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I DIECI COMANDAMENTI

5° Comandamento:
NON UCCIDERE

 

Questo quinto comandamento non proibisce qualsiasi uccisione della vita umana, ma l'uccisione volontaria e di propria iniziativa. Quando la frase è stata scritta, infatti, gli Ebrei, secondo la loro cultura, ammettevano la pena di morte, le stragi di guerra e l'uccisione per vendetta secondo la legge del taglione, sulla base del principio formulato in Genesi 9,6: "Chi sparge il sangue dell'uomo, dall'uomo il suo sangue sarà sparso, perché a immagine di Dio egli ha fatto l'uomo".

Come dice il biblista Gianfranco Ravasi, il verbo usato in questa frase "suggerisce un'azione violenta su una persona priva di difesa". In Esodo 23,7 è scritto: "Non far morire l'innocente e il giusto". Proprio basandosi sulla distinzione tra chi uccide per propria iniziativa e chi è costretto a uccidere per difendersi da una minaccia, tra chi uccide un innocente e chi si difende da qualcuno che può nuocere, la Chiesa ammette che in alcuni casi particolarmente gravi è possibile anche (ma non necessario) ricorrere alla guerra.


La vita umana è sacra

La Chiesa rifiuta la guerra come strumento per soluzione delle tensioni e dei conflitti, invita ad abbandonare la corsa agli armamenti e a regolamentare con leggi severe il commercio delle armi, si adopera poiché gli squilibri di carattere economico e sociale, che minacciano la pace, vengano al più presto eliminati, chiede agli uomini la giustizia e il coraggio del perdono, e implora da Dio il dono della pace. Essere coerenti con questo comandamento significa prendere delle posizioni precise dinnanzi a molti temi di scottante attualità: guerra, pena di morte, aborto, eutanasia, legittima difesa. Il principio fondamentale su cui si basa la Chiesa è uno solo: "La vita umana è sacra (...). Solo Dio è il Signore delle vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente" (Donum vitae).


La pena di morte

In Italia e nel mondo sono sempre di più le persone favorevoli alla pena di morte per i delitti più gravi: omicidi, stragi, pedofilia. Il senso di questo comandamento però la vieta decisamente, perché l'uomo, ogni uomo è immagine di Dio. E ciò non vale solo per chi è ucciso, ma anche per l'assassino, persino per colui che uccide a sangue freddo, come il terrorista. Caino ha fatto un gesto crudele, che non ha scuse: ha ucciso suo fratello Abele, che non aveva nessuna colpa. Dio cerca Caino e gli chiede di suo fratello, gli fa assumere le sue responsabilità e lo condanna: ma pone un segno sulla fronte di Caino perché nessuno, incontrandolo, vendichi Abele e lo uccida. Per questo oggi un'importante associazione che lotta contro la pena di morte si chiama "Nessuno tocchi Caino".

Secondo i dati raccolti da questa associazione, nel 2003 sono state eseguite 5599 condanne a morte. L'89,3% sono state in Cina, dove possono essere puniti con la pena di morte ben 68 reati, tra cui anche il furto e l'avvelenamento del bestiame. Nel mondo sono 63 i paesi in cui ancora vige la pena di morte, di cui 48 sono governati da regimi dittatoriali o autoritari Gli Stati Uniti hanno eseguito 65 condanne, il numero più basso dal 1993: anche lì infatti l'opinione pubblica sta diventando più critica, osservando come spesso i condannati a morte sono neri, poveri, ignoranti, persone che non hanno i soldi per pagarsi un buon avvocato.

Altri due dati sono positivi. Il primo è che in India dal 1999 non è stata eseguita nessuna condanna perché nessuno ha più accettato di fare il boia. ll secondo è che in Africa sono state eseguite solo 17 condanne perché sono sempre meno gli Stati ce ammettono la pena di morte: questo significa che quando verrà ripresentata all'ONU la proposta di moratoria planetaria della condanna a morte, saranno molti di più gli Stati che voteranno a favore.


Condannare l'errore, non la persona

Certamente lo Stato deve difendere i cittadini e impedire ai criminali di nuocere alla società, ma nessuno può leggere nella coscienza di queste persone e decidere se meritano o no di vivere. In questo ci viene in aiuto il noto brano evangelico: una donna adultera, colpevole secondo la legge, stava per essere lapidata. Cosa disse Gesù? "Chi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei" (Gv 8,7). Solo a Dio spetta il giudizio definitivo perché solo lui "conosce i cuori degli uomini". Solo Dio è padrone e Signore della vita: nessun giudice, nessuna corte, nessun tribunale può prendersi questo diritto. Noi cristiani crediamo che anche nell'uomo più cattivo c'è la possibilità dì redenzione, cioè di rivedere il proprio operato e di cambiare vita: tutto ciò nonostante le apparenze e il passato. La pena non è una vendetta, ma un atto di giustizia: deve riparare al disordine introdotto dall'ingiustizia e dalla violenza, ha valore di espiazione e di correzione, e non deve mai andare contro la dignità umana. Anche chi si è macchiato del peggiore delitto, infatti, non è una "bestia": resta una "persona".

Papa Giovanni XXIII diceva: "Si condanna l'errore, non chi l'ha commesso". Cioè: è doveroso condannare il male, perché altrimenti bene e male diventerebbero presto equivalenti, ma alla persona deve sempre essere concessa una possibilità di riscatto. Oggi gli strumenti tecnologici a disposizione e l'organizzazione delle carceri rendono sempre più facile garantire che un criminale non possa nuocere alla società: per questo motivo, anche da un punto di vista esclusivamente laico, la necessità di ricorrere alla pena di morte è diventata inesistente.

 

 

I Dieci Comandamenti

 

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