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I DIECI COMANDAMENTI

6° Comandamento:
NON COMMETTERE ATTI IMPURI

 

Il 6° comandamento, riletto alla luce del Vangelo, vuole i insegnarci che c'è un modo onesto e buono di vivere la propria sessualità e un modo invece sbagliato che mortifica la nostra umanità. La fede ci aiuta a capire che la corporeità, e quindi anche la dimensione della sessualità, è cosa buona perché creata da Dio. Dunque la Chiesa, nel trasmettere il suo insegnamento morale, non ha alcuna paura, né alcun desiderio di repressione ma vuole semplicemente aiutare ogni uomo a vivere bene, e soprattutto a vivere liberamente, la sua sessualità, in conformità alla verità che è chiamato a riconoscere e ad amare. Ciò che il Vangelo, e la Chiesa che riflette costantemente su di essa sono indicazioni. Il 6° comandamento non è dunque da vivere come una proibizione o un divieto da infrangere, ma piuttosto come segnali che indicano quali sono i "sentieri" da percorrere.


Accettazione corporea

I cambiamenti della pubertà si vivono e si vedono in modo forte principalmente nel corpo, nella sua anatomia e fisiologia. Il corpo esprime i passaggi della crescita, dall'infanzia all'adolescenza e da questa all'età adulta, ed è spesso proprio nel corpo che si esprimono i disagi e le tensioni della maturazione generale e sessuale. Il corpo è anche lo strumento ed il veicolo attraverso il quale si esprimono agli altri i nostri sentimenti ed affetti. Esso fa parte di noi stessi, non deve essere usato o trattato come una macchina per raggiungere qualche scopo particolare, ma come una dimensione fondamentale da conoscere e integrare nella nuova identità di persona sessuata che nasce e si definisce durante l'adolescenza.


1. Pornografia

Sembra abbastanza dilagante soprattutto nei più giovani e pare determinata da un desiderio di curiosità suscitato più che altro dal confronto con amici e coetanei. Noi vogliamo concentrarci su una valutazione morale di quanto va sotto il nome diquesto fenomeno, ancora vogliamo dire perché bisogna astenersi da tutto questo. Il perché è semplice: nella produzione pornografica l'uomo e la donna sono 'oggettivati', vale a dire che viene offerto solo un surrogato consumistico dell'essere umano. In questa maniera la curiosità produce una integrazione con l'uomo-cosa, da donna-cosa, e non con l'uomo/donna come essere personale. Essa produce comportamenti sessuali standardizzati e stereotipi che sono ben lontani da quel linguaggio di amore che la capacità di amare che è insita nelle persone dovrebbe invece arrivare ad offrire. La pornografica costruisce solo I'idea di un maschio consumatore del sesso che tiene conto solo delle sue emozioni e dei suoi desideri. Così è svilita I'immagine della donna che non viene presa in considerazione nel suo essere persona e nella sua dinamica affettiva. Il giudizio morale dunque è il seguente: la pornografica non aiuta il soggetto a sviluppare quella capacità di amore per cui è stata creata. Inoltre essa attenua i confini tra illecito e lecito e in conclusione lascia in una profonda solitudine da cui poi è difficile uscire.


2. Masturbazione

Anche questo pare un comportamento assai diffuso negli adolescenti fino alla seconda adolescenza. Quale valutazione morale dobbiamo dare a questo fenomeno? Possiamo dire che essa va valutata come una delle fasi di appropriazione della propria identità sessuale. Ovvero: è una fase di passaggio che molti sperimentano e che deve però portare verso una maturità molto più ampia e profonda. Il fenomeno va valutato non solo nella materialità dell'atto ma anche in relazione al vissuto psicologico che ne è sotteso, ovvero a quella parte di pensieri disordinati che lo sostengono. Se questo fenomeno è transitorio occorre allora affermare che dovrebbe entro la fine dell'adolescenza trovare la sua composizione, e lasciare spazio ad una visione della sessualità molto più motivata e autentica.

Il giudizio morale rimane comunque quello di un atto erroneo in guanto atto egoistico, che manifesta il ripiegamento su di sé di una persona che è così poco capace di amare, tanto da rifugiarsi in una ricerca di piacere che è illusoria. Se la sessualità è dialogo e il linguaggio sessuale è la massima modalità per esprimere gli affetti di una persona, appare chiaro che il comportamento autoerotico è la negazione di tutto questo. Un esempio: il linguaggio verbale serve per comunicare con altre persone. La masturbazione può essere paragonata a uno che parla da solo, senza possibilità di entrare in connessione con altri. Ecco perché questo comportamento deve essere integrato al più presto in una visione più matura e responsabile.


3. Masturbazione reciproca

Questo è un problema che generalmente appare nella seconda adolescenza, dai 16 anni in avanti, ed è uno di quei comportamenti che si cerca con la ragazza o il ragazzo verso la quale si prova un certo affetto e si è in qualche modo attratti. Quando nasce questa amicizia particolare nasce il problema di come manifestare questo amore e quindi di scoprire quali sono anche le manifestazioni corrette di questi sentimenti. Pare che il linguaggio non basti, e allora si cercano dei gesti, un abbraccio, un bacio e poi inevitabilmente il discorso cade sul tema del sesso. Qui bisogna fare attenzione perché vale tutto quello già detto prima, e si vede dove porta un comportamento che non è preso per tempo e non è considerato nella sua gravità. Cosa accade dunque? La ricerca di piacere porta ad un reciproco "svelare" il corpo dell'altro, ad un progressivo "toccare", che si dirige verso le parti sessuali dell'altro. Il comportamento a cui si giunge è la soddisfazione della propria ricerca di piacere proprio tramite l'appropriazione dell'altro. Spesso non si avverte che questo comportamento è erroneo perché uno pensa di vivere la propria sessualità non ripiegato su se stesso ma proteso verso l'altro.

Ma attenzione: questo modo di vivere la sessualità non è affatto un dialogo. È solo un vivere gesti che non traducono affatto quei sentimenti di amore che possono esserci. La sessualità serve per dare all'altro il dono completo, reciproco, personale. Ecco perché ha senso in una situazione stabile come il matrimonio, perché in questa situazione si compie quella unione che è significata da una comunione di vita che lì si manifesta. Veramente si ha la possibilità di affermare che il marito è per la moglie e viceversa. Nel rapporto tra adolescenti manca questa stabilità e non si vuole significare la profondità di questo scambio tanto appunto che non si giunge all'atto sessuale, ma solo a qualcosa che permette di provare sensazioni di piacere. In questo comportamento dunque non è manifestato neppure lontanamente l'amore che si dovrebbe vedere e che dovrebbe essere scambiato: ci si appropria piuttosto dell'altro. Teniamo poi presente il carattere di estrema mutevolezza di queste relazioni. Alla fine uno deve chiedersi: di chi sono stato, e cosa è stato di chi si è appropriato di me e del mio corpo? E cosa faccio io dell'altro?


4. Rapporti prematrimoniali

A questo andrebbero aggiunti ovviamente i rapporti prematrimoniali che non rientrano nell'ottica morale cristiana. Se il fidanzamento è un periodo di verifica e di prova, non è possibile accettare una donazione totale e completa di sé e, viceversa, non è possibile riceverlo dall'altro. Totalità e complementarietà contrastano non poco con la provvisorietà del fidanzamento stesso. A maggior ragione non possiamo moralmente accettare i rapporti sessuali occasionali, dove addirittura viene a mancare un minimo contesto di affetto e di amore...

 

 

I Dieci Comandamenti

 

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