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Chi è Gesù Cristo?

Aspeti di un personaggio insuperato che ancora oggi fa discutere

 

Gesù risorto, miniatura
Gesù risorto (miniatura)

GESÙ DI NAZARETH – Nella società attuale non è che si parli molto di lui. Tuttavia, la sua persona e il suo insegnamento continuano a godere di un buon «indice di gradimento» ed esercitano un certo fascino anche sulle persone non credenti. Il gradimento, però, è per il Gesù uomo, il Gesù di Nazareth allo stato puro, spogliato degli attributi solenni di cui l'ha circondato la fede della Chiesa, che vede in lui il Cristo, il Figlio di Dio. Molti pensano che questi rivestimenti dogmatici e teologici finiscano per nascondere la genuina figura del maestro buono, amico dei peccatori e dei pubblicani, indulgente e generoso, nemico coraggioso di ogni fariseismo.

IL VERO VOLTO DEL FIGLIO DI DIO – In realtà, chi è questo Gesù di Nazareth, con cui tutti vogliono essere d'accordo? Fin quando noi crediamo di poter giudicare Gesù Cristo secondo la nostra logica umana, non possiamo capirlo veramente. Cominciamo a capirlo quando ci mettiamo in ascolto dei suoi testimoni, di coloro che lo hanno incontrato e ci hanno raccontato, attraverso i Vangeli, l'esperienza vissuta con lui. Cominciamo a capirlo quando ci mettiamo a camminare dietro di lui, a vivere come lui; quando lo accogliamo come il Signore della nostra vita. Ripercorrendo la strada fatta dai discepoli di Gesù, dal lago di Galilea fino al Calvario e poi al sepolcro vuoto, ci rendiamo conto che Gesù offre un'immagine impopolare di se stesso, lontana dalle aspettative umane del suo tempo e dei nostri giorni; un'immagine che impedisce di comprendere il «mistero» della sua persona.

LA LUCE NELLE TENEBRE – Infatti Gesù non cambia improvvisamente la società; non viene a giudicare il mondo e «a bruciare la pula con fuoco inestinguibile», come vorrebbe Giovanni il Battista (cfr. Mt 3,7-12); ma viene «a donare la vista ai ciechi, a far camminare gli storpi, a guarire i lebbrosi... ad annunciare il Vangelo ai poveri» (cfr. Mt 11,2-6); in una parola, viene a mostrare la «passione» di Dio per l'uomo, soprattutto per quello povero e sofferente. Non si mette a capo dei rivoltosi, per dare vita a una lotta armata contro i romani, come avrebbero voluto gli zeloti, ma annuncia la pace e predica la non violenza attiva. Di fronte a Pietro che lo riconosce come il «Messia», l'inviato definitivo di Dio, il compimento di tutte le speranze del popolo d'Israele (cfr. Mc 8,30), Gesù non nega di esserlo, ma chiarisce in che senso egli lo è: «Il Figlio dell'uomo deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare» (Mc 8,31).

MISERICORDIOSO CON GLI UOMINI – Dopo aver rimproverato i discepoli, che pretendono di occupare il primo posto, avverte che lui, il Figlio dell'uomo, non è venuto per essere servito, «ma per servire e dare la vita in riscatto per molti» (Mc 10,45). Gesù si rivela come «colui che è servo», anzi come il perseguitato, il «rifiutato», lo «scomunicato». È soprattutto sulla croce che egli appare agli occhi degli uomini «sconfitto e fallito». Per i discepoli è impensabile che il Messia possa essere scomunicato, umiliato e ucciso. Anche a noi ripugna pensare che il progetto di Dio passi attraverso la morte violenta del Messia. Soprattutto facciamo fatica a condividere questa fine drammatica. Ma quello che appare agli occhi degli uomini come il fallimento più completo – «Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele» (Lc 24,21) – diventa la manifestazione massima della sua fedeltà a Dio Padre e del suo amore solidale verso gli uomini.

CRISTO È LA VERITÀ CHE SALVA – Per questo Dio Padre interviene facendolo risorgere dalla morte e rendendo partecipi della vita del Signore risorto i sofferenti di tutta l'umanità: «Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome... perché ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore» (Fil 2, 9-11). Gesù non è solo un grande uomo o un grande pensatore a cui possiamo rifarci, ma è il «Signore», davanti al quale «ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra» (Fil 2,10). Non è un guru o un maestro spirituale, ma è il Salvatore; non indica la via, ma è la Via; non mostra la verità, ma è la Verità.

L'INCONTRO CON CRISTO – Riconoscerlo come il Messia, come il Consacrato, inviato da Dio, vuol dire modellare la nostra vita non sulle sue idee, ma sulla sua persona; vuol dire assumerlo in noi stessi per diventare il prolungamento della sua umanità. Non possiamo più semplicemente ammirarlo a distanza; Gesù non vuole ammiratori, ma seguaci. Davanti a lui non possiamo essere neutrali: o lo rifiutiamo o lo accettiamo come «unico Signore» e ci mettiamo alla sua sequela.

   «La Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dia all'uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza perché l'uomo possa rispondere alla suprema sua vocazione; né è dato in terra un altro nome agli uomini, in cui possano salvarsi. Crede ugualmente di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine dell'uomo nonché di tutta la storia umana. Inoltre, la Chiesa afferma che al di sotto di tutti i mutamenti ci sono molte cose che non cambiano, esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli. Così, nella luce di Cristo, immagine del Dio invisibile, primogenito di tutte le creature, il Concilio intende rivolgersi a tutti per illustrare il mistero dell'uomo e per cooperare nella ricerca di una soluzione ai principali problemi del nostro tempo» (dalla Costituzione Gaudium et Spes 10).

 

 

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