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L'Apocalisse

da una catechesi di Mons. Angelo Comastri

Il cinema e le discoteche sono piccoli rifugi contro la disperazione, e così i bar e le case in cui ci si diverte una o due ore, ma Dio è l'unico e grande rifugio contro l'immensa disperazione che Satana cerca di comunicarci. Anche quando la strada è oscura e l'orizzonte si perde nelle tenebre, sapere che noi siamo amati dalla luce e dall'amore: che sicurezza deliziosa!
(Julien Green)

 

L'Apocalisse è l'ultimo libro della Bibbia, l'ultima parola donata da Dio per illuminare il sentiero della storia. Dobbiamo però fare un po' di chiarezza preliminare affinché si possa capire quali sono i criteri giusti per leggere il libro dell'Apocalisse, capirlo e tirarne fuori tutta la bellezza del messaggio.


Cos'è l'Apocalisse

Ormai il termine apocalisse è entrato nell'immaginario collettivo come sinonimo di sciagura. Occorre invece precisare che sebbene l'apocalisse sia un libro scritto in un tempo di persecuzione, la terribile persecuzione dell'imperatore romano Domiziano (81-96 d.C.), si tratta però di un libro scritto per dare consolazione ai cristiani di quel periodo e ai cristiani di tutti i tempi sottoposti a qualsiasi persecuzione della storia. Il libro infatti termina con questa garanzia importantissima data da Cristo crocifisso e risorto, e quindi vittorioso: "Ecco, io verrò presto!" (Ap 22,7). Questa parola, che è parola certa perché parola di Dio, ci dà una consolazione immensa, e la Chiesa risponde con maranathà che appunto vuol dire "vieni Signore!". Dunque l'Apocalisse è un libro di consolazione, non un libro di terrore. Certamente questo libro non ignora le vicende drammatiche della storia umana ma le legge all'interno di una verità sicura che è questa: il male e satana sono già sconfitti perché Cristo è risorto! Tutto il libro va dunque letto alla luce di questo criterio.


Chi è l'autore del libro

Il nome dell'autore del libro è sicuro, ed è indicato nel libro stesso dove è detto "Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, mi trovavo nell'isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza resa a Gesù" (Ap 1,9). Ma chi è questo Giovanni, si tratta dell'apostolo prediletto di Gesù, l'autore del quarto vangelo e delle tre lettere? Questo non lo sappiamo perché l'ispirazione garantisce il contenuto dei libri, ma non il nome dell'autore perché nel mondo di Dio non esiste il problema del diritto d'autore che è sempre lo stesso: lo Spirito Santo. Gli studiuosi pensano che questo Giovanni sia Giovanni l'apostolo, aiutato da alcuni discepoli della sua scuola o delle sue comunità in Asia Minore, ma ciò non ha una grande importanza perché ciò che conta è che si tratta di un libro ispirato.


A chi è rivolto il libro?

Così è scritto: "Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Èfeso, a Smirne, a Pèrgamo, a Tiàtira, a Sardi, a Filadèlfia e a Laodicèa" (Ap 1,10-11) Si tratta delle sette Chiese storiche dell'Asia Minore, ma il numero sette è indica pienezza, pertanto ciò che è diretto a quelle sette chiese storiche ben precise lo Spirito Santo parla anche a tutta la Chiesa che cammina nel tempo: si tratta dunque di una parola scritta anche per noi.


Come va letto questo libro?

All'inizio e alla fine dell'Apocalisse è detto chiaramente che si tratta di un libro profetico. Occorre a questo punto chiarire cosa si intende per profezia. La profezia non è un oroscopo biblico, la profezia non è neppure una semplice predizione del futuro ma si tratta di una interpretazione del presente o – ancor meglio – una lettura profonda del presente letto con lo sguardo della fede e nel quale si individuano le indicazioni e i segnali di ciò che accadrà nel futuro, ma questo sempre partendo dal presente.

A questo proposito facciamo un esempio: la profezia di Isaia nel capitolo 30. Così è scritto: "Guai a voi, figli ribelli ― oracolo del Signore ― che fate progetti da me non suggeriti, vi legate con alleanze che io non ho ispirate così da aggiungere peccato a peccato". Il profeta Isaia nota questa situazione di infedeltà che colloca il popolo all'opposto delle indicazioni di Dio, e questo è il presente che vede Isaia. Partendo dal presente letto con lo sguardo della fede il profeta preannuncia il futuro: «Poiché voi rigettate questo avvertimento e confidate nella perversità e nella perfidia, ponendole a vostro sostegno, ebbene questa colpa diventerà per voi come una breccia che minaccia di crollare, che sporge su un alto muro, il cui crollo avviene in un attimo, improvviso, e si infrange come un vaso di creta, frantumato senza misericordia, così che non si trova tra i suoi frantumi neppure un coccio con cui si possa prendere fuoco dal braciere o attingere acqua dalla cisterna». Il profeta conclude con un richiamo forte alla conversione che modificando il presente è in grado di modificare anche il futuro: «Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell'abbandono confidente sta la vostra forza. Ma voi non avete voluto». Partendo dunque da un presente di infedeltà il profeta annuncia che il popolo sperimenterà la sua inconsistenza e la sua fragilità, perché si è allontanato da Dio.

Dire che l'Apocalisse è un libro profetico significa dire che, andando oltre la scorza superficiale degli avvenimenti alla quale si ferma la stragrande maggioranza degli uomini, legge in profondità la storia che ha di fronte e la vede nella prospettiva del futuro. Giovanni ha davanti a sé la situazione delle comunità cristiane in Asia Minore alla fine del I secolo, quando per la prima volta la persecuzione contro i Cristiani era uscita da Roma dove era scoppiata ai tempi di Nerone. Con Domiziano la persecuzione si estende a tutto l'impero per ordine di un imperatore che voleva per sé un culto divino. Questa situazione diventa paradigma di tutto il tempo che va dall'ascensione di Gesù fino al suo ritorno, e noi ci troviamo a vivere in questo tempo.

Giovanni, il profeta, può dunque annunciare la fine di questa situazione di idolatria e persecuzione attuata dai romani perché quando l'uomo si mette al posto di Dio, l'uomo prima o poi finisce per precipitare in quanto l'orgoglio non ha futuro. Quando però Giovanni preannunciava queste cose l'impero romano godeva di ottima salute, nonostante ciò l'impero crollò perché la Parola di Dio è sicura. Giovanni però annuncia anche che tutte le idolatrie che verranno nel futuro faranno la stessa fine, fino a quando verrà il giorno ultimo nel quale brillerà la verità che Gesù è il Signore e chi si stacca volutamente da lui precipiterà nella sua scelta di vuoto e di orgoglio mentre coloro che sono lavati nel suo sangie e avranno creduto in lui fino in fondo, costoro entreranno nella festa dei redenti.

Questo messaggio dell'Apocalisse è affascinante e drammatico, come la storia. È consolante e terribile, perché la vita non è un gioco e la libertà non è uno scherzo.


Cos'è lo stile apocalittico?

L'Apocalisse è un libro che utilizza un linguaggio pieno di simboli. Il simbolo è una delicata protezione della verità. Dio non vuole mai accecare nessuno con una verità sfacciata. Nello stesso tempo è però anche una provocazione dell'intelligenza affinché umilmente cerchi di arrivare al messaggio che si nasconde nel simbolo. Vi sono nell'Apocalisse simboli di colore: il bianco è simbolo del divino, il nero è simbolo della morte, il porpora è simbolo del lusso e della lussuria.

Vi sono simboli di animali: l'agnello è simbolo di Gesù, i quattro cavalli sono il simbolo dei poteri che imperversano nella storia, il drago è simbolo di Satana che ha un grande potere, ma solo apparentemente perché Satana scimmiotta Dio ma non potrà mai essere Dio. I Padri della Chiesa chiamavano infatti Satana "simia dei" ossia "scimmia di Dio". La corona e la palma sono simbolo della vittoria, il diadema è simbolo del potere e sia Cristo che il drago e la bestia al servizio del drago portano il diadema, ma mentre il potere di Cristo è quello vero il potere del drago è uno scimmiottamento falso e ingannevole. Le corna sono simbolo di potenza, e il drago rosso ha sette teste e dieci corna, cioè scimmiotta Dio.

Vi sono simboli di numeri: il 4 è il numero del mondo (i quattro punti cardinali); il 7 è il numero della perfezione e della totalità e la sua metà, 3 e mezzo, è simbolo dell'imperfezione e della limitazione; il 12 è il numero perfetto perché è il numero delle tribù di Israele e degli apostoli; il 10 indica una quantità limitata mentre il 1000 indica una quantità smisurata (i 144mila non sono persone ma un numero sconfinato di salvati ossia 12 per 12 per mille). Il numero 6 indica l'imperfezione e 666 indica la massima imperfezione.

 

IL LIBRO PER APPROFONDIRE

Comastri - L'Apocalisse

Angelo Comastri
L'APOCALISSE
Un libro che interpreta il presente

Edizioni Messaggero

Angelo Comastri:
Apocalisse. Un libro che interpreta il presente

Il volume si propone come strumento per meditare e assimilare il messaggio dell'Apocalisse, perché diventi fondamento per la vita e per la spiritualità dei credenti di oggi, e del loro impegno nella storia.

 

 

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