
FEDE






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I DIECI COMANDAMENTI
2° Comandamento:
NON NOMINARE IL NOME DI DIO INVANO
La gente di quel tempo era convinta che conoscere
il nome di una cosa o di una persona desse anche il diritto di dominarla
e di farne l'uso che si voleva. Conoscere il nome di qualcosa significava pertanto
possedere, usare, dominare quella cosa: il dominio di Adamo sulla creazione
comincia appunto col dare il nome agli animali, come leggiamo in Genesi
2, 19-20. Questo valeva sia per le cose materiali sia per le divinità: tutti
i popoli pensavano che conoscere il nome di un dio comportasse anche
la possibilità di ingraziarselo e renderlo docile ai propri
desideri. Ad esempio gli antichi Egiziani erano convinti che Amon,
il dio supremo, si fosse rivelato agli uomini sotto molti nomi,
ma mai sotto il suo vero nome, per evitare che gli uomini potessero
piegarlo ai loro desideri. Il più grande motivo di orgoglio
per gli Israeliti consisteva proprio nella conoscenza del nome di
Dio. Dio stesso infatti aveva inviato a Mosè il suo nome,
come sì legge nei libro dell'Esodo 3,14: Jahwè,
che significa "lo sono colui che sono".
I pagani si raffiguravano gli dei come forze
potenti, capaci di controllare la natura e di influenzare il destino
dell'uomo. Per questo motivo innalzavano agli dei preghiere e sacrifici,
soprattutto prima di una guerra o nelle fasi più importanti
della caccia e della stagione agricola: per tirarli dalla propria
parte e conquistarne i favori. Il nostro Dio però non è
così. Non ha bisogno di essere conquistato: Dio è
già, da sempre, dalla parte dell'uomo!
Sia fatta la tua volontà
Se vogliamo essere maturi nella fede dobbiamo smettere di servirci di
Dio per soddisfare i nostri capricci personali. È
l'uomo che deve cercare la volontà di Dio e non viceversa.
Infatti nella preghiera del Padre Nostro recitiamo "sia
fatta la tua volontà", e nell'orto degli ulivi Gesù
dice: "la tua, non la mia volontà sia fatta".
Forse siamo abituati a percepire questa frase,
"sia fatta la tua volontà", con un po' di tristezza
nei momenti della prova, quasi con l'impressione di arrenderci a
qualcosa oscuro e preoccupante, come se io volessi per me cose belle,
che mi rendono felice, e Dio invece mi chiedesse qualcosa di faticoso
e doloroso. Ma non è così: la volontà di Dio
è che l'uomo sia felice, sia salvo, viva dentro relazioni
significative e belle con il mondo e le persone. Non c'è
bisogno di piegare Dio ai propri bisogni, perché lui ci è
accanto molto prima che noi glielo chiediamo, e sa sempre ciò
di cui abbiamo bisogno.
Chiamare Dio col nome di Padre
Anche col linguaggio – oltre che col comportamento
– si può rifiutare Dio. Il vero credente si rivolge a Dio con
confidenza e rispetto, come a un padre: egli non usa questo nome
né per scaricare la propria collera (bestemmia), né
per costringere Dio ad elargire favori come se fosse un distributore
automatico di grazie (magie e simili). Egli si rivolge a Dio con
amore, per lodarlo e ringraziarlo.
Ma c'è anche un'altra forma per usare
in modo improprio il nome di Dio: farne uno scudo per difendere
i propri interessi e per dare autorità alle proprie azioni. Le SS tedesche, durante la Seconda guerra mondiale, dicevano "Goff
mit uns", cioè "Dio è con noi". Anche
oggi, allo stesso modo, ci sono persone che usano il nome di Dio
per dare lustro al proprio esercito e che, addirittura, uccidono
in nome di Dio: per esempio l'esercito ribelle in Uganda, che si
chiama Esercito di Resistenza del Signore, o alcuni fanatici fondamentalisti
dell'integralismo islamico. A questo proposito Papa Giovanni Paolo
II, in occasione della Giornata
Mondiale per la Pace del 2002, scriveva: "A ben guardare
il terrorismo strumentalizza non solo l'uomo, ma anche Dio, finendo
per farne un idolo di cui si serve per i propri scopi. Nessun responsabile
delle religioni, pertanto, può avere indulgenza verso il
terrorismo e, ancor meno, lo può predicare. È profanazione
della religione proclamarsi terroristi in nome di Dio, far violenza
all'uomo in nome di Dio" (→ leggi il discorso). Come puoi notare, la parola "invano" presente
in questo comandamento, significa appunto non
mettere Dio dove non c'entra. Gli esempi legati al terrorismo
e alla guerra mostrano chiaramente che sono molti i modi per tirare
Dio per la giacchetta laddove proprio non dovrebbe essere!
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I Dieci Comandamenti

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