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TEOLOGIA






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ESCATOLOGIA
Escatologia
Cosa accadrà alla vita individuale di ciascuno dopo la morte e cosa accadrà alla fine del mondo?
UNA NUOVA STAGIONE PER L'ESCATOLOGIA – Ecco cosa scrive il teologo Bruno Forte: "Maritain parlava di una stagione in cui l'attenzione alle cose ultime sembrava effettivamente scemata in confronto alle urgenze delle questioni "penultime". Mi sembra, però, che oggi non sia più così: c'è anzi uno straordinario ritorno di interesse alla questione del senso ultimo della vita e della storia, e quindi anche una rinnovata riflessione sui temi dell'escatologia. Oggi, agli inizi del terzo millennio, sembra che esso faccia delle ore straordinarie, e non solo come segno di debolezza, come alcuni propendono a pensare, ma come cifra di un nuovo bisogno di orizzonti credibili di significato, che non siano quelli totalitari e violenti delle ideologie, e che sfuggano alla seduzione annientante del nichilismo di moda".
COS'È L'ESCATOLOGIA? – L'escatologia è il discorso (lògos) riguardante le cose ultime (éschatos). Quando usiamo questa parola ci riferiamo quindi a quello che avverrà al momento finale della storia e al ritorno del Cristo. Questo termine ci fa rivolgere verso l'avvenire e si può dire, come afferma il teologo K. Rahner, che l'escatologia è il problema dell'avvenire. Un «futuro senza avvenire» è un nonsenso, una specie di condanna a morte. La giovinezza esercita un fascino particolare perché essa rappresenta l'avvenire, un avvenire che si spera infinitamente migliore del presente. Questo avvenire lo si sogna sotto la forma di un domani gioioso e lo si prepara anche con tutta la forza del proprio lavoro: tutti ci auguriamo che immetta nel presente stabile di una vita che non invecchia mai. Il nostro inseguimento dell'avvenire è, in definitiva, la ricerca di una fine che non sia un semplice termine, ma una meta pienamente raggiunta. In questo orientamento verso l'avvenire si nasconde un desiderio di qualcosa di definitivo, in altre parole di eterno. Questo solo può dare senso e valore ai poveri sforzi della nostra vita e all'amore che la percorre. Nel linguaggio cristiano, tutto questo movimento che porta l'uomo verso l'avvenire si chiama speranza, e la fede ci dice che in esso già risiede il dono di Dio.
I NOVISSIMI – Le realtà ultime, o novissimi (ultime cose), è il termine classico, nella teologia e nella predicazione cristiana, per designare le realtà che concernono il destino ultimo di tutta l'umanità alla fine del mondo e la sorte finale degli uomini dopo la loro morte. Fanno parte della predicazione delle realtà ultime i temi seguenti: la fine del mondo e il ritorno del Cristo, la risurrezione, il giudizio generale dell'umanità, ma anche la morte e il giudizio particolare di ciascuno, il paradiso, il purgatorio e l'inferno. Attualmente, in seguito al rinnovamento biblico, ci si serve anche della parola greca escatologia.
RITORNO ALL'ESCATOLOGIA CRISTIANA – Non è così lontano il tempo in cui voci autorevoli andavano affermando che l'uomo della società occidentale secolarizzata non è ormai più interessato alle questioni ultime sulla sua esistenza. In una prospettiva atea, l'orizzonte di senso, temporale e quindi provvisorio, creato
dal lavoro quotidiano, dalla famiglia, dagli svaghi, eventualmente da impegni al servizio di una nobile causa, era ritenuto sufficiente per costituire la felicità a cui aspira ogni essere umano e persino a conferirgli tutto il suo valore e la sua grandezza morali. In correlazione con ciò, la predicazione cristiana sulle realtà ultime si è fatta più rara e ha lasciato il posto a un silenzio imbarazzato. Se forse un tempo la descrizione delle pene dell'inferno era posta fin troppo in primo piano, ora l'uomo adulto della società culturalmente avanzata non soltanto non è spavento, ma si comporta con derisione nei riguardi della fede.
LA FEDE NON È SOLO IMPEGNO SOCIALE – Per sfuggire al rimprovero mosso alla religione da Carl Marx di essere «l'oppio dei popoli», vale a dire di esortare alla sopportazione quaggiù al fine di ottenere la ricompensa nell'aldilà, la predicazione di questi ultimi decenni ha troppe volte insistito sulla necessità di trasformare la terra e sull'impegno cristiano nei compiti temporali per instaurare un mondo di giustizia e di promozione dell'uomo, dimenticando di fatto il destino eterno dell'uomo. Nel momento in cui l'uomo progredisce in modo spettacolare nel campo delle realizzazioni tecniche, egli vede sempre meno quale scopo dare alla propria esistenza, in particolare quale sia lo scopo definitivo capace di dargli delle ragioni per vivere.
IL CORAGGIO DI GUARDARE ALL'ETERNITÁ – L'uomo non può accontentarsi della sfera del temporale e del provvisorio; undesiderio di eternità pervade i suoi amori, le grandi scelte della sua vita, persino il suo lavoro e i suoi svaghi. Così, l'uomo del nostro tempo si ritrova stranamente religioso, ma di una religione che si rivolge ad espressioni primitive che vanno dall'astrologia o dalla magia, dall'esoterismo e dalla gnosi a una moltitudine di nuovi movimenti religiosi, persine di sètte o di gruppi venuti dall'Oriente. Vi si trovano tutte le gradazioni, da una ispirazione veramente religiosa al raggiro e allo sfruttamento degli ingenui. È in questo contesto che si deve collocare la nuova credenza nella reincarnazione, che mira a tappare un buco nel campo degli interrogativi senza risposta. Viviamo in un'epoca in cui si ha paura di parlare della morte, ma in realtà questo atteggiamento dimostra la paura di saper affrontare il problema del senso della vita.
I LIBRI PER APPROFONDIRE
Sguardo sull'eternità
Che cosa ci attende dopo la morte? E, prima ancora, ha un senso farsi questa domanda e supporre che dopo la morte per noi ci sia ancora qualcosa? Il libro – trascrizione e adattamento di una serie di riflessioni di padre Livio mandate in onda da Radio Maria – affronta questi interrogativi, sui quali – nonostante l'evidenza del loro incalzare – grava un silenzio incosciente o spaventato. Di fronte alla cultura moderna, che rifiuta il mistero e interpreta la realtà come frutto del caso, assegnandole per traguardo il nulla – o, al massimo, una eterna trasmutazione in cui si dissolve ogni identità personale – il discorso dell'Autore innanzitutto delinea la natura dell'uomo come creatura voluta da Dio per un progetto misterioso che lo trascende e lo salva; e coglie nell'aspirazione all'infinito che segna la sua limitata esperienza terrena il nodo inscindibile fra il suo essere e il suo destino. Poi, sulla scorta della Sacra Scrittura e dell'insegnamento costante della Chiesa, presenta i contenuti precisi delle certezze di fede che illuminano, al dì là del tempo, la sorte definitiva dell'uomo e della storia. Così, già ora possiamo contemplare «come in uno specchio» e anticipare in una trepidazione piena di amore ciò che contempleremo «faccia a faccia» dopo aver varcato i confini del tempo: quella totalità di Dio finalmente dispiegata ai nostri occhi, in cui vedremo convergere e attuarsi giustizia, misericordia, verità, bellezza.
I novissimi

Sánchez Justo Luis
Molinero Jorge
I NOVISSIMI
Edizioni Ares – 1998 |
Si tratta di un’opera di impostazione tradizionale che presenta la dottrina cattolica riguardante i Novissimi in modo catechistico. Non è un caso che il testo più citato è proprio il Catechismo della Chiesa cattolica del 1995. Non mancano abbondanti citazioni dal Vaticano II (specialmente dalla Lumen gentium), puntuali riprese del Credo del popolo di Dio pronunciato da Paolo VI il 30 giugno del 1968, nonché numerosi riferimenti ai Concili più antichi e a documenti pontifici dei secoli passati. Il testo è articolato in tre parti: escatologia universale (con capitoli sul giudizio universale e sulla resurrezione dei morti); escatologia individuale (con capitoli sulla teologia della morte, sul paradiso e sull’inferno); escatologia intermedia, cioè sulla condizione dell’anima tra la morte e la resurrezione (e in questo ambito si trova la trattazione della dottrina del purgatorio). Non mancano note interessanti: ad esempio viene ricordato che la credenza nella reincarnazione, che oggi è diffusa anche tra i fedeli cattolici per influenza delle religioni orientali, fu una caratteristica degli eretici catari del XIII secolo che non credevano al purgatorio e ritenevano che la purificazione delle anime bisognose si realizzasse in vite successive, sempre sulla terra. Il volume ripercorre poi rapidamente anche la vicenda di Giovanni XXII, il papa che nel corso del suo pontificato pronunciò delle omelie ai limiti dell’ortodossia – affermando che prima della fine del mondo le anime dei santi non vedono Dio faccia a faccia e i dannati non vanno all’inferno –, pentendosene poi alla fine della sua vita (questo momento di “confusione” dottrinaria fu risolto con la costituzione Benedictus Deus emanata nel 1336 dal succesore Benedetto XII).
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Escatologia

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