(Prima edizione: marzo 1986)

Quello che è stato definito da credenti e non credenti lo "straordinario mistero" di Medjugorje, di cui si occupano organi di informazione, radio e televisione di tutto il mondo, è al centro, da quattro anni di un commosso pellegrinaggio di uomini e di donne, di ogni età, di ogni condizione e di molti paesi di continenti diversi. Sui fatti del piccolo villaggio iugoslavo si è acceso un dibattito, con alterni giudizi, che ha coinvolto anche la stampa cattolica. Questo era ed è inevitabile per chi è seriamente impegnato nella ricerca e nella definizione della verità e deve rifuggire dal sensazionale, da tutto ciò che assume aspetti di una religiosità soltanto miracolistica.
Medici, uomini di scienza, teologi di diverse nazioni hanno fatto il "punto della situazione", con un impegno di straordinario valore che stronca alcune polemiche superficiali, che pone altri interrogativi, che apre nuovi orizzonti di luce sull'evento.
Questo "dossier scientifico", che riproduce alcuni dei risultati raggiunti, riempie un vuoto e consente ulteriori elaborazioni per il giudizio finale che appartiene alla autorità ecclesiastica. Siamo, anche sotto il profilo di indagini accurate con gli strumenti della scienza più appropriati, dinanzi ad un "mistero". Lo stesso mistero che coglie chi, recandosi a Medjugorje, vive una atmosfera di serenità, sente il bisogno di un rinnovamento di sé, si apre ad una fortissima speranza, ritrova una comunicazione piena con il Signore, tramite quella che noi fermamente crediamo essere la presenza di Maria.
Nessun fanatismo, una perfetta ortodossia in chi gestisce la Parrocchia, un desiderio di preghiera, di meditazione, un'incidenza straordinaria sulle coscienze che porta a numerosissime autentiche conversioni.
Chi poi ha avuto il privilegio di assistere alle apparizioni ha avvertito, nella presenza dei ragazzi che vivono con emozione profonda ma conferma e limpida serenità di fede l'evento, un atteggiamento profondo, per nulla influenzato dall'ambiente che li circonda e dalle persone che assistono alle apparizioni.
Nella mia prima visita, mentre uscivo dalla Chiesa, un giovane mi si è avvicinato e mi ha detto: "Onorevole Piccoli, io sono comunista, sono qui ed oggi ho pregato per lei... ". Sono rimasto commosso, gli ho risposto: "Io, invece, ho pregato per il mio Paese”. Quel giovane è un sociologo, è nata tra noi una relazione umana e nelle sue lettere trovo una fede meditata, convinta.
Ho avuto occasione di incontrare i padri francescani, cui è affidata la Parrocchia, la Chiesa delle apparizioni. Non ho sentito mai, una sola parola di critica o di recriminazione nei confronti di qualche autorità ecclesiastica che pure manifesta il proprio dissenso.
Tutti si sono espressi sempre con profonda spiritualità, con grande pacatezza, con forte sensibilità apostolica.
E' più che comprensibile - certo - la preoccupazione di chi non vuoi compromettere la posizione della Chiesa prima del giudizio definitivo, e va apprezzato quanto ha affermato il Vescovo di Mostar in una dichiarazione a Jesus di impegnarsi -, "se questi fatti vengono dal cielo, sarò io ad essere il primo a riconoscerlo, andando senza prevenzioni in pellegrinaggio a Medjugorje". Ma come si concilia tutto questo con l'altra dichiarazione in cui si afferma la certezza morale che “negli eventi di Medjugorje siamo davanti ad un caso di allucinazione collettiva?” Come si giustifica l'anticipazione di giudizi che sconvolgono i fedeli e definiscono "plagiati” i veggenti e tutti noi che siamo andati lì a pregare, a meditare?
Nessuna accusa ha fin qui trovato il minimo riscontro. Nessuna prova, anche minima, è stata portata per dimostrare che là opera la "stregoneria", che si fanatizzano i pellegrini.
Il "mistero" sta producendo frutti concreti: la conversione ad una autentica vita di preghiera e di penitenza; la profonda edificazione che milioni di pellegrini ricevono dalle testimonianze dei veggenti che con un linguaggio semplice, essenziale e teologicamente perfetto den unciano i vistosi mali, le gravi deviazioni di cui soffre l'umanità, annunciandone i rimedi nella preghiera, nella rinuncia, nello spirito di sacrificio, nel perdono, nella carità. Per tutto questo, non si può accettare che una questione così delicata, venga trattata con superficialità.
Io tornerò ancora a Medjugorje: reco nella mia coscienza di uomo e di cristiano il senso profondo del messaggio mariano. Un messaggio che richiede ad ognuno di compiere sino infondo il proprio dovere: il male del mondo dipende da noi, ogni atto immorale è un atto di guerra e questa non nasce da un americano o da un sovietico, ma da una serie di errori, di colpe morali, di piccoli o grandi atti negativi di cui ogni uomo, ogni donna, ogni giovane, ogni anziano sono responsabili. Da Medjugorje parte, dunque, un materno, accorato invito alla responsabilità personale, emerge un patrimonio spirituale che offre ai pellegrini una forza straordinaria per affrontare la vita di ogni giorno.
Questa la testimonianza che io volevo recare. Rodolfo Doni, nel suo bellissimo libro dedicato allo "straordinario mistero", ha descritto con pagine di alta religiosità quel che tutti noi abbiamo provato recandoci nel piccolo paese iugoslavo. Non siamo dei "plagiati". Riteniamo di essere dei cristiani che hanno avuto una ulteriore prova per una fede che ha resistito ai secoli, che da la forza di soffrire, di operare e sperare. Una fede che non ha bisogno di miracoli (perché il miracolo è nella sua verità) ma che non deve rifiutare il miracolo quando, nella sua lunga storia, esso è spesso intervenuto per un dialogo che si è rivelato fondamentale e capace di aprire nuovi indirizzi di salvezza.
Scienziati anche non credenti andati a Medjugorje, con i criteri severi della scienza e della sapienza umana, hanno ammesso l’eccezionalità di un evento che non riescono a catalogare. E', dunque, eccessivo chiedere - anche alle più diffuse pubblicazioni del mondo cattolico italiano - di prestar orecchio al “popolo di Dio” in attesa che la Chiesa, nella sua prudenza, nel suo saggio accertare con i tempi dovuti, si pronunzi definitivamente su un "fenomeno" che converte atei, rinsalda nella fede i credenti ed offre a tutti il senso profondo del mistero cristiano e dei doveri che, per noi, ne derivano?
Flaminio Piccoli
Il presente lavoro non è certamente sostitutivo di altre pubblicazioni in materia ma va a completamento doveroso e necessario di studi svolti da altre equipe scientifiche.
Sicuramente rappresenta un lavoro lungo e silenzioso di un nutrito numero di medici italiani che in profonda umiltà e consci della loro limitatezza umana hanno ricercato, attraverso studi sempre più sofisticati e oggettivi, la Verità, almeno dal punto di vista scientifico, su un fenomeno talmente complesso come quello di Medjugorje.
Le motivazioni che ci hanno spinti a questa iniziativa sono molteplici ma soprattutto si è resa vivissima in tutti noi l'esigenza di informare l'opinione pubblica italiana e mondiale su tutto quello che può mettere in evidenza l'armonia fondamentale fra la Scienza e la Fede, fra la natura umana e il mistero del soprannaturale che a Medjugorje si rivela con singolare insistenza affinchè l'uomo sia aiutato per la vita presente e quindi per la vita eterna. Questo sforzo si fa, professando piena adesione alla integrità della fede cattolica e totale sottomissione al Magistero Ecclesiastico e in particolare:
- al Vescovo di Mostar-Duvno, Mons. Pavao Zanic, responsabile in prima istanza
del giudizio davanti a Dio e agli uomini, quale successore degli Apostoli in
quel luogo benedetto,
- all'Arcivescovo metropolita di Spalato e Makarska Frane Franic, uomo dottrinalmente
molto qualificato nella Conferenza Episcopale che è da molti anni Presidente
della Commissione Dottrinale della Conferenza Jugoslava,
- al Cardinale Franjo Kukaric, Arcivescovo di Zagabria e Presidente della Conferenza
Episcopale Jugoslava,
- al Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina
della Fede che sovraintende dalla Santa Sede a questi problemi di carattere
soprannaturale nella Chiesa cattolica mondiale,
- ed infine al Santo Padre, S.S. Giovanni Paolo II che presiede alla carità,
tanto necessaria per il discernimento e alla teologale prudenza che non disdegna
di accettare che il divino si comunichi all'umano…
Gli autori: Luigi Frigerio - Giacomo Mattalia - Luigi Bianchi
Dr. Luigi Frigerio
Stava terminando l'estate del 1982, quando la malattia di Rosy si manifestò
in tutta la sua gravita: tumore dell'osso sacro ormai diffuso alle strutture
anatomiche circostanti.
Rosy era una ragazza di 23 anni, piuttosto alta, esile, ma con un carattere
deciso e volitivo.
Da pochi mesi aveva concluso gli studi per diventare ostetrica, pur lavorando
in quegli anni nel reparto di oncologia della più grande maternità
milanese, dove anch'io lavoro.
Erano stati consultati i migliori specialisti neurologi e ortopedici delle più
celebri scuole italiane.
Il tentativo d'asportare chirurgicamente la neoplasia aveva sfiorato la tragedia
nel mese di ottobre poiché, dopo pochi minuti dall'inizio dell'operazione,
la paziente aveva perso più di 4 litri di sangue. L'esame istologico
del materiale prelevato parlava chiaro: tumore dell'osso a cellule giganti.
Intanto il quadro clinico andava rapidamente peggiorando e i dolori si facevano
via via più intensi.
Avevo telefonato ad un amico medico che lavora negli Stati Uniti per vedere
se fosse stato possibile tentare qualcosa, ma la situazione sembrava ormai compromessa
dal punto di vista chirurgico.
Si doveva intraprendere la cobaltoterapia con uno scopo chiaramente palliativo,
quando si decise di tentare il «cammino della speranza» volando
fino in Svezia per sentire il parere di un altro specialista.
Lo scopo del viaggio aveva un intento prevalentemente psicologico, dal momento
che l'ammalata conosceva perfettamente la gravita delle proprie condizioni,
avendo per diversi anni lavorato nel reparto dei tumori pelvici del nostro ospedale.
Eravamo quel giorno sulla pista dell'aeroporto di Milano-Linate a bordo dell'aereo
che ci avrebbe portati a Gòteborg per il consulto medico. Lo sguardo
di Rosy divenne ad un tratto cupo, forse disperato, quasi volesse dire: «Perché
ancora ingannarci a vicenda? So bene che devo morire, non c'è via d'uscita!»
La situazione divenne insostenibile. Allora le parole sgorgarono spontaneamente,
come per la memoria di una cosa già udita: «Questa malattia non
è per la morte, ma per la gloria del Signore! C'è un posto in
Jugoslavia dove la Madonna da più di un anno appare insistentemente a
6 ragazzi. Adesso noi andiamo in Svezia, se lì si potrà fare qualcosa
andremo in Jugoslavia per ringraziare, altrimenti andremo lo stesso dove la
Madonna appare; certamente qualcosa accadrà!».
Lo sguardo della ragazza era improvvisamente cambiato e la conversazione aveva
assunto un tono disteso e talora perfino scherzoso.
Questo clima di fiduciosa certezza non era stato infranto neppure quando il
medico svedese aveva dichiarato di non volere tentare un intervento chirurgico
assai rischioso, analogo a quello che circa un mese prima aveva eseguito su
un'altra paziente italiana proveniente da Roma.
La malata infatti era deceduta in sala operatoria dopo 18 ore di intervento
attento ed estenuante.
Cresceva in noi la convinzione che quella fosse la via da seguire ed insistemmo,
finché il chirurgo accettò di intervenire.
Il 14 dicembre alle 9.00 del mattino Rosy era ancora sveglia nella sala operatoria
del grande ospedale svedese, mentre i medici si apprestavano ai preparativi
dell'intervento. «Se qualcosa non funzionasse, ricordati che quanto avevo
da dirvi l'ho lasciato scritto in un foglio contenuto nel libretto della Preghiera
delle Ore». Dopo questa ultima frase, l'anestesista incominciò
ad iniettare lentamente il farmaco per l'induzione e chi scrive provò
il grande desiderio di togliersi i guanti chirurgici per fuggirsene altrove.
L'operazione iniziò alle 10.00 del mattino e si concluse alle 10 della
sera. Erano stati utilizzati 40 flaconi di sangue e quando, poco dopo, Rosy
aprì gli occhi, mentre ancora il tubo dell'anestesia le impediva di parlare
chiaramente, disse: «Sono viva, Dio è grande, è un miracolo!».
L'intervento era perfettamente riuscito. In pochi mesi Rosy tornò a camminare
e a svolgere una vita del tutto normale, senza alcuna menomazione.
Giunse così la primavera del 1983, quando Rosy mi ricordò il desiderio
già espresso di andare insieme in Jugoslavia per ringraziare di quanto
era avvenuto.
Quando giungemmo a Medjugorje fummo colpiti dalla grande fede dei pellegrini
slavi lì convenuti e dalla semplicità dei ragazzi al centro del
fenomeno delle apparizioni.
Subito spiegammo che eravamo giunti lì per ringraziare della guarigione
di Rosy ed io domandai al frate di far pregare per il problema dell'aborto e
per l'ospedale milanese. Non dissi che ero medico e mi qualificai come «reporter»
di un settimanale italiano, poiché un amico giornalista mi aveva chiesto
di scattare delle fotografie per la sua rivista. Purtroppo dopo la seconda riparazione,
durante il viaggio, mi accorsi che la macchina fotografica aveva l'esposimetro
nuovamente rotto e mi rassegnai a tentare solo qualche fotografia.
Domenica 24 Aprile 1983, durante i riti Vespertini, stavo fotografando la folla
dal fondo della chiesa di S. Giacomo in Medjugorje, quando improvvisamente decisi
di avvicinarmi all'altare presso il quale transitavano i veggenti per recarsi
nella sacrestia dove avvengono le apparizioni.
Così, quando i ragazzi passarono accanto a me, tentai di scattare qualche
fotografia e subito dopo una giovane suora che li accompagnava, prima di chiudere
la porta mi afferrò gentilmente per il braccio e mi attirò all'interno
della cappellina di queste apparizioni.
I ragazzi iniziarono la preghiera ad alta voce, in lingua slava, restando in
piedi. Improvvisamente, come per un segnale non percepito da altri, si buttarono
contemporaneamente in ginocchio, rapiti in un dialogo semplice e attento.
Durante questo fenomeno notai improvvisamente che la macchina fotografica aveva
ripreso a funzionare perfettamente (dopo non più) e potei scattare diverse
istantanee.
L'apparizione, quella sera, durò all'incirca 3 minuti. Erano presenti
Ivanka Jvankovic, Marija Pavlovic e Jakov Colo.
Proprio Jakov, alla fine dell'apparizione, mentre ancora stavo fotografando,
si recò dalla giovane suora e le parlò in croato. La suorina si
accostò a me e domandò, usando la lingua inglese: «Sei forse
tu il ginecologo?» Rimasi alquanto stupito, ma non potei fare a meno di
rispondere affermativamente. «Jakov ha detto - proseguì la suora
- che Nostra Signora benedice te e quelli che lavorano con te nell'ospedale
milanese per quello che state facendo (per la difesa della vita n.d.r.). Voi
dovete continuare. Dovete pregare. La Madonna benedice gli ammalati di questo
ospedale, gli ammalati per cui questa sera avete pregato e quelli per cui pregherete».
Il giorno successivo 25 Aprile 1983, incontrammo a Spalato l'Arcivescovo Metropolita
Mons. Frane Franic che ci disse: «Quanto noi Vescovi jugoslavi non siamo
stati capaci di fare con 20 anni di missioni nelle parrocchie, di colpo sta
realizzandosi qui in Jugoslavia negli ultimi 2 anni: da quando a Medjugorje
è iniziato questo fenomeno così insolito. Sarebbe bello
che voi medici ci aiutaste nello studio di questi fatti, anche analizzando
i casi di guarigione che vengono segnalati da varie parti.»
Tornati in Italia, raccontammo la nostra esperienza a diversi amici e da quel
momento cominciammo a seguire la vicenda di Medjugorje.
Dr. Luigi Frigerio - Dr. Giacomo Mattalia
«Dio se c'è non c'entra con la vita» afferma una mentalità
oggi assai diffusa nella nostra società. Logica conseguenza di questo
atteggiamento, che nasce dalla professione dell'appartenenza dell'uomo a se
stesso, risulta l'enunciazione: «Dio non c'è».
Proprio nel tentativo di superare questo «a priori» razionalistico
inconfessato che talora ha impregnato anche l'atteggiamento degli uomini di
scienza, abbiamo voluto sottoporre al vaglio del metodo scientifico gli avvenimenti
di Medjugorje.
Se è possibile che Dio intervenga in modo diretto nella storia (anche
oggi) non sarà pure possibile attraverso la serietà della ragione
un'indagine su questi avvenimenti?
Al di fuori di qualsiasi preclusione culturale, risulta documentabile questo
incontro straordinario che comporta una tangibile modificazione del «recettore-uomo»?
Il tentativo, operato principalmente attraverso la psichiatria, di definire
ciò che è «normale» e ciò che è «patologico»
ha finito per trasformarsi in una operazione riduttiva della capacità
conoscitiva della mente umana.
Frequentemente il concetto di normalità non viene riferito a dati scientifici,
ma a valutazioni culturali e sociali rispettose del pensiero dominante ovverossia
ultimamente succubi del potere politico.
Tuttavia nonostante l'ottundimento della coscienza religiosa nell'uomo moderno,
con insistenza si ripete, in maniera sconcertante, l'incontro fra l'umano e
il divino.
Il mercato della droga oggi è in rapida espansione e consente un facile
accesso al bisogno di «felicità» insito in ciascun uomo.
Come afferma Margnelli la religione ha sempre offerto un suo modello di estasi,
perseguibile talora a prezzo di grandi sacrifici.
La scienza ha frequentemente negato l'esistenza di un ampio spazio interiore,
mentre la droga offre evasione, divertimento, esplorazione, viaggi e tutto ciò
che le altre due sembrerebbero negare. I veri mistici religiosi raggiungono
infatti le più alte vette dell'interiorità talora a prezzo di
grandi rinunce, mortificazioni severe e autodiscipline che, ovviamente, fanno
dell'esperienza chimico-farmacologica un puro surrogato commerciale.
In realtà l'estasi cattolica è un fenomeno poco conosciuto dal
momento che, secondo le tradizioni agiografiche, in molte occasioni (anche nei
veggenti di Medjugorje), l'estasi si verifica in maniera repentina, indipendentemente
dagli stati d'animo e al di fuori di qualsiasi predisposizione.
La questione fondamentale consiste allora nello stabilire, a riguardo
delle visioni e delle apparizioni, se il veggente crede in ciò che vede
oppure vede ciò che crede.
Nel primo caso la fisiologia del fenomeno conoscitivo viene pienamente rispettata
(pur nella straordinarietà dell'incontro), mentre nel secondo caso ci
si troverebbe di fronte ad una proiezione allucinatoria di carattere francamente
patologico.
Lo studio delle condizioni soggettive del veggente per la recezione delle visioni
ed apparizioni costituisce un elemento fondamentale per la valutazione del
fenomeno estatico. Margnelli ancora ha scritto:
«In rare occasioni la comunità scientifica si è organizzata
appositamente per compiere osservazioni approfondite, nominando commissioni
di studio composte da ricercatori qualificati (menti cioè educate all'osservazione
sperimentale) e ha potuto allestire qualche verifica strumentale e di laboratorio
che ha arricchito il quadro delle informazioni.
E' auspicabile che in futuro la scienza si muova sempre con maggior competenza,
organizzazione e chiarezza di intenti in questo campo talmente vasto e intricato
che è il «fenomeno estatico».
Un medico francese del secolo scorso Antoine Imbert-Gour-beyre ci ha lasciato
uno studio qualificato e attendibile sulla descrizione sintomatologica, fisica
e mentale dell'estasi mistica, con criteri moderni di statistica clinica. Egli
scelse un campione umano molto particolare, quello degli stigmatizzati: sono,
naturalmente, mistici che hanno abbondanza di estasi, anzi nella stragrande
maggioranza dei casi le stigmate vengono ricevute proprio in estasi, ma in tal
modo il ricercatore francese ha eliminato dal materiale d'indagine moltissimi
casi altrettanto importanti e ben descritti quanto quelli di cui si è
occupato.
Il Gourbeyre raccolse un campione di 321 qasi: praticamente tutti quelli segnalati
da S. Francesco in poi comprendendo anche casi incompleti e imperfetti che non
avevano superato l'esame dell'ortodossia.
Lo stesso Antoine Imbert-Gourbeyre riassumeva la sintomatologica dell'estasi
in una triade:
1) Anestesia
2) Catatonia
3) Espressione estatica (di gioia) del volto.
In effetti si tratta dei sintomi più salienti e vistosi che manifestano
questi strani «malati» che sono gli estatici.
Del primo cardine della triade, ovvero dell'anestesia totale, abbiamo moltissime
constatazioni assai convincenti; innumerevoli sono le testimonianze sull'anestesia
soprattutto dolorifica degli estatici. E', in genere il primo tentativo che
gli osservatori fanno per svelare la frode: oggi si può affermare con
sicurezza che l'anestesia dolorifica in estasi è totale, sia per il dolore
di tipo meccanico che per quello termico, sia per quello chimico che per quello
evocato mediante stimolazione elettrica. Quanto alla sensibilità profonda
anche questa sembra del tutto assente nella fase mistica e ciò è
stato abbondantemente dimostrato dagli studi di Warlomont e Lefebvre. Abbondanti
sono poi gli accenni allo stato della sensibilità retinica: infatti molti
di questi mistici ricevettero direttamente nelle pupille forti luci di illuminazione
senza manifestare fastidio o reazioni riflesse involontarie dimostrando così
i segni di una completa ma transitoria amaurosi. L'anestesia olfattiva fu dimostrata
più volte ponendo sotto le narici dell'ammoniaca: lo stimolo non provocò
né reazioni comportamentali, né soprattutto riflesse e cioè
la lacrimazione.
Dal momento che anche la funzione uditiva è stata dimostrata abolita
nei gradi più elevati di estasi, si potrebbe concludere che questo stato
di coscienza si accompagna alla perdita temporanea e reversibile delle sensibilità
retinica, olfattiva, uditiva, gustativa e anche vestibolare come dimostrato
in altre occasioni.
Molto sicura, perché ha ricevuto innumerevoli conferme e perché
è un sintomo neurologico di primaria importanza, è la midriasi
estatica (dilatazione pupillare). Nel massimo stato di coscienza, la pupilla
è completamente aperta, spalancata, e non reagisce più alla luce
(questo dato, insieme a molti altri precedentemente descritti è stato
parzialmente riscontrato anche dai nostri studi sui veggenti di Medjugorje).
Per ciò che riguarda poi un'altra triade sintomatologica spesso rilevata,
ovvero la frequenza cardiaca, respiratoria e la temperatura cutanea si è
assistito ad un aumento sensibile di questi tre parametri.
Per quanto l'estasi sia un fenomeno dinamico, e quindi la frequenza cardiaca
e respiratoria possano variare da un momento all'altro tuttavia ciò serve
a confermare che l'estasi cattolica è uno stato di iperattivazione ergotrofica.
Il terzo elemento della triade sintomatologica di Imbert-Gourbeyre è
il contenuto mentale.
Solitamente i teologi mistici identificano tre livelli differenti di psichismo
estatico: raccoglimento, preghiera intcriore e rapimento dello spirito; tuttavia
a questa generica classificazione si contrappongono alcuni esempi di estatici
in cui il contenuto mentale non era riconducibile alla sopracitata suddivisione.
L'incapacità poi di ricordare il contenuto delle estasi è un fatto
assodato in tutti i veggenti quando il contenuto mentale raggiunge il terzo
livello e cioè: il rapimento dello spirito. In questo caso l'esperienza
viene detta ineffabile. Resta soltanto un vago ricordo di gioia, di pace, di
luminosità e un senso di fusione con l'Assoluto.
A livelli inferiori, nelle cosiddette estasi parlate, il contenuto mentale è
stato indagato a fondo. In passato le registrazioni di questi colloqui mistici,
in mancanza del magnetofono, venivano fatte col cosiddetto metodo tachigrafico:
cinque o sei persone che assistevano all'estasi erano munite di carta e penna;
la prima persona trascriveva la prima frase, la seconda la seconda e così
via, fino a poter ricostruire tutto il discorso estatico.
Da un punto di vista strettamente scientifico, l'estasi cattolica si presenta
come un soggetto di studio ideale, perché è preciso, uniforme,
ripetitivo nel tempo e nello spazio: individui di diverse epoche e di differenti
provenienze sociali, diversi per età e sesso, una volta abbracciato un
credo religioso unico ed esercitate le stesse pratiche mistico ascetiche, hanno
manifestazioni psicofisiche uguali. In questo senso il campione è statisticamente
omogeneo e in questo senso si è attuata la selezione operata dai giudici
dei tribunali ecclesiastici.
Prese nel loro insieme, le caratteristiche neurologiche dell'estasi cattolica
richiamano l'attenzione su due aree del sistema nervoso centrale: vari nuclei
del tronco encefalitico e il sistema limbico. Per ciò che riguarda le
anestesie e in particolare quella dolorifica, questa è quasi sicuramente
dovuta all'attività massimale del cosiddetto sistema intrinseco di controllo
del dolore che ha sede nella struttura reticolare del tronco encefalico. Le
altre anestesie, non sono così semplicemente spiegabili, anche se probabilmente
le medesime strutture reticolari hanno una notevole importanza perché
sede dimostrata di strutture filtranti l'afflusso dei messaggi sensitivi verso
la coscienza.
Quanto alla rigidità estatica e all'opistotono, che talora si osserva,
si è constatato che le strutture reticolari e i nuclei di Deiters hanno
un ruolo cruciale.
Lo stato di coscienza che più sembra avvicinarsi all'estasi, è
la trance ipnotica. Il paragone però, deve essere contenuto
al puro aspetto neurofisiologico perché indubbiamente lo psichismo dei
due stati diverge notevolmente» (*).
La scienza sperimentale non è in grado di spiegare in maniera esauriente
i fenomeni estatici che la clinica talora ha frettolosamente definito come «condizioni
isteriche».
La mistica non è probabilmente riducibile al fenomeno della storia delle
religioni né ad un fenomeno psicologico.
Come afferma H. U. Von Balthasar «nella mistica cristiana non si tratta
né di "religione" né di "psiche", bensì
della rivelazione di Dio in Gesù Cristo trasmessa in uno stato particolare,
provocato dallo Spirito Santo, di un recettore e mediatore ecclesiale».
Sarebbe presuntuoso l'atteggiamento di chi volesse ridurre ogni fenomeno alla
propria capacità di misurarlo. Il metodo per conoscere un oggetto è
determinato dall'oggetto stesso e non è stabilito dal soggetto (adequatio
rei et intellectus: S. Tommaso). Così la ragione può divenire
come una finestra spalancata su una realtà più grande che può
essere tangibilmente sperimentata, ma i cui estremi non possono essere drasticamente
definiti.
Lo studio scientifico del recettore umano di una esperienza mistica non deve
cedere alla tentazione di un giudizio esauriente, riducendo la valutazione del
fenomeno, al proprio punto di vista, necessariamente limitato.
Così crediamo fermamente che il compito della scienza e della medicina
nei confronti dell'estasi cattolica consiste nel contribuire all'identificazione
dell'autenticità di questa condizione, escludendo allo stesso tempo la
frode e la patologia organica o comportamentale.
Successivo compito dell'Autorità nella Chiesa sarà quello di stabilire
un limite ovverossia la sponda di quel fiume dove viva è solo l'acqua
che vi scorre dentro.
* Marco Margnelli, La droga perfetta, Riza scienze N. 3, marzo 1984.
Mons. Paolo Hnilica - Vescovo di Rusado
Per poter riuscire a vedere e comprendere l'intervento del soprannaturale nella
storia degli uomini dobbiamo persuaderci che non è per mezzo delle sole
facoltà concettuali che vi riusciremo. Nella dottrina di Sant'Agostino
risulta chiaramente che senza l'amore retto non si può giungere ad una
conoscenza vera. L'apostolo che Gesù amava ci trasmette il messaggio
eterno con la sua grande semplicità: «Colui che ama è nato
da Dio e conosce Dio, colui che non ama non conosce Dio perché Dio è
amore» (1 Giov. 4, 7-8).
Parlare della Carità oggi è divenuto banale nella Chiesa e nel
mondo. Perciò succede che spiriti elevati e di cuore puro diffidino di
questo vocabolario. Questo non è completamente ingiustificato perché
in nome della predominanza dell'Amore si trascura la Verità; e d'altro
canto molto spesso parlando dell'Amore della Verità, dell'Amore di Dio,
e dell'Amore Fraterno si fanno infiltrare dottrine assolutamente estranee alla
Verità, di conseguenza all'Amore stesso. Ma, malgrado tutti questi timori
giustificati di falsa semplicità, c'è una Verità che rimane
inalterabile: Dio è Carità. Perciò il grado di comprensione
che, non solo ogni teologo, ma ogni uomo potrà avere dell'intervento
del soprannaturale nella storia della Chiesa, è intimamente legato alla
Sua Carità.
Ciò che consideriamo vero per fede può rimanere oscuro per la
nostra intelligenza che da sola è impotente a cogliere il mistero del
mondo soprannaturale. Ma la Carità, come amore incondizionato della Verità,
fa che sappiamo, mediante la nostra Fede stessa, che ci sarà un giorno
in cui il Mistero nascosto ci sarà svelato.
1) Le apparizioni e la rivelazione di Dio
Dall'apparizione di Dio ad Abramo (1) fino alle visioni di San Giovanni nell'Apocalisse
(2), la Sacra Scrittura racconta queste manifestazioni di Dio agli uomini. La
Chiesa nascente stessa, «Stefano..., pieno di Spirito Santo, mirando al
Cielo, vide la gloria di Dio, e Gesù che stava alla sua destra»
(3). Poi Pietro (4), Paolo (5), nei Padri Apostolici (6), narrano questi interventi
di Dio nel tempo della Chiesa pellegrina.
«Le apparizioni occupano uno spazio considerevole nella Bibbia».
Le apparizioni sono continuate sino ai nostri giorni con modalità diverse».
(7)
Innumerevoli sono i santi che hanno avuto apparizioni durante la loro vita.
(8).
Dopo la Rivoluzione Francese ci sono state delle Apparizioni Mariane che incontestabilmente
hanno marcato la pietà e la vita del Popolo di Dio tutt'intero. La rue
du Bac a Parigi, poi la Salette, Lourdes, e Fatima per citare solamente i più
grandi in Europa, rimangono a vent'anni dal Concilio Vaticano Secondo luoghi
di pietà, di conversione, di penitenza e di grazia, i più frequentati
ed anche i più efficienti nell'ordine delle grazie. Nessun movimento
ecclesiale, nessun congresso religioso è capace di fornire la l'esima
parte di conversione e di grazie soprannaturali che si effondono in questi luoghi
della pietà popolare, senza che il tempo e i secoli ne appiattiscano
il fervore.
L'Autorità ecclesiastica dal secolo scorso a questa parte si mostra più
diffidente a questo riguardo. Ciò malgrado, queste apparizioni mariane
riconosciute dall'Autorità Apostolica, con il tempo, entrano nel Magistero
ordinario della Chiesa. (9).
«Il popolo di Dio, mosso dalla Fede, per cui crede di essere condotto
dallo Spirito del Signore, che riempie l'universo, cerca di discernere negli
avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con
gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o
del disegno di Dio. La Fede infatti tutto rischiara di una luce nuova, e svela
le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell'uomo, e perciò guida
l'intelligenza verso soluzioni pienamente umane.» (10).
Le più alte conoscenze della più alta realtà, per quello
che riguarda Dio, non sono state e non saranno mai possibili senza una assoluta
armonia intimamente vissuta dei due principi seguenti:
1 - «Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto
con certezza mediante la luce naturale della ragione umana attraverso le cose
create». (11)
2 - «Deve essere attribuito alla Divina Rivelazione il fatto che ciò
che nelle cose divine non è di per sé inaccessibile all'umana
ragione, possa, anche nella presente condizione del genere umano, essere conosciuto
da tutti pubblicamente, con ferma certezza e senza mescolanza di errore.»
(12)
«Con la Divina Rivelazione Dio volle manifestare e comunicare se stesso
e i decreti eterni della sua volontà riguardo alla salvezza degli uomini,
per renderli partecipi dei beni divini, che trascendono assolutamente la comprensione
della mente umana.» (12).
E' evidente che, senza una sintesi che per misericordia divina lo Spirito Santo
opera nella Chiesa, queste sentenze stesse sulla conoscenza di Dio da parte
dell'uomo sembrerebbero contraddittorie e rimarrebbero incomprensibili. Chi
può pretendere che, per la luce detta naturale della ragione, l'uomo
possa distinguere la frontiera, la linea di demarcazione tra ciò che
egli può conoscere di Dio con questa luce stessa attraverso le cose create
e ciò che trascende assolutamente la comprensione del suo spirito?».
(13).
2) Metodologia abituale per il discernimento teologico in casi di presunte Manifestazioni soprannaturali.
A) Discernimento degli Spiriti.
Questo problema è stato trattato dall'inizio del Cristianesimo da S.
Giovanni: «Diletti non crediate ad ogni spirito, ma provate gli Spiriti
per sapere se sono da Dio, perché molti falsi profeti sono usciti fuori
dal mondo. Da questo conoscete lo Spirito di Dio: Ogni Spirito che confessa
Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio». (14). Poi S.
Antonio Eremita patriarca dei monaci, (15) S. Bernardo nel sermone 33, il Cardinale
Bona nel suo «De discretione spiritum», S. Ignazio di Loyola e tanti
altri hanno precisato una metodologia che si può giustamente definire
oggi universale.
B) Tre sono le forze che possono muovere lo Spirito dell'uomo.
1) Lo Spirito della Natura.
2) Lo Spirito del demonio.
3) Lo Spirito di Dio.
E' evidente che esiste quasi sempre una mescolanza dell'influenza di questi
Spiriti, un po' come la combinazione dei registri dell'organo. E' quindi necessaria
una grande perspicacia spirituale per determinare la direzione principale verso
la quale, la convergenza di «queste forze» spinge l'uomo.
Lì si arriva al criterio fondamentale dato da Cristo stesso: «Guardatevi
dai falsi profeti i quali vengono a voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi
rapaci. Voi li riconoscerete dai loro frutti... Non chiunque mi dice: "Signore,
Signore", entrerà nel regno dei Cicli, ma chi fa la Volontà
del Padre mio che è nei Cicli». (16)
Sono quindi i frutti spirituali che permettono di determinare con certezza l'identità
dello spirito che muove l'uomo.
C) Il Magistero della Chiesa ha dato delle indicazioni precise per l'applicazione
di questo discernimento: da Benedetto XIV alle norme della S. Congregazione
per la dottrina della Fede del 1978. (17).
1) I fatti devono essere giudicati secondo alcuni criteri positivi e negativi.
2) Secondo l'esito del primo giudizio si possono permettere con prudenza alcune
manifestazioni di culto e di devozione.
3) Alla luce del tempo trascorso specialmente con l'esame dei frutti spirituali
che possono provenire da questa nuova devozione si potrà esprimere un
giudizio sulla Verità e il carattere soprannaturale di questi fatti.
Questi criteri riguardano:
1°) I fatti.
2°) I protagonisti.
3°) Gli effetti.
Il teologo dovrà arrivare alla certezza morale sui seguenti punti:
1) Certezza che non si tratta di inganno per ciò che riguarda «i
fatti soprannaturali», ossia la sincerità da parte di tutti i protagonisti
coinvolti direttamente in questi fenomeni.
2) Certezza dell'equilibrio e della salute mentale dei «veggenti»
ossia scartare ogni possibilità di patologia capace di provocare questi
fenomeni.
3) Certezza sulla vita morale, religiosa, e spirituale dei protagonisti dopo
i fenomeni. (18). Nonché la loro docilità verso l'autorità
ecclesiastica.
4) Dopo la cessazione di questi fenomeni con quale naturalezza tornano alla
vita «normale» della Fede.
5) Certezza che non scaturisca da questi fenomeni un insegnamento che sia in
contraddizione con la Fede o la morale Cristiana, anche se alcuni elementi umani
si possono mescolare. (19).
6) La certezza della perseveranza dei frutti spirituali, come lo spirito di
preghiera, le conversioni, la pratica dei sacramenti, il progresso nelle virtù
morali etc.
N.B. Non è lecito ritenere come effetti negativi per esempio atti immorali,
ricerca di guadagno, bugie gravi etc. se non sono connessi con il fatto stesso
e soprattutto se non sono avvenuti dopo la manifestazione di questi fatti soprannaturali.
Abbiamo nella storia della chiesa delle apparizioni a grandi peccatori che appunto
hanno ricevuto queste grazie per la loro conversione.
3) Verifica dei criteri sopracitati sui fatti di Medjugorje.
E' necessario ricordarsi che: «Nella Chiesa cattolica ogni mistica cristiana
sottosta al criterio della mistica della Rivelazione biblica,... e va giudicata
in base a tale criterio. Ogni mistica cristiana genuina è per colui che
la media al servizio della parola di Dio; essa non è perciò in
primo luogo «esperienza» o «stato», bensì trasmissione
di una Verità e messaggi contenutistici e oggettivi indipendentemente
dall'uomo e, quindi non enucleabili da alcuno stato né identificabili
con alcun stato». (20).
Le seguenti conclusioni sono state tratte dopo tre anni di studi sui fatti,
i protagonisti e gli ambienti di questi ultimi. Tutte le conclusioni sono documentabili,
sia dal punto di vista psicologico, sia dal punto di vista medico, sia dal punto
di vista pastorale.
1) Le indagini psicologiche permettono di escludere con certezza la frode e
l'inganno da parte di tutti i veggenti.
2) Secondo gli esami medici si può escludere con certezza che si tratti
di allucinazioni patologiche.
3) Secondo le indagini psicologiche e mediche si deve escludere una spiegazione
puramente naturale di questi fenomeni.
4) Secondo le osservazioni documentabili non è possibile ritenere una
spiegazione di questi fenomeni che sia di ordine preternaturale ossia di origine
diabolica.
5) Secondo le osservazioni sempre documentabili c'è corrispondenza sia
sotto l'aspetto medico che l'aspetto pastorale con i fenomeni descritti abitualmente
nella teologia mistica.
6) Secondo informazioni sicure si può parlare con certezza di progressi
spirituali e morali per i «veggenti» dall'inizio di questi fenomeni
sino ad oggi.
7) Non si può trovare un insegnamento scaturito da queste «rivelazioni»
che sia in contraddizione con la Fede o la morale cristiana.
8) Dopo più di quattro anni nessuno può negare i frutti spirituali
buoni su tutto il popolo di Dio coinvolto in questi fenomeni.
9) Non si può ritenere che sia nato intorno a questi fenomeni qualche
movimento nella Chiesa che sia in contraddizione con la Fede o la morale cristiana.
10) Quindi secondo la prassi abitualmente usata in casi simili nella Chiesa
non si può rifiutare per adesso il «nihil obstat» alle devozioni
e alle manifestazioni pubbliche di culto osservando con grande cautela e prudenza
pastorale l'evolversi della situazione in modo da poter arrivare, una volta
terminati questi fenomeni, alla conclusione sulla Verità e il carattere
soprannaturale di cedesti fatti.
Questo capitolo è la sintesi teologica fatta in collaborazione con
l'assistente spirituale dell'A.R.PA. su rapporti di docenti universitari e presuli
di oltre 10 nazioni.
Non ha altro scopo che mettere i risultati di questi studi a disposizione del
magistero autentico della Chiesa, in piena docilità filiale e fiduciosa,
senza voler fare pressione su nessuno, e confidando in Maria Madre della Chiesa.
NOTE:
(l) (Gen. 18/1)
(2) (22/6 s.)
(3) (Alt. 7/55)
(4) (Att. 11/5)
(5) (AH. 16/9)
(6) (Pastore di Erma)
(7) (Rene Laurentin in Nuovo dizionario di Mariologia Ed. Paoline 1985, art.
Apparizioni)
(8) (Santa Brigida, San Tommaso d'Aquino, S. Ignazio di Loyola, S. Teresa D'Avila,
S. Giovanni della Croce, S. Caterina da Siena, S. Giovanna d'Arco, S. Margherita
Maria etc.).
(9) (Es. Enc. Fulgens corona di Pio XII 1953, Enc. Le Pélerinagede Lourdes,
Pio XII, 1957, viaggi a Fatima e Lourdes di Paolo VI, e Giovanni Paolo II).
(10) (Gaudium et Spes, n° 11, Con. Val. II).
(11) (Con. Val. I. D.S. 3004 - Con. Vat. II. Dei Verbum, n°6)
(12) (Con. Vat. I. D.S. 3005 - Con. Vat. II Dei Verbum, n° 6)
(13) (Regola d'Oro della Dottrina della chiesa, Ed. Ftà SS. V. Maria
ROMA - 1985).
(14) (1 S. Giov. 4, 1 s.)
(15) (C.F. S. Atanasio «Vita di S. Atanasio» P.G. 26)
(16) (S. Mat. 7,15 e s.)
(17) (Benedetto XIV «De Servorum Dei Beatificatione 1, III. C. not, n°
12).
(18) («Secondo tutti gli autori di Trattati sulla vita mistica, soprattutto
nei casi di grazie «gratis datae», bisogna che si verifichi un indirizzo
generale buono il quale evidentemente non esclude le piccole mancanze e i difetti
naturali della persona. » Garrigou - Lagrange «Les Trois Ages de
la Vie Intérieure» T. II pag. 755 Ed. CERF Parigi 1938)
(19) («Non è impossibile che qualche errore si mescoli poiché
i santi stessi possono attribuire allo Spirito Santo ciò che procede
dal loro proprio essere o interpretare male il senso di una rivelazione divina».
Come l'insegna S. Tommaso d'Aquino -11° Ilae. q. 173 a. 4,e. -Garrigou-
Lagrange O.P; Cit. pag. 756).
(20) (Hans Urs von Balthasar in «L'Apocalisse» di Adrienne Von Spyr
Ed. Jaca Book Milano 1983 pag. 12).
In questa prima parte riferiamo i giudizi di alcuni medici che dapprima hanno potuto esaminare i veggenti durante il fenomeno delle apparizioni, a partire da una valutazione cllnica e strumentale piuttosto elementare.
Dr. Maria Federico Magatti
I cinque veggenti di Medjugorje, sono stati esaminati da parecchi medici, con
l'intento di capire, dal punto di vista scientifico, il fenomeno delle apparizioni.
Anch'io pur timorosa e conscia della mia limitatezza umana e scientifica, quando
ho potuto essere presente nella cappella delle apparizioni, non ho esitato a
sottoporre i cinque ragazzi ad una indagine neurologica necessariamente rapida
e sommaria, data la brevità dell'apparizione.
Bisogna ricordare che i riflessi della sensibilità generale sono indispensabili
alla nostra vita di relazione. Da un lato si ha la coscienza lucida con l'integrità
riflessica, dell'individuo vigile, completamente funzionante e, all'estremo
opposto, come negli stati di perdita di coscienza (il coma) si ha la totale
perdita di contatto con il mondo e l'estinzione di tutta l'attività riflessa
normale.
Questa rapida premessa, strettamente medica, ci è utile per capire il
significato di quanto ho voluto valutare.
Usando un termine non perfettamente scientifico, il momento della visione può
essere descritto come un'estasi, quindi come una perdita completa di rapporti
con il mondo che li circonda. E' quindi interessante valutare la sensibilità,
durante questa transitoria "assenza", e ciò è stato
fatto.
Durante le apparizioni del 3 e 4 febbraio e del 22 marzo 1984, ho personalmente
sottoposto i "veggenti" ad una indagine clinica, per valutare la loro
sensibilità e la loro reattività a stimoli sensori, tattili, luminosi
e dolorifici.
I ragazzi sono stati perciò stimolati in vario modo: pizzicati, chiamati,
toccati, senza però che essi manifestassero alcuna risposta allo stimolo,
anche di tipo doloroso.
Si deve tuttavia rilevare l'integrità e la conservazione del riflesso
dell'ammiccamento poiché i ragazzi, durante i momenti del colloquio con
la Vergine, ammiccano spontaneamente.
Dati significativi si sono ottenuti studiando il tono muscolare e la postura:
durante l'apparizione i ragazzi sono in ginocchio con le mani giunte ed il volto
e lo sguardo fisso ad un medesimo punto. Sollevando l'arto superiore di uno
dei ragazzi (Ivan per la precisione) si osserva assenza di resistenza, ma quando
l'arto viene abbandonato, anziché cadere pesantemente, torna nella posizione
di partenza, come per un movimento volontario.
La stessa osservazione, ancor più significativa è stata fatta
sollevando il piccolo Jakov che stava inginocchiato durante l'apparizione. Gli
arti inferiori hanno assunto la posizione verticale, come «a penzoloni»,
quasi senza controllo muscolare. Quando poi lo abbiamo appoggiato nuovamente
sul pavimento, il bambino ha spontaneamente riacquistato la posizione genuflessa.
Durante l'apparizione non si osserva né sudorazione né lacrimazione.
La sola attività motoria spontanea, e quindi «volontaria»,
presente in quei momenti è il movimento delle labbra, che rivela il colloquio
in atto fra la Vergine ed i veggenti.
Da tutti questi dati si deduce la assoluta normalità di atteggiamento
dei veggenti, nonostante la completa mancanza della coscienza relazionale, ovvero
della possibilità di stabilire rapporti con il mondo esterno.
Dr. Luciano Cappello
Sono stato personalmente presente a Medjugorje nella stanzetta dove avvengono
abitualmente le apparizioni, nei giorni 5-6 febbraio e 23 marzo 1984.
Ho avuto modo di osservare il comportamento di Ivan, Jakov e Marija per 3 volte
distinte, di Vicka per 2 volte, e di Ivanka per una volta sola.
Posso in coscienza affermare di non aver riscontrato alcuno stato di agitazione
psichica e tanto meno motoria.
Non ho rilevato alcun segno di condizionamento psichico se non quello che i
veggenti riferiscono conseguente alla visione dell'Apparizione. In particolare
i ragazzi sono entrati nella cappella normalmente e semplicemente, come per
qualsiasi altra attività della loro vita quotidiana, riconoscendo e salutando
con tratto assolutamente spontaneo e familiare alcuni di noi che precedentemente
avevano incontrato e conosciuto; con disinvoltura maggiore (Vicka) o minore
(Marija e Ivan), in conformità al loro naturale temperamento.
Così pure al termine dell'apparizione si sono accomiatati con molta semplicità
da chi si avvicinava loro per salutarli.
Durante l'apparizione ho avuto modo di constatare la pressoché assoluta
estraneità dall'ambiente esterno di Vicka a cui ho rilevato il polso,
risultato appena più frequente, ho controllato il respiro (normale),
ho tastato la fronte che è apparsa fresca. Durante tale rilevazione Vicka
non ha dato il minimo segno di reazione a quanto le veniva fatto.
Sempre durante la stessa apparizione, ho sollevato da terra in maniera improvvisa,
afferrandolo sotto le ascelle il piccolo Jakov, per un'altezza di circa 15 cm.,
Jakov non ha offerto la minima resistenza, se non quella imposta dalla gravita,
non ha avuto reazione di ricerca dell'equilibrio sia all'inizio del sollevamento
che al riposizionamento in ginocchio, quasi che tale posizione fosse per lui
quella di suo massimo rilassamento e secondo gravita. L'atteggiamento esteriore
ed il comportamento non mi sono parsi tradire alcun condizionamento imposto
di recente o da lunga data.
In tutti i veggenti non ho riscontrato alcun tipo di frustrazione o di ricerca
di secondo fine. Mi sono invece sembrati discreti, ordinati, composti, puliti,
accurati nel loro modo di vestire, di procedere, di parlare, in assoluto rispetto
dell'ambiente nel quale erano ospitati.
Ho poi potuto colloquiare indirettamente (cioè attraverso il traduttore)
con Jelena, ragazza di circa 11 anni, e Marjana di 12 anni, che hanno ricevuto
il dono della «locutio interna».
L'allineamento con giovani della loro età mi è sembrato totale.
Presenziando a più riprese alle apparizioni di Medjugorje come avvengono
oggi nella cappellina adiacente all'altare maggiore della chiesa parrocchiale,
ho potuto evidenziare «tre sincronismi» che hanno una certa importanza
per una valutazione razionale dei fatti.
Il primo sincronismo: i ragazzi cadono in ginocchio.
Il primo sincronismo si realizza quando i ragazzi, dopo aver iniziata la preghiera
del «Padre nostro», senza alcun comando percepibile dall'esterno
- comando che potrebbe essere un segno luminoso, un segnale acustico, un cenno
di intesa - tutti contemporaneamente cadono in ginocchio.
Inizia così la fase del «black-out» sonoro: mentre infatti
prima le loro preghiere erano percepibili acusticamente, da quel momento non
si odono più, benché i ragazzi continuino a pregare. Si ha cioè
la perdita dell'effetto acustico della parola, pur conservandosi l'effetto mimico
della parola nel senso che i ragazzi continuano a muovere le labbra e ad atteggiare
il viso conformemente a sentimenti di gioia o di tristezza.
L'unico effetto sonoro che si percepisce in questa fase è lo sciacquìo
delle labbra, che risulta bene evidente in una registrazione su videocassetta
fatta da dei tecnici di Legnano.
Volendo analizzare a fondo questo sincronismo possiamo dire che, teoricamente,
potrebbe essere il frutto di una intesa tra i ragazzi, nel senso che essi si
sarebbero potuti accordare sulla parola con la quale cessare la recita del «Padre
nostro».
Secondo sincronismo: la ripresa dell'effetto sonoro.
Il secondo sincronismo - che ha decisamente molta importanza -consiste nella
contemporanea ripresa dell'effetto sonoro.
Esso è importante, perché segue ad un intervallo di tempo che
varia da apparizione ad apparizione, un intervallo cioè di durata non
costante, per misurare il quale ci sarebbe bisogno di un cronometro.
Contemporaneamente, e senza nessun comando che derivi dall'esterno, i ragazzi
riprendono l'effetto sonoro della parlata sempre con le parole: «... che
sei nei cieli»; essi infatti dicono che, quando la Madonna inizia da sola
la recita del «Padre nostro», essi lo continuano con Lei, dicendo:
«che sei nei cieli, ecc.».
Di questo secondo sincronismo non si vede proprio quale possa essere la causa
naturale, essendo di fatto impossibile ai ragazzi prendere un accordo previo.
Il terzo sincronismo: i ragazzi salutano la Madonna.
Il terzo sincronismo si ha quando i ragazzi, dopo un intervallo di tempo che
varia da apparizione ad apparizione, tutti insieme salutano la Madonna che -
come essi dicono - sublima verso l'alto.
In questo momento tutti i ragazzi, con assoluto parallelismo dello sguardo,
innalzano contemporaneamente gli occhi al ciclo, come se seguissero un punto,
visibile solo a loro, che si leva in alto. Ripeto: non c'è uno sguardo
che si innalza prima e uno che si innalza dopo ma, come si vede anche da videoregistrazioni,
la contemporaneità e il parallelismo di questo gesto sono assoluti.
Qualche volta (ma non sempre) il levarsi degli sguardi in alto è accompagnato
dalla parola «Ode!», «Se ne va!», pronunciata o da un
solo veggente o da più veggenti insieme.
Riteniamo che la parola «Ode» non può fungere da segnale,
perché talvolta manca e talvolta è detta contemporaneamente da
più veggenti, e tale contemporaneità ha appunto bisogno di essere
spiegata.
Conclusioni.
Se il primo sincronismo potrebbe essere (dico «potrebbe essere», non «è») spiegato con cause «naturali», il secondo e il terzo (specialmente il secondo) non sono spiegabili naturalmente e rimandano a cause da noi non percepibili, ma percepite solo dai ragazzi in stato di estasi.
Dr. Mario Botta
Sono stato per la prima volta a Medjugorje i giorni 8 e 9 dicembre 1983 e ho
potuto assistere a due apparizioni durante le quali ho potuto procedere ad alcuni
esami medici.
Personalmente ho accertato sui veggenti Vicka, Marija, Ivan, Ivanka e Jakov,
ad apparizione in atto, che la frequenza cardiaca si mantiene del tutto normale;
il polso, valutato palpatoriamente, è normosfigmico e tali parametri
non subiscono variazioni significative per tutta la durata della apparizione
stessa.
Un particolare ritengo degno di nota: Ivan aveva le mani giunte verso il basso
e il cinturino dell'orologio cadeva proprio sopra il punto del polso dove abitualmente
si rilevano le pulsazioni della arteria radiale; ebbene io ho cercato di rialzare
l'orologio, allontanandolo dalla mano, per farmi spazio così da poter
palpare il polso. Nel fare ciò, io ho avuto netta sensazione che Ivan
non avvertisse affatto questa mia manovra. Il ragazzo, veggente, era privo di
ogni reazione, sembrava che io stessi facendo questa manovra (l'espressione
è brutta ma rende) su un cadavere, tale era la sua insensibilità.
Il polso però si manteneva regolare per l'età.
La seconda volta che fui a Medjugorje, il 5 e il 6 febbraio 1984, sono stato presente a due apparizioni. Una sola volta, il 6/2 (in quanto il 5/2 mi sono occupato di filmare il fatto) ho assistito con ottica medica e ho constatato nei veggenti, questa volta ancora con rilievi clinici, non strumentali, parametri cardiocircolatori praticamente sovrapponibili nella loro normalità, a quelli già osservati durante il mio primo viaggio; inoltre la stimolazione dolorifica (pizzicotto) non provocava reazioni, e normale appariva anche la frequenza respiratoria.
La terza volta sono stato a Medjugorje il 23 e 24 marzo 1984. Io ho presenziato
ad una apparizione il giorno 23/3 in quanto l'indomani, giorno in cui aveva
luogo la 999 apparizione, sono rimasto con mia moglie e mia figlia in Chiesa.
Mi premunii per questo viaggio di un apparecchio cardiocorder (mod. Cardioline)
per eseguire su un veggente un test di Holter (registrazione in continuo nel
tempo del ritmo cardiaco). D'accordo con il francescano Padre Tomislav Vlasic,
che spiegò in croato al ragazzo la finalità documentativa dell'esame,
io applicai l'apparecchio al veggente Ivan, circa 10 minuti prima dell'apparizione,
in sacrestia, e lo staccai al termine della Santa Messa (non più tardi,
come io avrei invece voluto, in quanto il ragazzo mi disse che così desiderava,
dovendosi recare la notte sul monte della Croce a pregare). Il tracciato, che
qui viene riprodotto, documenta la presenza, prima, durante e dopo l'apparizione,
di un ritmo sinusale; la frequenza cardiaca, come si può desumere dalla
intera registrazione, è variabile fra 74 e 110 battiti/minuto. P-Q 0,12.

Prof. Dr. Anna Maria Franchini
Il 5 aprile 1984 a Medjugorje - Bosnia Erzegovina - Jugoslavia - nella chiesa
parrocchiale di San Giacomo Ivan Dragicevic, Vicka Ivankovic, Marija Pavlovic
e Jakov Colo entrano nella cappella antistante la sagrestia, poco prima delle
19, ora legale. Ivan solleva il braccio destro in un gesto di leggero disappunto.
Tutti i ragazzi hanno un'espressione raccolta ed attenta ed i loro occhi non
divagano. Si mettono in piedi di fronte al crocifisso, sul quale converge il
loro sguardo.
Recitano delle preghiere in croato. Poco dopo si inginocchiano simultaneamente,
con uno scarto di decimi di secondo l'uno dall'altro, in un movimento rapido
ed armonico di entrambe le ginocchia, e guardano con la massima attenzione verso
il crocifisso, senza alcuna deviazione di sguardo.
E' il momento della «apparizione». Vicka sorride con un movimento
complesso dei muscoli del viso; anche Jakov sorride e le loro labbra si muovono
rapidamente senza emettere alcun suono udibile. Infine sollevano lo sguardo
più in alto (Jakov alza anche il mento) e dicono in croato «ode»
(se ne va). Poi subito si rialzano e ritornano in chiesa a pregare con molta
intensità.
La mia impressione è stata di un gruppo dove ciascuno è indipendente
ed assume atteggiamenti propri, ma tutti sono intensamente attratti verso un
oggetto esterno, che polarizza la loro attenzione ed il loro interesse ad un
livello di intensità che non ho ' mai visto prima e che caratterizza
secondo me la singolarità dell'esperienza. La autentica semplicità
dei ragazzi la rende evidente. Su tutto rimane il sigillo del segreto, il mistero
dell'inconoscibile.
Dr. Giacomo Mattalia
Oltre al nostro gruppo di studio e a quello del governo jugoslavo che per primo
ha analizzato i ragazzi veggenti di Medjugorje, anche una equipe medica francese
guidata dal mariologo Rene Laurentin si è recata in Erzegovina quattro
volte nel 1984 e precisamente il 24 e 25 marzo, il 9 e 10 giugno, il 6 e 7 ottobre
ed infine il 28 e 29 dicembre avendo l'opportunità di incontrare in quest'ultima
occasione anche il dr. Mattalia, della Commissione Medica Italiana e di avere
con lui uno scambio di opinioni sui risultati conseguiti dai due gruppi di studio.
L'esame clinico dei veggenti compiuto prima, durante e dopo l'apparizione permette
di eliminare formalmente qualsiasi segno clinico paragonabile a quelli che possono
essere osservati nell'allucinazione individuale o collettiva, o nell'isteria,
nella nevrosi o in estasi patologica.
Gli studi elcttroencefalografici eseguiti su Ivan Dragicevic e Marija Pavlovic
permettono di scartare del tutto in questi soggetti nel giorno dell'esame fenomeni
di sogno, di sonno o di epilessia. Nel momento delle tre registrazioni, la prova
di stimolazione luminosa intermittente (SLI) non ha permesso di osservare scariche
elettriche di tipo epilettico prima, durante e dopo l'estasi. La normalità
degli esami del fondo dell'occhio permette di escludere una anomalia organica.
L'allucinazione visiva derivante da un danno del recettore sensoriale e periferico
(che si trova a volte nelle persone anziane o malate) è esclusa. Il sistema
oculare è anatomicamente e funzionalmente normale.
Durante l'estasi il funzionamento riflesso delle palpebre alla minaccia e alla
luce abbagliante viene inibito; il battito fisiologico regolare delle palpebre
è molto ridotto in due veggenti e abolito negli altri due.
All'inizio della visione c'è in due veggenti simultaneità ad 1/5
di secondo nella cessazione dei movimenti dei globi oculari e ripresa simultanea
degli stessi movimenti al cessare dell'estasi. Uno schermo posto di fronte ai
loro occhi non disturba la loro visione che obbliga gli sguardi dei veggenti
a convergere verso una medesima direzione.
Anche la funzione cardiaca è stata indagata a fondo dall'equipe di Montpellier:
in tutte le fasi dello studio, il ritmo cardiaco appare rapido, sempre superiore
a 90 pulsazioni al minuto.
Durante l'estasi si è notato in Ivanka e Marija una leggera diminuzione
della frequenza cardiaca mentre in Vicka e Ivan una notevole accelerazione.
Questi risultati secondo i medici transalpini non sono significativi: traducono
una differenza nel comportamento emozionale considerando che sia il periodo
che precede, quello che segue e l'estasi vera e propria corrispondono ad un
evento sempre nuovo, sempre diverso e paranormale per i veggenti.
L'evoluzione della pressione arteriosa in due veggenti permette di osservare
durante l'estasi contrariamente ai nostri risultati, una diminuzione della stessa
da 4 a 11 mm. di mercurio che non riveste nessun particolare significato. Per
ciò che riguarda la prova dei potenziali uditivi che studiano l'influsso
nervoso dalla periferia (ovvero dalla coclea che è una parte dell'orecchio
interno) fino ai nuclei del tronco encefalico, si può affermare che le
vie multiple sono normali fino ai nuclei della base cerebrale. L'andamento regolare
del tracciato elimina formalmente un'allucinazione uditiva di tipo epilettico.
Il gruppo medico francese si è anche soffermato sullo studio della funzione
fonatoria: le modificazioni di movimento dell'ago sul misuratore di impedenza
indicano le variazioni del funzionamento laringeo; inversamente l'immobilità
dell'ago indica un'immobilità della laringe. Ebbene, durante i due periodi
muti dell'estasi (prima e dopo il Pater e il Gloria che recitano con la Vergine)
si ha totale cessazione del funzionamento laringeo (ago immobile) senza modificazione
del funzionamento dei muscoli della mimica facciale.
Conclusioni della perizia
Il fenomeno delle apparizioni di Medjugorje in Jugoslavia, studiato in diversi
periodi dell'anno 1984 su 5 veggenti, si rivela scientificamente inspiegabile.
L'osservazione clinica e strumentale condotta dall'equipe francese permette
di affermare che questi giovani sono normali, sani di corpo e di mente.
Gli studi clinici e paraclinici minuziosi realizzati prima, durante e dopo le
estasi conducono alla conclusione che scientificamente non esiste nessuna modificazione
patologica dei parametri oggettivi studiati: elettroencefalogramma, elettrooculogramma,
elettrocardiogramma, potenziali uditivi.
Quindi:
- non si tratta di epilessia, lo dimostrano gli elettroencefalogrammi
- non si tratta di sonno o di sogno, perché anche questo
lo dimostrano gli elettroencefalogrammi
- non si tratta di allucinazione nel senso patologico del termine.
Non è una allucinazione uditiva o visiva legata ad un'anomalia a livello
dei recettori sensoriali periferici (poiché le vie uditive e visive sono
normali).
Non è una allucinazione parossistica: lo dimostrano gli elettroencefalogrammi.
Non è una allucinazione di tipo onirico come possono essere osservate
nelle confusioni mentali acute o nel corso dell'evoluzione delle demenze atrofiche.
- non si tratta di isteria, di nevrosi o di estasi patologica,
perché i veggenti non hanno alcun sintomo di queste affezioni in tutte
le loro forme cliniche.
- non si tratta di catalessi, perché durante l'estasi
i muscoli della mimica non sono inibiti ma funzionano normalmente.
I movimenti di attenzione del globo oculare dei ragazzi cessano simultaneamente
all'inizio dell'estasi e riprendono immediatamente alla fine. Durante il fenomeno
estatico gli sguardi convergono e c'è come un faccia a faccia tra i veggenti
e la persona che è oggetto delle loro visioni.
Questi giovani hanno sempre un comportamento non patologico e ogni sera alle
ore 17.45 essi cadono in uno «stato di preghiera» e di comunicazione
interpersonale. Essi non sono degli emarginati, sognatori, stanchi della vita,
angosciati: sono liberi e felici, ben inseriti nel proprio paese e nel mondo
moderno.
A Medjugorje le estasi non sono patologiche e non c'è imbroglio. Nessuna
denominazione scientifica pare adatta a designare questi fenomeni.
Si potrebbero definire come uno stato di preghiera intensa, separata dal mondo
esterno, uno stato di contemplazione e di comunicazione coerente e sana, con
una persona distinta che essi solo vedono, odono e possono toccare.



Dr. Giacomo Mattalia - Dr. Luigi Frigerio
Come da accordi presi in precedenza con i Padri Francescani di Medjugorje ed
in particolare con Padre Slavko Barbarie, una parte dell'equipe medica italiana
torna in Jugoslavia nei giorni 8/9/10 marzo 1985.
Oltre al Dr. Luigi Frigerio di Milano e al Dr. Giacomo Mattalia di Torino che
erano già stati altre volte sul posto, questa volta sono con loro la
Dott.ssa Anna Maria Borgonovo, oculista dell'Ospedale di Treviglio Caravaggio
(Bg) e il Dr. Lorenzo Gribodo specialista in Otorinolaringoiatria, Patologia
cervice-facciale e Audiolo-gia, presso il Reparto ORL dell'Ospedale Molinette
di Torino (Primario: Prof. Filippin).
Lo scopo del viaggio consisteva in studi audiologici (impeden-zometria con timpanogramma
e studio del riflesso stapediale), nella prova con il laringofono elettronico
e in rilevazioni cliniche oculistiche quali lo studio della sensibilità
corneale, la valutazione dei riflessi fotomotore diretto e consensuale, l'ammiccamento
spontaneo, l'esame del fondo dell'occhio e il riflesso di accomodazione e convergenza.
L'esame impedenzometrico, per disguidi tecnici, è stato eseguito solo
in parte, ma già suggerendo per quanto consentito, una normale pervietà
delle vie acustiche periferiche e una fisiologica funzionalità del riflesso
stapediale.
La prova col laringofono elettronico viene eseguita solo su Vicka e per di più
nella sua casa, la sera dell'8/3/1985 alle ore 21,30 durante una apparizione
privata. Questa apparecchiatura, molto semplice sia come concezione che come
maneggevolezza, permette, sfruttando il movimento dei muscoli ausiliari della
faringe e del collo, la modulazione della voce ai laringectomizzati.
Invia infatti un'onda sonora che viene modulata dal movimento dei suddetti muscoli
e trasformata in voce parlata, sia pure metallica e monocorde, ma pienamente
intelleggibile. Eseguita questa prova su Vicka, fuori dall'estasi, essa risulta
positiva, ossia la voce «afona» della ragazza viene modulata perfettamente
dal laringofono e riprodotta fedelmente dal nastro magnetico. Durante la visione
invece, mentre all'inizio c'è un accenno brevissimo alla modulazione,
poi il laringofono è «muto», ovvero si sente solo l'onda
sonora dello strumento ma non modulata; e ciò nonostante che la mimica
labiale della veggente sia molto accentuata e che l'apparecchio venga mantenuto
ben adeso lateralmente alla cartilagine tiroidea.
Dal risultato ottenuto si può dedurre che durante il fenomeno estatico,
non sono messi in movimento dalla mimica dei veggenti i muscoli faringo-laringei.
Sarebbe auspicabile ripetere detto esperimento sulla stessa ragazza e su altri
veggenti, ma quella sera la Vergine avrebbe detto a Vicka sorridendo, che quell'esame
si poteva evitare in quanto non necessario.
Per ciò che riguarda lo studio oculistico eseguito su Marija, Ivanka
e Vicka si possono riassumere in modo schematico i seguenti risultati:
VICKA
| Durante estasi | Dopo estasi | |
| Sensibilità corneale | + - | + + |
| Riflesso fotomotore diretto | + | + |
| Esame fundus oculi | Normale | Normale |
| Ammiccamento spontaneo | Molto ridotto (ogni 15-20 sec.) | Normale |
MARJA
| Durante estasi | Dopo estasi | |
| Sensibilità corneale | + - | + + |
| Esame fundus oculi | Normale | Normale |
| Ammiccamento spontaneo | - | + + |
IVANKA
| Durante estasi | Dopo estasi | |
| Sensibilità corneale | - | + + + |
| Esame fundus oculi | Normale | Normale |
| Ammiccamento spontaneo | Ridotto | Normale |
Da queste indagini risultano alcuni fatti importanti: alcuni riflessi (per
esempio il riflesso fotomotore di costrizione pupillare alla luce) sono normali
e presenti sia fuori dall'estasi che durante l'apparizione. Invece l'ammiccamento
spontaneo (lubrificazione dell'occhio mediante la chiusura palpebrale) è
normale fuori dall'estasi (circa 12 volte al minuto) mentre durante l'apparizione
diminuisce sensibilmente.
L'assenza di sensibilità corneale durante l'apparizione e la
conseguente mancata chiusura dell'occhio al tatto sono un fatto straordinario.
Questo esclude la finzione poiché si tratta di un riflesso obbligato.
In presenza di malattia comportamentale oppure organica questo fenomeno tenderebbe
a persistere anche fuori dall'estasi. Ma questo non avviene nei ragazzi di Medjugorje.
Durante la 17a apparizione di Lourdes il medico presente osservò che
durante l'estasi Bernardette reggeva nella mano destra una candela accesa, mentre
la mano sinistra era lievemente sollevata con le dita un poco divaricate. La
fiamma della candela passava fra le dita ma la pelle non bruciava e la ragazza
non avvertiva dolore.
Dopo l'apparizione il medico toccò nuovamente la mano sinistra di Bernardette
con la fiamma della candela. Bernardette retrasse subito la mano e accusò
dolore.
Con modalità diverse e più complesse abbiamo verificato che nei
veggenti di Medjugorje durante l'estasi si verifica lo stesso fenomeno: è
abolita la sensibilità dolorifica (sensibilità protopatica) insieme
ai riflessi fondamentali di difesa.
Questi fatti non trovano in alcun modo una spiegazione scientifica esauriente.
Considerazioni sulle esperienze del prof. Joyeux
Egregio Prof. Spaziante,
Le fornisco alcune considerazioni personali sull'esperienza svolta dal Prof.
Joyeux e dalla sua équipe;
In primo luogo ritengo acquisito che i protagonisti siano persone del tutto
sane ed equilibrate, anche se ovviamente i loro caratteri differiscono nell'ambito
di una variabilità normale;
Ciò che colpisce, d'altra parte, è la similarità di comportamento
nel corso della stessa esperienza mistico-religiosa;
Ciò premesso mi sembra dimostrata la esclusione di manifestazioni patologiche
o anomale in senso lato ed, in particolare, di allucinazioni collettive sia
di tipo ipnagogico (l'EEG è tipico della veglia) sia di tipo psicotico
(comportamento del tutto normale prima e dopo l'estasi; assenza di fenomeni
di influenzamento particolari e costanti in quanto non sempre le stesse persone
si ritrovano insieme); anche la narcolessia mi sembra da escludere sia per la
sua rara frequenza (ed in questo caso si tratta di varie persone dello stesso
villaggio) sia per l'assenza delle sue tipiche manifestazioni cliniche.
Passando ora alle considerazioni sugli esami strumentali:
a) L'EEG permette di stabilire con assoluta sicurezza che nelle fasi precedenti,
contemporanee e successive all'estasi è costante mente mantenuta la fase
di veglia. L'attività elettrica cerebrale fondamentale è costituita
dalla presenza del ritmo alpha che è notoriamente associato ad uno stato
di veglia tranquilla, il passaggio ad attività rapide correlato a focalizzazione
della attenzione non dipende, nel caso specifico, da stimoli esterni ma unicamente
da stimolazioni di tipo interno legate alla peculiare loro Esperienza.
b) Per quanto riguarda la funzione oculare-visiva, la presenza dei riflessi
elementari (riflesso fotomotore in particolare) depone per l'integrità
anatomo-funzionale di strutture periferiche; la netta riduzione (o assenza)
del riflesso di ammiccamento (o alla minaccia o spontaneo), come del resto la
riduzione dei movimenti oculari di esplorazione, depone per una condizione di
«deafferentazìone funzionale» della corteccia cerebrale durante
l'estasi, il che concorda pienamente con i risultati forniti dall'EEG.
c) Lo studio della funzionalità cardiaca mi sembra di per sé meno
specifico, in quanto nel corso di una stessa esperienza emozionale vi può
essere, da un soggetto all'altro, una variazione funzionale con prevalenza ortosimpatica
o parasimpatica.
d) La presenza dei potenziali evocati uditivi precoci depone per una normale
conduzione delle vie uditive sino al tronco cerebrale nel corso dell'estasi.
e) Lo studio della funzione di fonazione offre risultati che con cordano con
quanto già evidente dall'osservazione.
Se mi posso permettere una osservazione, giudicherei interessante in questo
caso l'esecuzione dei potenziali evocati cerebrali corticali, per dimostrare
se vi sia un normale arrivo di stimolazioni periferiche (visive, acustiche,
somatosensoriali) alla corteccia cerebrale; vi è poi un esame
sofisticato consistente nella registrazione dell'onda di aspettativa
(onda CNV di Grey Walter) che però, presumibilmente,
risulterebbe assente.
In conclusione, mi sembra che gli Autori abbiamo dimostrato nel modo più
convincente la assenza di qualsiasi elemento patologico o anomalo in senso lato
in questi giovani e che la loro estasi sia assolutamente priva di elementi patologici
dal punto di vista cli-nico e psicologico, anche se ovviamente tale studio non
entra in merito alla Esperienza stessa sul piano morale-religioso.
Dott. Emilio Mariani
(da: CIELO APERTO - MEDJUGORJE di G. Spaziante Ed. MIMEP-DOCETE)
Dr. Giacomo Mattalia
Al ritorno dalla missione scientifica dell'8-9-10 marzo 1985, era maturo il
momento propizio per la fondazione dell'A.R.PA. (Associazione Regina Pacis)
che ebbe atto notarile, alla presenza di alcuni medici dell'equipe di ricerca
su Medjugorje tra cui il Dr. Frigerio, il Dr. Mattalia e il Dott. Farina, il
28 marzo 1985 a Monza nello studio del Notaio Carlo Mussi.
Riportiamo in sintesi l'atto di fondazione:
Istituzione dell'Associazione Regina della Pace-ricerche scientifiche per l'aiuto alla vita. (A.R.PA.).
In data 28.03.1985 è stata costituita, con atto a ministero Notaio Dott.
CARLO MUSSI di Monza, con la forma dell'Associazione Non Riconosciuta (art.
36 C.C.) l'«Associazione Regina della Pace-Ricerche Scientifiche per l'Aiuto
alla Vita (A.R.PA.)».
Essa si propone di contribuire alla ricerca culturale e scientifica, in particolare
medica, sulla vita, e in particolare sulla vita prenatale, nella piena condivisione
della concezione cristiana della intangibilità e sacralità della
stessa.
I promotori dell'Associazione: Dott. Luigi Farina, Presidente del Consiglio
di Amministrazione: Dr. Giacomo Mattalia, Consigliere: Dr. Luigi Frigerio, Consigliere:
Dr. Dario Maggioni, Consigliere: Avv. Ambrogio Sangalli, Vicepresidente del
Consiglio di Amministrazione ed inoltre Rag. Sandro Barni, Rag. Alberto Fumeo,
Marco Arosio, membri del Collegio dei Revisori, Dr. Paolo Arosio, Dr. Angelo
Maggioni, Dr. Leo Aletti, membri, unitamente al Dr. Luigi Frigerio, al Prof.
Dr. Augusto Ferrari, al Prof. Dr. Giovanni Battista Candiani, al Dr. Maurizio
Solca del Comitato Scientifico, sono stati mossi nel loro gesto dall'esigenza
morale, resa vivissima dall'esperienza vissuta a Medjugorje (Jugoslavia), ove
cinque giovani affermano di avere ormai da più di quattro anni l'Apparizione
della Beata Vergine, di concretamente operare soprattutto da un punto di vista
culturale, pur nei limiti delle loro capacità e dei loro mezzi, perché
gli insegnamenti della MADONNA e della Chiesa per la Pace possano raggiungere
un sempre maggior numero di uomini, permeandone la vita.
Oltre alla Sezione a difesa della vita è presente nell'A.R.PA. una seconda
Sezione per lo studio apologetico del rapporto tra la «natura umana»
e il «soprannaturale». Ecco in proposito cosa afferma uno stralcio
dello Statuto:
Nello spirito dell'Associazione Regina della Pace definito
nell'atto di fondazione legale in data 28.3.85, si è deciso di creare
una sezione culturale-scientifica con scopo apologetico per mettere in luce
l'armonia della Scienza con la Fede.
Tutti gli aderenti si impegnano a lavorare in perfetta sintonia con il Magistero
della Chiesa, con particolare riferimento al Suo Capo visibile, il Santo Padre.
Il primo «Dossier» apologetico riguarda lo studio degli interventi
soprannaturali nella natura umana:
- guarigioni
- «miracoli»
- visioni, estasi
- locuzioni
- vita spirituale
- vita mistica
- etc.
e questo con particolare riferimento agli avvenimenti soprannaturali riconosciuti
come autentici dal Magistero ecclesiastico.
Questi studi coinvolgono quindi:
- la Medicina, specialmente, la psicologia medica, la neuropsichiatria, l'igiene
mentale, la genetica, etc.
- la Filosofia, particolarmente, la filosofia della natura, la psicologia, la
filosofia morale, la filosofia della storia, la cosmologia...
- la Teologia, teologia spirituale e mistica, teologia morale e pastorale, la
teologia della storia
- la pedagogia, l'insegnamento della religione, la catechesi, l'educazione cristiana,
la famiglia.
A questa sezione partecipano anche diversi consulenti ecclesiastici fra cui:
- Mons. Paolo Hnilica
- L'Abbé Rene Laurentin
- Padre Gabriele Amorth
- Don Luigi Bianchi
- Padre Massimo Rastrelli
- Padre Luca Cirimotic e numerosi altri.
Come emerge chiaramente dalla seconda Sezione, ecco che in questa ottica, l'A.R.PA. poteva sostenere in parte anche gli studi medici che stavamo compiendo a Medjugorje e la raccolta indaginosa delle guarigioni straordinarie che colà avvengono.
Dr. Giacomo Mattalia
Col passare dei mesi era emerso sempre più chiaramente in noi, medici
coordinatori, l'esigenza di studi più raffinati che dessero un taglio
radicale a tutte le incertezze che rilevamenti puramente clinici comportano.
Soprattutto stuzzicava la nostra ricerca e sete di maggiori informazioni un
esame che l'equipe francese di Montpellier in parte aveva eseguito, ma che per
la brevità del fenomeno estatico era rimasto incompleto: ovvero lo studio
dei Potenziali evocati uditivi visivi e somato-sensitivi.
Anche il Dr. Mariani, neurologo degli I.C.P. di Milano, in una sua lettera esprimeva
la necessità di indagare ulteriormente in questa direzione e con questo
tipo di tests. Volendo tuttavia, a tutti i costi, portare a compimento questi
rilevamenti, si aprirono innanzi a noi nuovi problemi organizzativi e tecnici.
Nel giugno '85 iniziarono alcune consultazioni con l'Amplifon di Torino (che
già in precedenza aveva collaborato fornendoci altri strumenti audiologici)
e in un secondo tempo con la sezione milanese della medesima Società
che negli ultimi mesi aveva approntato un nuovo apparecchio scientifico (AMPLAID
MK 10) che poteva, pur nei limiti della trasportabilità (è grande
poco più di un televisore) fornirci l'acquisizione dei potenziali evocati
per l'analisi clinica delle vie sensoriali e ncurali uditive, somalo-sensitive
e visive. Con questo esame, in pratica, noi potevamo studiare, ovviamente senza
la collaborazione dei veggenti, le reazioni della loro corteccia cerebrale durante
il fenomeno estatico che a Medjugorje si ripete ormai ogni giorno da cinque
anni alle ore 17,45 circa.
Nel mese di luglio '85 si tenne a Madonna di Campiglio una prima seduta di lavori
di programmazione per questo nuovo viaggio, nel quale il giudizio sull'estasi
e sui ragazzi non sarebbe stato soggettivo (affidato cioè totalmente
all'esperienza clinica dei medici) ma oggettivo, con risposta su grafico elaborato
dalle stampanti dei computer che avremmo portato con noi.
Volevamo cioè, essere ancora meno criticabili nei nostri giudizi e risultati,
evitando la conclusione qualunquistica di chi affermava che essendo, alcuni
dei medici del gruppo di ricerca cattolici, essi giungevano inequivocabilmente
ad un risultato positivo su queste apparizioni.
I nostri contatti frequenti ed insistenti con l'Amplifon convinsero il Direttore
del Marketing non solo a consegnarci in prestito il prezioso strumentario scientifico
ma ad affiancarci un ingegnere elettronico per tutti i problemi tecnici, di
taratura e di interpretazione legati a questo computer.
Il nostro impegno organizzativo proseguì in una successiva riunione di
lavoro a S. Margherita Ligure nell'agosto '85, quando decidemmo di invitare
per questa nuova missione, qualificati esponenti del mondo della scienza ed
in particolare della neurofisiologia.
Fu così che interpellammo un famoso neuro-psico-farmacologo italiano
che aveva studiato a lungo presso la Columbia University, esperto nella fisiopatologia
del dolore e del suo trattamento. Costui aveva negli ultimi anni messo a punto
un Algometro elettronico, ovvero un sistema per il rilevamento
della soglia al dolore di tipo termico sulla superficie cutanea. Dopo essersi
dimostrato assai contrariato ed incredulo su ciò che gli era stato esposto,
accettò l'invito per sperimentare direttamente sui veggenti, attraverso
il suo strumento, l'eventuale anestesia superficiale da noi già rilevata
in precedenza con metodi molto più semplici ma non per questo meno efficaci.
Anzi affermò: «Vengo in Jugoslavia, ma non per giungere alla conclusione
che voi attendete, ma per dimostrare una volta per tutte che si tratta di una
farsa!» Inutile aggiungere che dovette poi ricredersi su tutto ciò
che aveva detto.
Anche un altro esimio neurofisiologo del CNR, il Dr. Marco Margnelli, accettò
l'invito. Costui aveva studiato a lungo fenomeni estatici, mistici e aveva cercato
ripetutamente una spiegazione in linea puramente scientifica a questi fenomeni.
Aveva pubblicato inoltre numerosi lavori in proposito.
Nei giorni immediatamente precedenti la partenza, furono coinvolti anche il
Prof. Bigi, immunologo e fisiopatologo dell'Università di Milano, il
Dr. Paolo Maestri otorinolaringoiatra, quale esperto di potenziali evocati uditivi
e il Dr. Gagliardi in qualità di psicologo.
Dr. Luigi Frigerio
Nell'agosto del 1985 maturò fra noi l'idea che una équipe italiana
di medici si recasse a Medjugorje durante il successivo mese di settembre per
completare una parte degli studi che ci eravamo proposti.
In questo caso la varietà della competenza e la ricchezza della strumentazione
scientifica a nostra disposizione imponeva una analisi più approfondita.
Il gruppo era così composto:
- Dr. Luigi Frigerio e Dr. Giacomo Mattalia medici coordinatori
- Prof. Giuseppe Bigi - Fisiopatologo - Università Milano
- Dr. Giorgio Gagliardi - Cardiologo e Psicologo
- Dr. Paolo Maestri - Otorinolaringoiatra
- Prof. Marco Margnelli - Neurofisiologo
- Dr. Raffaele Pugliese - Medico Chirurgo
- Prof. Maurizio Santini - Neuropsicofarmacologo - Università di Milano.
L'equipe era coadiuvata da un ingegnere elettronico, Saverio Brighenti, per
l'assistenza alla strumentazione scientifica e disponeva di diverse apparecchiature,
di cui alcune piuttosto sofisticate:
1) Un algometro elettronico per lo studio della sensibilità nervosa termo
dolorifica. Si tratta di uno strumento idoneo a valutare la soglia del dolore
nell'unità di tempo misurata in decimi di secondo per una stimolazione
di intensità prestabilita (per esempio 50° Centigradi).
2) Due estesiometri corneali per analisi della sensibilità oculare evocata
da uno stimolo tattile. Si tratta di un manipolo sormontato da un filo di naylon
la cui lunghezza è variabile. Accorciando la lunghezza del filo aumenta
la rigidità della setola e dunque il peso in grammi aumenta quando lo
strumento viene appoggiato sulla cornea (pesata minima 4 mg.; pesata massima
190 mg.)
3) Un poligrafo multicanale (Lafayette-Diplomat one) di fabbrica zione statunitense
per lo studio contemporaneo della frequenza respiratoria, della pressione arteriosa,
della frequenza cardiaca, della resistenza elettrica cutanea e della portata
vascolare perife rica (pletismografia). Si tratta di uno strumento assai sensibile
capace di valutare qualsiasi variazione emotiva in rapporto a modificazioni
ambientali esterne e/o interne al soggetto esaminato.
4) Un apparecchio AMPLAID MK 10 (Amplifon) per l'acquisizione dei potenziali
evocatie per l'analisi clinica delle vie sensoriali uditive, somatiche e visive.
Risulta così possibile registrare la risposta del cervello umano (tronco
cerebrale e corteccia) a stimoli esterni di volta in volta somministrati. Un
computer analizza queste risposte e fornisce il risultato su un pannello luminoso
e su carta, memorizzando i dati anagrafici e aritmetici.
5) Un impedenzometro AMPLAID 709 (Amplifon) per la registrazione del timpanogramma
e la ricerca dei riflessi uditivi fondamentali: esame della coclea - nervo acustico
- nervo facciale e muscolo stapedio.
6) Una telecamera per lo studio della pupillometria (variazioni dei diametri
della pupilla in relazione a modificazioni della luminosità ambientale
e/o del tono del sistema nervoso vegetativo) e per la registrazione degli avvenimenti
in esame. Abbiamo in tal modo documentato ogni nostro intervento eseguito prima,
durante e dopo l'estasi dei ragazzi veggenti di Medjugorje.
Dr. Marco Margnelli
Scopo della presente indagine è stato lo studio di alcuni parametri
fisiologici elementari in tre soggetti di giovane età, Jakov Colo, Ivan
Dragicevic e Marija Pavlovic che da diverso tempo, a Medjugorje, in Jugoslavia,
hanno, quotidianamente, episodi di alterazione della coscienza, definiti estasi,
durante i quali apparirebbe loro la Vergine Maria.
Nella letteratura medico-scientifica e in quella agiografica esistono diverse
segnalazioni sullo stato di alcuni di questi parametri nel corso di stati alterati
di coscienza definiti «estasi» (per una rassegna di questa letteratura
cfr.: M. Margnelli, La droga perfetta: neurofisiologia dell'estasi,
Riza Scienze, 3 marzo 1984) e, pertanto, un primo obbiettivo del presente studio
è stato quello di mettere a confronto le eventuali variazioni dei parametri
fisiologici studiati a Medjugorje con i dati della letteratura.
Per accettare scientificamente un'estasi come autentica è punto centrale
la dimostrazione che il soggetto che la vive sia completamente «assente»
al mondo circostante: il controllo oggettivo di questa circostanza nei veggenti
di Medjugorje è stato il secondo obbiettivo del presente studio. Lo stesso
controllo, tralasciando di considerare le esigenze della teologia, si può
anche considerare un eccellente criterio'per escludere la frode.
Infine, poiché l'estasi religiosa è uno stato poco studiato e
incompletamente conosciuto da un punto di vista neurofisiologico, si ritiene
che il presente studio abbia costituito un'eccellente occasione per raccogliere
dati obbiettivi di futuro, grandissimo, interesse scientifico.
Procedura
I dati sono stati raccolti mediante un poligrafo portatile Lafayette, tipo
Diplomat I, di fabbricazione statunitense. Esso permette la registrazione su
carta di sei parametri:
1) 2 tracciati pneumografici da due derivazioni indipendenti, costale e diaframmatica;
2) un tracciato dell'attività elettrodermica, espressa in variazioni
fasiche e toniche della resistenza elettrica della cute della faccia palmare
di una mano (misurazione nota anche come reflessologia psico-galvanica);
3) del tracciato pletismografico del polpastrello di un dito, espresso come
variazioni di opacità del tessuto a un raggio luminoso;
4) un tracciato della pressione arteriosa;
5) una stima indiretta della frequenza cardiaca, calcolabile sia dal tracciato
pletismografico che da quello pressorio.
Nella letteratura psichiatrica, psicologica e medico-legale questi stessi indici
vengono designati anche come parametri psicofisiologici.
Nel pomeriggio del 7 settembre 1985 ho provveduto alla registrazione di tali
indici in condizioni basali da Jakov Colo, da Ivan Dragicevic e da Marija Pavlovic,
in modo tale da disporre successivamente di valori di riferimento con i quali
porre a confronto il comportamento degli stessi indici durante le cosiddette
estasi.
A tale scopo, i tre veggenti, a turno, dopo la posizionatura dei vari elettrodi
di registrazione, sono stati invitati a restare per qualche minuto seduti, immobili
e a occhi chiusi, mentre il poligrafo registrava i dati di baseline.
Più tardi, nello stesso pomeriggio del 7 settembre e poi il giorno 8
e 9 settembre, sono invece stati registrati gli stessi indici psicofisiologici
durante due estasi di Jakov Colo e una di Ivan Dragicevic.
Allo scopo, circa 10 minuti, prima delle estasi si è proceduto alla posizionatura
degli elettrodi di registrazione e al controllo che il poligrafo fosse regolarmente
funzionante. La registrazione vera e propria (e la regolazione delle amplificazioni
sui vari canali di registrazione) cominciava non appena i veggenti iniziavano
la preghiera in comune, a voce alta, l'interruzione della quale, abitualmente,
segna l'inizio dell'estasi.
In tutte e tre le registrazioni durante i periodi estatici non è stato
possibile registrare la pressione arteriosa: Jakov Colo ha rifiutato di indossare
il manicotto gonfiabile in quanto gli provocava dolore; durante l'estasi di
Ivan Dragicevic mi è mancato il tempo per attivare il canale di derivazione.
Tuttavia, diversi dei medici presenti hanno provveduto a rilevare sia il polso
radiale che la pressione arteriosa dei tre veggenti, sia prima che durante che
dopo le estasi. Tali dati vengono, in parte, utilizzati nel presente studio
e discussi insieme a quelli ottenuti col poligrafo.
Le condizioni in cui sono avvenute le registrazioni hanno comportato diverse
difficoltà.
Innanzitutto la posizione inginocchiata si discostava non solo da quella in
cui sono stati registrati gli indici di baseline, ma anche dalle condizioni
in cui normalmente si registra un baseline psicofisiologico clinico.
In tale posizione, per esempio, il pletismografo registrava da un polpastrello
di un dito lasciato pendere lungo il corpo, introdu-cendo la pressione idrostatica
passiva come fattore di disturbo della misurazione.
Altrettanta importanza, nella valutazione dei pneumogrammi ha il fatto che i
veggenti «parlano» durante le estasi e poi, anche, pregano.
Notevoli difficoltà, infine, sono derivate dalla brevità delle
estasi stesse: la mancanza di tempo, in particolare durante la registrazione
dell'estasi di Ivan Dragicevic del 9 settembre, ha addirittura impedito di registrare
tre dei cinque parametri in programma.
Si è avuta l'impressione che l'affollamento di medici e lo schieramento
di strumenti scientifici abbiano disturbato i veggenti: è un fatto che
la durata delle estasi fosse notevolmente inferiore alle medie abituali.
![]() |
Pletismogramma derivato dal polpastrello del terzo
dito della mano sinistra di Ivan Dragicevic. A. Tracciato ottenuto in condizione di riposo (7 settembre 1985, ore 16.15). B. Tracciato ottenuto durante un episodio estatico (9 settembre, ore 18.45). Si noti in B la drastica riduzione dell'ampiezza dell'onda dicrota. I e il segnale indicato dalla freccia evidenziano l'inizio dell'estasi. |
RISULTATI
Estasi di Jakov Colo del 7 settembre 1985, ore 18,45.
L'episodio è durato 75 secondi.
La frequenza cardiaca immediatamente prima dell'estasi era di circa 156 puls/min.
Nei primi 10 secondi dell'estasi è passata a 180 puls/min. e, successivamente,
si è stabilizzata su valori di circa 130 puls/min., valore che si è
riscontrato anche alla fine dell'episodio estatico.
Altrettanto notevole è stata la variazione del tracciato pietismo-grafico:
rispetto a un valore quantitativo medio di controllo (ampiezza delle onde dicrote
in millimetri) di mm. 23,8 si è osservata una riduzione a mm. 16,6 con
una amplificazione circa 2,5 volte maggiore rispetto all'amplificazione con
cui erano stati registrati i valori di baseline.
Il pneumogramma, oltre a dimostrare una frequenza respiratoria inferiore al
valore di riferimento (18/min. invece che 22/min.) dimostra una modificazione
della forma dei singoli cicli in/espira-tori. In particolare, si osserva che
il tratto ascendente (fase inspira-toria, I) dei singoli pneumogrammi è
verticale, mentre il tratto discendente (fase espiratoria, E) è rettilineo,
con una pendenza di 45 gradi. Inoltre, tra la fase I e la fase E, c'è
un piccolo plateau dentellato: si tratta di segni indicativi che il soggetto
sta parlando.
L'attività elettrodermica è caratterizzata da uno slivellamento
progressivo della linea di base e da numerose, piccole variazioni cupoliformi
della resistenza elettrica cutanea, sincrone con gli atti respiratori. Lo slivellamento
della linea di base è un dato significativo e verrà discusso più
avanti. Le variazioni fasiche vanno considerate artefatti.
Un'analisi dinamica, in funzione della durata di tutto l'episodio estatico,
delle variazioni dei parametri psicofisiologici appena descritte permette di
identificare un:
a) periodo prodromico, temporalmente collocato nei 15 secondi che precedono
la caduta in estasi, mentre il veggente sta recitando a voce alta la preghiera
che innescherà la caduta in estasi, durante il quale il tracciato pletismografico
rivela una irrorazione capillare ancora più ridotta rispetto a quella
che si documenterà durante l'estasi vera e propria;
b) immediatamente dopo l'inizio dell'estasi le onde dicrote diven tano un po'
più ampie e per circa 30 secondi si stabilizzano su valori che sono circa
il 30-40% di quelli di riferimento;
c) nella seconda metà dell'estasi, l'ampiezza delle onde dicrote aumenta
ulteriormente fino al 60-70% dei valori di controllo;
d) immediatamente dopo il termine dell'estasi, l'ampiezza delle onde balza a
valori che sono quattro volte più ampi dei valori del periodo prodromico
e due volte e mezza quella della prima metà dell'estasi (effetto rebound).
Durante tutta l'estasi, infine, la linea di base del tracciato pletismografico
mostra delle oscillazioni sincrone con i cicli in/espiratori.
Per quanto riguarda il tracciato elettrodermico, come si è già
detto, si è osservato un progressivo slivellamento della linea di base
che dimostra un progressivo aumento della resistenza cutanea con il progredire
dell'estasi.
Nel pneumogramma, oltre alle descritte caratteristiche morfologiche dei singoli
pneumogrammi, si osserva un breve episodio di apnea, intercorso circa 25-30
secondi dopo l'inizio dell'estasi, durato circa 10 secondi, dopo del quale si
osserva una polipnea caratterizzata da cicli superficiali, di variabile ampiezza
e di variabile morfologia dei tratti I ed E.
Estasi di Jakov Colo dell'8 settembre 1985, ore 18,45.
L'episodio è durato 49 secondi.
Le modificazioni della frequenza cardiaca e delle onde pietismo-grafiche descritte
durante la prima estasi, si sono verificate esattamente identiche anche in questo
secondo episodio.
La frequenza cardiaca media è stata di 156 puls/min.
L'ampiezza delle onde dicrotiche è stata mediamente a un terzo del valore
di controllo.
Qualche lieve differenza tra prima e seconda estasi si è osservata nel
peumogramma e nel tracciato elettrodermico.
Il pneumogramma dimostra una respirazione affrettata che, tuttavia si può
giustificare col fatto che nella seconda parte dell'estasi il veggente pregava
a voce alta.
La resistenza elettrica cutanea, invece, è rimasta costante per tutta
la durata dell'estasi, senza slivellamenti della linea di base e senza le variazioni
fasiche, sincrone con gli atti respiratori descritte nel tracciato della prima
estasi.
Da un punto di vista dinamico, soprattutto nel pletismo-gramma, come nella prima
estasi, si riescono a identificare nettamente,
1) periodo prodromico (circa 10-15 secondi), durante il quale l'ampiezza delle
onde dicrote è addirittura inferiore a quella che si registrerà
durante l'estasi;
2) il periodo estatico, durante il quale l'ampiezza delle onde è pressoché
costante al valore di un terzo di quello di riferimento (circa 40 secondi) e
3) il fenomeno del rimbalzo (rebound), immediatamente successivo alla fine dell'estasi,
per il quale l'ampiezza delle onde pletismografiche aumenta velocemente fino
a valori che superano quelli di controllo.
Circa 3 minuti dopo la fine dell'estasi le onde dicrote, registrate con la stessa
amplificazione con la quale erano state registrate nell'esame di baseline il
7 settembre, avevano un'ampiezza di circa un terzo maggiore dei valori di controllo.
Estasi di Ivan Dragicevic del 9 settembre 1985, ore 18,45.
L'episodio è durato circa 60 secondi.
Purtroppo per diverse ragioni tecniche (malfunzionamento dello strumento di
registrazione, spostamento del sensore di stiramento per la registrazione del
pneumogramma, artefatti di movimento) e circostanziali (brevissimo periodo prodromico,
tentativo di registrazione dell'elettroencefalogramma) è stato registrato
un tracciato dì qualità scadente.
In pratica, risulta leggibile solo il pletismogramma e, anche questo, solo a
tratti.
Nondimeno, la riduzione di ampiezza delle onde dicrote osservata e descritta
nelle due estasi di Jakov Colo, si osserva molto nettamente anche in questo
tracciato.
Addirittura, la diminuzione di ampiezza delle onde sembra ancora più
imponente di quella osservata nell'altro veggente.
Non è possibile identificare i momenti dinamici identificati nelle estasi
di Jakov, anche se, all'immediato inizio del tracciato, le onde dicrote sono
di ampiezza minima (4 mm) e raddoppiano nei successivi 15 secondi.
La frequenza cardiaca è rimasta costante per tutta l'estasi sulle 132
puls/min.
Immediatamente prima di quello che è stato definito periodo prodromico
(in pratica mentre avveniva la posizionatura degli elettrodi) il polso era di
96 puls/min e la pressione arteriosa di 130/90 mm/Hg.
COMMENTI
A) L'attività elettrodermica.
L'andamento di questo parametro nel corso di un evento come quello che si manifesta
nei giovani veggenti di Medjugorje, può fornire tre tipi diversi di informazioni:
1) sul livello di vigilanza e/o sul livello di attivazione sia nervoso centrale
che nervoso vegetativo;
2) segnalare il verificarsi di modificazioni fasiche della resistenza elettrica
cutanea ovvero segnalare il verificarsi di emozioni transienti;
3) fornire informazioni indirette sullo stato di attività o riposo di
aree o porzioni del sistema nervoso centrale.
Si è visto che nella prima estasi di Jakov Colo si è verificato
uno slivellamento della linea di base del tracciato elettrodermico: la resistenza
elettrica cutanea è aumentata in modo lento e progressivo durante il
corso dell'estasi: è quella che in psicofisiologia si definisce variazione
tonica, variazione del livello di «tensione» in un sistema.
L'aumento della resistenza può essere essenzialmente attribuito ad una
diminuzione del tono vegetativo centrale in quanto si trovano segni esattamente
paralleli della stessa diminuzione sia nel pletismogramma che nei valori istantanei
della frequenza cardiaca.
Nel pletismograrnma, l'ampiezza delle onde dicrote, minima poco prima e subito
dopo l'inizio dell'estasi, aumenta progressivamente lungo il corso dell'evento
fino a raggiungere il 60-70% dei valori di riferimento.
La frequenza cardiaca, invece, da un valore di ben 180 puls/min. nei primi 10
secondi dell'estasi, cala a 130 puls/min. nei successivi 10 secondi e rimane
poi pressoché costante su tale valore fino alla fine dell'estasi.
Poiché la resistenza elettrica della pelle è, innanzitutto funzione
dello stato di sudorazione distrettuale, la variazione tonica osservata durante
la prima estasi di Jakov indica che la pelle dei polpastrelli del II e del III
dito della mano sinistra è andata leggermente asciugandosi durante il
pur breve corso dell'evento.
E poiché, a sua volta, la sudorazione delle mani è regolata del
sistema simpatico, l'analisi della resistenza cutanea durante la prima estasi
di Jakov dimostra che c'è uno stato di ipertonia simpatica
all'inizio dell'estasi, e che tale ipertonia si attenua nel corso dell'evento.
Come si vedrà, lo stato di ipertonia simpatica è dimostrabile
anche con l'analisi di altri parametri psicofisiologici, non solo presi in considerazione
in questa ricerca ma anche in quelle di altri medici presenti a Medjugorje nella
stessa occasione.
L'altro risultato importante ottenuto mediante l'analisi dei tracciati elettrodermici
è la totale assenza di variazioni fasiche della resistenza
elettrica cutanea.
Nei soggetti in normale stato di vigilanza, brusche variazioni della resistenza
sono frequenti e ampie (qualche esempio si può vedere nel baseline di
Marija Pavlovic, allegato al presente studio) e, in genere, segnalano una emozione.
La loro assenza nei tracciati di Jakov assume un duplice significato: innanzitutto
che il soggetto era assente dalla realtà e, secondariamente,
che l'evento psichico che sta vivendo non contiene stimoli emozionali.
Quanto al primo significato, esso va inteso in senso strettamente probante:
il cosiddetto riflesso psicogalvanico è un indice estremamente sensibile.
Durante una registrazione di baseline clinico che fosse eseguita in un ambiente
simile a quello in cui è stata registrata l'attività elettrodermica
di Jakov in estasi, il tracciato sarebbe costellato di segnali fasici dovuti
a voci, rumori, movimenti delle persone, luci e così via (volendosi riferire
ancora al baseline di Marija Pavlovic, si tenga presente che durante quella
registrazione, la veggente teneva gli occhi chiusi).
Dunque, durante l'estasi, se non si fosse verificata un'autentica estraneazione
dall'ambiente si sarebbero potute registrare risposte psicogalvaniche spontanee
e anche provocate. Il professor Santini, infatti, durante le stesse estasi ha
stimolato gli occhi di Jakov con un cstesiometro corneale e, con un algometro
termico, varie aree cutanee. Mi ero dunque preparato a osservare se all'istante
delle stimolazioni comparisse un segno nel tracciato elettrodermico. Non è
successo nulla.
Pertanto, se un'estasi è innanzitutto «alienazione dei sensi»,
ciò che vive Jakov può essere un'autentica estasi.
Quanto al secondo significato che si può attribuire all'essenza di variazioni
fasiche della resistenza cutanea, e cioè che l'evento che si svolge nella
mente dell'estatico sia privo di stimoli emozionali, esso è meno sicuro.
Essendo un dato che viene rilevato per la prima volta in senso assoluto, la
correttezza dell'interpretazione può essere rimandata a future osservazioni.
Quanto all'estasi di Ivan Dragicevic, l'elettrodermogramma non è stato
registrato.
B) La pletismografia.
Questo indice misura le variazioni di volume del sangue nel polpastrello di
un dito. Nel poligrafo impiegato a Medjugorje la misurazione è realizzata
con metodo ottico: un apposito sensore registra le variazioni di trasparenza
che intervengono in una piccola porzione di tessuto del segmento corporeo preso
in esame. La trasparenza è direttamente proporzionale al contenuto ematico
del tessuto stesso.
In fase con un ciclo cardiaco, dunque, si realizza una variazione di trasparenza
che segue l'arrivo periferico della gettata sistolica, il suo passaggio attraverso
il letto capillare e il suo allontanamento nel letto venoso. Ne risulta una
variazione di trasparenza a forma di onda difasica, detta onda dicrota.
Nel poligrafo Lafayette, la registrazione avviene in modo tale che la penna
del registratore ritorni, dopo ogni onda, ad una linea di base costante, detta
anche linea di centro, che è indicativa, per così dire, della
trasparenza (o della opacità) costante del tessuto. In realtà,
segnala la quantità di sangue contenuta nel tessuto al punto morto diastolico
e cioè indica lo stato di contrazione/rilasciamento dei vasi capillari.
Le variazioni della linea di base, a loro volta, sono indicative di variazioni
del tono capillare e possono essere di due tipi, fasiche quando sono di breve
durata, toniche quando la linea di base si slivella in modo progressivo e costante,
per tempi lunghi.
Durante le estasi di Jakov Colo sono stati osservati diversi eventi fasici e
tonici:
a) una notevole diminuzione dell'ampiezza delle onde dicrote rispetto
ai valori di controllo, cioè a dire, uno stato di notevole
ipertonìa capillare, con conseguente marcata diminuzione del flusso ematico
locale;
b) delle variazioni di ampiezza delle onde dicrote che, potendo essere messe
in relazione costante con diversi momenti dell'estasi, permettono di descrivere
un periodo prodromico, un periodo di stato e un fenomeno di rimbalzo
(rebound).
Seppure con minore chiarezza, le stesse osservazioni sono state fatte nel pletismogramma
dell'estasi di Ivan Dragicevic.
Tali fenomeni indicano, in ambedue i veggenti, uno stato di
notevole ipertonia adrenergica periferica, stato che era già
ipotizzabile dall'analisi dei tracciati elettrodermici di Jakov.
E' importante sottolineare che la fenomenologia pletismografica è costante:
si riscontra in due estasi successive nello stesso soggetto e si ritrova in
un'altra avuta da un soggetto diverso.
L'organismo di ambedue i veggenti si trova in uno stato di allerta ergotrofica
e, come si vedrà più avanti, ciò è determinante
sia per giudicare dell'autenticità dell'estasi, che per ipotizzare l'esistenza
di un trigger dell'entrata in estasi, che, infine, per abbozzare una interpretazione
neurofisiologica dell'estasi stessa (R. Fisher, A cartography of thè
ecstatic and meditative states, Science, 174, 1971, 897-904. E. Gellhorn
e W.E. Kiely, Mystical states ofcon-sciousness: neurophysiological and clinical
aspects, J.Nerv. Ment. Dis. 154, 1972, 399-405).
C) La frequenza cardiaca
La frequenza cardiaca durante l'estasi è calcolabile direttamente dal
tracciato pletismografico.
Sia Jakov Cólo che Ivan Dragicevic, durante le estasi, fanno registrare
frequenze cardiache molto elevate: 150 puls/min. Jakov, 130 puls/min. Ivan.
I valori di riferimento (e cioè quelli ottenuti durante la seduta di
baseline) erano, rispettivamente, di 96 e 84 puls/min.
Anche Marija Pavlovic, alla quale polso e pressione arteriosa durante le estasi,
sono stati misurati a turno dai vari medici presenti, aveva valori basali di
frequenza tra 80 e 96 puls/min. (si veda anche il tracciato di baseline allegato
al presente studio) e valori, durante le estasi, tra le 125 e le 135 puls/min.
I valori della frequenza cardiaca dimostrano, di nuovo, lo stato di ipertonia
adrenergica periferica già rilevato dall'analisi dei tracciati
elettrodermici e pletismografici.
D) Il pneumogramma
Si tratta dell'indice meno importante tra quelli studiati perché è
quello che fornisce meno indicazioni psicofisiologiche.
I tracciati basali rivelano frequenze respiratorie abituali in Ivan Dragicevic
di 18/min, in Jakov Colo di 22/min e in Marija Pavlovic di 22/min.
La frequenza in estasi è stata misurata solo in Jakov, che nella prima
estasi respirava 18 volte al minuto e, nella seconda, 24.
Sia i valori basali che quelli intra-estatici sono più alti della frequenza
media fisiologica per soggetti dell'età dei tre veggenti.
Poiché nel determinismo di tali valori concorrono numerosi fattori è
difficile azzardare ipotesi e interpretazioni solo sulla base di quanto si è
raccolto.
Non è comunque inutile ricordare che l'iperventilazione è un correlato
fisico delle situazioni ergotrofiche.
Quanto ad altre possibili valutazioni, fin dall'epoca delle osservazioni mediche
su Luisa Lateau (M. Warlomont-Louise Lateau,Rapport medicale sur la stigmatisée
de Bois d'Haine, Bull. Soc. Roy. Med. du Belgique, XV, 1875, 144-314) si
era cercato di capire se ci fosse qualche relazione tra concentrazione dei gas
respiratori nel sangue e estasi.
Proprio nel caso di Luisa Lateau vennero fatti esami dei gas espiratori prima
e durante le estasi e non furono trovati valori o anomalie della concentrazione
che facessero ritenere probabile che lo stato alterato di coscienza di Luisa
fosse dovuto a ipercapnia o a ipocapnia.
In epoca recente un'indagine del genere, del tutto risolutiva per il problema,
è stata fatta da Wallace e Benson su meditatori occasionali e abituali
(K.R. Wallace e H. Benson,The physiology of meditation, Sci.Amer.,
226, 1972, 84-90).
Dr. Luigi Frigerio - Dr. Luigi Farina
Durante il mese di settembre 1985 abbiamo raccolto una serie di immagini fotografiche
della pupilla e dell'iride dei veggenti di Medjugorje prima, durante e dopo
l'estasi.
La pupilla di un soggetto normale si dilata quando si verifica una riduzione
della luce ambientale e si restringe quando la lux-metria aumenta.
Una variazione di diametri pupillari, a condizioni invariate di luce, può
altresì verificarsi per modificazioni del sistema neurovegetativo, intrinseche
al soggetto esaminato.
Per esempio uno stato di iperattività del sistema nervoso ortosimpatico
può determinare, oltre ad un aumento della pressione arteriosa sistemica
e ad un incremento della frequenza cardiaca al minuto, anche un ampliamento
dei diametri della pupilla. Tale modificazione può essere studiata con
metodo fotografico calcolando la variazione millimetrica percentuale della pupilla
rispetto ai diametri dell'iride (parte colorata dell'occhio).
Il giorno 7 settembre 1985 abbiamo studiato la pupilla di Marija Pavlovic poco
prima dell'estasi, sul luogo dell'apparizione.
La pupilla presentava un diametro pari al 36% del diametro totale dell'iride.
Durante l'estasi invece la pupilla appariva dilatata con un diametro pari al
55% del diametro totale dell'iride.
Subito dopo l'estasi la pupillometria si riduceva e, a condizioni invariate
di luce, risultava del 32% rispetto al diametro dell'iride.
Il giorno 8 settembre 1985 abbiamo eseguito diverse rilevazioni cine-fotografiche
sulla pupilla di Jakov Colo.
Durante l'estasi la pupillometria di Jakov risultava pari al 42% dei diametri
dell'iride. Subito dopo l'estasi il diametro pupillare si era ridotto al 36%
rispetto ai valori dell'iride.
Questi dati confermano l'esistenza di una modificazione funzionale del
sistema neurovegetativo nei ragazzi di Medjugorje in relazione al verificarsi
del fenomeno estatico.
E' molto probabile che tali modificazioni debbano essere interpretate nell'ambito
di un ipertono generalizzato del sistema nervoso ortosimpatico che si verifica
durante l'estasi.
![]() ![]() |
![]() |
Controllo video eseguito da:
Dr. L. Frigerio - Dr. L. Farina - Dr. Vangelis Katoulis di Atene.
1° giorno - 7.9.85 - Marija Pavlovic
Prima dell'estasi
Controllo di un minuto continuo con 25 ammiccamenti e precisamente con questa frequenza: 0"-l"-2"-3"-6"-8"-10"-ll"-14"-16"-21"-24"-31"-34"-38"-39"-45"-47"-49"-50"-52"-54" 55"-56"-59".
Durante l'estasi
La durata dell'estasi è stata di 1' e 11".
Si possono vedere sul video gli occhi della veggente nei seguenti periodi:
da 3" a 11"
da 17" a 32"
da 40" a 41"
da 51" a 1',11" si è visto un solo ammiccamento al 59".
N.B. Fuori dall'estasi Marija Pavlovic presentava un ammiccamento ogni 2,4 secondi
(media aritmetica) mentre durante l'estasi la frequenza del fenomeno si riduceva
(un ammiccamento su 44 secondi esaminati).
2° giorno - 8.9.85 - Jakov Colo
Durante l'estasi
La durata è stata di 52". Si sono avuti 7 ammiccamenti e precisamente a: 4"-10"-25"-31"-33"-38"-43" (media aritmetica: un ammiccamento spontaneo ogni 7,4 secondi).
Dopo l'estasi
Controllo di 12" continui. Si registrano 7 ammiccamenti con questa frequenza: l"-2"-3"-5"-7"-9"-12" (media aritmetica: un ammiccamento spontaneo ogni 1,7 secondi).
Conclusioni
Lo studio dell'ammiccamento spontaneo dimostra che si verifica una netta riduzione d