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FEDE






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CATECHESI
La Chiesa di Cristo
Il Vangelo ci presenta la Chiesa come una fraternità basata non su legami di sangue ma su relazioni spirituali fondate sulla novità introdotta dal Discorso della Montagna di Gesù
La comunità ecclesiale
LA COMUNITÀ ECCLESIALE – La comunità è un luogo di appartenenza, un luogo nel quale si trova la propria terra e la propria identità. Certamente si può appartenere a realtà diverse da una comunità: una gang, una setta, un club, un gruppo di militanti o ad altre organizzazioni. Anche le parrocchie, come le chiese, per molti costituiscono dei luoghi di appartenenza. La prima comunità alla quale si appartiene è una famiglia. Ciò che distingue una comunità da un gruppo di amici è che in una comunità noi diciamo la nostra appartenenza reciproca e i nostri legami, annunciamo i nostri scopi e lo spirito che ci unisce. Insieme riconosciamo che siamo responsabili gli uni degli altri e che questo legame viene da Dio, è un dono di Dio. È Lui che ci ha scelti e ci ha chiamati insieme, in un’alleanza d'amore e una sollecitudine reciproca.
Purtroppo, molto spesso i gruppi non lavorano insieme per la gloria di Dio ma si chiudono gli uni agli altri, ognuno sicuro di essere la razza prescelta, i prediletti di Dio, la comunità eletta per rinnovare la faccia della terra, quella che sola detiene la verità. Non capiscono che ogni comunità è scelta, che ogni comunità è chiamata a manifestare una particella della gloria di Dio, ma questo in comunione con gli atri. Quando non lavorano insieme, i gruppi creano l’apartheid, la discriminazione. Nascono rivalità e competizioni, che portano alla gelosia; e la gelosia, a sua volta, genera l’odio e la guerra,. Quello che era così ben iniziato, finisce in modo riprovevole. I gruppi religiosi e politici, così come i club o qualsiasi altro gruppo, si lasciano prendere dal desiderio di "guadagnare", di essere i migliori, di provare con una certa forza che hanno ragione.
Le comunità sono veramente delle comunità quando sono aperte agli altri, quando sono vulnerabili e umili, quando i loro membri crescono nell’amore, nella compassione e nell’umiltà. Cessano di esserlo quando i loro membri si chiudono in sé stessi, sicuri di essere i soli a possedere la saggezza e la verità e, di conseguenza, gli altri devono fare come loro e mettersi alla loro scuola. L’atteggiamento fondamentale di una comunità nella quale si vive una vera appartenenza è l’aperura, l’accoglienza e l’ascolto di Dio, dell’universo, delle altre persone e delle altre comunità. La vita in comunità è ispirata dall’universale e dalla verità o principio di realtà ed è aperta all’universale; e fondata sul perdono e l’apertura agli altri, ai poveri e ai deboli.
LA CHIESA NON È UNA SETTA – Le sette innalzano muri e barriere per timore, per necessità di provare e creare false sicurezze. Vivere nella comunità ecclesiale significa far cadere le barriere per accogliere la differenza. Una comunità inizia realmente quando non ci si nasconde più, quando non si cerca più di provare il proprio valore, reale o presunto. Le barriere sono cadute e si può vivere insieme un’esperienza di comunione. Una comunità cristiana si basa sul riconoscere che siamo peccatori e che abbiamo bisogno di essere perdonati ogni giorno e di perdonare settantavolte sette. «Non giudicate e non sarete giudicati. Non condannate e non sarete condannati» (Lc 6,36). Una comunità cristiana deve fare come Gesù: proporre e non imporre. È l’amore dei fratelli e delle sorelle che deve diventare una luce calda che attira.
Un altro segno che distingue la setta dalla vera comunità, è che le persone di una setta si riferiscono sempre più ad una sola persona: il fondatore, il profeta, il pastore, il capo, il santo. È lui che detiene tutto il potere temporale e spirituale e che mantiene tutti i membri sotto la sua influenza. Costoro leggono soltanto i suoi testi e vivono soltanto delle sue parole. Questo falso profeta rifiuta che altri al di fuori di lui vengano a parlare al gruppo; allontana tutti quelli che potrebbero minacciare la sua potente autorità. Si circonda di esecutori deboli, incapaci di ogni pensiero personale, e non è sottomesso a nessuno.
All’inizio delle vere comunità cristiane, i fondatori spirituali hanno tra le mani il potere spirituale e comunitario e tutti si riferiscono a loro per qualsiasi decisione ma se sono profondamente docili allo Spirito Santo, devono anche essere sottomessi ad altri referenti nella Chiesa alla quale appartengono e ad altre persone nella loro comunità. Poco per volta devono aiutare i membri a trovare altri punti di riferimento e a camminare verso la loro libertà interiore, affinché non pensino necessariamente come loro ma pensino liberamente, sempre restando nello spirito della comunità. Le vere comunità cristiane hanno sempre una molteplicità di referenti: il loro fondatore, certo, ma anche la Sacra Scrittura e tutta la Tradizione della loro Chiesa e hanno il vescovo e il Papa; nello stesso tempo fanno riferimento ad altri cristiani che vivono lo Spirito di Gesù; e poi, essenzialmente, ognuno dei loro membri deve imparare ad avere come punto di riferimento lo Spirito di Gesù che vive in lui.
LA PARROCCHIA – La Chiesa conosce diverse espressioni concrete. Fra queste, decisiva, concretamente, rimane la Parrocchia. I nostri tempi, «hanno visto il nascere e il diffondersi di molteplici forme aggregative: associazioni, gruppi, comunità, movimenti. Soprattutto in un mondo secolarizzato, le varie forme aggregative possono rappresentare per tanti un aiuto prezioso per una vita cristiana coerente alle esigenze del Vangelo e per un impegno missionario e apostolico» (Giovanni Paolo II). Queste aggregazioni richiedono, insieme all’accoglienza, un lavoro di discernimento. Si tratta cioè di valutare quanto si manifesta in esse, perché si correggano eventuali limiti e mancanze e possa emergere l’autentica positività di questi «doni dello Spirito».
La Parrocchia, che, a uno sguardo un po’ miope, può apparire più povera, rimane, comunque, il luogo più fermo e più stabile dell’ educazione alla fede, e consegna una tradizione cristiana di secoli. Mette in contatto reciproco le più disparate esperienze di vita di fede. Copre, con le certezze e la pratica della vita religiosa, tutte le tappe dell’esistenza: dalla culla alla tomba. Assicura la continuità delle generazioni che si comunicano reciprocamente l’esperienza del credere. Costringe, quasi, a trasmettere l’essenziale della Rivelazione su cui, poi, fioriranno le varie originalità di perfezione della grazia. E così via. Entro questo contesto è da raccomandare l’Azione Cattolica esattamente in quanto legata alla Parrocchia e, perciò, alla Diocesi.
La Parrocchia, ovviamente, non deve chiudersi in sé stessa, ma essere spalancata e dinamica rispetto al vissuto della gente e missionaria. Ce lo ricorda il Papa: «Iniziate dai "vicini" per giungere ai "lontani". La Parrocchia, e in essa l’Oratorio, sono la palestra della missione cristiana. Ci sono, è chiaro, altri "ambienti", quali la scuola, il lavoro, il tempo libero, che vi attendono e che possono diventare contesti di autentica testimonianza cristiana. Tuttavia la scelta della Parrocchia come momento iniziale e decisivo della missione, rientra in una strategia pastorale che vi incoraggio a perseguire con tenacia» (Giovanni Paolo II). Il che significa dire che la Parrocchia è spesso origine di vari gruppi, ma ha da essere quasi sempre lo sbocco dei vari gruppi. La Parrocchia è spesso il luogo della Tradizione della vita di fede, una Tradizione che può essere corrosa nelle fondamenta e rimanere in una vuota esteriorità, o, addirittura, crollare, se non viene rinnovata. Una Tradizione di fede non può essere soltanto ereditata; va riconquistata dall’interno e trasformata, se vuol essere fedele a se stessa. Con una conversione costante e crescente.
LE PAROLE DI PAPA PAOLO VI
Contestazione e unità della Chiesa
Gruppi di spiriti fervorosi credono di inventare un rinnovamento religioso tutto proprio, isolandosi dalla comunità ecclesiale, e talora anche dalla sua comunione, coprendo gelosamente il proprio aberrante distacco con l'etichetta di un gratuito pluralismo cattolico, anche se questa etichetta è purtroppo avulsa dalla sua genuina matrice: la Chiesa, la vera Chiesa.
Con audacia e superficialità da non pochi si lanciano idee di innovazioni pericolose e spesso inammissibili, non solo nelle strutture secondarie della Chiesa ma altresì in quelle costituzionali: essi partono da una concezione arbitraria della Chiesa dell'avvenire e prescindono spesso dalla esigenza del suo patrimonio dottrinale.
La divisione di cui oggi soffre la Chiesa cattolica, non è tanto nella sua compagine strutturale, quanto piuttosto è negli animi, è nelle idee, è nel contegno di molti, che ancora e spesso con ostinata convinzione di superiorità si dichiarano cattolici, ma a modo loro, con libera e soggettiva emancipazione di pensieri e di atteggiamenti e insieme con fiera ambizione di intangibile autenticità.
Alcuni difendono questa ambigua posizione con ragionamenti di per sé plausibili, cioè con intenzione di correggere certi aspetti umani deplorevoli o discutibili della Chiesa, ovvero di far progredire la sua cultura e la sua spiritualità, oppure di mettere la Chiesa al passo con le trasformazioni dei tempi: ma si arrogano tali funzioni con tanto arbitrio e con tanto radicalismo che, senza forse avvedersene, offendono e perfino interrompono quella comunione non solo istituzionale ma altresì spirituale alla quale vogliono rimanere congiunti.
Ma che dire del pluralismo che considera la fede e la sua enunciazione non come eredità comunitaria, quindi ecclesiale, ma come un ritrovato individuale della libera critica e del libero esame della Parola di Dio?
Dobbiamo essere una cosa sola, dobbiamo camminare insieme. Basta con il dissenso interiore alla Chiesa, con una disgregatrice interpretazione del pluralismo; basta con l'autolesione dei cattolici alla loro indispensabile coesione; basta con la loro disubbidienza qualificata come libertà! Bisogna, oggi più che mai, costruire, non demolire la Chiesa, una e cattolica.
L'unità, l'unità è il traguardo del cristianesimo durante il tempo, il vertice del disegno della salvezza per l'eternità. E la Chiesa altro non è che la costruzione di questa unità dell'umana famiglia, nella stessa fede e nella medesima carità, unità ideata dal Padre, edificata da Cristo, per virtù dello Spirito santificante e unificante. |
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