia dei santi si parla anche di festa senza fine, espressione bellissima che cerca di esprimere quel mistero di pienezza di gioia, di felicità e di pace che ci attenderà in paradiso laddove ci sarà la pienezza della conoscenza e la pienezza dell'amore, perché saremo in grado di contemplare Dio faccia a faccia.
L'UOMO È CREATO PER IL PARADISO – Il Paradiso, prima ancora che un dato della rivelazione, è un desiderio del cuore di tutti gli uomini. L'uomo è stato creato per la gioia e la felicità eterna e soltanto Cristo, per mezzo della Chiesa, offre tutte le grazie necessarie perché ciascuno si salvi e raggiunga il Paradiso, anche ai non cattolici. Per questo non è possibile mettere sullo stesso piano il Paradiso e l'Inferno: mentre il Paradiso è voluto da Dio, l'Inferno è soltanto permesso da Dio, che rispetta la nostra libera scelta di rifiutare volontariamente Dio e il suo amore. Il Paradiso sarà dunque la partecipazione dell'uomo all'amore trinitario e la comunione di tutti gli uomini tra di loro i quali si scambieranno l'amore che Dio dà a loro e la gioia degli uni sarà la gioia degli altri.
IL PARADISO PERDUTO – La Bibbia comincia la sua rivelazione con il libro della Genesi parlando del Paradiso Terrestre e si chiude con l'Apocalisse parlando del Paradiso come la Gerusalemme celeste, collocata oltre l'orizzonte terrestre e nell'eternità. Si tratta di una concezione estremamente positiva della storia, che sembra contrastare con la nostra condizione di sofferenza che sperimentiamo nella vita di ogni giorno. Infatti è a causa del peccato originale che abbiamo perso la condizione di comunione con Dio, di pace, gioia, immortalità, integrità e assenza del dolore in cui era posta la prima coppia umana nel Paradiso Terrestre, che era già un anticipo del Paradiso Celeste che è la comunione con Dio nel cuore stesso della Santissima Trinità. Il libro biblico del Qoelet ci offre una chiara descrizione della condizione umana di chi non ha la fede in Dio: una condizione di dolore, di disperazione, di vanità dell'esistenza. La filosofia del "goditi la vita" tanto in voga oggi, oltre ad essere estremamente superficiale, non riesce mai a colmare la condizione di infelicità dell'uomo: basta la morte, la malattia o una semplice disgrazia per distruggere ogni prospettiva di speranza e di felicità. Per questo motivo, per dirla con il poeta John Milton, la vita senza la luce di Dio non è altro che un Paradiso perduto.
LA REDENZIONE DI CRISTO – Secondo la concezione cristiana, l'esistenza umana è una realtà che è stata riscattata dal male e da Satana per mezzo di Cristo risorto e redentore: si tratta però di una salvezza non si vede con gli occhi della carne bensì solo con gli occhi della fede. È soltanto per mezzo del sacrificio e del sangue di Cristo che noi abbiamo ottenuto il dono più grande che avevamo perso: addossando su di sé tutte le nostre colpe Gesù Cristo ha infatti espiato tutti i nostri peccati aprendoci le porte del Paradiso. Fino al venerdì santo infatti tutti gli uomini giusti non godevano della visione beatifica di Dio ma erano nel cosiddetto "limbo dei padri", da non confondersi con il limbo dei bambini morti senza battesimo (→ vedi).
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