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PREGHIERA






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DEVOZIONI
Il messaggio della Divina Misericordia
Santa Faustina Kowalska, l'Apostola della Divina Misericordia

L'immagine di Gesù Misericordioso
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Il 22 febbraio 1931 Gesù apparve, in Polonia, a Suor Faustina Kowalska (beatificata il 30 aprile 2000) e le affidò il messaggio della Devozione alla Divina Misericordia. Lei stessa così descrisse l'apparizione: "Mi trovavo nella mia cella, quando vidi il Signore vestito di candida veste. Aveva una mano alzata in atto di benedire; con l'altra toccava la tunica bianca sul petto, dal quale uscivano due raggi: uno rosso e l'altro bianco". Dopo un istante, Gesù mi disse: "Dipingi un quadro secondo il modello che vedi, e scrivici sotto: Gesù, io confido in Te! Desidero, inoltre che questa immagine sia venerata nella vostra Cappella e in tutto il mondo. I raggi rappresentano il Sangue e l'Acqua che sgorgarono quando il mio Cuore fu trafitto dalla lancia, sulla Croce.
Il raggio bianco rappresenta l'acqua che purifica le anime; quello rosso, il sangue che è la vita delle anime". In un'altra apparizione Gesù le chiese l'istituzione della festa della Divina Misericordia, esprimendosi così: "Desidero che la prima domenica dopo Pasqua sia la festa della mia Misericordia. L'anima, che in quel giorno si confesserà e si comunicherà, otterrà piena remissione delle colpe e delle pene. Desidero che questa Festa si celebri solennemente in tutta la Chiesa".
Suor Faustina Kowalska, apostola della Divina Misericordia

Suor Faustina Kowalska |
La Beata Suor Maria Faustina Kowalska, nota in tutto il mondo come apostola della Divina Misericordia, è annoverata dai teologi fra i grandi mistici della Chiesa. Nacque in Polonia, a Glbgowiec, terza di dieci figli, in una povera e devota famiglia di contadini. Nel giorno del battesimo, nella chiesa parrocchiale di Swinice Warskie, ricevette il nome di Elena. Fin dall'infanzia si distinse per la devozione, l'amore per la preghiera, la laboriosità, l'obbedienza e una grande sensibilità per le miserie umane. Frequentò le scuole per quasi tre anni; a sedici anni dovette lasciare la casa paterna per guadagnarsi da vivere ed aiutare i genitori lavorando come domestica ad Aleksandrów e Lódz.
Già dal settimo anno di vita (due anni prima di ricevere la Prima Comunione) sentì viva la voce della vocazione, ma i suoi genitori non le diedero il permesso di entrare in convento. La piccola Elena quindi cercò di soffocare in sé questa chiamata di Dio, ma incitata dalla visione di Cristo sofferente, dalle parole di rimprovero: «Quanto tempo ancora ti dovrò sopportare? Fino a quando mi ingannerai?» (Diario, Q. I, p. 6), iniziò a cercare accoglienza in convento. Bussò a numerose porte, ma da nessuna parte venne accolta. Il 1° agosto 1925 entrò nel convento della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Varsavia. Nel suo Diario ha confessato: «Mi sentivo infinitamente felice; mi pareva di essere entrata nella vita del paradiso. Dal mio cuore erompeva, unica, la preghiera della gratitudine» (Diario, Q. I, p. 9).
Dopo alcune settimane subì tuttavia la forte tentazione di trasferirsi in un'altra congregazione, in cui ci fosse più tempo da dedicare alla preghiera. Allora Gesù, mostrandole il suo volto ferito e sofferente, disse: «Tu mi causerai un simile dolore, se uscirai da questo ordine. E qui che ti ho chiamata e non altrove e ho preparato per te molte grazie» (Diario, Q. I, p. 10). Nella Congregazione ricevette il nome di Suor Maria Faustina. Trascorse il tempo del noviziato a Cracovia e lì, alla presenza del vescovo S. Rospond, pronunziò i primi voti e dopo cinque anni i voti perpetui: castità, povertà e obbedienza. Lavorò nelle diverse case della Congregazione, più a lungo a Cracovia, Plock e Vilnius, svolgendo i compiti di cuoca, giardiniera e portinaia.
Nulla all'esterno tradiva la sua vita mistica così eccezionalmente ricca. Svolgeva i suoi compiti con ardore, osservava con fedeltà tutte le regole della vita religiosa, viveva in raccoglimento e silenzio, e nello stesso tempo era spontanea, serena, piena di cordiale e disinteressata carità verso gli
altri. Tutta la sua vita era concentrata nel tendere ad una unione sempre più piena con Dio e a collaborare con Gesù nell'opera della salvezza delle anime. «Gesù mio — ha confessato nel Diario — Tu sai che fin dai primissimi anni ho desiderato diventare una grande santa, cioè ho desiderato amarTi con un amore tanto grande, quale finora nessuna anima ha avuto verso di Te» (Diario, Q. V, p. 456).
Il "Diario" di Suor Faustina
Il Diario rivela tutta la profondità
della sua vita spirituale. Una attenta lettura di questi scritti dà l'immagine dell'alto grado di unione della sua anima con Dio: Dio le concedette grandi doni ed ella si sforzò e lottò continuamente sulla via della perfezione cristiana. Il Signore le elargì grandi grazie: il dono della contemplazione, quello di una profonda conoscenza del mistero della misericordia di Dio, visioni, apparizioni, stimmate nascoste, il dono della profezia e della lettura delle anime, còme pure il raro dono delle nozze mistiche. Avendo ricevuto doni così numerosi scriveva: «Né le grazie, né le rivelazioni, né le estasi, né alcun altro dono a lei elargito la rendono perfetta, ma l'unione intima della mia anima con Dio. (...) La mia santità e perfezione consiste in una stretta unione della mia volontà con la volontà di Dio» (Diario, Q. III, p. 380).
Lo stile di vita severo e i duri digiuni, che si impose ancor prima di entrare nella Congregazione, indebolirono il suo organismo fino al punto che, già come postulante, dovette essere mandata a Skolimòw, località vicino a Varsavia, per migliorare le sue condizioni di salute. Dopo il primo anno di noviziato arrivarono le dolorose esperienze mistiche della cosiddetta notte oscura e dopo le sofferenze spirituali e morali legate alla realizzazione della missione che aveva ricevuto da Cristo. Suor Faustina offrì la propria vita per i peccatori e per tale motivo patì anche numerose sofferenze per salvare così le loro anime. Negli ultimi anni della sua vita aumentarono inoltre le sofferenze interiori e i disturbi fisici: si manifestò la tubercolosi che invase i polmoni e il tubo digerente. Per questo motivo venne ricoverata due volte, per alcuni mesi, in ospedale a Cracovia.
Del tutto distrutta nel fisico, ma pienamente matura nello spirito, unita misticamente a Dio, morì in fama di santità il 5 ottobre 1938, all'età di appena 33 anni, di cui 13 di vita religiosa. Le sue spoglie vennero seppellite in una tomba del cimitero della Congregazione a Cracovia. Durante il processo informativo, nel 1966 vennero traslate nella cappella. Dopo la beatificazione, avvenuta il 18 aprile 1993, le reliquie sono state collocate in un altare laterale del Santuario della Divina Misericordia di Cracovia-Lagiewniki, sotto l'immagine di Gesù Misericordioso.
Gesù ha affidato a questa religiosa semplice, senza istruzione, ma forte e infinitamente fiduciosa in Dio, una grande missione: il messaggio della Divina Misericordia rivolto al mondo intero. «Oggi mando te — le disse — a tutta l'umanità con la Mia misericordia. Non voglio punire l'umanità sofferente, ma desidero guarirla e stringerla al Mio cuore misericordioso» (Diario, Q. V, p. 522). Sei la segretaria della Mia misericordia: ti ho scelta per questo incarico in questa vita e in quella futura» (Diario, Q. VI, p. 530), per «far conoscere alle anime la grande misericordia che ho per loro ed esortarle alla fiducia nell'abisso della Mia misericordia» (Diario, Q. V, p. 516).
La missione della Beata Suor Faustina consiste nel ricordare una verità di fede da sempre conosciuta, ma dimenticata, riguardante l'amore misericordioso di Dio per l'uomo e la trasmissione di nuove forme di culto della Divina Misericordia, la cui pratica dovrebbe portare al rinnovamento della vita di fede nello spirito di fiducia e misericordia cristiana. Il culto della Divina Misericordia consiste nella fiducia, nella infinita bontà di Dio e nelle opere di misericordia verso il prossimo.
LE FORME DEL CULTO DELLA DlVINA MlSERICORDIA
1. L'immagine di Gesù Misericordioso

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II modello è stato mostrato dallo stesso Gesù nella visione che Suor Faustina ebbe il 22 febbraio 1931 nella cella del convento di Plbck. «La sera, stando nella mia cella — scrisse nel Diario — vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire, mentre l'altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l'uno e l'altro pallido. (...) Dopo un istante Gesù mi disse: «Dipingi un'immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te! " (Diario, Q. I, p. 26). Voglio che l'immagine (...) venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia» (Diario, Q. I, p. 27).
Il significato di questo quadro è strettamente legato alla liturgia di quella domenica. La Chiesa legge in quel giorno il Vangelo secondo San Giovanni che descrive l'apparizione di Gesù risorto nel Cenacolo e l'istituzione del sacramento della penitenza (Gv 20,19,29). L'immagine rapppresenta dunque il Salvatore risorto che porta agli uomini la pace con la remissione dei peccati, a prezzo della sua Passione e morte in croce. I raggi del sangue e dell'acqua, che provengono dal cuore (non visibile nel quadro) trafitto dalla lancia, e le cicatrici delle ferite della crocefissione, riportano agli avvenimenti del Venerdì Santo (Gv 19, 17-18; 33-37). L'immagine di Gesù Misericordioso unisce in sé questi due episodi evangelici che meglio descrivono l'amore di Dio per l'uomo.
Caratteristici in questa immagine di Cristo sono i due raggi. Gesù, interrogato da Suor Faustina circa il loro significato, ha spiegato: «II raggio pallido rappresenta l'Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime. (...) Beato colui che vivrà alla loro ombra» (Diario, Q. I, p. 132). L'anima è purificata dal sacramento del battesimo e della penitenza, mentre il migliore nutrimento per essa è l'Eucarestia. Dunque questi due raggi simboleggiano i santi sacramenti e tutte le grazie dello Spirito Santo, il cui simbolo biblico è l'acqua, ed anche la nuova alleanza di Dio con l'uomo fatta per mezzo del sangue di Cristo.
L'immagine di Gesù Misericordioso viene spesso chiamata immagine della Divina Misericordia, e questo è giusto in quanto è proprio nel mistero pasquale di Cristo che si è rivelato più chiaramente l'amore di Dio per l'uomo. Il quadro non solo rappresenta la misericordia di Dio, ma sollecita a rammentare il dovere della fiducia cristiana nei confronti di Dio e la carità attiva verso il prossimo. Nella parte inferiore del quadro — per volontà di Cristo — si trovano scritte le parole «Gesù, confido in Te». «Questa immagine — ha detto inoltre Gesù — deve ricordare le esigenze della Mia misericordia, poiché anche la fede più forte non serve a nulla senza le opere» (Diario, Q. II, p. 278).
Gesù ha legato promesse speciali al culto dell'immagine così inteso: la salvezza eterna, grandi progressi sulla via della perfezione cristiana, la grazia di una morte felice e tutte le altre grazie che gli uomini gli chiederanno con fiducia. «Attraverso questa immagine concederò molte grazie alle anime, perciò ogni anima deve poter accedere ad essa» (Diario, Q. II, p. 227).
PAROLE DI GESÙ MISERICORDIOSO
• «L'Anima che venererà questa immagine non perirà. Le prometto, ancora sulla Terra, la vittoria sui nemici, ma specialmente in punto di morte. Io, il Signore, la proteggerò come Mia Gloria». (22 febbraio 1931)
• «I due raggi rappresentano il Sangue e l'Acqua. Il raggio pallido rappresenta l'Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime... Entrambi i raggi uscirono dall'intimo della Mia Misericordia, quando sulla croce il Mio Cuore, già in agonia, venne squarciato con la lancia. Tali raggi riparano le anime dallo sdegno del Padre Mio. Beato colui che vivrà alla loro ombra, poiché non lo colpirà la giusta mano di Dio». (anno 1934)
• «Porgo agli uomini il recipiente, col quale debbono venire ad attingere le grazie alla sorgente della Misericordia. Il recipiente è quest'immagine con la scritta: "Gesù, confido in Te"». (anno 1934)
• «I più grandi peccatori pongano la loro speranza nella Mia Misericordia. Essi prima degli altri hanno diritto alla fiducia nell'abisso della Mia Misericordia. Figlia Mia, scrivi sulla Mia Misericordia per le anime sofferenti. Mi procurano una grande gioia le anime che si appellano alla Mia Misericordia. A queste anime concedo grazie più di quante ne chiedono. Anche se qualcuno è stato il più grande peccatore, non lo posso punire Se esso si appella alla Mia pietà, ma lo giustifico nella Mia insondabile ed impenetrabile Misericordia. Scrivi: prima che io venga come Giudice giusto, spalanco la porta della Mia Misericordia. Chi non vuole passare attraverso la porta della Misericordia, deve passare attraverso la porta della Mia giustizia». (6 giugno 1937)
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2. La festa della Divina Misericordia (la domenica dopo Pasqua)
Occupa il posto più importante tra tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia che sono state rivelate a Suor Faustina. Per la prima volta Gesù le ha parlato dell'istituzione di questa Festa a Plock nel 1931, quando le trasmise la sua volontà riguardo all'immagine: «Io desidero che vi sia una festa della Misericordia: voglio che l'immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia» (Diario, Q. I, p. 26).
La scelta della prima domenica dopo Pasqua come festa della misericordia ha un suo profondo significato teologico, che indica un forte legame tra il mistero pasquale della Redenzione e il mistero della Divina Misericordia. Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla Novena alla Divina Misericordia, che precede la festa e inizia il Venerdì Santo e durante la quale si recita la Coroncina.
La festa non consiste in un giorno di particolare adorazione di Dio nel mistero della misericordia, ma è un tempo di grazia per tutti gli uomini. «Desidero – ha detto Gesù – che la festa della misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori» (Diario, Q. II, p. 267). «Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione. Concedo loro l'ultima tavola di salvezza, cioè la festa della Mia misericordia. Se non adoreranno la Mia misericordia, periranno per sempre» (Diario, Q. II, p. 345).
L'importanza di questa festa si misura con le straordinarie promesse che Gesù ha legato ad essa. «In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita — ha detto Cristo — questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene» (Diario, Q. I, p. 132). «In quel giorno sono aperte le viscere della Mia misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia misericordia. (...) Nessun'anima abbia paura di accostarsi a me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto» (Diario, Q. II, p. 267).
Per ottenere questi grandi doni bisogna adempiere alle condizioni della devozione alla Divina Misericordia (fiducia nella bontà di Dio e carità attiva verso il prossimo), essere in stato di grazia (dopo la confessione) e ricevere degnamente la santa Comunione. «Nessuna anima troverà giustificazione finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia misericordia e perciò la prima domenica dopo Pasqua deve essere la festa della Misericordia ed i sacerdoti in quel giorno debbono parlare alle anime della Mia grande ed insondabile misericordia» (Diario, Q. II, 227).
PAROLE DI GESÙ MISERICORDIOSO
• «Desidero che la prima domenica dopo la Pasqua sia la Festa della Misericordia. Chiedi al Mio servo fedele che in quel giorno parli al mondo intero di questa Mia grande Misericordia: in quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene. L'umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia. Oh! quanto Mi ferisce la diffidenza di un'anima! Tale anima riconosce che sono santo e giusto, e non crede che Io sono misericordioso, non ha fiducia nella Mia bontà. Anche i demoni ammirano la Mia giustizia, ma non credono alla Mia bontà. Il mio Cuore gioisce del titolo di Misericordia. Annuncia che la Misericordia è il più grande attributo di Dio. Tutte le opere delle Mie mani sono coronate dalla Misericordia». (anno 1934)
• «Figlia Mia, parla a tutto il mondo della Mia inconcepibile Misericordia. Desidero che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori. In quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia. L'anima che si accosta alla confessione ed alla santa Comunione, riceve il perdono totale delle colpe e delle pene. In quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto. La Mia Misericordia è talmente grande che nessuna mente, né umana né angelica, riuscirà a sviscerarla pur impegnandovisi per tutta l'eternità. Tutto quello che esiste, è uscito dalle viscere della Mia Misericordia. Ogni anima nei Miei confronti rifletterà per tutta l'eternità sul Mio amore e sulla Mia Misericordia. La festa della Misericordia è uscita dalle Mie viscere; desidero che venga celebrata solennemente la prima domenica dopo Pasqua. L'umanità non troverà pace finché non si rivolgerà alla sorgente della Mia Misericordia». (24 settembre 1936)
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3. La Coroncina alla Divina Misericordia
Questa coroncina è stata dettata da Gesù a Suor Faustina a Vilnius il 13-14 settembre 1935 come preghiera per placare l'ira di Dio (Diario, Q. I, pp. 192-193). Chi recita questa coroncina offre a Dio Padre «il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinità» di Gesù Cristo per implorare misericordia per i propri peccati, del prossimo e del mondo intero, ma allo stesso tempo unendosi all'offerta di Gesù si rivolge a quell'amore che il Padre celeste dona a suo Figlio, e in Lui a tutti gli uomini.
Con questa preghiera si chiede pure «la misericordia per noi e per il mondo intero» e quindi allo stesso tempo si compie un atto di misericordia. Aggiungendo a ciò un atteggiamento di fiducia e adempiendo le condizioni di ogni buona preghiera (umiltà, costanza, intenzione in accordo con la volontà di Dio), i fedeli possono attendersi il compimento delle promesse di Cristo, in particolare di quelle che riguardano l'ora della morte: la grazia della conversione e di una morte serena. Le otterranno non solo le persone che reciteranno questa coroncina, ma anche l'agonizzante accanto al quale essa verrà recitata. «Quando vicino ad un agonizzante viene recitata questa coroncina – ha detto Gesù – si placa l'ira di Dio e l'imperscrutabile misericordia avvolge l'anima (Diario, Q. II, p. 297).
La promessa generale dice: «Per la recita di questa coroncina Mi piace concedere tutto ciò che mi chiederanno» (Diario, Q. V, p. 508), (...) se quello che chiedi è conforme alla Mia volontà» (Diario, Q. VI, p. 568). Tutto ciò infatti che è in disaccordo con la volontà di Dio non è un bene per l'uomo, ed in particolare per la sua felicità eterna. «Con la recita della coroncina — ha detto in un altro momento Gesù — avvicini a Me il genere umano» (Diario, Q. II, p. 333). «La Mia misericordia avvolgerà in vita e specialmente nell'ora della morte le anime che reciteranno questa coroncina» (Diario, Q. II, p. 282).
COME SI RECITA LA CORONCINA
Si usa la corona del Rosario. In principio:
Padre Nostro
Ave Maria
Credo
Sui grani maggiori del Rosario:
"Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Nostro Signore Gesù Cristo in espiazione dei nostri peccati, e di quelli di tutto il mondo"
Sui grani dell'Ave Maria per dieci volte:
"Per la sua dolorosa passione abbi misericordia di noie del mondo intero"
Alla fine ripetere per tre volte:
"Santo Dio, Santo forte, Santo immortale: abbi pietà di noi e del mondo intero" |
4. L'ora della Misericordia
Nell'ottobre 1937 a Cracovia, in circostanze non meglio descritte da suor Faustina, Gesù ha raccomandato di venerare l'ora della sua morte: «Ogni volta che senti l'orologio battere le tre, ricordati di immergerti tutta nella Mia misericordia, adorandola ed esaltandola; invoca la sua onnipotenza per il mondo intero e specialmente per i poveri peccatori, poiché fu in quell'ora che venne spalancata per ogni anima» (Diario, Q. V, p. 517).
Gesù disse: «Figlia Mia, in quell'ora cerca di fare la Via Crucis, se i tuoi impegni lo permettono, e se non puoi fare la Via Crucis, entra almeno per un momento in cappella ed onora il Mio Cuore che nel SS.mo Sacramento è pieno di misericordia. E se non puoi andare in cappella, raccogliti in preghiera almeno per un breve momento là dove ti trovi» (Diario, Q. V, p. 517). Il teologo don Rózycki elenca tre condizioni perché la preghiera elevata in quel momento sia ascoltata: la preghiera deve essere rivolta a Gesù; deve essere recitata alle tre del pomeriggio; deve riferirsi ai valori e meriti della Passione di Cristo. «In quell'ora — ha promesso Gesù — otterrai tutto per te stessa e per gli altri; in quell'ora fu fatta grazia al mondo intero, la misericordia vinse la giustizia»
(Diario, Q. V,p. 517).
Diffusione del culto della Divina Misericordia
Parlando delle forme di culto della Divina Misericordia, il teologo don Rózycki elenca anche questa: la diffusione della venerazione della Misericordia, poiché anche ad essa si riferiscono alcune promesse di Cristo. «Le anime che diffondono il culto della Mia misericordia, le proteggo per tutta la vita, come una tenera madre il suo bimbo ancora lattante e nell'ora della morte non sarò per loro un giudice, ma Salvatore misericordioso» (Diario, Q. Ili, p. 374).
L'essenza del culto della Divina Misericordia consiste nell'atteggiamento di cristiana fiducia verso Dio e di attiva carità verso il prossimo. Gesù richiede fiducia dalle creature (cfr. Diario, Q. Ili, p. 370) e opere di carità, con azioni, parole e preghiera. «Devi mostrare misericordia sempre e ovunque verso il prossimo: non puoi esimerti da questo, né rifiutarti né giustificarti» (Diario, Q. II, p. 277). Cristo vuole che i Suoi devoti compiano ogni giorno almeno un atto di carità verso il prossimo.
La diffusione del culto della Divina Misericordia non esige necessariamente molte parole, ma esige sempre un atteggiamento cristiano di fede, fiducia in Dio e di misericordia sempre più grande. Suor Faustina durante la sua vita dette esempio di tale apostolato.
Il culto della Divina Misericordia porta ad un rinnovamento della vita religiosa nella Chiesa nello spirito di cristiana fiducia e misericordia. In questo contesto bisogna dunque leggere l'idea di «nuova congregazione», che incontriamo nelle pagine del Diario. Nel pensiero della stessa Suor Faustina questo desiderio di Cristo è maturato lentamente e ha subito una certa evoluzione: da un ordine strettamente contemplativo fino ad un movimento, formato sia da congregazioni di vita attiva (femminili e maschili) che da laici. Questa grande comunità di persone, che supera le nazionalità, è un'unica famiglia legata da Dio nel mistero della Sua misericordia e unita dal desiderio di meditare questo attributo divino nel proprio cuore e manifestarlo nelle proprie azioni, spinti dal desiderio della Sua gloria in tutte le anime. È una comunità di persone che in modi diversi, a seconda della condizione e della vocazione (sacerdotale, religiosa o di vita nel mondo), vive l'ideale evangelico di fiducia e di misericordia, proclama con la propria vita e la parola l'ineffabile mistero della divina misericordia e invoca la misericordia di Dio per tutto il mondo.
La missione di Suor Faustina trova una forte ispirazione nella Sacra Scrittura e si riflette nei documenti della Chiesa, e soprattutto nell'enciclica del Santo Padre Giovanni Paolo II Dives in misericordia.
Ad maiorem gloriam Misericordiae Dei!
Il sito web dedicato alla Divina Misericordia è
www.festadelladivinamisericordia.com
DAGLI SCRITTI DEL "DIARIO"
Visione dell'inferno: la privazione dell'amore
20.X.1936 (II Quaderno) – Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell'Inferno. É un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste: la prima pena, quella che costituisce l'inferno, è la perdita di Dio; la seconda, i continui rimorsi della coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l'anima, ma non l'annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale, acceso dall'ira di Dio; la quinta pena è l'oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio; la sesta pena è la compagnia continua di satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l'odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda ed indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall'altro. Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l'onnipotenza di Dio. Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l'eternità. Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun'anima si giustifichi dicendo che l'inferno non c'è, oppure che nessuno c'è mai stato e nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell'inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l'inferno c'è. Ora non posso parlare di questo. Ho l'ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. I demoni hanno dimostrato un grande odio contro di me, ma per ordine di Dio hanno dovuto ubbidirmi. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l'inferno. Quando ritornai in me, non riuscivo a riprendermi per lo spavento, al pensiero che delle anime là soffrono così tremendamente, per questo prego con maggior fervore per la conversione dei peccatori, ed invoco incessantemente la misericordia di Dio per loro."
Visione del Purgatorio: l'amore imperfetto
I.VIII.1925 – In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro, non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ed unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è l'ardente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria «Stella del Mare». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d'uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: «La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia».
Visione del Paradiso: l'amore come totalità
27.XI.1936 – Oggi in ispirito sono stata in paradiso e ho visto l'inconcepibile bellezza e felicità che ci attende dopo la morte. Ho visto come tutte le creature rendono incessantemente onore e gloria a Dio. Ho visto quanto è grande la felicità in Dio, che si riversa su tutte le creature, rendendole felici. Poi ogni gloria ed onore che ha reso felici le creature ritorna alla sorgente ed esse entrano nella profondità di Dio, contemplano la vita interiore di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, che non riusciranno mai né a capire né a sviscerare. Questa sorgente di felicità è immutabile nella sua essenza, ma sempre nuova e scaturisce per la beatitudine di tutte le creature. Comprendo ora San Paolo che ha detto: «Occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò nel cuore d'uomo ciò che Dio prepara per coloro che Lo amano». E Dio mi fece conoscere la sola ed unica cosa che ai Suoi occhi ha un valore infinito e questa è l'amore di Dio, l'amore, l'amore ed ancora una volta l'amore. E nulla è paragonabile ad un solo atto di puro amor di Dio. Oh, quali ineffabili favori concede Iddio ad un'anima che Lo ama sinceramente! Oh, felici quelle anime che già qui su questa terra godono dei Suoi particolari favori! Ed esse sono le anime piccole ed umili. Grande è la Maestà di Dio, che ho conosciuto più a fondo, che gli spiriti celesti adorano secondo il grado della loro grazia e la gerarchia in cui si dividono. La mia anima quando ha visto la potenza e la grandezza di Dio non è stata colpita dallo spavento né dal timore; no, no, assolutamente no! La mia anima è stata colmata di serenità e d'amore e più conosco la grandezza di Dio e più gioisco per come Egli è. E gioisco immensamente per la sua grandezza e sono lieta di essere così piccola, perché, proprio perché sono piccola, mi prende in braccio e mi tiene accanto al Suo cuore. O mio Dio, quanta pena mi fanno gli uomini che non credono nella vita eterna! Quanto prego per loro, affinché li investa il raggio della Misericordia e Dio li stringa al Suo seno paterno. O Amore, o regina delle virtù! L'amore non conosce timore; attraversa tutti i cori degli angeli che montano la guardia davanti al Suo trono. Esso non teme nessuno, esso raggiunge Dio e s'immerge in Lui come nel suo unico tesoro. Il Cherubino con la spada di fuoco, che fa la guardia al paradiso, non ha potere su di esso. O puro amor di Dio, quanto sei grande ed impareggiabile! Oh, se le anime conoscessero la Tua potenza!
La sofferenza
I Quaderno, 5.XII.1934 – La sofferenza è il tesoro più grande che ci sia sulla terra. Essa purifica l'anima. Nella sofferenza conosciamo chi ci è veramente amico. Il vero amore si misura col termometro della sofferenza. Gesù, Ti ringrazio per le piccole croci quotidiane, per le contrarietà che incontro nelle mie iniziative, per il peso della vita comunitaria, per l'interpretazione distorta delle mie intenzioni, per le umiliazioni che provengono dagli altri, per il comportamento aspro verso di noi, per i sospetti ingiusti, per la salute cagionevole e per le forze che vengono meno, per il ripudio della mia volontà, per l'annientamento del proprio io, per il mancato riconoscimento in tutto, per gli impedimenti posti a tutti i miei progetti.
Ti ringrazio, Gesù, per le sofferenze interiori, per l'aridità dello spirito, per le paure, i timori e i dubbi, per il buio fitto e le tenebre interiori, per le tentazioni e le diverse prove, per le angosce che è difficile descrivere, e soprattutto per quelle in cui nessuno ci capisce, per l'ora della morte, per la dura lotta che la precede e per tutta la sua amarezza. Ti ringrazio, Gesù, che hai bevuto il calice dell'amarezza, prima di porgerlo a me raddolcito. Ecco, ho accostato le mie labbra al calice della Tua santa volontà.
Avvenga di me secondo il Tuo volere; avvenga di me ciò che ha stabilito la Tua sapienza fin dall'eternità. Desidero bere fino all'ultima stilla il calice della predestinazione, non voglio indagare su questa predestinazione, nell'amarezza c'è la mia gioia, nella disperazione la mia fiducia. In Te, o Signore, quello che ci da il Tuo Cuore paterno è tutto buono; non preferisco le gioie alle amarezze, né le amarezze alle gioie, ma Ti ringrazio di tutto, o Gesù. La mia delizia consiste nello stare a contemplarTi, o Dio incomprensibile. E in un'esistenza misteriosa che si aggira il mio spirito, poiché è là che sento di essere a casa mia. Conosco bene la dimora del mio Sposo. Sento che in me non c'è nemmeno una goccia di sangue che non arda d'amore per Te. Bellezza eterna, chi Ti conosce una sola volta, non può più amare nessun'altra cosa. Sento la voragine insondabile della mia anima, e che niente può colmarla, all'infuori di Dio. Sento che sprofondo in Lui, come un granellino di sabbia in un oceano senza fondo.
Gli attributi di Dio
I Quaderno, p96 – Durante l'Avvento si risvegliò nella mia anima un grande desiderio di Dio. Il mio spirito anelava a Dio con tutta la forza del suo essere. In quel tempo il Signore mi elargì molta luce per farmi conoscere i Suoi attributi.
Il primo attributo che il Signore mi fece conoscere è la Sua Santità. Tale Santità è così grande, che davanti a Lui tremano tutte le Potenze e le Virtù. I puri spiriti nascondono il volto e si sprofondano in una incessante adorazione. E l'unica espressione della loro adorazione senza limiti è: « Santo... ». La Santità di Dio è distribuita sulla Chiesa e su ogni suo membro, ma non in uguale misura. Ci sono delle anime completamente divinizzate, ma ci sono anche anime che vivono a malapena.
Il secondo attributo che il Signore mi fece conoscere è la Sua Giustizia. La Sua Giustizia è così grande e penetrante che raggiunge fino in fondo l'essenza delle cose e tutto davanti a Lui è nella sua nuda realtà e nulla potrebbe continuare a sussistere.
Il terzo attributo è l'Amore e la Misericordia. E compresi che l'Amore e la Misericordia è l'attributo più grande. Esso unisce la creatura al Creatore. L'amore più grande e l'abisso della Misericordia li riconosco nell'Incarnazione del Verbo, nella Redenzione da Lui operata. E da ciò compresi che questo attributo è il più grande in Dio. |
IL LIBRO PER APPROFONDIRE
Il "Diario" di Santa Faustina Kowalska

Santa Faustina Kowalska
DIARIO. LA MISERICORDIA DIVINA NELLA MIA ANIMA
Diario della beata Suor Faustina Kowalska
Libreria Editrice Vaticana
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Gesù ha affidato a questa religiosa semplice, senza istruzione, ma forte e infinitamente fiduciosa in Dio, una grande missione: il messaggio della Divina Misericordia al mondo intero.
La missione della Beata Suor Faustina consiste nel ricordare una verità di fede da sempre conosciuta, ma dimenticata, riguardante l'amore misericordioso di Dio per l'uomo e la trasmissione di nuove forme di culto della Divina Misericordia, la cui pratica dovrebbe portare al rinnovamento della vita di fede nello spirito di fiducia e misericordia cristiana.
Il culto della Divina Misericordia consiste nella fiducia nella infinita bontà di Dio e nelle opere di misericordia verso il prossimo. La missione di suor Faustina trova una forte ispirazione nella Sacra Scrittura e si riflette nei documenti della Chiesa. |
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DEVOZIONI

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