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I NOVISSIMI – Morte e vita eterna

«Alla sera della vita, saremo giudicati sull'amore»
(S. Giovanni della Croce)

 

LA VITA SI GIOCA SU QUESTA TERRA – Dalla Rivelazione ci giunge un elemento molto importante sulla morte: il convincimento che con essa si chiude definitivamente il tempo della prova e dunque la scelta del nostro destino. Nell'Antico Testamento Dio ha approvato quella aderenza alla vita terrena che era comune nell'antico mondo ebraico e che pone le premesse per dire che dal punto di vista decisionale ciò che conta è la vita terrena. Come si legge nel Qoelet (9,9-10): "Godi la vita con la sposa che ami per tutti i giorni della tua vita fugace, che Dio ti concede sotto il sole, perché questa è la tua sorte nella vita e nelle pene che soffri sotto il sole. Tutto ciò che trovi da fare, fallo finché ne sei in grado, perché non ci sarà né attività, né ragione, né scienza, né sapienza giù nello sheol, dove stai per andare". Sheol è una parola con cui viene designato il regno dei morti, e spesso viene tradotta con "inferi", o "ade". Ciò contiene un insegnamento imprescindibile, che cioé il tempo delle decisioni e delle costruzioni si chiude irreparabilmente col termine della vita terrena.

SU QUESTA TERRA SI DECIDE IL DESTINO ETERNO – Nei discorsi di Gesù che fanno riferimento alla fine del mondo e alla venuta del Signore è inclusa l'idea dell'irrevocabilità della propria sorte oltre i confini della vita terrena: bisogna essere molto vigilanti quaggiù perché arrivati ad un certo non è più possibile decidere nulla. Questo è il senso ad esempio della porta chiusa nella parabola delle vergini: "e la porta fu chiusa" (Mt 25, 10) Ciò che è detto in connessione con la fine del mondo può essere posto anche in relazione alla morte del singolo? Noi abbiamo una chiara posizione di Gesù nella parabola del ricco e di Lazzaro la quale suppone come verità comunemente accettata l'immutabilità del destino umano una volta che si è dato l'ultimo respiro. Gesù applica un termine definitivo anche alla propria attività salvifica: "Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare". (Gv 9,4) Infine San Paolo ci presenta come sola materia del giudizio del tribunale di Cristo per ciascuno "le opere compiute finché era nel corpo sia in bene che in male". (2Cor 5,10) Questa dottrina ci fa capire che proprio in questi giorni che sembrano così vuoti e fuggevoli in realtà hanno un peso enorme perché in essi si decide il destino eterno. Ogni nostro atto esteriore e interiore che sembra sfumare senza lasciar traccia nel tempo, invece modella qualche linea della nostra personalità definitiva. A ben guardare è solo nell'ambiro di questa convinzione che si può prendere sul serio l'esistenza. Una filosofia che negasse ogni vita futura o la persuasione che anche dopo si possa cambiare e decidere ancora sarebbero insufficienti a sostenere un impegno vero nella lotta di quaggiù: a che scopo dovremmo preoccuparci di qualcosa se tutto poi va a finire nel nulla? E se tutto è ancora in gioco dopo la morte, perché non rimandare ad un altra vita ogni decisione impegnativa e compromettente? Come si vede si giunge a questo paradosso: soltanto chi pone tutta la sua attenzione nella vita futura può vivere logicamente e con impegno la vita presente; solo chi si preoccupa dell'eternità può dare l'importanza dovuta al tempo dato su questa terra.

 

PER CAPIRE


Cosa succede quando moriremo?

Il numero 1022 del Catechismo della Chiesa Cattolica contiene l'insegnamento ufficiale della Chiesa, ribadita dai numerosi Concili (che sono infallibili dal punto di vista della fede), secondo cui quando una persona muore immediatamente riceve la retribuzione eterna e immediatamente va con la sua anima o in Paradiso, o all'Inferno o in Purgatorio. Il destino dell'anima viene dunque immediatamente deciso nell'istante stesso della morte (nel cosiddetto "giudizio particolare")

I corpi invece risorgeranno quando avverrà la fine del mondo, nel momento in cui avverrà il "giudizio universale". In quel momento le anime del Purgatorio andranno tutte in Paradiso e il Purgatorio – essendo uno stato temporaneo – cesserà così di esistere. Tutti i corpi dunque risorgeranno cosicché le anime dannate avranno i corpi ad immagine della loro dannazione e le anime gloriose avranno i corpi ad immagine della loro gloria.

Per ottenere la salvezza, ossia per meritare il Paradiso, dobbiamo essere umili, pentirci dei nostri peccati e affidarci alla divina misericordia: l'unico peccato davvero perdente per ottenere la vita eterna è la mancanza della fiducia in Dio misericordioso. I due ladroni accanto alla croce di Cristo sul Golgota erano ambedue assassini e ladri, soltanto che uno ha invocato da divina misericordia e si è salvato (cf. "In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso", Lc 23, 43) mentre l'altro ha bestemmiato la divina misericordia. Affidiamoci dunque al divino amore di Dio, che è molto più grande di quanto noi possiamo immaginare.

A. G.

 

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